Politica

Giorgio Napolitano, l’autorevole “compagno”, regista occulto dei golpe giudiziari italiani

Se non è un colpo di Stato, che cos’è?

Il caso Palamara, non porta alla luce nulla di nuovo sulle macchinazioni di una magistratura corrotta a partire dai suoi più autorevoli vertici. Sulla vicenda, che ha visto la caduta del governo Berlusconi, nel 2011, si era già espresso un insospettabile giornalista di sinistra, l’americano Alan Friedman, quello che parla imitando l’accento di Alberto Sordi, nel doppiaggio di Ollio.
Friedman, pubblicò nel 2014 “Ammazziamo il Gattopardo”, un libro in cui rivelava la regia dell’allora presidente della repubblica, Giorgio Napolitano, mirata a far cadere il governo Berlusconi, il più longevo governo della storia repubblicana. Il piano messo in atto da Napolitano, coinvolgeva (secondo Friedman) la presidente tedesca Angela Merkel; Romano Prodi; il professor Mario Monti, poi messo a capo del successivo governo tecnico; il presidente dell’Unicredit e l’imprenditore Carlo de Benedetti.

L’improvvisa e massiccia immissione sul mercato finanziario di titoli di Stato Italiani, attuata dalla Deutsche Bundesbank, provocò il crollo di tali titoli determinando un balzo dello spread, dai 173 punti, rilevati nel gennaio 2011, ai 528 punti del dicembre dello stesso anno. Una vera ecatombe economica, che indusse un Berlusconi, stanco e già braccato da una valanga di procedimenti giudiziari, a desistere rimettendo la propria carica nelle mani del suo presidente-carnefice, Giorgio Napolitano. Tutto questo stando a quanto rivelato da Alan Friedman il quale, nel suo libro, sostiene anche che, quando il governo Berlusconi era ancora saldamente in carica, i maneggiamenti in backstage di Napolitano, l’avevano già portato a proporre a un docile Mario Monti, la carica di prossimo presidente del Consiglio.

Una Magistratura asservita al Quirinale

Il direttore de Il Giornale, Alessandro Sallusti e l’ex magistrato Luca Palamara

Tutto questo – forse per la scarsa attendibilità attribuita a Friedman e anche per il colpevole lassismo del gruppo berlusconiano – produsse ben poco scalpore e nessuna inchiesta giudiziaria fu avviata. In realtà e se le argomentazioni del giornalista americano fossero risultate fondate, si sarebbe trattato di un vero e proprio golpe, volto a sovvertire le istituzioni democratiche del Bel Paese, ma nulla avvenne e Monti s’insediò a Palazzo Chigi dando vita al lungo e disastroso governo di estremo rigore che tutti conosciamo, ma le circostanze riferite, rimaste per quasi due decenni in un nebuloso oblio, sono tornate recentemente alla ribalta a seguito dello scandalo che ha colpito l’ex presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati, Luca Palamara.

Nell’intervista rilasciata ad Alessandro Sallusti, direttore de “Il Giornale”, l’ex magistrato Palamara, è un fiume in piena: “Voglio essere chiaro – afferma – dal 2008 fino al 2011, quando Berlusconi cade sotto i colpi dello spread, come da prassi costante dell’Associazione nazionale magistrati, ho sempre condiviso la mia attività seguendo una prassi costante con il presidente Giorgio Napolitano. È impensabile sostenere che negli anni di cui stiamo parlando l’ANM si sia mossa fuori dalla copertura del Quirinale, con il quale io condividevo ogni decisione che comportasse una rilevanza politica”. Forse sollecitato da queste esplicite affermazioni, anche un altro ex magistrato, Luigi de Magistris, oggi sindaco di Napoli, nel programma “Non è l’Arena”, condotto su La7 da Massimo Giletti, accredita quanto sostenuto da Palamara, dichiarando esplicitamente: “Finché attaccavo Berlusconi, andava tutto bene, ma quando ho cominciato a indagare su ambienti di sinistra, mi hanno fatto fuori!”

Quando mai ne usciremo?

Novembre 2011, Silvio Berlusconi annuncia le dimissioni dal governo da lui presieduto

Ora, se queste accuse contro il potere costituito, si fossero verificate nella Repubblica Centro Africana, guidata dal trucido Bedél Bokassa, si sarebbe scatenata una rivolta popolare o (molto più probabilmente) gli accusatori sarebbero stati fatti sparire, ma che succede, invece nella patria mondiale del diritto?  Un bel nulla. E’ vero, si sta procedendo contro Palamara per gli episodi che lo vedono coinvolto in casi di corruzione, ma nei confronti delle iniziative attuate da Giorgio Napolitano per far cadere un governo che (gradevole o no) era comunque l’espressione della volontà popolare, ciò che si sta attuando si riflette nello zero assoluto. Nessuna indagine, nessun avvio d’inchiesta, nessuna procura d’assalto che si mostri interessata alla questione (forse perché troppo occupata a incriminare Matteo Salvini) e così, l’augusto senatore a vita, già valente economista del PCI (dopo essere stato iscritto nel 1942 al movimento universitario fascista) e oggi emerito presidente della repubblica Italiana, può scendere indisturbato a Palazzo Madama e votare la sua fiducia al Conte ter o comunque, alla sua, per quanto camuffata prosecuzione.

Se tutto questo appare normale, credo si debbano riscrivere da capo tutti i principi della democrazia, della legalità e del diritto, perché in un Paese in cui simili cose possono avvenire, significa che quel Paese non solo non è più retto da un sistema democratico, ma della democrazia ne è un’esatta e macroscopica antitesi. Da molte parti, si è più volte sostenuto che la Presidenza della Repubblica Italiana è un’istituzione meramente rappresentativa, senza poteri di reale incidenza nelle scelte politiche del Paese. Una specie di parodia di Buckingham Palace, posto che la gestione della casa reale britannica, pare avere costi di gran lunga inferiori a quelli del Quirinale, ma a parte queste considerazioni da rotocalco, ciò che emerge in modo incontestabile dalle vicende riferite, è che la possibilità di un Presidente, di incidere sulla vita politica del Paese, esiste eccome! E’ granitica, inamovibile e – soprattutto – incontestabile.

Luigi Einaudi, secondo presidente della repubblica fino al 1955

Sarà anche utile ricordare che, dopo il primo presidente Enrico de Nicola e Luigi Einaudi, che l’ha seguito fino al 1955, entrambi appartenenti al partito liberale, i loro nove successori, fino all’attuale Sergio Mattarella, sono stati tutti schierati a sinistra o, quantomeno, avversi ai partiti di destra. Questo spiega la pervicace volontà odierna del Quirinale di superare la crisi, dando a tutti i costi sostegno alla creazione di un governo che, per quanto raccogliticcio e fragile, perpetui l’attuale e litigiosa accozzaglia al potere, il più a lungo possibile. Solo così, potrà essere quel governo ad attribuire la prossima nomina presidenziale, garantendo che, ancora una volta, l’erede di Mattarella uscirà dalle file della sinistra e tutto potrà procederà all’insegna del business as usualAhi serva Italia di dolore ostello!”

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