Inchieste

Fra Beppe Gaido, Chaaria Hospital

LA SAGA DEI FALSI VOLONTARI E CORRIERI DI MALINDI

MESSAGGIO DI FRA BEPPE GAUDIO,
DIRETTORE DEL CHAARIA HOSPITAL

 

Quando ho iniziato a volgere i miei occhi su Malindi pensavo di scrivere solo un paio di articoli sul rapimento di Silvia Romano, ma da quel momento mi sono reso conto che in realtà stavo scoperchiando il vaso di Pandora, riversando un ciclone di aria infetta che avrebbe travolto in breve tempo un’intera città, un’intera area e due popolazioni: quella degli italiani trasferiti ad abbronzarsi come lucertole al sole e quella della comunità locale sommersa da italiani, bravi e meno bravi, buoni e meno buoni, come si trattasse di una colonizzazione di ultima generazione.

Fare il sunto delle precedenti puntate non è esattamente un esercizio facile che quindi lascio alla pazienza e all’interesse di chi volesse approfondire la saga a partire dall’editoriale 20 del 30 Novembre pubblicato su Italietta Infetta, quello subito successivo al rapimento di Silvia Costanza Romano, la volontaria di una pseudo onlus di Fano che risponde al nome di Africa Milele.

Dov’è Silvia a quasi 3 mesi dal rapimento nessuno lo sa; non ci sono notizie a parte un polverone sollevato nei primi giorni successivi al suo rapimento, quando tutti ebbero l’impressione che la polizia locale stesse mettendo a ferro e fuoco l’intera Rift Valley, arrestando indiscriminatamente e probabilmente anche torturando qualunque sospetto. Voci non confermate parlano anche di alcuni fermati, forse 4, che sarebbero rimasti uccisi durante gli interrogatori.

Oggi di Silvia non se ne parla più, ma nel frattempo sono emerse altre storie aberranti. Si è scoperto ad esempio che Africa Milelerilasciava dichiarazioni a falsi volontari e corrieri per trasportare valigie di 23 kg contenenti di tutto e di più, in particolare medicinali anche scaduti, vicini alla scadenza o inutilizzati, dai turisti che giungevano dall’Italia, i quali provvedevano a svuotare di scatole inutili le cassette di medicinali delle proprie abitazioni.

La “farmacista” preposta alla distribuzione di questo ed altro giunto dall’Italia in quelle valigie, che poi ripartivano con gadget da rivendere in Italia per finanziare una ludoteca da 690,00 € e poco altro di Africa Milele, era la Signora Tiziana Beltrami, in realtà Mariangela Beltrami, prima compare, poi compagna ed infine consorte di Roberto Ciavolella, entrambi promoter finanziari, “promotori” sicuramente  ma di una truffa di 6 milioni di €, e imputati in un processo a Latina per 2,3 milioni di € di frode fiscale ai danni dello Stato.

Questa breve introduzione è necessaria per spiegare come in questo gioco sia stato coinvolto Fra Beppe Gaudio, dell’Ordine dei Fratelli Cottolenghini di Torino, di professione chirurgo oltre che religioso, e Direttore dell’Ospedale di Chaaria, che conduce da solo indefessamente da decenni.

Nell’immaginario collettivo molti abitanti di Malindi si erano convinti che Fra Beppe fosse coinvolto nel commercio di medicinali scaduti, così mi sono permesso di contattarlo per informarlo di quanto stava accadendo a Malindi, allegando anche i link ai 4 articoli finora pubblicati da Italietta Infetta.

Questa la mail di precisazioni dello scorso 7 febbraio 2019, che lo stesso Fra Beppe Gaudio mi ha autorizzato a pubblicare ovunque lo avessi ritenuto opportuno.

