Approfondimenti

I Cooperanti – La rete di professionisti risucchiata dal buco nero

I COOPERANTI

LA RETE DI PROFESSIONISTI RISUCCHIATA DAL BUCO NERO

Di recente è stato scoperto un buco nero delle dimensioni di 2 miliardi di volte il nostro sole.  Senza scomodare gli spazi siderali, un buco nero molto simile è stato invece approvato con la legge 125/2014, quella che ha dato vita all’AICS, l’Agenzia italiana per la Cooperazione allo Sviuppo.
Andando a rileggere il testo non ci vuole molto a comprendere come la legge tutta sia una colossale presa in giro. I politici capiscono poco di Cooperazione e i loro incarichi non durano mai così a lungo da trarre benefici, è evidente quindi che tutti i membri delle varie commissioni o hanno contribuito a scrivere una legge senza comprenderne i contenuti, oppure la legge è stata proprio pensata, proposta e redatta da funzionari e personale dirigente che già opera nel settore, al fine di garantire a sè stessi una durata eterna dei loro incarichi e un potere abnorme, appoggiata dal potere politico che ha avvallato la decisione finale. Che la stesura del testo sia stato dibattuto e combattuto lo si deduce dalla mancata cancellazione totale della Direzione Generale alla Cooperazione allo Sviluppo che a denti stretti è riuscita ad ottenere un controllo seppur limitato di alcuni uffici di settore.
A prescindere dal ruolo di onnipotenza a carattere universale assurto dall’Agenzia, attualmente all’analisi di “qualcuno” per comprendere se ci siano elementi di incostituzionalità, vediamo in cosa consiste questo potere che perviene all’Agenzia con la nuova legge:
“approvare e stanziare finanziamenti a tutte le Università, Enti Pubblici, Amministrazioni di Stato, Enti Locali (Regioni, Province, Comuni), alle vecchie ONG naturalmente, ma anche alle ONLUS,  alle organizzazioni di commercio equo e solidale, della finanza etica e del microcredito, alle imprese cooperative e sociali, alle organizzazioni sindacali dei lavoratori e a quelle degli imprenditori, alle Fondazioni, alle Organizzazioni di Volontariato e alle Associazioni di Promozione Sociale, oltre a emblematiche “organizzazioni con sede legale in Italia che godono da almeno quattro anni dello status consultivo del Consiglio economico e sociale delle Nazioni Unite (ECOSOC)”.
Che sia una legge pensata e ripensata nei dettagli, e che si tratti di un provvedimento a carattere clientelare, lo si deduce anche e soprattutto da questi ultimi potenziali beneficiari che sono andati a scovare chissà dove e chissà con quale criterio se non per dimostrare che TUTTO MA PROPRIO TUTTOdovesse essere rimandato sotto la propria egida.
La cooperazione tradizionale, quella della storica legge 49/87, riservata alle 223 ONG riconosciute dal MAE e ai pochi interventi diretti della vecchia Cooperazione Italiana fa parte del passato, è preistoria; con la nuova legge la platea di potenziali beneficiari raggiunge centinaia di migliaia di soggetti, e senza dimenticare che nel testo è inclusa anche la facoltà di donare ai vari governi dei paesi in via di sviluppo, fondi a credito agevolato (a tassi dello 0,00% con restituzione in 30 anni),  la compartecipazione a banche e a fondi di sviluppo, e con la Cassa Depositi e Prestiti, diventata praticamente una filiale bancaria della stessa Agenzia, abilitata anche a finanziare imprese private che intendano fare business nei paesi in via di sviluppo.
Sobrietà e buon senso sono prerogative di altri Stati, in Italia vige “l’Assalto alla diligenza”, e chi detiene il potere sarà sempre incurante degli altri settori della vita economica del paese, oltre che delle esigenze della povera gente.  Al primo posto sono riservati gli interventi camuffati da umanitari a favore dei paesi dove sono dislocati gli altri membri del Club.
I politici questo non avrebbero dovuto permetterlo. Di qualsiasi colore essi fossero coloro che hanno partecipato alla creazione di questo gigantesco buco nero dovevano bloccarlo, modficarlo, ridimensionarlo. Se all’AICS fosse data la libertà di disporre a proprio piacimento dei bilancio dello Stato in un solo anno sarebbe capace di triplicare il debito pubblico.
La Cooperazione Internazionale secondo il concetto catto-comunista degli anni 70-80 del secolo scorso avrebbe dovuto occuparsi di pace, solidarietà, di diritti umani e blablabla mentre già a partire dal 2000 era diventato puro business, ufficializzato, oggi, con quest’ultima legge-farsa che nessuno ha contestato, neanche le ONG.
Ma attenzione una delle grandi novità riguarda le modalità di rendicontazione dei progetti, da effettuare solo ed esclusivamente per via elettronica.
 GOGAMIGOGA!!!!! Possiamo immaginare la gioia degli esperti di produzione di fatture false e di bilanci falsi. Siamo in Italia e non in Svezia, una ghiotta opportunità come questa chi poteva contestarla?
Personalmente ho denunciato alla Corte dei Conti un bilancio falso dell’Istituto Superiore di Sanità per un progetto di Cooperazione in Liberia, descritto e dimostrato nei minimi dettagli, ma che essendo stato presentato da un ente pubblico è stato sufficiente per essere approvato sulla fiducia, senza il minimo sguardo, ne da parte della Direzione Generale per la Cooperazione allo Sviluppo che aveva finanziato il progetto, ne da parte della Ragioneria di Stato. Non bisognava leggerlo per capire che era totalmente falso, bastava soltanto aprire il formato elettronico, dove risultavano evidenti spese effettuate a progetto chiuso, altre registrate 2-3 volte, altre ancora gonfiate con fatture false, senza una prima nota cassa e senza i conti correnti bancari allegati per poter confrontare gli importi realmente pagati da quelli dichiarati, il tutto per coprire un buco di oltre 600.000 euro, condita da una dichiarazione finale cartacea con gli importi corretti a mano, con un importo superiore al ricevuto, ma con rinuncia a qualsiasi rimborso.
Aspettiamo con ansia le iniziative della Corte dei Conti che non potrà ignorare la denuncia; in tutti i casi tanto basta per immaginare cosa accadrà se ad ognuno sarà lasciata la libertà di scrivere ciò che vuole.
E tuttavia, in questa composizione degna di Tchaikowsky, c’è un tassello che manca:

