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Gli orientamenti sessuali sono privi di colpe, ma sono le leggi della natura e della morale a disciplinarli

Approfondimento
Franco Nofori
28/04/2021
franco.kronos1@gmail.com
@FrancoKronos1

Quando l’omosessualità era un crimine

Uno degli eventi più esaltanti della mia adolescenza accadeva quando venivo ospitato dagli zii a Genova. Mio zio era un maresciallo di Pubblica Sicurezza. Mi portava con sé al cinema e a visitare le navi nel Porto. A volte lo accompagnavo anche al commissariato nei pressi della stazione Brignole, dove lui prestava servizio. In quelle occasioni, perché non mi annoiassi, mi lasciava davanti a una vecchia macchina per scrivere Olivetti, dove mi dilettavo a esprimere le mie prime e acerbe passioni letterarie. Fu lui a insegnarmi il gioco degli scacchi e a darmi le prime lezioni di vita. Tra queste c’erano anche le frequenti incursioni che gli agenti facevano nel parco davanti alla stazione, dove davano la caccia agli omosessuali che, addobbati con abiti femminili, offrivano le proprie prestazioni agli estimatori. Assistevo così a un continuo via vai di cellulari che scaricavano al commissariato il frutto di quegli arresti.

“La legge vieta di camuffare la propria identità – mi spiegava lo zio – un uomo è un uomo e non può vestirsi da donna!” Quelli erano anche i tempi in cui le norme che disciplinavano gli “Atti osceni in luogo pubblico” erano in pieno vigore, al punto che qualche procuratore era giunto a sanzionare anche un semplice bacio scambiato tra due innamorati sotto gli occhi altrui. Da allora è trascorso circa mezzo secolo ed è stupefacente costatare come le regole sociali si siano radicalmente rovesciate. Da un’assoluta intolleranza, si è approdati a una libertà sessuale senza confini, neppure quelli del buon gusto. Oggi tutto è permesso, anche accoppiarsi per strada o dare vita a disgustose kermesse dove ogni sorta d’indirizzo sessuale viene sbandierato senza ritegno. Questo non ha nulla a che fare con il legittimo diritto ai propri orientamenti in merito, ma ha senz’altro a che fare con il diritto altrui a non essere costretto ad assistervi.

I grandi omosessuali della storia

Leonardo Da Vinci (autoritratto)

Gli LGBT sono sempre esistiti, ma le loro tendenze erano gestite in forma privata, così come del resto avveniva per gli eterosessuali. Le effusioni, di qualsiasi orientamento, facevano parte della sfera più intima di chi se le scambiava e “intimo” deriva, infatti, dal latino intĭmus che ha il significato di cosa connessa a un ambito personale singolarmente circoscritto”, ma a quanto pare, malintesi sensi di emancipazione e progressismo, hanno avuto il potere di sovvertire anche le radici etimologiche del linguaggio. Peccato, perché a partire da Leonardo da Vinci, la storia ha regalato al mondo eccelse figure di omosessuali, che i loro luoghi natii vantano oggi con legittimo orgoglio.

Uno di questi personaggi è il celebrato drammaturgo Oscar Wilde, di origini irlandesi, che non fece mai mistero della propria omosessualità, pur evitando di spettacolizzarla, ma anzi, la rivendicò sempre con orgoglio, anche vivendo nella morigerata Inghilterra vittoriana. Questa sua spavalderia scatenò le ire della Regina Vittoria, irriducibile bacchettona, che nel 1895 lo fece condannare a due anni di carcere con l’accusa di sodomia. Questa costante ostilità nei suoi confronti, da parte del falso perbenismo britannico, influenzò profondamente le opere letterarie di Wilde, tra cui spicca “Il ritratto di Dorian Gray”, storia di un dissoluto benestante che vende l’anima a Satana in cambio dell’eterna giovinezza e trasferisce l’inevitabile processo d’invecchiamento al proprio ritratto.

Arguzia e saggezza

I drammaturgo Oscar Wilde

Oscar Wilde morì nel novembre del 1900, giusto in tempo per affacciarsi al XX secolo. Ironico, arguto, sprezzante e dotato di un’acuta intelligenza, non sopportava le vacuità salottiere, ma si trovò invece forzato a frequentare spesso i consessi pseudo-intellettuali che facevano a gara per invitarlo. In uno di questi incontri si trovò seduto a fianco di una signora belloccia, ma un po’ stagionata, che cominciò a subissarlo di domande, esaltata dal poter conversare con il famoso scrittore, finché, indispettita dal fatto che lui non si curava di risponderle, sbotto: “Guardi che non sono stupida come lei pensa!”“Ha ragione – Rispose Wilde lapidario – sarebbe davvero troppo!” Acerrimo oppositore della presuntuosa nobiltà britannica, si adoperò sempre per dissacrarla con le sue discusse enunciazioni.

“La bigamia è avere una moglie di troppo. La monogamia è lo stesso.”
“A volte penso che Dio, nel creare l’uomo, abbia sopravvalutato le proprie capacità.”
“I vecchi credono a tutto, le persone di mezza età sospettano di tutto e i giovani sanno tutto.”
“La tragedia della vecchiaia non consiste nel fatto di essere vecchi, ma nel fatto di sentirsi ancora giovani.”
“Se dici qualcosa che non offende nessuno, non hai detto nulla.”
“Il cinismo è l’arte di vedere le cose come sono, non come dovrebbero essere.”
“Non esiste il marito ideale perché il marito ideale rimane celibe.”
“Il solo fascino del passato è che è già passato.”
“E’ un vero peccato che impariamo le lezioni della vita solo quando non ci servono più.” “Molti giudici sono così fieri della propria incorruttibilità che dimenticano di applicare la giustizia.”
“I fatti miei mi annoiano sempre; ecco perché preferisco quelli degli altri.”
“A volte è meglio tacere e sembrare stupidi, piuttosto che aprir bocca e togliere ogni dubbio.” “Amo molto parlare di niente perché è l’unico argomento di cui so tutto.”
Enunciazioni anticonformiste, irriverenti e derisori, ma non prive d’ironica saggezza.

Dopo secoli d’indegne persecuzioni, la diversità degli orientamenti sessuali è finalmente riconosciuta come un inalienabile diritto e questo è un indiscusso successo della civiltà che pone, tuttavia dei confini morali altrettanto inalienabili, come quello relativo ai figli perché è la natura stessa che ne determina l’origine. Non c’è altra condizione che consenta loro di nascere se non attraverso l’unione tra un uomo e una donna e questo rende implicito che un figlio abbia l’indiscutibile diritto ad avere un padre e una madre. Sottrarre loro questo diritto, mentre non sono ancora in grado di esprimere una scelta, è – a mio giudizio – un atto abominevole. Rispetto, quindi, e serena convivenza per tutti, ma senza l’invasione di campi che la natura stessa ha posto fuori portata.

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