“Egregio Sig. Massimo Tumolo,
Ho letto con animo sconvolto gli articoli inoltratimi. Non ho parole. In effetti molte medicine ricevute dal “Ponte Solidale” erano scadute ed io naturalmente le ho scartate e buttate secondo le linee guida del Kenya. Pensavo alla solita mentalità che a volte ha la gente di donare anche le cose scadute. Ho preferito tenere i pochi fili non scaduti e buttare via il resto, senza pormi altre domande.
Da una parte, in cuor mio pensavo che fosse uno spreco mandare cose che poi io butto via, dall’altro non volevo scoraggiare il buon cuore della gente.
Ovviamente nel nostro ospedale MAI E POI MAI USIAMO FARMACI SCADUTI. Sempre verifichiamo tutte le donazioni e scartiamo quello che è scaduto.
La ringrazio molto per avermi informato di tutto questo mondo di cui mai avrei potuto immaginare l’esistenza. Noi siamo una missione cattolica e viviamo in gran parte sulle donazioni. Ora mi ha aperto gli occhi.
Ho già comunicato con Tiziana Beltrami e le ho detto di interrompere ogni raccolta per il “Ponte solidale” a favore di Chaaria e di non citarci più sul suo profilo facebook.
Sono molto scosso da tutto quello che ho letto e sinceramente non ne sapevo nulla.
La ringrazio ancora e prendo ovviamente le dovute misure per troncare immediatamente ogni nostro coinvolgimento,
Grazie ancora.”

Fratel Beppe Gaido

In un successivo accorato messaggio dell’11 Febbraio 2019, in un tono più confidenziale grazie ad una reciproca stima acquisita da entrambi, Fra Beppe ha voluto aggiungere alcune precisazioni a chi può aver erroneamente pensato che ci fosse un link fra lui e il Karen Blixen Bar di Malindi.

“Carissimo Massimo,
molte volte nella mia vita sono stato attaccato e non mi sorprende che qualcuno metta in dubbio la mia onestà. La realtà dei fatti rimane che io non sapevo nulla delle cose che con sgomento ho letto sui tuoi articoli, ed anche ora ne sono profondamente scosso.
Sono disponibile a scrivere anche un comunicato ufficiale, se serve. Vorrei anche dire che Chaaria dista più di 1000 km da Malindi e che io a Malindi ci sono stato una volta sola molti anni fa, e ancora prima di entrare in contatto con Tiziana. Ci sono andato con i mezzi pubblici da Mombasa dove avevo preso 5 gg di ferie. Sono andato a visitare il monumento a Vasco de Gama, la chiesetta dei primi portoghesi, e poi ho ripreso i mezzi pubblici verso Mombasa. Non conoscevo nessuno ai tempi.
Tiziana io non l’ho mai vista. Siamo entrati in relazione non ricordo neanche più bene quando, e inizialmente solo perchè io potevo operare delle persone che loro conoscevano a prezzi dieci volte inferiori a quelli degli altri ospedali.
Poi è venuta l’idea del ponte solidale: io ricevo donazioni da moltissimi e naturalmente ho detto di si. Ero sorpreso dalla quantità di farmaci scaduti, ma lo attribuivo non ad uno smercio, quanto piuttosto ad una certa superficialità di tanta brava gente in Italia che pensa che in Africa va tutto bene. Pensa che in passato abbiamo ricevuto da altri donatori defribillatori vecchi come mio nonno e sprovvisti di placche, abbiamo ricevuto letti con le ruote per l’ospedale, ma con 3 ruote soltanto. Quando ero al Cottolengo a Torino, quanta gente donava scarpe così vecchie e puzzolenti che poi noi dovevamo buttare via, o abiti logori ed impresentabili.
Quindi certo che vedevo le medicine scadute e le buttavo via; certamente mi sembrava uno spreco, ma non le ho mai usate e non ero certamente connivente. Mi limitavo a pensare che forse la carità bisognerebbe farla in modo più intelligente.
Io poi spendo la mia vita da Domenica a Domenica, di notte e di giorno in sala operatoria. I malati sono la mia ragion d’essere e non farei mai loro alcunchè che possa danneggiarli.
Anche della altre vicende giudiziarie di cui ho letto, io non ero assolutamente al corrente.
Ti ringrazio di cuore per la stima e per la bontà che leggo nelle tue mail. Grazie per la stima nei confronti del nostro lavoro. Sentiti libero di pubblicare queste mie dovunque desideri, speranmdo che i detrattori credano nella mia onestà.
Con grande stima per il tuo coraggio, ti saluto caramente e torno in sala per un cesareo urgente.”

Fra Beppe Gaido

Personalmente non ho alcun dubbio sulla buona fede di Fra Beppe. Io stesso ho lavorato in diversi progetti sanitari dove i medici trascorrevano l’intera giornata in corsia, al pronto soccorso, ma spesso solo in sala operatoria. Ho visto spesso colleghi trascorrere giornate intere senza mangiare o senza riposare. Una mia collega in Congo ci ha lasciato la vita a causa di un virus di Marburg, più devastante di Ebola, con il 97% di mortalità. A lei, Maria Bonino, devo la mia vita e quella di mia moglie e mio figlio quando ci ha avvisato di fuggire prima di essere contagiati, scappando nella giungla dell’Angola con una vecchia Fiat Ritmo sgangherata.

Credo ciecamente a Fra Beppe perchè ho vissuto quello che vive lui giornalmente, meritando il profondo rispetto di tutta la comunità locale e italiana che vive in Kenya. Sono anche sicuro che di ogni aiuto lui ne avrà bisogno e sarà bene accetto, ma forse varrebbe la pena interpellarlo prima di donare qualsiasi cosa.

Ieri ho visto pubblicare in un gruppo in Kenya su Facebook uno stupido post con qualcuno che preparava 3 scatole di medicine, forse anche inutili e forse anche pericolose se non conservate nella giusta maniera, con una precisazione ancora più stupida precisando che non si trattava di medicinali scaduti, come se si intendesse inviare un messaggio a chi aveva sollevato il caso della distribuzione di farmaci. Costoro o chi per essi dovrebbero prima di tutto imparare che l’Africa non è una pattumiera dove ci si disfa delle cose che non si usano più.

Forse a Fra Beppe servirebbe denaro per pagare il personale, forse con il denaro potrebbe essere lui stesso ad importare ciò che ha bisogno e non perdere tempo a selezionare cosa deve buttare e cosa deve tenere. In situazioni come la sua non si ha molto tempo da perdere in selezioni con il rischio di rubare tempo prezioso alla sala operatoria.

La solidarietà è una cosa seria che troppi oggi affrontano nella maniera sbagliata e troppo superficiale. Se hanno istituito dei corsi universitari e master significa che c’è più bisogno di professionalità che non di solo cuore. E non è più sufficiente svegliarsi al mattino e decidere di fare il volontario, portando immondizia o andando al mare a far giocare i bambini che da sempre giocano anche senza i bianchi colonizzatori del terzo millennio.

Non serve riflettere a lungo, ne diquisire e ne commentare sui vari social per capire che il mondo è cambiato, che a volte i silenzi sono più devastanti di tante parole e che spesso è meglio non fare niente per aiutare gli altri piuttosto che dannarsi l’anima per iniziative che invece risulterebbero dannose.

I giornali in Italia invece di scrivere tante banalità dovrebbero prodigarsi ad avvertire agenzie di viaggio e turisti, falsi volontari e giovani ingenui che si recano in Africa, e che spesso senza esperienza e le giuste competenze non solo si mette in pericolo la vita degli altri ma spesso anche la propria.

Con questo messaggio di Fra Beppe Gaido di sicuro non si concluderà la saga di Malindi che si arricchirà di nuovi capitoli che si prevede non saranno esattamente promozionali di un luogo noto come meta turistica ma che anzi da 3 mesi vive sotto le luci dei riflettori fino a quando non si avranno notizie di Silvia.

Per chi volesse saperne di più sull’Ospedale di Chaaria e quanto svolto da Fra Beppe, qui di seguito i riferimenti web

http://chaariahospital.blogspot.com
www.cottolengochaaria.org

                                                                                                    Max Tumolo

Una risposta

  1. Ho letto con rammarico e stupore. Non ho dubbi sulla buona fede di fr Beppe che personalmente ho conosciuto ed apprezzo. In generale chi opera in questo campo ha uno spirito di generosità e a maggior ragione l’ingenuità e l’apertura verso le donazioni e i volontari stessi. La vicenda fa molto riflettere su come ci sia una manipolazione da parte di altri e di come bisogna essere lungimiranti su associazioni miraggio anzi… Il fatto vergognoso della Romano è stato sviscerato solo nella suo finale lieto del ritorno a casa senza nulla sviscerare dei risvolti sottostanti.
    Il volontariato non è un’avventura concordo con l’impegno di formazione dell’associazione e su un certo filtro…

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