I COOPERANTI

quelli che mandano avanti i progetti, quelli che ci mettono la faccia, quelli che rischiano la vita nei posti più impensabili, quelli che vivono i disagi di luoghi insalubri e insicuri, quelli che svolgono il loro lavoro con passione e professionalità, ma anche quelli più fortunati che lavorano nelle agenzie internazionali o in quelle delle Nazioni Unite, quelli che si divertono ai parties riservati agli espatriati bianchi, quelli che impazzano sulle strade di mezzo mondo, quelli che vogliono cambiare il mondo e alla fine non cambieranno neanche se stessi, ancora una volta non vengono neanche presi in considerazione.
Nella legge si parla solo di “volontari”. Solo successivamente in un risicato decreto si fa riferimento ai salari convenzionali aggiornati oggi a poco più di € 900,00 per i “volontari” e poco più di € 1.500,00 per il personale, che però non sono più cooperanti, e forse non lo sono mai stati,  ma OPS, Operatori della Società Civile. Chiariamo per chi non ne è a conoscenza, i 900,00 e 1.500,00 euro sono i salari dichiarati al fisco ben lungi da quello che le ONG pagano o dovrebbero pagare ai propri collaboratori.
Cribbio, abbiamo speso anni e anni e decine di migliaia di euro per far studiare i nostri figli, per farli andare in giro per il mondo a combattere per la pace, per la fame, per le ingiustizie, per vederli poi impegnati in improbabili incarichi di “fundraiser” con tanto di pettorine ad elemosinare 2 euro per UNICEF & Co. Percependo se sono fortunati un paio di centinaia di euro, dopo averli iscritti a costosissimi master per creare manager di tutto e di più, esperti impegnati in quadri logici che tanto logici non lo sono più, guadagnando noccioline come se si trattasse di scimmiette nel grande circo dei direttori d’orchestra che stanno in quella sede oscura di Via Contarini e di quelle tante ONG che ancora fanno finta di prendersi cura dei neo-laureati offrendo stage gratuiti, servizio civile, collaborazioni EAS (educazione allo sviluppo) pagati sempre meno e creando sempre più precari, a differenza delle spettanze voluttuose degli amici degli amici assunti grazie a bandi-farsa delle sedi estere dell’Agenzia del Buco Nero.
Sulla legge si parla di volontari, a gratis, e di personale pagato secondo i Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro, dimenticando che non essendo prevista la figura del Cooperante non c’è nessun CCNL in essere, e se anche ci fosse il contratto di categoria sarebbe stato sottoscritto da chi? Dai sindacati e dall’Associazione delle ONG di cui fanno parte anche ISCOS, NEXUS, PROSVIL, cioè le stesse ONG dei sindacati?
La nuova legge sulla cooperazione per essere seria avrebbe dovuto riconoscere in primis la figura del “Cooperante”, con la C maiuscola, e regolarne il ruolo, le spettanze, la copertura assicurativa, soprattutto IL RISPETTO.
Già in passato non andava bene affidare alle ONG la responsabilità della gestione del personale senza vigilare, creando mostri come ALISEI che si permetteva di non pagare nessuno, mandando il personale in giro per il mondo a morire. La mia malattia è nata grazie ad Alisei nel 2003, senza neanche essere pagato, e sono vivo per grazia ricevuta, oltre che alla bravura dei medici che mi hanno operato. Quindi mi permetto di dissentire, egregi signori, la cooperazione oggi non è più quella di 20-30 anni fa. Oggi andare in giro si rischia di farsi male, non è un gioco, non è più la foto con il bimbetto nero mentre fa le treccine alla volontaria di turno. Oggi si rischia la vita e la si rischia anche contraendo malattie, com’è accaduto a chi scrive, ed è solo quando si perde una vita che ci si rende conto che inizia la seconda ed ultima, quella che non può più essere sprecata.
La cooperazione di oggi è lontana centinaia di anni luce da quella che tutti abbiamo sognato: il cooperante è un essere vulnerabile, non è solo un precario, è molto peggio, non può opporsi alle decisioni di chi lo paga, non può parlare, non può contestare. Se qualcuno si ribella entra di diritto in una black list del cartello delle ONG più potenti e si rischia di non lavorare più, mentre poi si permette che millantatori, senza titoli di studio, senza competenze e spesso veri e propri delinquenti, occupino il posto di chi ha studiato anni e di chi ha sempre operato con passione e professionalità.
