Politica

Forze di polizia: velli sacrificali gettati allo sbaraglio nell’arena

Avvilenti oltraggi e paghe da miseria

L’appellativo “velli sacrificali” del titolo, non è certo meritato dagli uomini delle nostre forze dell’ordine, ma scaturisce da come essi vengono considerati dalla dirigenza politica del nostro Paese. Soggetti a turni massacranti; con paghe appena sufficienti per sopravvivere; derisi; insultati; vilipesi. Spesso le loro visiere diventano il ricettacolo di sputi. Oscene baldracche di ogni età, esibiscono loro, a mo’ di squallido oltraggio, tette pendule e avvizzite. Ma arrivano anche le botte, le coltellate, i morsi e i colpi di spranga. Tanto loro, come si è detto, sono solo velli sacrificali e i velli non reagiscono, anche perché se qualcuno ha l’ardire di farlo, è pronta la sospensione disciplinare, l’espulsione dal corpo, il processo, se non addirittura la galera.

Per proteggere i cittadini e garantire l’ordine, devono affrontare efferati criminali a mani nude; rotolarsi a terra con loro per cercare di renderli inoffensivi, ma attenzione! Che non gli si procuri neppure procurargli un livido perché quel livido costerebbe loro l’intera paga di un anno e forse anche più. Sono costretti a indossare le mascherine anti-covid, per l’intero turno di servizio, pur se il loro avversario non le indossa e devono comunque interagire con lui nel contatto fisico rischiando d’infettarsi, ma chi se ne frega? Non sono solo velli sacrificali? Quando mai si è visto una capra o una pecora contrarre il virus? E’ carne di scarso valore. Carne da macello! Che importa se dopo ogni tenzone, siedono spesso umiliati e affranti con il capo tra le mani? Che importa se cedono allo stress e – qualche volta – approdano anche al suicidio? Suvvia! Sono solo e sempre velli sacrificali!

Un Paese pieno di eroi, tranne quelli veri…

Afflitti dalla vasta mediocrità che ci circonda, siamo spesso portati ad attribuire il titolo di eroe a chiunque svolga il proprio compito con diligenza. Un’attribuzione puerile che sublima qualcosa che è semplicemente normale, ma a ciascuno di questi nostri uomini, che ogni giorno affrontano un indicibile calvario, senza riconoscimenti e senza encomi, mettendo in gioco la propria integrità e la propria vita, a loro sì che il titolo di eroe spetterebbe di sacrosanto diritto. Molti di loro hanno moglie e figli, ai quali, rincasando, devono sforzarsi di nascondere le afflizioni del quotidiano massacro cui sono soggetti. Eppure sono uomini come gli altri, con una pistola al fianco, ma dotati di uno stupefacente autocontrollo che gli impedisce di usarla. Quanti di noi sarebbero capaci di fare altrettanto?

E’ ormai invalsa la convinzione che a un agente di polizia, a un milite dei carabinieri o a uno della finanza, si possa indirizzare qualsiasi insulto e aggressione senza mai pagare pegno. Eppure ci sono tre specifici disposti del codice penale, che dovrebbero proteggerli. Il 336, il 339 e il 341. Il primo attiene alla violenza o minaccia nei confronti di un pubblico ufficiale e prevede la reclusione da sei mesi a tre anni. Il secondo si riferisce alla resistenza fisica, con reclusione da sei mesi a cinque anni. Il terzo riguarda l’oltraggio a pubblico ufficiale che fissa la reclusione da sei mesi a due anni. Forse sarò poco informato, ma non mi risulta che queste pene, ancorché formalmente inflitte, siano mai state effettivamente espiate.

Che fine a fatto la dotazione dei Taser?

Nel marzo 2018, su iniziativa dell’allora ministro degli interni Marco Minniti (una delle poche figure dignitose dell’accozzaglia DEM) veniva dato il via libera all’impiego delle pistole elettriche “Taser”, da parte delle  forze dell’ordine. Poco dopo, in una nota ufficiale, il Dipartimento della Pubblica Sicurezza, precisava: “In ordine all’assegnazione delle pistole elettriche alle forze di polizia, la fase di sperimentazione è terminata con risultati positivi. Si conferma quindi l’avvio delle procedure di gara per le forniture, con tempi definiti a garanzia dei risultati auspicati”.

L’adozione dei Taser avrebbe radicalmente ridotto le aggressioni ai danni delle forze dell’ordine, prevenendo anche la possibilità che si producessero lesioni alle persone arrestate. Una soluzione ideale, quindi. Atta a preservare l’incolumità di tutti a salvaguardia della sicurezza pubblica. Ma dopo l’accelerazione alla fornitura richiesta da Matteo Salvini, che aveva sostituito Minniti al Viminale, nello stesso si è poi insediata Luciana Lamorgese e a partire dalla sua investitura, del Taser non se ne parla più, benché esso sia ormai utilizzato con successo in 107 paesi, tra cui Stati Uniti, Canada, Australia, Grecia, Regno Unito, Germania, Repubblica Ceca, Spagna, Finlandia e perfino il piccolo Stato di San Marino.

L’intollerabile oltraggio della cantante Gianna Nannini

Quindi, i nostri uomini in uniforme, continueranno a essere mandati al macello, nell’indifferenza della leadership politica, ma l’abbiamo detto: sono solo velli sacrificali, atti a essere scherniti per il sollazzo di criminali buontemponi, ma non solo loro. Ad essi si è recentemente aggiunta anche la star canterina e cocainomane, Gianna Nannini, che a corredo del suo disco “L’aria sta finendo” converte i tutori dell’ordine da ovini a maiali picchiatori, ma a questo ultimo e squallido oltraggio, rispondo con le azzeccate parole del Segretario Generale del Sindacato della Polizia di Stato, Valter Mazzetti: “Nei suoi innumerevoli concerti la signora Nannini, ha beneficiato parecchio del lavoro di quei “maiali”, e riteniamo che non dovrebbe lasciarsi andare a certi scivoloni. La Nannini ritrovi lucidità e senso civico e si scusi con chi si guadagna quattro spiccioli onestamente rischiando la vita ogni giorno per la sicurezza sua e di tutti gli altri cittadini”.

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