Politica

Speciale Cooperazione – Come la sinistra sta espropriando la Cooperazione Italiana

SPECIALE COOPERAZIONE

– – – – –
PRIVATIZZATO UN PEZZO DI FARNESINA.

– – – – –
COME LA SINISTRA STA ESPROPRIANDO LA COOPERAZIONE ITALIANA FACENDONE BOTTINO PER I MILITANTI

– – – – –
Da: “La Velina Azzurra” n. 13 del 26.04.2007  – Dir. Claudio Lanti

Roma 26 Aprile 2007
Sia pure in epoca di privatizzazioni, non dovrebbe essere tollerato appropriarsi di un servizio preminente dello Stato come la Cooperazione allo Sviluppo, che costa ai contribuenti 800 milioni all’anno (questo nel 2007, 10 anni dopo si parla di circa 5 miliardi d euro), per darlo in gestione privata a un gruppo di collaboratori esterni, militanti e amici di partito. Esattamente questo è l’obiettivo cui sta lavorando Patrizia Sentinelli, vice ministra di Rifondazione. Lo strumento sarà l’Agenzia degli aiuti allo sviluppo prevista da un ddl delega appena varato dal Governo (ma solo dal 2016 operante come AICS, Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo). Il concetto è semplice: la cooperazione, per quanto gestita in gran parte dal Ministero degli Esteri, ma in realtà snobbata dai diplomatici, è considerata da sempre “cosa propria” dalla sinistra. Dietro il monopolio di espressioni-simbolo di facile comunicazione come “pace, solidarietà, sviluppo, etc”, i catto-comunisti hanno sempre gestito questo settore in silenziosa esclusiva, finendo di fatto con appropriarsene.
Ormai è così: l’idea stessa che altri soggetti della società italiana possano parteciparvi è ritenuta di per sè eretica. Su questa premessa ideologica il piano della Sentinelli è di sopprimere alla Farnesina l’attuale Direzione generale per gli aiuti allo sviluppo e concentrare nella nuova Agenzia l’intero mondo degli aiuti internazionali dell’Italia, inclusi quelli attualmente assegnati ai Ministeri della Difesa e del Tesoro. Gli esperti dell’Utc (Unità Tecnica Centrale dell’allora conosciuta come Cooperazione Italiana) si preparano a guidare la futura Agenzia.
Per dare vita alla nuova struttura, verranno creati ruoli ad hoc, affidati a cooperanti di fiducia, militanti, sindacalisti. Al vertice, non c’è il minimo dubbio, sarà collocato il gruppo di comando dei cosiddetti esperti, i contrattisti esterni della Farnesina che dall’Unita Tecnica Centrale guida la Cooperazione Italiana, decide i progetti e pilota la destinazione dei fondi distribuendo doni e consulenze per centinaia di milioni di euro, in gran parte dirottati sull’estero, al di fuori di qualsiasi controllo contabile dello Stato.
Pubblichiamo i nomi dei capi di questa cupola, cui la viceministra Sentinelli ha restituito tutto il potere, le poltrone e i quattrini, blindandoli per la prima volta con la protezione dei sindacati del Ministero, cioè della Cgil. Sono bastate un paio di delibere del “Comitato direzionale” della Farnesina per annullare l’azione di bonifica e trasparenza avviata dalla precedente gestione ministeriale di centro-destra. Troverete qui sotto una nostra mappa di questa restaurazione rossa, con nomi, fatti e cifre. Ma la Velina Azzurra dispone di una fonte speciale
Con una novità: la Velina Azzurra è riuscita a penetrare il mondo chiuso e iniziatico degli esperti, agganciando una fonte onesta ed eccezionalmente informata che ci invierà regolari rapporti per documentare quanto di clamoroso sta bollendo in quella pentola. La nostra mappa è preceduta da un primo articolo di questo nuovo collaboratore, la cui identità sarà protetta da uno pseudonimo di battaglia: cioè si chiamerà semplicemente “L’Esperto”.
Oggetto dell’articolo qui sotto il ruolo del dottor Luciano Carrino, una delle figure chiave della cooperazione italiana che intendiamo illuminare come merita.