Beninteso che si sia in possesso di master conta veramente poco, il master non è simonimo di professionalità ne di competenze. E’ un titolo di studio e basta e di gente con titoloni che hanno fatto danni,  il mondo ne è pieno. Non so gli altri, ma le mie esperienze di cooperazione sono una serie di racconti che andrebbero raccontati integralmente, racconti di gente fuori di testa, scombinati mentali, psicopatici, malati, pedofili, ai quali l’unica contromisura possibile da adottare è qualcosa che non conviene ne alle ONG ne alle all’Agenzia. QUELLA DEL COOPERANTE E’ UNA PROFESSIONE e pertanto come esiste l’Ordine degli Avvocati, quello dei Commercialisti, l’Albo Agenti e via discorrendo dovrebbe esistere un ALBO DEGLI OPERATORI UMANITARI, non degli operatori sociali, ma umanitari, da dove gli enti e le ONG devono attingere per assumere personale per i progetti di cooperazione, e dove le condizioni del trattamento salariale, contributivo e assicurativo, siano negoziate secondo parametri di un vero Contratto con la categoria. L’attuale gestione separata INPS garantirà una vecchiaia da barboni, ma pochi lo sanno. Con l’INAIL ho intrapreso una battaglia per il riconoscimento della mia come malattia professionale, perchè tale è, ma l’INAIL non vuole riconoscerla, e la battaglia, legale, ormai è nella fase conclusiva. Sarà la giustizia a decidere, ma con un Ordine Professionale alle spalle cesserebbero le vessazioni, la disparità di trattamento,  lati oscuri dei rapporti professionali, nessuno si permetterebbe più di imporre le “donazioni obbligatorie”, ma soprattutto si impedirebbe a millantatori e delinquenti di inserirsi in un contesto che altrimenti gli sarebbe precluso.
Nella black list delle ONG che contano non si entra più se si rifiuta di approvare un “pacco” di fatture false per permettere di approvvigionare gli Headquarter, ma si entra se non si è membri dell’Ordine, se non si hanno i titoli, se si è stati espulsi per frodi, furti, illeciti, violenze, abusi sessuali, non necessariamente condannati o inquisiti, perchè molti le denunce neanche le sanno fare e neanche sanno come presentarsi in Procura della Repubblica. Avete mai udito di ONG che abbiano messo al bando dei cooperanti? E viceversa si è mai sentito di un cooperante denunciare abusi delle ONG con il rischio di non lavorare più?
A questo serve l’Ordine di Categoria, a non sentirsi più soli e vulnerabili. La Cooperazione Internazionale ha raggiunto l’apice del peggio e sta iniziando già da qualche tempo il percorso inverso: le donazioni dei privati stanno diminuendo, gli stessi governi diminuiranno sempre di più le sovvenzioni alle Agenzie UN tritasoldi, i Trattati Internazionali saranni rivisti, diminuiranno denaro e progetti e di conseguenza anche la richiesta di personale. Aumenteranno i disoccupari anche nel Terzo Settore, milioni di giovani si riverseranno ai nuovi futuri centri per l’impiego con l’illusione di un lavoro, di un sussidio, di una speranza.
Con queste prospettive la professionalizzazione è l’unica garanzia di sopravvivenza, chi non ha i numeri è destinato a sopperire, ed è per questa ragione che non è più tollerabile che all’interno di una categoria, già di per se bistrattata e senza garanzie di futuro, si possa permettere che millantatori e delinquenti ottengano incarichi dichiarando il falso a scapito di persone serie e oneste che hanno sempre operato con perizia e abnegazione.
Tenetevi forte, nell’articolo che sarà pubblicato nella prossima decade, si racconterà di vicende che definire raccapriccianti non renderà l’idea, che non fanno onore agli interventi umanitari e che conferma la necessità di una solidarietà di categoria fino ad oggi sempre ignorata o messa in secondo piano, ma soprattutto si consiglia i giovani che si avvicinano al settore di fare attenzione che il migliore amico, il nostro collega, il coinquilino della guest house comunitaria del programma potrebbe rivelarsi un licantropo, che con o senza luna piena appena giunge la sera si trasforma nell’essere più ripugnante di cui mai abbiate avuto notizia. Ed è proprio dai danni che possono fare costoro che bisogna proteggersi, argento e piante di aconito potrebbero non bastare!!


Max Tumolo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *