Politica

Reddito d’inclusione – Il nuovo gioco di società ideato dal PD e destinato ai disgraziati

REI – REDDITO D’INCLUSIONE

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IL NUOVO GIOCO DI SOCIETÀ IDEATO DAL PD
E DESTINATO AI DISGRAZIATI

In realtà l’articolo previsto per il 20 Aprile avrebbe dovuto trattare un argomento di cui solo parte degli addetti ai lavori ne conoscono i contenuti, la cooperazione, ma grazie a Martina, reggente del PD, che nelle trattative per la formazione del Governo con il Movimento 5 stelle ha citato il reddito di inclusione, ho ritenuto opportuno cogliere al balzo l’opportunità di parlare di un argomento poco conosciuto alla maggioranza degli italiani, di cui sono stato mio malgrado protagonista e testimone diretto.
Questo è quindi un racconto vero di vita vissuta che vale la pena di leggere in quanto può capitare a tutti, anche a coloro che si credono immortali.
Come sappiamo ci sono giornalisti che per scrivere articoli si devono infiltrare in realtà che non conoscono, io invece mi ritengo fortunato perchè non ho dovuto fare alcuno sforzo. Di fatto svolgendo la professione di “esperto di Cooperazione Internazionale” se ci si ammala si rischia di diventare povero, disgraziato ed emarginato dallo stesso mondo falsamente umanitario con cui si ha collaborato per oltre 20 anni, tanto che, come esempio vivente, dopo aver subito un trapianto di fegato. che mi ha naturalmente allontanato da qualsiasi incarico per oltre 6 anni, mi sono ritrovato a vivere in uno stato di totale indigenza.
Ma senza piangermi addosso, consapevole che mi è toccato per sorte, ho accettato tutto con estrema serenità, pronto anche ad affrontare il peggio. Anche io, come tutti, mi sentivo un highlander, solo molto più tardi, ormai morente, ho compreso che la stessa sorte potrebbe toccare a tutti coloro che lavorano nel terzo settore, in luoghi insalubri e ad alto rischio e non solo di malattie. E da disgraziato, oltre che povero, oggi sono qui a testimoniare di come gli italiani siano talmente abituati agli scherzi e ai soprusi che ormai non ci fanno più caso.
L’argomento, tornato di moda negli ultimi giorni, riguarda l’ultimo atto di propaganda del Governo a guida PD materializzatosi con il grande proclama di lotta alla povertà mai ideato nella storia della nostra Repubblica: il “REI”, meglio noto come “Reddito d’Inclusione”.
Il proclama di Gentiloni e Poletti a fine 2017 diffondeva notizie che già dal 1° Dicembre fosse possibile presentare la richiesta di accesso al programma salvavita di famiglie in difficoltà, ma la realtà si è rivelata fin da subito più complicata di una caccia al tesoro.
L’Italia tutto sommato è ancora piena di gente benestante, di famiglie che viaggiano in Porsche Cayenne e Range Rover Evoque, la TV trasmette in prevalenza pubblicità di auto dai prezzi esorbitanti e programmi di cucina, ignorando che è sempre di più la gente che ha sempre meno cibo da cucinare, oltre a vari programmi spazzatura che non vale neanche la pena citare. Con queste premesse molti in realtà neanche sanno cosa sia il “Reddito di Inclusione“, nè conoscono le ragioni per le quali è stato ideato o cosa preveda.
Il benessere ancora molto diffuso non fa altro che aumentare il gap tra le classi sociali, tanto che i milioni di persone e famiglie in difficoltà passano inosservate, spesso ignorate, e peggio ancora in molti casi letteralmente emarginate; sempre più spesso la gente passa indifferente davanti ad un clochard o ad un anziano che chiede l’elemosina, anzi spesso lo sguardo che si rivolge a chi mendica è pieno di ribrezzo piuttosto che pietà e carità.
Il reddito d’inclusione, del quale si pensava che fosse diretto a delle categorie precise di cittadini, in realtà si sta rivelando qualcosa che può lasciare sereni i contribuenti dell’Evoque e Cayenne, il REI, non intaccherà le finanze dei ricchi in quanto si tratta di un provvedimento perfettamente riuscito, nella grande, titanica, ciclopica, mastodontica  impresa di togliere ai poveri per non dare ai poveri. “Chapeau” ai geni che l’hanno ideato. Sarebbe bello intervistare e vedere i 900 mila cittadini indigenti, che, secondo i toni trionfalistici di Gentiloni, avrebbero già ricevuto il REI, fare un sit in sotto l’abitazione dell’ex premier, sotto quella del suo predecessore Renzi e del Ministro uscente del Lavoro e delle Politiche Sociali, tale Poletti, per farsi spiegare direttamente dalle loro voci il concetto di questo provvedimento-burla che permetterà forse solo ad un manipolo di fortunati di ricevere i 187,00 euro, poco più e molto meno, promessi o dichiarati.
Innanzitutto una cosa che è sfuggita a tutti, non appropriatamente pubblicizzata dai “media“, è che per l’introduzione di un nuovo provvedimento ne sono stati aboliti due: il SIA, il sostegno all’inclusione attiva, e la carta ASDI, l’assegno sociale di disoccupazione.
I soliti signori con Evoque e Cayenne, naturalmente, non solo non sono informati, ma per forza di cose se ne infischiano altamente del REI a cui tanto non avrebbero diritto; gli unici che hanno subito raddrizzato le antenne, a detta di Gentiloni, sarebbero le 400.000 famiglie di poveri, per un totale stimato di 1,8 milioni di persone, poi inspiegabilmente diventate solo 900 mila, le quali però, com’è giusto che sia, non sono altro che i primi fortunati estratti dalla macabra lotteria della sopravvivenza, di cui il 70% dislocati in meridione, isole comprese, e il 30% nel resto d’Italia.
Ma partiamo dal principio.
ATTENZIONE, IL GIOCO E’ APERTO A TUTTI: AI DISGRAZIATI, A CHI VUOLE SOTTOPORSI AD UN TEST DI INTELLIGENZA, A CHI INTENDE EMULARE SHERLOCK HOLMES, E A CHI VUOLE TESTARE IL PROPRIO GRADO DI PAZIENZA; il “giuoco” infatti, come lo definirebbe Berlusconi, risulterà alquanto complesso e soprattutto lungo e tortuoso, che solo seguendone il percorso sulle orme del Commissario Montalbano potrebbe condurre ad un movente e ai colpevoli per ottenere, forse, qualche briciola che cade dalle tavole imbandite dei suoi ideatori.
Ebbene, subito dopo il lancio propagandistico di fine Novembre 2017, i poveri, quelli veri e quelli meno veri che come al solito aspettano come avvoltoi un osso da spolpare, si sono messi alla ricerca dell’Arca perduta, ma senza sapere a chi rivolgersi. I primi indiziati a cui rivolgersi sono stati: Caf, Comuni e Servizi sociali.  Di fatto a inizi Dicembre 2017 ogni città ha adottato un proprio sistema, in maniera del tutto anarchica, con un unico punto in comune: tutte le strutture potenzialmente abilitate al ricevimento delle richieste, già dai primi giorni di Dicembre, erano state prese d’assalto, un pò come accaduto per il Reddito di Cittadinanza proposto dal Movimento 5 stelle il giorno dopo le elezioni del 4 marzo scorso, ma nessuna di tali strutture aveva ancora ricevuto né la modulistica, né le linee guida per la compilazione delle richieste.
I mugugni naturalmente non potevano mancare sia da parte dei poveri disgraziati, veri e presunti, sia degli impiegati delle stesse strutture incaricate.
Per accedere al REI quindi il primo passo da effettuare consisteva nel fissare un appuntamento con una struttura abilitata, ma per fissare un appuntamento era necessario essere in possesso dell’ISEE;  però a Dicembre l’unico ISEE di cui la gente era in possesso era quello del 2017 con situazione reddituale riferita al 2016, la cui validità sarebbe durata comunque fino al 15 Gennaio 2018. Per conseguenza sarebbe poi stato necessario fissare un altro appuntamento per la compilazione dell’ISEE 2018 riferito ai redditi del 2017, con allungamento della tempistica in quanto al nuovo ISEE sarebbero state interessate milioni di famiglie, anche per altre esigenze: tariffe per le mense scolastiche, tasse universitarie, tassa rifiuti, elettricità, acqua e quant’altro.
L’appuntamento per la compilazione del REI sarebbe stato ottenuto quindi solo dopo essere entrati in possesso del nuovo ISEE 2018, a significare che per i più fortunati l’incontro sarebbe slittato nel febbraio 2018, per gli altri meno fortunati a data da destinarsi.
Ricordiamo, per chi non lo sappia, e sono ancora in molti a non saperlo, che l’ISEE è un indicatore della situazione reddituale rilasciato dall’INPS solo dopo aver verificato la veridicità dei dati confrontati con Agenzia Entrate e Banche, nel quale a partire dal 2018 ai fini del REI, è stato inserito un altro parametro definito ISR, sulla base del quale sarebbe stato stabilito l’importo dovuto al povero malcapitato “non contribuente“, perchè com’è giusto che sia chi non possiede niente ha poco con cui contribuire.
Tempo stimato per l’emissione del nuovo ISEE non meno di 10 giorni.
Con il nuovo ISEE 2018 tra le mani sarebbe stato finalmente possibile fissare l’appuntamento per la richiesta di adesione al Reddito di Inclusione, possibilmente presso lo stesso CAF che ha rilasciato l’ISEE o presso una delle altre strutture abilitate.
Oltre alla variabile della data per la compilazione della pratica, sarebbero stati necessari altri 15 giorni per la trasmissione all’INPS, dai vari CAF e strutture abilitate, e almeno altri 5 giorni, indicativi, necessari allo stesso INPS per la verifica dei requisiti per dichiarare l’ammissibilità della richiesta.
Da non escludere, anche in questo caso, che i 5 giorni dell’INPS potessero diventare 10, 15 e magari anche 30 giorni. Ma, sospiro di sollievo, finalmente dovremmo essere riusciti a …. Finalmente cosa?
Chi pensa che la pratica a questo punto possa considerarsi conclusa sbaglia, e di grosso. Il REI per essere ratificato necessitava della sottoscrizione del disgraziato ad un percorso di inserimento in un progetto mirato a ricompensare l’importo ricevuto. Il progetto di “restituzione” del beneficio poteva essere effettuato sotto forma di volontariato, o mediante corsi di formazione al lavoro concordati con Assistenza sociale e Centri per l’Impiego. Da non escludere che l’impegno sottoscritto potesse comportare anche costi superiori a quanto previsto dal reddito d’inclusione. Solo dopo la comunicazione all’INPS dell’adesione al progetto finalmente il percorso potrebbe considerarsi concluso. Finalmente! Finalmente cosa?
Innanzitutto dagli inizi delle operazioni, dal Dicembre 2017, siamo arrivati nel migliore dei casi a Marzo-Aprile 2018, quindi si parla di 3-4-5 mesi impegnati in code e pratiche varie. Possiamo immaginare la felicità delle famiglie che “lottano contro la povertà“, che a Dicembre avrebbero desiderato un panettone che solo Gentiloni, Renzi & Co si sono potuti permettere. Ma per alcuni il percorso si sarebbe rivelato anche più tortuoso, tanto da non permettersi neanche una colomba  pasquale o un ovetto Kinder per i più piccoli.
L’INPS a questo punto avrebbe dovuto provvedere a comunicare agli assistiti gli esiti della richiesta,  inviando una lettera raccomandata alla residenza del povero indigente, indicando anche l’importo REI approvato.
Personalmente la comunicazione inviata al sottoscritto è giunta dopo 60 giorni dalla presentazione della domanda. La causa di tale ritardo è stata identificata in un qui pro quo che riguarda la residenza e il domicilio che, se non corrispondenti, sono garanzia di mancata ricezione di qualsiasi comunicazione, perchè l’INPS infatti prevede solo la residenza dell’assistito, ma non il domicilio.
Tenendo conto che il provvedimento è stato concepito per i più indigenti, molti che seppure possiedono una residenza in realtà vivono sotto un ponte, o sono ospitati presso opere caritative, o chissà dove, o hanno un domicilio diverso presso parenti o amici, per conseguenza il rischio di non ricevere un bel niente è elevatissimo, anzi praticamente garantito.