IL RITORNO DEL GRAN PADRONE DEGLI AIUTI
LA COOPERAZIONE HA RIESUMATO UN CERTO CARRINO
CHE LA SENTINELLI VUOLE FAR DIVENTARE IL NUOVO BERTOLASO
(articolo de “L’Esperto”) – Roma 26 Aprile (La Velina Azzurra)

Chi ha conosciuto il dottor Luciano Carrino, medico psichiatra, accreditato come uno dei massimi esperti per la cooperazione della Farnesina, sostiene che sia dotato di un talento speciale nel fabbricare colossali progetti di aiuto allo sviluppo, con soggetti molteplici, fiumi di denaro e obiettivi tanto generici quanto impenetrabili ai controlli del caso. Questo personaggio sembrava obsoleto e dimenticato, insieme ai rottami della vecchia cooperazione italiana, ideologica, sprecona e ormai dichiarata fallita tanto da sinistra che da destra. E invece Carrino è tornato a nuova vita. La viceministra Patrizia Sentinelli ce lo ha riportato, puntando tutto su di lui per costruire la nuova agenzia degli aiuti allo sviluppo targata DS-Rifondazione. Corre voce che avrebbe confidato ad un amico: “Vedrai, Luciano potrà essere un nuovo Bertolaso, ha i numeri per fare lo stesso volo”. Guido Bertolaso, ugualmente medico, è il modello più invidiato negli uffici della cooperazione di via Contarini.
Proprio da qui partì 20 anni fa fino ad ottenere dalla Protezione civile il massimo potere di spesa pubblica con semplice firma personale, benedetto e rispettato da Berlusconi, da Prodi, dai due Letta, etc. Adesso che Bertolaso sembra giunto a un cul de sac (sommerso dai rifiuti campani e ad alto rischio di procure) Luciano Carrino potrebbe persino riempire un eventuale vuoto nella catena delle emergenze nazionali. Cominciamo dunque ad occuparci di lui. Nell’aprile del 2003 si dette inizio alla valutazione d’obbligo (con specialisti esterni al ministero degli esteri) per far luce su un programma di interventi multi-settoriali gestito dal Carrino in America Latina (che ha visto spendere più di 20 milioni di euro).
Il programma era destinato a favorire lo “sviluppo umano a livello locale” (il cosiddetto PDHL) ed era figlio del mega progetto PRODERE, da lui stesso sperimentato in America Centrale negli anni ’90. La valutazione iniziò con gli interventi destinati a Cuba e produsse dopo tre mesi di “indagini” un documento tuttora presente negli archivi della DGCS, presso il cosiddetto Nucleo di valutazione, e quindi facilmente accessibile e controllabile.
Siamo andati a leggerlo e ne siamo rimasti tanto sconcertati che ci riserviamo per il futuro un’inchiesta ad hoc. La via cubana allo sviluppo umano per oltre 8 milioni di euro Basti sapere intanto che il solo settore cubano del progetto ha beneficiato di finanziamenti pluriennali della cooperazione italiana dal 1998 al 2001 per un totale di circa 8 milioni di dollari, più contributi vari dalla cosiddetta cooperazione decentrata, ossia dalle Regioni italiane, dalle Università e da enti vari quali l’Agenzia Spaziale Europea.
Ne è venuto fuori un programma faraonico i cui costi operativi (personale locale ed internazionale, viaggi, diarie, attrezzature, etc) hanno raggiunto il 40% del totale finanziato (quando secondo i parametri internazionali non dovrebbe superare il 10-13%); un programma che ha rivelato “ampie difformità” (anche per importi considerevoli) tra il budget previsto delle singole iniziative e quanto realmente dichiarato nei rapporti finali; un programma in cui sono emersi scostamenti palesi tra quanto si sostiene essere stato fatto e quanto concretamente si è riscontrato “in loco”; un programma infine con interventi di dubbia efficacia, scarsa o inesistente sostenibilità e realizzati in modo incompleto o tardivo o addirittura, cosa gravissima, mai realizzati.
Unica certezza emersa dal lavoro di valutazione è che l’operazione cubana del super esperto Carrino ha permesso a decine di funzionari di partito di alto grado nel regime di Fidel Castro di effettuare viaggi e soggiorni in Italia nell’ambito di non meglio precisati scambi culturali a livello di comuni e regioni (quello che gli addetti ai lavori definiscono apertamente “turismo di cooperazione”); ed ha consentito ad altrettanti funzionari di comuni e regioni italiane, con al seguito parenti, amici, imprenditori e commercianti, di recarsi a Cuba (in questo caso si è trattato semplicemente di “turismo”).
Inoltre, il monitoraggio e la valutazione in “loco” -sempre a quanto risulta dai documenti ufficiali- venivano effettuati da funzionari del partito comunista cubano allo stratosferico compenso di 300 dollari al giorno in un paese dove lo stipendio medio di un funzionario statale è di 15 dollari al mese! Una forza irresistibile spingeva quei flussi di denaro. Carenze e ambiguità, d’altra parte, erano state subito individuate dalla stessa DGCS. Ma i “pareri tecnici negativi” del Nucleo di valutazione erano rimasti lettera morta davanti al Comitato direzionale che per quattro anni consecutivi ha rifinanziato questo programma mastodontico e inutile.
In virtù di una forza misteriosa e irresistibile, refrattaria ad ogni criterio di buon uso dei fondi pubblici del Paese, che continuava a spingere questi flussi di denaro verso destinazioni non verificabili. Il progetto Carrino operava infatti attraverso un canale multilaterale, con la magica copertura dell’UNDP (Programma per lo Sviluppo delle Nazioni Unite). Magica, perché l’UNDP riceve 17 milioni di euro all’anno dalla Farnesina malgrado che il ministero degli Esteri da anni solleciti insistentemente i rendiconti di spesa senza mai ricevere risposta.
Questo in via ufficiale. Nella pratica è diverso: per l’esecuzione dei progetti l’organismo in questione utilizza infatti una sub agenzia di servizio, l’UNOPS, nella quale Luciano Carrino è ben inserito con i suoi uomini con la possibilità di seguire i passaggi dei flussi di denaro. Basta prendere l’organigramma per quel periodo del dipartimento UNOPS/RESS (significa United Nations Office for Project Services – Reabilitation and Social Sustainability) per scoprire che ne faceva parte la squadra di fiducia del dottor Carrino, già utilizzata nel programma PRODERE in America Centrale (era in campo anche il vecchio comunista a tre narici Famiano Crucianelli oggi sottosegretario agli esteri e membro del correntone scissionista dei DS).
Sarà un caso ma il rappresentante residente all’UNDP/UNOPS a Cuba era l’italiano Bruno Moro, il coordinatore generale del PDHL era Giovanni Camilleri, il responsabile territoriale del PDHL/provincie occidentali era la dottoressa Rita Cassisi ed infine il responsabile territoriale del PDHL/provincie orientali era Giacomo Negrotto-Cambiaso, figlio dell’attuale consigliere della viceministra Patrizia Sentinelli. In conclusione, nell’organigramma di UNOPS troviamo una fila di uomini e donne nelle posizioni chiave per la gestione finanziaria e operativa dei programmi, tutti personalmente legati a Luciano Carrino.
Per dovere di cronaca, va sottolineato che Giacomo Negrotto-Cambiaso è stato più volte convocato dalla Procura di Torino in relazione alla vicenda di malversazione di fondi della APS di Torino, in quanto consulente di spicco di questa Ong.
Un’interrogazione è stata presentata in Parlamento dalla Lega Nord sul fatto che papà Negrotto approvava da Roma i discutibili programmi dell’APS in cui lavorava Negrotto figlio. La rete di amici, protettori, finanziatori e consulenti E che cosa dire delle consulenze che il programma ha corrisposto ai vari collaboratori di dal condivisibile titolo Perle e Pirati; consulenze dall’UNESCO (nel quale il Carrino fa parte del comitato scientifico). Consulenze decisamente “illegali”Carrino, ed anche a quest’ultimo, beneficiario negli ultimi 5 anni di varie consulenze da enti internazionali? Consulenze dall’UNOPS, come ammette egli stesso nella presentazione del suo libro sulla cooperazione internazionale in base alla legge 49, che impone ai cosiddetti esperti della cooperazione l’esclusiva del rapporto con il ministero.
Un simile programma offriva spettacolari margini di manovra per soddisfare interessi a vari livelli sia pubblici che privati, in un gioco di potere con ampie ramificazioni sia politiche che geografiche. E per questa ragione nel recente passato il Ministero degli Esteri aveva definitivamente bocciato il programma PDHL, negando ulteriori finanziamenti.
Carrino dovette chiudere momentaneamente i “suoi” uffici romani (uno dei quali diretto dalla sua ex moglie, l’infermiera Giulia Dario) sistemando i suoi “collaboratori” in parcheggio negli uffici dell’UNOPS presso la Fao e l’IFAD, in attesa di tempi migliori. Ma il geniale Carrino ha trovato un’altra via per sopravvivere con la propria “squadra”. Cambiando semplicemente nome al vecchio PDHL/EDINFODEC e ribattezzandolo ART/GOLD ha ottenuto i fondi da un altro capitolo del ministero degli Esteri gestito dall’amico Riccardo Sessa, direttore generale del Mediterraneo e Medio Oriente il quale, senza nemmeno consultare la DGCS gli ha elargito un contributo di 1,5 milioni di euro. Si arrivò così alle elezioni politiche del 2006 e al nuovo governo Prodi-D’Alema-Sentinelli.
La restaurazione fu immediata. Sostituito il direttore generale per la Cooperazione allo Sviluppo Giuseppe Deodato con il suo ex vice Alain Economides, il nuovo vertice politico della Farnesina ha fatto ciò che nessuno aveva mai osato. Con un decreto-lampo ha annullato una serie di provvedimenti della precedente gestione, troncando subito ogni rapporto con l’IMG, l’agenzia intergovernativa di esecuzione di progetti preferita dai governi europei -e anche da ECHO, dalla Commissione Europea, dalla Banca mondiale e da USAID- che aveva soppiantato l’UNOPS dimostrando, oltre alla supposta inutilità degli esperti stessi, che un programma di aiuti può essere concretamente varato in due mesi e garantire per di più al governo finanziatore un dettagliato resoconto delle spese. Ma efficienza e trasparenza possono essere un grave errore.
Per di più il personale italiano e internazionale dell’IMG non faceva parte della rete fiduciaria di Carrino. A giustificare il cambiamento repentino di rotta ci ha pensato la CGIL i cui uomini (che alla Farnesina ormai sono i padroni) sono stati (illegalmente) ammessi negli archivi d’ufficio di Economides e Morabito a fotocopiare una montagna di carte e documenti. Il faldone ottenuto è stato poi mandato in forma di esposto della Cgil alla Procura della Repubblica che si prevede finirà con archiviarlo per evidente infondatezza.
Ma qualcuno già boicotta l’alleanza Sentinelli-Carrino Ma su questa base la Sentinelli ha potuto rimettere la Cooperazione nei vecchi binari varando una serie di “provvedimenti urgenti e opportuni”. Tra questi la massiccia riapertura dei contributi volontari a UNDP, ILO, UNESCO, etc. La misura dei nuovi finanziamenti è stata fissata dopo alcuni viaggi di studio a New York e Ginevra del dottor Luciano Carrino e della fedelissima Ludovica Longinotti. Quelle stesse agenzie dell’ONU che rifiutano sistematicamente di fornire al ministero degli esteri spiegazioni sulla destinazione dei soldi italiani, hanno accettato invece di consultarsi preventivamente con l’amico Carrino.
Una porzione dei nuovi fondi è stata già dedicata a un nuovo progetto di quest’ultimo denominato ART/GOLD e ad altri programmi con fascinose sigle (tipo EDINFODEC) ispirati al nobile obiettivo di fondo: creare finalmente “lo sviluppo umano” nel mondo. Forse un giorno, gli incaricati della valutazione di questi programmi ci diranno quali sono stati i risultati. La cosiddetta “squadra Carrino” è perciò tornata al comando, ma questo non piace a tutti.
Nel fronte interno hanno cominciato a circolare veleni tra opposte fazioni della CGIL-Esteri che è la vera casa madre degli esperti. Già al suo arrivo alla Farnesina, la Sentinelli era stata accolta da un volantino firmato dal sindacato ma poi sconfessato come falso: metteva in guardia la viceministra dal pericolo di tornare all’era delle nebbie dello “sviluppo locale”, cioè agli inconcludenti e costosi programmi di stile carriniano (solo il primo progetto PRODERE costò al contribuente italiano circa 150 miliardi delle vecchie lire!). Per giunta la viceministra ha fatto una mossa, che oggi viene ritenuta assai sbagliata, mettendosi al fianco come consigliere l’esperto Pier Francesco Negrotto Cambiasso, consapevole o inconsapevole (questo non è chiaro) che ciò avrebbe spalancato le porte a Carrino e alla sua collega Longinotti per un ritorno in grande stile alla Mecca della Cooperazione multilaterale.
Ci giunge notizia che anche l’esperta Utc Bianca Pomeranzi avrebbe ora rotto il suo legame con la CGIL. Stava utilizzando ancora i servizi dell’IMG in un programma per la costituzione di una Task Force delle donne nei Balcani ma si è vista revocare di colpo i fondi. La nuova alleanza Sentinelli-Carrino non piace a tutti e quindi viene monitorata attentamente da occhi interni. Anche perché i fotocopiatori sono una bella invenzione e una volta aperta la strada della Procura, chiunque potrebbe percorrerla con le carte giuste. (L’Esperto)

LA RESTAURAZIONE I DIPLOMATICI ABBANDONANO
E CONSEGNANO ALLA CGIL IL CONTROLLO DELLA STRUTTURA
Roma 26 Aprile (La Velina Azzurra)

Il cronico problema degli esperti è che sono collaboratori esterni della Farnesina, titolari di un contratto di collaborazione pluriennale, in teoria non rinnovabile. Il centro-destra, con generosità degna di miglior causa, aveva rinnovato fiduciariamente una serie di contratti in scadenza. Ma certe ingenuità da persone perbene si commettono una volta sola.
Quindi, per garantire una volta per tutte la loro posizione in vista della futura sistemazione nell’Agenzia degli aiuti allo sviluppo, la vice ministra Patrizia Sentinelli ha creato un potere di supercontrollo, assegnandolo ai sindacati della Farnesina, di fatto alla Cgil. Il ministero, rappresentato dal direttore generale della cooperazione Economides e dal vicedirettore Morabito ha dato via libera, rilasciando alla Cgil un diritto di veto sulle decisioni dei vertici diplomatici. Le leggi vigenti nella pubblica amministrazione, aggiornate dalla riforma Bassanini dei governi di sinistra, vietano ogni forma di cogestione e confusione di responsabilità tra le strutture responsabili e le organizzazioni dei lavoratori.
Ma in questo caso non si tratta neppure di semplice cogestione: la vice ministra di Rifondazione ha riportato al Ministero la dittatura sindacale degli anni ’70, quella dei cortei nei corridoi, dei diplomatici barricati nelle stanze. Unica differenza, stavolta i diplomatici asserviti al governo di sinistra sono stati d’accordo.

IL VOLANTINO DI VITTORIA DELLA TRIPLICE (CGIL, CISL, UIL)

Il bollettino della vittoria diffuso dai sindacati il 22 marzo fa annunciava trionfante una presa di potere. Comunicava con il tono badogliano della entrata in Addis Abeba che “Il 16 febbraio u.s. Cgil, Cisl e Uil hanno nuovamente incontrato, su loro richiesta, il direttore generale ministro Economides e il vicedirettore generale ministro Morabito per fare il punto della situazione …”.
Dietro l’espressione “su loro richiesta” c’è tutto: c’è l’imposizione politica della viceministra Sentinelli e c’è la vile arrendevolezza di due funzionari dello Stato che, senza reagire ad un ordine illegale, se ne sono resi complici zelanti ed hanno consegnato ad un soggetto indebito le proprie funzioni, le proprie responsabilità, gli interessi dello Stato e dei contribuenti. La storia delle scelleratezze umane è piena di gente che ha “eseguito ordini superiori” e di altri che invece si sono ribellati. E i nomi di entrambi non sono stati dimenticati.

ISPEZIONI E INTERROGATORI UFFICIO PER UFFICIO

L’oggetto della conquista sindacale è la Direzione generale per la cooperazione allo sviluppo. Il volantino ha fatto riferimento ad una “ricognizione sull’attuale consistenza e distribuzione delle diverse professionalità” e ha riferito che una delegazione della Triplice ha potuto visitare ufficio per ufficio interrogando tutti i responsabili sulle risorse umane impiegate, sui ruoli e sui turni. Anche se non indossavano uniformi e stivali ma abiti borghesi, l’ispezione stanza per stanza ha destato vasta impressione nella DGCS. Sulla base di questa indagine, i sindacati hanno annunciato che le esigenze di personale dei vari uffici verranno riviste e rideterminate. Ma -sappiatelo- occorrerà eliminare “le figure professionali ritenute illegittime o inopportune”. Insomma la rimozione dell’ex direttore generale Deodato non è bastata: adesso si prepara una lista nera di altri dipendenti della cooperazione politicamente sgraditi.

UNA RAFFICA DI NUOVE ASSUNZIONI E CONSULENZE

Il colpo di mano alla Farnesina si articolato in tre mosse. Dopo il trasferimento del potere di controllo sulle risorse umane alla CGIL-Esteri, cioè agli esperti stessi, la seconda mossa della viceministra Patrizia Sentinelli è stata la redistribuzione di incarichi e consulenze secondo criteri politici. Ha preparato con decreto la promozione di grado di 60 esperti esterni dell’Unità Tecnica Centrale (tutti di area Cgil ed ex Pci), di cui la precedente gestione aveva ridimensionato le funzioni; ed ha riaperto le assunzioni per altri 30, verosimilmente con lo stesso criterio con cui sono stati scelti quelli esistenti. Spulciando i titoli di questi ultimi, risulta la presenza di un solo laureato in economia, mentre tutti gli altri provengono dalle facoltà universitarie di lettere e scienze politiche e quindi appartengono alla categoria degli intellettuali da caffè tipici della sinistra italiana.
Su queste basi culturali, è affidata a costoro la responsabilità di contro-firmare e cogestire progetti tecnici per strutture da 5-15-30 milioni di euro nei paesi in via di sviluppo. E sono proprio questi gli esperti che hanno messo sotto accusa per puro odio politico l’ospedale realizzato nel Darfur dall’agenzia IMG prescelta dal governo di centro-destra. Con gli stessi criteri la Sentinelli ha istituito una specie di tavolo di controllo politico sulle consulenze esterne della cooperazione. Ne ha soppresso 50 su 75 ereditate dal centro-destra azzerando interi uffici e ne ha assegnate 40 nuove nell’ambito della cosiddetta Convenzione Formez (formazione lavoro).
Segno inequivocabile, secondo voci interne, che è stato raggiunto un qualche accordo molto vantaggioso con questa struttura di elevato interesse politico (5 milioni di euro all’anno assegnati dalla DGCS). Un mese dopo i nuovi accordi con Cgil-Cisl-Uil i vertici diplomatici hanno dovuto dedicare un colloquio anche ai sindacati di minoranza, FLP Farnesina RdB e UGL, che hanno inutilmente protestato per le nuove assunzioni e consulenze.

APPUNTAMENTO IN BANCA AD ADDIS ABEBA

Il terzo cesto della restaurazione targata Sentinelli per il reintegro e il potenziamento del potere degli esperti è un massiccio rifinanziamento delle ben retribuite e molto richieste missioni all’estero. La stragrande maggioranza delle delibere della direzione generale dal luglio a marzo sono state dedicate agli stanziamenti per le cosiddette UTL, ovvero unità tecniche locali nei Paesi di cooperazione. Un piccolo esempio: per la sola Etiopia il “fondo esperti in loco” è stato appesantito con un assegno di 1.817.000 euro: un accredito di valuta fresca in una banca etiopica per pagare stipendi e benefit agli esperti che se ne andranno a trascorrere un annetto all’Hilton di Adis Abeba.
Ragionerie varie, tesoro e fisco non hanno alcun potere di controllo sulla destinazione finale di questi fondi. Questi incarichi vengono assegnati con bandi di concorso che vengono regolarmente vinti da chi si prevede che li vincerà.

UNA RESTAURAZIONE DA 130 MILIONI DI EURO
VOLANO I TAPPI DI SPUMANTE IN CERTE AGENZIE DELL’ONU:
RITORNANO I QUATTRINI ITALIANI

Roma 26 Aprile (La Velina Azzurra) –

Ma il potere degli esperti della Farnesina è collegato soprattutto al volano degli aiuti multilaterali.
Il precedente governo di centro-destra aveva bloccato i finanziamenti italiani ai grossi organismi internazionali, per lo più agenzie dell’Onu, che rifiutano di presentare rendiconti. Si era preferito destinare le risorse alle organizzazioni internazionali più piccole e trasparenti. L’allora sottosegretario Alfredo Mantica aveva denunciato la natura del problema con una frase assai eloquente per chi voglia capire: “C’è un mondo di consulenti e professionisti che gravitano intorno al ministero degli esteri e che hanno tutto l’interesse a mantenere buoni rapporti con le Nazioni Unite”. Una vera e propria denuncia. Un chiaro riferimento alle cordate di amici e parenti che orbitano attorno agli esperti di Via Contarini e che tutti insieme costituiscono la formidabile lobby della cooperazione italiana. Infatti per costoro, con l’arrivo della viceministra Sentinelli, l’incubo è finito. L’esponente di Rifondazione Comunista ha ripristinato lo status quo, come la Velina Azzurra aveva già anticipato nel suo numero 3 del 19 gennaio scorso. Con una raffica di “contributi volontari” il Comitato direzionale del 15 marzo ha rifinanziato tutti gli enti proibiti, per complessivi 130 milioni di euro che andranno verso destinazioni insondabili. Al solito UNPD dell’Onu, caldamente raccomandato dall’esperto degli esperti Luciano Carrino, è stata riservata la voce più grossa, 17 milioni di euro, con un aumento di 2 milioni, che -secondo indiscrezioni- avrebbe ottenuto l’appoggio dall’ambasciatore all’ONU Spatafora. A ruota segue l’OIL (o ILO) ovvero l’Organizzazione internazionale sul lavoro con sede centrale a Ginevra.
Che cos’è? E’ la centrale internazionale dei sindacati italiani ed esteri, la cupola mafiosa del loro potere nel mondo e contemporaneamente un carrozzone di viaggi, carriere, poltrone e ovviamente consulenze a valanga. La Farnesina gli regalerà la bellezza di 14 milioni di euro, nel nome degli aiuti allo sviluppo dei popoli bisognosi.
Se sospettate che qualcuno pensa di ricavarne grassi ritorni e probabile che abbiate ragione. Analogamente sontuosi e indecifrabili sono gli altri contributi volontari decisi dal terzetto Sentinelli-Carrino-Negrotto davanti all’indifferenza del duetto diplomatico Economides-Morabito. La somma di 15 milioni di euro andata all’UN-DESA dovrebbe coprire la selezione e la formazione di 40 giovani funzionari internazionali (Junior professional office) al costo terrificante di 375 mila ciascuno. Il recente scandalo di consulenze avvenuto in questa agenzia non ha indotto la Farnesina a una certa prudenza. Frattanto il tradizionale e sempre imperscrutabile finanziamento all’UNICEF è passato da 9 a 12 milioni di euro. Intanto il Consiglio di Sicurezza dell’Onu ha dato i natali a fine 2006 un misterioso Peace Building Fund, al quale l’Italia consegnerà 2 milioni di euro per “costruire la pace” in zone del pianeta dove è passata la guerra. La legge 49 sulla cooperazione dice che possono essere finanziati solo gli organismi internazionali è non è chiaro se questo “fondo” lo è. Un altro milioncino di euro, su raccomandazione del vicedirettore Giuseppe Morabito, è andato all’IDLO, che si occupa di esportare il diritto nel mondo. E quattro milioni verranno ingoiati dall’IILA, Istituto italo-latino americano, che sta molto a cuore al sottosegretario Donato Di Santo ex presidente della disastrata Ong Movimondo, protetta da Massimo D’Alema.
Sarà interessante vedere come saranno spesi. Per inciso, Movimondo non ha ancora consegnato il rendiconto per i finanziamenti ricevuti dalla Farnesina attraverso l’IMG (i termini sono scaduti il 31 dicembre scorso). Ma tra le varie ispezioni ordinate la nuova direzione generale ha evitato di mettere il naso proprio nelle cose del ministro e del sottosegretario, esponendosi essa stessa alle inevitabili conseguenze di legge. Con la loro sapienza gestionale gli esperti guideranno anche una raffica di progetti di cooperazione approvati dai comitati direzionali di febbraio e marzo.
Chi voglia scorrere l’elenco troverebbe tra le iniziative a dono 168 mila e di euro elargiti per organizzare il 17mo festival del cinema africano d’Asia e America Latina: soldi forse poco utili a sfamare i diseredati di quei continenti ma richiesti ogni anno con petulanza da una Ong che si chiama COE e bocciati prima dal ministro Frattini e poi dal ministro Fini. La gestione rossa della Farnesina ha cambiato idea. Volando anche più alto l’elenco dei progetti sottoscritti dalla Sentinelli prevede la spesa di 258 mila euro pari a mezzo miliardo di vecchie lire per “assicurare l’istruzione elementare a tutti i bambini e le bambine del mondo”.   La stampa ordinaria e la tv martellano i lettori di pseudo notizie, li sommergono, li lasciano esausti. Iper-informazione significa disinformazione. Questa valanga di detriti e spazzatura ha uno scopo preciso: occupare i cervelli, saturare la capacità critica, impedire i processi del libero pensiero sostituendoli con verità sommarie preconfezionate dai poteri.

Claudio Lanti

 

   Torino 30 Aprile 2018

   A distanza di tutti questi anni, ci si augurava che qualcosa in Italia potesse essere cambiato.
Si pensava che dopo “Mani pulite” fosse esplosa la voglia di chiarezza, di onestà,
di amor di patria, di rettitudine, di trasparenza, invece non è cambiato niente,
anzi la situazione generale è peggiorata e Italietta Infetta non è nata a caso.
Basta leggere gli articoli che vengono pubblicati con regolarità
e che cesseranno solo se ………….., che resta pura illusione.

Max Tumolo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *