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Femminicidio: una tragica piaga mondiale, ma l’Italia registra tra le più basse incidenze di casi

Inchiesta
Franco Nofori
13/06/2021
franco.kronos1@gmail.com
@FrancoKronos1

Distinguere il reale dal percepito

La vocazione del progressismo italico è da sempre quella di enfatizzare ogni fenomeno propedeutico alle cause propugnate, sia quando esse siano reali e sia quando siano strumentali ai fini perseguiti. Così si diventa razzisti se si chiedono legalità e sicurezza; si diventa omofobi se ci si riconosce nella famiglia eterosessuale; si diventa sciovinisti se si chiedono parità di doveri e di diritti tra i cittadini autoctoni e gli stranieri. Tutto è finalizzato ad acuire i nostri sensi di colpa, a farci apparire i peggiori in tutte le classifiche negative, ad auto-fustigarci per ogni infrazione commessa dal singolo che diventa immediatamente, una macchia per l’intera comunità, sempre che – beninteso – si tratti della “nostra” comunità, perché se quella comunità è di etnia diversa, ecco che scattano subito i più nobili sentimenti di comprensione, tolleranza e discolpa.

Una delle più drammatiche piaghe dei nostri tempi è senz’altra data dalla violenza sulle donne. Una violenza frutto della protervia maschile, pratica certamente indegna di una società civile. E’ quindi legittimo e comprensibile che i movimenti femministi, ne abbiano fatta una delle loro più blasonate bandiere, ma si può verosimilmente sostenere che, in quanto a femminicidi, l’Italia meriti davvero il disonore della maglia nera come molti vorrebbero farci credere? A rispondere provvedono le Nazioni Unite, supportate da un recente rapporto dell’American Political Science Review che ha realizzato una classifica mondiale del fenomeno, riferendosi all’incidenza dei casi di femminicidio, su un comparto di 100.000 donne.

Femminicidi nel mondo

I Paesi che detengono, questo infame primato nel mondo sono: El Salvador, con un tasso di 12 femminicidi ogni 100.000 donne. Segue la Giamaica con il 10,9; il Guatemala con il 9,7; il Sud Africa con il 9,6; la Federazione Russa con l’8,7. Riferendosi ai continenti, primeggia l’Africa con il 3,1 poi le Americhe con l’1,6; l’Oceania con l’1,3 e l’Asia con lo 0,9. L’Europa si assesta sullo 0,7 che è il più basso valore registrato nel confronto continentale. Indagando poi nel dettaglio della situazione europea si ottiene la seguente lista:

  • Malta 0,92
  • Islanda 0,61
  • Croazia 0,51
  • Lituania 0,50
  • Ungheria 0,47
  • Finlandia 0,43
  • Germania 0,39
  • Albania 0,35
  • Svizzera 0,33
  • Repubblica Ceca 0,32
  • Montenegro 0,30
  • Inghilterra 0,28
  • Francia 0,27
  • Italia 0,24
  • Olanda 0,21
  • Spagna 0,20
  • Slovacchia 0,19
  • Scozia 0,14
  • Lettonia 0,09

Austria, Svezia, Belgio, Norvegia, Portogallo e altre nazioni continentali non sono citate in questo elenco, probabilmente perché nei loro confronti non sono stati effettuati rilievi. Potrebbe anche sorprendere che i Pasi asiatici presentino un indice piuttosto basso, quando – soprattutto per quanto riguarda quelli di religione islamica – si conoscano le ferree imposizioni cui le donne sono soggette, ma a questo riguardo è opportuno considerare che le donne islamiche, almeno in larga misura, accettano la loro sottomissione come un disposto coranico e quindi vi si adeguano volontariamente senza ribellarsi.

Gli strumenti adatti contro la violenza di genere

La posizione dell’Italia, così come appare nell’elenco, non deve certo inorgoglirci perché anche un solo femminicidio è l’espressione di una brutale e scellerata sopraffazione sulla donna, ma neppure si deve alimentare la vulgata di chi vuole a tutti i costi farci sempre apparire i peggiori. La violenza sulle donne è una pratica aberrante che deve essere affrontata e sconfitta con ogni mezzo. Questo proposito richiede che le donne denuncino senza esitazione ogni segnale che renda incombente il pericolo per la propria incolumità, ma anche questo non basta se poi, le forze di sicurezza, gli assistenti sociali e la magistratura, non reagiscono con tempestiva efficacia per proteggere le denuncianti. Se ciò non avviene, è un clamoroso fallimento della Giustizia e dello Stato che nulla ha a che fare con la legittima affermazione del diritto femminile.

Il simbolo femminista

Questo e solo questo è l’approccio pragmatico al problema. Non le futili e chiassose battaglie di genere, che insistono nel proporre l’uomo (qualsiasi uomo) come il bieco nemico da abbattere a ogni costo. Le kermesse di piazza, i biliosi e schiamazzanti slogan che servono a un femminismo esasperato per invitare allo scontro permanente con l’uomo, non sono genuinamente volte a risolvere il problema, ma solo ad alimentare una faziosa campagna ideologica asservita alla politica. Occorre saper restare sordi a questo indegno schiamazzo e adottare il detto inglese che recita: “Run away from the donkeys if you don’t know how to bray” (Scappa dagli asini se non sai ragliare).

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