Una parentesi. La maggior parte della popolazione italiana non è a conoscenza, ad esempio, che i “senza fissa dimora” sono tutti, o quasi, residenti inVia Casa del Comune o Via Casa Comunale nelle rispettive città di residenza, dov’è alquanto improbabile che il Comune si incarichi di fare da fermo-posta o da cassetta postale per poi andare a consegnare la posta al senza fissa dimora sotto il Ponte di Corso Vittorio o ai Giardini del Valentino (parliamo di Torino naturalmente, presa come esempio, ma valido per tutta l’Italia, isole comprese).
Ora proviamo ad immaginare quanti saranno i poveri che non hanno accesso a internet e neanche leggono i giornali; proviamo a chiedere ad un clochard se è a conoscenza di cosa sono l’ISEE, ISR, SIA, ASDI, REI, il minimo che può pensare è di trovarsi di fronte ad uno squilibrato che elenca sigle di cose da alieni, o che parla una lingua sconosciuta; e pensiamo a quante famiglie di persone non educate che non hanno la minima idea del significato di procedure e di burocrazia adottata dagli enti pubblici italiani. A volte, si commette l’errore di dare tutto per scontato, soprattutto i burocrati, ma in Italia niente è scontato, per chi ancora non lo sa, in Italia ci sono i “tuttologi” e i “nientologi“, e questi ultimi come recita la definizione non esistono e non hanno diritto a niente.
Forse non era negli intenti di Gentiloni, Renzi e Poletti, o forse era stato perfettamente peremeditato, ma di fatto chissà quante centinaia di migliaia di persone si sono autoescluse dal REI, senza neanche sapere di averne diritto, e senza che nessuno abbia provveduto ad informarli, incluse le mense della Caritas che distribuiscono cibo ma non informazioni. In questa maniera lo spirito di “poverty reduction“, adottato dal sistema politico-burocratico italiano, si allinea esattamente a quello adottato negli stessi progetti di cooperazione internazionale finanziati dallo stesso Governo italiano, e che è diretto a tutti meno che a coloro che ne hanno diritto, in italia come in Burundi.
Ma non è finita qui; brancolando nel buio e nelle informazioni caotiche, comunicate da tutti gli enti coinvolti, alla fine si riesce a comprendere che questo agognato REI viene corrisposto accreditando lo spettante su una “Carta acquisti PostePay” ricaricabile, che a qualcuno arriva direttamente a casa e a tanti altri no, senza una direttiva precisa, come spiegato da una impiegata delle poste: “La carta bisogna ritirarla di persona alle Poste“, ma nessuno l’aveva detto e non è scritto da nessuna parte, e questa è una last news degna della BBC o della CNN. Le istruzioni logorroiche che danno i siti di sindacati, CAF, dello stesso INPS e i giornali sono talmente lunghe e complesse che invece di chiarire le procedure le complicano, soprattutto a coloro non educati e non informati. Così, in caso di mancata ricezione della carta, in tempi ragionevoli, i più zelanti comprendono che l’unica soluzione potrebbe essere recarsi direttamente in un ufficio postale, dove infatti dopo le opportune verifiche viene rilasciata l’agnognata “carta acquisti“, che il disgraziato potrà sollevare come un trofeo, come un nascituro partorito dopo un parto cesareo a rischio, o dopo un travaglio lunghissimo e sofferto. Solo che la carta, per essere utilizzabile, necessita di un PIN che le Poste inviano in un secondo tempo all’indirizzo di residenza, ma non a quello di domicilio. E come nel giuoco del Monopoli, d’improvviso, si scopre di aver pescato dal mazzo delle “Probabilità” la carta che ti rimanda al VIA.
Essendo l’Italia l’ottavo paese più industrializzato al mondo e non il settimo, anche se nel frattempo è stato superato da altri 100, evidentemente la differenza del concetto tra “residenza” e “domicilio” non è stato ancora incluso nel dizionario burocratese. L’impiegata delle Poste spiega che la soluzione per ricevere la posta ad un’altro indirizzo, potrebbe essere quella di attivare il servizio “Seguimi“, il cui modulo ideato dal nuovo manager si compone di 5 centimetri di margini ai bordi, con una serie di istruzioni in caratteri lillipuziani e con uno spazio ancora più minuscolo per inserire i propri dati e firma che naturalmente risultano incomprensibili.
Alla fine, dopo aver pagato € 18,00 per 3 mesi del fantomatico servizio “Seguimi” si scoprirà che essendo i dati incomprensibili la posta che dovrà seguire colui che ha compilato il modulo e pagato i 18,00 euro non seguirà proprio nessuno e quindi il rischio di non riuscire ad entrare in possesso del PIN e non poter utilizzare la Carta Acquisti  rimane un’operazione incompiuta ancora riposta in un angolino nel cassetto dei desideri.
Ma come si fa a sapere se il PIN è stato inviato alla residenza e non al domicilio o se è stato spedito e basta?
Semplice, basta chiamare il numero verde, stampato a lettere cubitali sul retro della carta 800-666888.
Seguendo le istruzioni della voce, digitiamo 4 e dopo aver speso 10 minuti ad ascoltare il tipo di servizio che offre ogni numero digitabile, ci si rende conto che non c’è nessun numero per parlare con un operatore e nessun numero da digitare per avere informazioni sulla carta REI.
Il malcapitato allora, il quale si presume che, anche essendo povero, debba necessariamente avere un collegamento internet sul proprio cellulare, fa una ricerca e risale al numero verde diretto di PostePay.
Tra tutte le carte in elenco, belle colorate, non appare la carta acquisti del REI, quindi non resta che cercare il link dei “contatti“, riuscendo finalmente a risalire al numero verde 803.160, che però è valido solo da rete fissa, che il povero disgraziato, il senza fissa dimora, e chi non ha da mangiare deve scegliere se sostenere i costi di un cellulare, ormai indispensabile, e al contempo farsi pure carico di un telefono fisso, con tanto di canone mensile più accessori solo per telefonare al servizio PostePay, oppure dovrà scegliere se comprarsi qualche chilo di pasta e pomodori pelati.
Sul sito delle Poste a caratteri al solito lillipuziani si riesce ad interpretare che però dal cellulare è possibile chiamare il 199.100.160 il cui costo è pari a€ 0,60 al minuto più € 0,15 alla risposta, avvisando in anticipo il malcapitato che chiamando il numero, che non è affatto verde e neanche blu, rischia di saltare il pranzo per un altro paio di giorni e solo per avere informazioni che non si è affatto sicuri di ottenere.
Domanda: “Come si riesce a sapere se il PIN è stato spedito e ancora non è arrivato né alla casa dove non si abita, né al domicilio non previsto, né al comune e neanche sotto il ponte?”
Sul sito delle Poste appare un altro link: “scrivici“. Seguendo le opzioni la scelta cade su: “compila il seguente modulo e invialo on line“. La tentazione di scrivere un pò di insulti è molto alta ed infatti il modulo compilato alla fine viene inviato con un numero moderato di insulti, diretti a impiegati ai qualii entrerà da un orecchio e uscirà dall’altro.
Il giorno successivo giunge miracolosamente un messaggio di posta elettronica secondo il quale, per parlare con un operatore, sarebbe bastato digitare il seguente numero “800.003.322” che non era riportato in nessun angolo remoto del sito delle Poste, né sulla carta acquisti. Ed infatti, chiamando il numero, risponde una signorina rumena che, dopo 47-minuti-47 di conversazioni con tutte le sedi dislocate in Albania, Ungheria, Malta e Burundi e dopo aver parlato con capufficio, direttore, usciere e donna delle pulizie, annuncia trionfante: “Si rivolga al suo ufficio postale, le dica di inserire il suo domicilio e se non sanno come fare le dica di chiamare il servizio di assistenza di tutti gli uffici postali che loro sicuramente conoscono.”
Ancora una volta dal Monopoli, mazzo delle “probabilità” e ancora una volta ecco la solita carta “RIPARTI DAL VIA”
Approfittando della gentilezza della signorina rumena, la stessa controlla l’importo accreditato e conferma che sulla carta l’INPS ha accreditato € 87,00. Ma il reddito di inclusione non doveva essere di € 187,00? Ci deve essere qualche errore. Come si fa per accertarlo? Basta controllare sul sito INPS online, se si ha il PIN, dove però non appare nessun REI approvato al nominativo dell’interessato. Meglio chiamare l’Assistente Sociale con la quale è stato sottoscritto il “progetto”, che infatti conferma sia l’approvazione del REI che l’importo di € 87,00 accreditato sulla carta.
Un pò perplessi ci si domanda sulle questioni della privacy: “Com’è possibile che gli altri sappiano tutto meno il diretto interessato?”
Meglio chiamare il Call Center dell’INPS, dove questa volta è la signorina albanese a confermare sia l’accettazione della richiesta, sia dell’importo, ma secondo lei l’importo è sbagliato, meglio recarsi alla sede INPS di competenza, dove però il giorno successivo dopo 3 ore di coda non risulta alcun REI approvato al nome citato.
Oddio, ancora una volta quella maledetta carta pescata dal mazzo delle probabilità. Che si fa? Si riparte dal via, naturalmente. Magari è sbagliato l’ISEE!!!! Proviamo a rifarlo!!! La signorina del CAF, che ha compilato l’ISEE, non solo non fornisce nessuna informazione, ma non intende neanche fissare un appuntamento per rifare l’ISEE e tanto meno intende rispondere ad una semplice domanda, che non lascia formulare nemmeno per intero, che ha già staccato la comunicazione.
Naturalmente essendo stato approvato il REI di € 87,16 è stato tolto il sussidio di € 129,00  dall’Assistenza Sociale, così il mese di Aprile nasce sotto gli auspici del Pesce d’Aprile, nè REI che non si può prelevare per mancanza del PIN nè contributo dell’Assistenza Sociale.
Probabilmente l’approvazione del REI comporta l’eliminazione di un sussidio superiore per ricevere un contributo inferiore, così tanto per dare un aiuto in meno all’indigente. Il mese di Aprile si preannuncia un mese particolarmente duro. Chissà che non sia la volta buona per iniziare la cura dimagrante. Ma da una ricerca sul web ecco che appare la panacea di tutti i mali: il “Banco Alimentare”.
Dopo un centinaio di ricerche e di telefonate, dopo essere riusciti a sapere i nomi dei responsabili della distribuzione nella parrocchia di competenza del domicilio, che risultano irrintracciabili, alla fine un diacono della Caritas della parrocchia di residenza si rende disponibile ad un incontro. La distribuzione del cibo avviene in giorni prefissati presso una specie di Emporio dove si possono effettuare degli acquisti a prezzi politici di una limitata varietà di cibo, in funzione dei membri della famiglia, e offrendo solo un contributo, se lo si possiede, che permette all’emporio di offrire prodotti che il banco alimentare non riesce a distribuire, quali caffè e quant’altro, mentre carne, quando disponibile, e verdura in quantità vengono distribuiti gratuitamente. Bella idea. Gli altri centri offrono un pacco a sorpresa, qui invece si può scegliere ciò di cui ci si vuole cibare.
I poveri a saperlo risolverebbero un bel pò di problemi, ma sono in pochi a saperlo, e molti si vergognano di andare a fare l’elemosina. Al centro Caritas distribuiscono anche abiti nuovi o in buone condizioni, ben selezionati, ma anche in questo caso sono pochi ad essere informati di queste strutture, a conferma che ancora in Italia esiste la carità, che qualcuno generoso esiste ancora e che c’è ancora molta gente con dignità che si vergogna di apparire povera.
Ma il problema del PIN della carta acquisti ancora non è stato risolto. Che si fa?
Intanto la mail inviata all’Assistenza sociale per chiedere informazioni sul sussidio non ottiene alcuna risposta, così avendo pescato per l’ennesima volta la carta “Riparti dal Via” si ritorna alle Poste, dove un’impiegata più competente di quella precedente  inserisce il domicilio, ma non è in grado di dire se il PIN è in viaggio verso la residenza, dove non ci sarà nessuno a ritirarla o se la busta è già tornata alla sede centrale. L’impiegata a quel punto consiglia di contattare il capo dei postini, pardon, il “manager dei postini che è siciliano e quindi “non sa, non ha visto, e niente disse“, ma promette che se vedrà e se saprà qualcosa dirà.
Nonostante la gentilezza del Postmen manager la conclusione è che per ottenere il PIN ci si dovrà rivolgere a “Chi l’ha visto?”.
A proposito, come si diventa manager dei postini? E poi, perchè l’INPS non corrisponde l’importo direttamente sul conto corrente del disgraziato che avra € 0,00 depositati, oppure perchè non ritirare direttamente l’importo agli sportelli? Che domanda sciocca, perchè bisogna mantenere le poste, i CAF, l’Assistenza Sociale, i Centri per l’impiego oltre che impegnaree il personale INPS che probabilmente non ha molto da fare se non impegnarsi a seguire le istruzioni dei loro manager per meglio prendere in giro i disgraziati.
La sensazione è che sia impossibile quantificare il costo del provvedimento di sicuro superiore a quanto sarà stato distribuito, altro che 187,00 euro.
Ma intanto resta l’altro quesito, quello degli € 87,16, accreditati dall’INPS, perchè così poco? Non che 187,00 euro avrebbero risolto il problema della vita di qualcuno, ma sempre meglio di 87,16. E ancora una volta ripartiamo dal Via. I calcoli sono segreti, non si riesce a capire in funzione di quale reddito o di quale parametro si sia giunti a tale importo.
Ma questa cosa del segreto è abbastanza irritante. Come può un Governo o un Ente Pubblico fare conti segreti? Non c’era una legge sulla trasparenza?
Ma no, vede – dice la signorina del Call Center INPS – non è che è segreto, è che è complesso e difficile da capire!
Non importa signorina, lei provi lo stesso a spiegarmi
Guardi si rivolga alla sede INPS di sua competenza. Le spiegheranno meglio
 “Ok, prima di andare alla sede INPS di competenza è possibile avere l’indirizzo di posta certificata dove inviare eventualmente il ricorso?”
Non saprei – afferma la giovane call-centrista – non c’è una PEC apposta per inviare i Ricorsi
“Ok, allora gentilmente è possibile avere la PEC della sede centrale?”
E di colpo ci si trova catapultati direttamente nel film “Il Silenzio degli Innocenti” dei Call Center, con stranieri che non hanno colpe, pagati 2-soldi-2 che non sanno, non possono sapere, e non sapranno mai perchè istruiti soprattutto per non dare informazioni.
E rieccoci alla sede INPS, dopo aver messo in difficoltà altri 3 impiegati, compreso il capufficio, il direttore e l’usciere, alla fine mi viene consegnato un foglio A5, che in realtà è un foglio A4 diviso in 2, dove appare un conteggio a dir poco straordinario e meritevole della targa del Premio Nobel per l’abilità di prendere in giro i disgraziati, ma meritevole anche di essere spaccato sulla testa direttamente di Gentiloni, Renzi e Poletti tanto che la pazienza è ormai al limite.
 “Ordunque, siccome nel Dicembre 2015 lei ha lavorato (più che altro sfruttato) durante le feste natalizie (per un lavoro temporaneo da team manager rivelatosi poi un lavoro da stagista addetto alle vendite) ed è stato pagato nel gennaio 2016, il reddito percepito diviso per le 12 mensilità del 2016 corrisponde ad una media di 100,00 € circa al mese, che detratti dai 187,00 corrispondono agli 87,00 riconosciuti per il REI.”
“Mi perdoni, mi faccia capire, perchè è stato preso in considerazione l’ISR e non l’ISEE che è più basso?”
“Perchè viene preso in considerazione il valore che decide l’Ente” – risponde il Direttore della sede.
 “Cioè quello più penalizzante per il disgraziato!”
Il Direttore fa spallucce non sapendo cosa rispondere.
“Mi perdoni Direttore, su questo foglio è indicato un importo di oltre 6.400,00 euro all’anno, a cosa si riferisce?”
“Ah, quella è la soglia di povertà”
“E se quella è la soglia di povertà, perchè avete accreditato solo 87,16 € per il REI?”
A forza di fare spalluce il direttore inizia ad assumere le sembianze di Andreotti.
Mi perdoni ho ancora due domande. La prima è perchè è richiesto l’ISEE 2018 con riferimento ai redditi 2017 se poi per il Rei viene preso in considerazione l’ISEE con il reddito del 2016, che ricordiamolo è € 1.200? E poi perchè è possibile computare solo il canone di locazione della residenza e non del domicilio? Pensi solo a quanti disgraziati sono domiciliati presso altre abitazioni o pagano una camera in affitto condivisa o vivono sotto un ponte e devono pagare un pizzo al boss del ponte”
A quel punto Andreotti resuscita completamente e sono ancora più evidenziate le spallucce del Direttore, che giungono all’altezza delle orecchie.
“La legge è stata fatta così! – afferma.
Così, senza ancora aver avuto accesso all’importo accreditato sulla Carta Acquisti PostePay, non resta che inviare Ricorso all’INPS facendo notare che aver lavorato meno di un mese in 6 anni e 4 mesi corrisponde ad una media giornaliera di reddito pari a € 0,54 al giorno, meno di quanto guadagna un povero disgraziato sfruttato del Bangladsh che percepisce 30 dollari al mese. € 0,54 al giorno ammontano a € 16,20 al mese che se qualcuno all’INPS e al Governo lo considera una ricchezza, non resta altro che sottoscrivere una bella petizione finalizzata a una raccolta firme per sottoporre ad una perizia psichiatrica tutti i malati mentali che gestiscono gli enti pubblici, con un’attenzione particolare ai funzionari, ai dirigenti e ai politici, con l’obiettivo di rinchiuderli in una camicia di forza e mandarli in qualche centro di accoglienza per immigrati, che si tratti di Lampedusa o di Cara di Mineo, ma dopo avergli dato una meritata scarica di calci nel sedere.
Ma non è finita, sarebbe stato troppo facile se si fosse conclusa così.
Dopo 2 mesi il PIN non è ancora arrivato e non mi resta che recarmi alle Poste, dove non risulta che nell’ultima variazione avevo comunicato che il PIN fosse tenuto dallo stesso ufficio postale che l’avrei ritirato presso i loro uffici. La responsabile non trova nessuna comunicazione registrata nonostante gli mostri la ricevuta con esplicitamente citata la direttiva. Un pò attonita mi manda dal Manager dei postini che controlla dappertutto, anche nella spazzatura e non trova niente.
Ritorno in ufficio e gli chiedo all’impiegato di comunicarmi la PEC della centrale delle Poste. L’impiegato confonde la Pec con la Fruttapec, la pectina che viene utilizzata per le confettura.
PEC – ripeto – POSTA ELETTRONICA CERTIFICATA“.
Prossimo all’infarto si rivolge ancora alla Responsabile che propone di rifare la pratica, garantendo che si prenderà cura lei stessa di tutto e che entro una settimana mi chiamerà per la conferma che il PIN sarà arrivato e potrò andare a ritirarlo.
Con un sorriso un pò sardonico, incredulo e soprattutto scettico, non avendo altra scelta, ricompilo per la quarta volta lo stesso modulo e finalmente dopo una settimana la Responsabile vittoriosa annuncia che finalmente il PIN è arrivato, che posso andare a ritirarlo e che dopo 6-mesi-6 posso finalmente utilizzare le 87,16 € corrisposti dalle Sorelle Bandiera, per la precisione Renzi, Gentiloni, Padoan.
E quanto meno te l’aspetti ecco l’ultimo scherzo: l’accredito del REI non viene fatto all’inizio di ogni mese ma ogni fine mese: E vuoi che le Poste lavorino a gratis? L’INPS accredita agli inizi del mese e loro sfruttano un mese di interessi che per diverse centinaia di milioni fanno un bel gruzzoletto, tanto che importa se il contributo arriva in ritardo, si tratta solo di fare la fame per un mese che poi dal seondo mese si potrà iniziare a comprare la carta igienica, che se non hai niente da mangiare, sarà pulita e immacolata.
Naturalmente tutto quanto qui raccontato non è invenzione, ma la pura realtà vissuta dal sottoscritto,  che in quanto singolo dovrebbe comportare una pratica tutto sommato facile facile, neanche a pensare a cosa spetta alle famiglie numerose di poveri disgraziati che non capirebbero assolutamente le ragioni per le quali non riceveranno quanto diffuso con i proclami.
Evitando ulteriori commenti si lascia a coloro che avranno letto queste righe, di trarre conclusioni, nella speranza che siano sempre più coloro che viaggiano in Cayenne ed Evoque e sempre meno coloro a cui non mancherà mai un piatto di pasta sulle loro tavole, anche per i propri figli ai quali si augura soprattutto che non debbano mai ricorrere all’aiuto di Stato il quale, come ormai chiaro, aiuta in primis chi governa e gli amici degli amici e degli altri …. chissenefrega!!!!

                                                                                                                                                            Max Tumolo

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