Inchieste Solidarietà

Malindi, terra di onlus e latitanti

MALINDI – TERRA DI ONLUS E …. DI LATITANTI

PARTE PRIMA

Tra poco più di un mese “Italietta Infetta” compirà un anno dalla sua nascita. Un anno trascorso a denunciare i virus che hanno invaso la penisola italica, culla di cultura e storia ma anche di malaffare e corruzione. Quasi un anno aspettando e sperando, invano, che qualcuno avesse il coraggio di presentare qualche denuncia. E pensare che di occasioni ne sono state offerte, e mica poche, ma probabilmente ciò che è stato pubblicato era difficilmente smentibile, tanto che il silenzio l’ha fatto da padrone. Per un caso fortuito però le due uniche “minacce” di denuncia, se così si possono chiamare, giungono entrambi da Malindi, ed entrambi a causa di un articolo sul rapimento di Silvia Romano, la volontaria di una pseudo onlus di Fano che non cito per non fare pubblicità gratuita, che però tutti conoscono molto bene ma non forse a sufficienza come meriterebbe.

Le due minacce ricevute sono entrambe meritevoli di essere prese nella giusta considerazione, tanto che ad ognuna di esse sarà dedicato un articolo in esclusiva. Ciò che lascia qualche dubbio sul contenuto delle minacce è che arrivano entrambi da “Malindi”, dove il prefisso “Mal” è ben più di un prefisso, che se il prefisso fosse stato “Ben”, staremmo parlando di “Benindi” che probabilmente sarebbe tutt’altra cosa.

Ordunque, una delle due minacce ricevute è stata inviata via Messenger. Più che minaccia, in realtà si è trattato di una specie di avviso bonario, sul modello della vecchia Equitalia, dove si evince, signorilmente, che non ci sarebbe stato alcun seguito di carattere giudiziario, e ne capiremo anche le ragioni. Peccato, un’altra occasione sfumata! Il contenuto della missiva, lo confesso, ha avuto un effetto travolgente sullo stato emotivo del destinatario, cioè del sottoscritto, ai limiti di una commozione pronta a sfociare in fiumi di lacrime, con il rischio di provocare una inondazione.

Il rischio catastrofe però, com’è facilmente immaginabile, non poteva essere conseguenza degli insulti elargiti a piene mani, quanto delle performance condite di giustificazioni pietose e di foto autocelebrative della mittente, la proprietaria del Karen Blixen Bar, Pizzeria, Restaurant, Cocktail Bar, Disco e chissà cos’altro, di Malindi, in Kenya, che oltre alle pizze è divenuta famosa pure per i voli con “tariffa cooperanti e volontari” offerti ad amici e turisti, in collaborazione con la onlus di cui sopra, della fedele amica della proprietaria, la “Sora Lella” di Fano.

Oltre ad un risparmio sul volo la tariffa agevolata avrebbe permesso di viaggiare con un  bagaglio in più di 23 Kg, non, come affermato dal sottoscritto, carico di mortadelle e parmigiano, bensì come sostenuto dalla proprietaria della pizzeria, di materiali ed aiuti per le sue numerose iniziative umanitarie, che senza il suo supporto, il Kenya sarebbe un paese del Terzo Mondo, mentre nella realtà, grazie proprio a lei e ad alcuni “compari e comparuzzi” almeno una parte del paese è stato trasformato in un paradiso in terra, sulle orme di Singapore.

Grazie alla pizzeria Karen Blixen, l’intero Kenya, secondo l’amica della “Sora Lella”, sarebbe uscito dalla miseria con tutti i malati curati, i bimbi educati e i grandi sfruttati. Chapeau! E chi potrebbe affermare il contrario dopo aver letto una missiva strappalacrime come quella indirizzata al sottoscritto, e dopo aver preso visione dei contenuti autocelebrativi dei numerosi profili facebook della pizzeria e della sua proprietaria.

A conferma che però il contenuto dei due articoli sul rapimento di Silvia e sui voli per falsi cooperanti e volontari non sia stato ben compreso nè dalla stessa “pizzaiuola”, come la chiamerebbe Berlusconi, nè dalle sue comari e amiche d’aia starnazzanti sul profilo facebook del Karen Blixen Bar Pizzeria e blablabla, ho ritenuto opportuno pubblicare il messaggio integrale ricevuto qualche giorno fa dalla stessa proprietaria, escludendo, per questioni di spazio e di opportunità, le foto autocelebrative, visibili direttamente sul suo profilo facebook.

Si prega i lettori di armarsi di almeno un pacchetto di fazzolettini di carta o tenersi vicino un secchio, utile al doppio scopo: raccolta di fluidi lacrimali o in alternativa di  rigetti gastrici.

“Carissimo Massimo Tumolo,
non so neanche io se ne valga la pena darle anche la più minima considerazione, se non come persona, almeno come blogger (categoria che definisco “iene del web”, animale spazzino della mia amata savana) scrivendole qui in privato. In tanti mi hanno nominato le parole “querela”, “diffamazione”, ecc….., riferendosi ai suoi post, ma più precisamente al video su YouTube del signor De Micheli, che chiamo “signore” solo per educazione. Non seguo il suo blog e non credo che lo farò mai, sta di fatto che non ho neanche il tempo materiale di andare a vedere che categoria di blogger lei sia, ovvero se di quelli corretti che di fronte a una presa di informazioni contraddittorie si mettano in condizione di rettifica a qualcosa che pubblicato si è rivelato falso e perseguibile, oppure fa parte della categoria iene, sciacalli dietro una tastiera. Mi lasci dire subito anche qualcosa in riferimento a Silvia, ovvero prego voi che avete più volte insultato una ragazza di 23 anni che ancora dopo più di un mese e mezzo si trova in mano a dei criminali, a non scrivere frasi tipo “SPERIAMO CHE SILVIA  TORNI A CASA”……”SIAMO TUTTI CON SILVIA”……ecc. (nota per chi non ne fosse informato, Silvia Romano è la volontaria rapita in Kenya) perché detto proprio da voi sa di “ipocrisia”, perché a voi di Silvia non interessa nulla; per voi Silvia è un nome che vi sta facendo avere migliaia di visualizzazioni e centinaia di like, che per me personalmente vi classificano non così tanto in fondo a quella lista dove al primo posto ci sono i rapitori, lasciando che le preghiere a Silvia giungano da chi veramente teme per la sua sorte e vorrebbe saperla in salvo e in famiglia…… ma torniamo a noi, e alla domanda che sto per porle. È lei un blogger che di fronte a un errore di notizia, data senza aver neanche fatto le dovute verifiche, si rimette in gioco e presenta smentita, che seppur minima cosa di fronte al danno di immagine recato ad un’attività commerciale, SAREBBE COSA DOVUTA dopo la 13ª spedizione ad un ospedale in Meru, testimoniata e documentata da foto e video, come d’altronde fatto dalla prima spedizione ad oggi? Le chiedo questo perché se lei fosse un blogger “corretto” come vorrebbe essere attraverso i suoi post, UNO CHE VUOLE SOLO DIRE LA VERITÀ…..mi dispiace perché in questo caso specifico ha sbagliato, ha preso un granchio grande come un grattacielo. Le scuse per le vostre insinuazioni, le sue e di De Micheli, non le dovete a noi, a me, perché sinceramente non ho considerato i vostri attacchi fin dal primo giorno, tanto che ho continuato a recuperare materiale donato e spedirlo alla Missione, anche il giorno della vigilia di Natale, mentre magari voi due eravate ad acquistare gli ultimi oggetti inutili a parenti e amici. Le scuse non le dovete neanche a tutti coloro che hanno contribuito a far arrivare a noi quanto è raccolto da altri, con il loro più profondo desiderio di donarlo a questa popolazione, perché questi “amici/conoscenti” o semplici contatti in Facebook lo hanno fatto con il cuore, cedendo i loro kg nel bagaglio, oppure acquistando un bagaglio in più, OPPURE RIUSCENDO AD OTTENERE NON GRATUITAMENTE E NON A PREZZI SCONTATISSIMI un volo “cooperante” (errore mio aver utilizzato questo termine per una tariffa di volo dedicata a persone che portano in altri paesi aiuti umanitari, infatti correttamente si chiama “tariffa umanitaria”) che a volte si è rivelato pari o più costoso di un volo di linea acquistato online, ma che per quel bagaglio in più ha fatto sì che venisse opzionato, perché quel bagaglio con dentro medicine, materiale chirurgico e abbigliamento (non salami, prosciutti e formaggi x una pizzeria di Malindi…..siete stati vergognosi, ma lasciamo stare), sarebbe costato anche 200 euro senza quella dicitura “tariffa umanitaria”. Le VOSTRE SCUSE le dovreste a tutti coloro che vi seguono, che vi hanno cliccato facendovi raggiungere numeri che lei tronfio evince in un post segnalatomi da un amico, perché quelle persone credono a tutto quello che voi dite e scrivete……in questo caso li avete ingannati e riempiti di cazzate. Le VOSTRE SCUSE le dovreste alla Missione di Chaaria che attraverso il ponte solidale hanno potuto destinare le loro risorse economiche ai poveri avendo un grande supporto da noi con medicine, fili da sutura, garze, guanti, mascherine x incubatrici, siringhe, e tanto materiale chirurgico ospedaliero. Le VOSTRE SCUSE le dovreste a tutti coloro che si adoperano per aiutare, sostenere, questo popolo di questo pezzo di Africa……chi a distanza e chi in loco. Le VOSTRE SCUSE le dovreste alla popolazione di cui tanto vi riempite le vostre bocche e i vostri profili ma di cui non sapete nulla. E adesso mi perdoni ma devo tornare al lavoro e ai miei due appuntamenti della giornata a favore degli “aiuti umanitari a casa loro”, ovvero – la consegna di un kit medico da me preparato ieri per un bimbo di solo 1 anno e mezzo che vive a Garsen, incontrato da un mio amico che è in quei luoghi per cercare la nostra Silvia. Un bimbo ustionato da acqua bollente sul 60% del suo minuscolo corpo, che ha ricevuto le cure qui in ospedale dopo che ho insistito che affrontassero il lungo viaggio per essere curato in una struttura adeguata, ma che è già a casa, nel bush, privo di materiale adatto per le sue cure, ma che oggi riceverà; l’incontro con la piccola Eva di 8 anni e la sua famiglia per programmare il suo viaggio alla Missione di Chaaria il 25 febbraio prossimo per essere operata alle sue gambe e alle braccia. Mi scusi non volevo dilungarmi ancora troppo e non vorrei mai annoiarla con quanto accade qui giornalmente, anzi la ringrazio per il tempo che mi ha dedicato e le auguro una buona giornata davanti al suo pc. Quasi dimenticavo….IO SONO SILVIA!”

Questa è la recente missiva ricevuta da Tiziana Baltrami, proprietaria della Pizzeria, Bar Ristorante e blablabla Karen Blixen di Malindi. Ora, gentilmente, se non avete utilizzato nè fazzolettini nè secchio, e se avete il cuore come un bidone della spazzatura, famosa frase pronunciata da Buffon all’arbitro della ennesima finale di Champions League persa dalla Juventus contro il Real Madrid, mettetevi comodi, perchè oltre alla mia risposta di rito, volutamente breve e non esauriente, c’è qualcosa d’altro da leggere, un pò meno commovente di tutta questa “Malindi cry story” 
Ed ecco la mia breve risposta:

 

“Bene, Signora Tiziana, non sono riuscito a leggere tutto ciò che ha scritto, a parte gli insulti e le autocelebrazioni. Ma prima di tutto devo chiamarla Tiziana o Mariangela? Guardi, credo che lei abbia proprio sbagliato interlocutore; sulla mia home page ho ben specificato che non accetto donazioni nè pubblicità, non mi frega niente dei like e dei followers. Io scrivo perchè ho molto di più da dire di lei e di qualsiasi altro, e denuncio i millantatori, i truffatori e gli incantatori di serpenti. Matteo De Micheli di Informal TV  traduce in video alcuni dei miei articoli e non è assolutamente responsabile dei contenuti dei quali ne risponde solo ed esclusivamente chi le scrive. Se qualcuno le ha consigliato di denunciarmi lo faccia pure, la prego, se vuole le do una mano a stilare la denuncia, perchè ciò che aspetto è trovarmi davanti ad un PM, un GIP, GUP o chi diavolo esso sia. Silvia? La lasci stare, lei pensi a fare le pizze, che ai giovani sprovveduti, che nessuno ha insultato perchè i responsabili non sono loro ma chi ce li ha mandati all’avventura, è meglio che ci pensino altri. Io sono un esperto di cooperazione internazionale e di onlus, o almeno lo sono stato per decenni, ho girato mezzo mondo e le garantisco che da un confronto con il sottoscritto lei ne uscirebbe con le ossa rotte. Lei si sbaglia, io non sono ne una iena ne uno sciacallo da tastiera ma un leone disposto a sbranare chiunque. E forse dovrebbe provare a leggere i contenuti dei miei articoli prima di lanciarsi in performance che le si possono ritorcere contro, a lei e alle sue amichette. Guardi Mariangela, si dà il caso che io abbia girato talmente tanto il mondo, e non solo Malindi, da aver visto quanto basta perchè persone come lei e tutti quelli che vogliono aiutare gli altri senza averne le competenze è meglio che si dedichino ad altro, ad esempio a fare le pizze, perchè chi vuole fare le cose serie le sa fare e non le fa di sicuro nel modo come l’avete fatto voi. Non si preoccupi delle poche attenzioni che le rivolgo ora, perchè a Malindi dedicherò un intero articolo dove prevedo davvero pochi onori. Per inciso io spero che Silvia ritorni presto perchè personalmente non ho vissuto niente di simile direttamente ma sono stato in luoghi dove ho visto anche di molto peggio.”

 

Questa è stata la mia breve risposta, ma non potevo andare oltre altrimenti che gusto c’era? Avrei scoperto le mie carte mettendo la “pizzaiuola” in allerta, e poi le avevo promesso un articolo in esclusiva ed eccoci qui.  Ebbene, in primis, so per esperienza che fare bene il ristoratore è un lavoro che non lascia spazio a molte altre iniziative, quindi che la “pizzaiuola” abbia il tempo per preparare un kit sanitario, in pizzeria, per un bimbo malato a chilometri di distanza significa che forse la pizzeria di lavoro non è che ne abbia così tanto, oppure può darsi che la proprietaria dedichi tutti questi sforzi alla solidarietà perchè ha molte pene da espiare, e nonostante tutto ciò gli avanza ancora tempo per gestire quanti profili facebook? Bohh, Karen Blixen Malindi, Karen Blixen Kenia, Karen Blixen Bar & Restaurant, Tiziana Beltrami e via di questo passo tanto che anche la stessa Karen Blixen sono sicuro che si stia rivoltando nella tomba per averle infangato nome e opere. E poi ma come, mezzo mondo sta cercando Silvia ai confini con la Somalia che adesso spuntano anche amici della pizzeria che da soli si addentrano nella savana alla ricerca di cosa? Dell’arca perduta?

Ma la domanda che sorge spontanea da porre alla signora pizzaiuola è:
“Ma il kit che sta preparando si tratta di un kit ai 4 formaggi o un calzone?”. 

 

Da quanto emerge sembra davvero che la signora Tiziana non abbia ancora capito che una pizzeria che offre voli a “tariffe umanitarie” oltre ad essere alquanto anomalo, è meritevole di denuncia di frode da parte della compagnie aeree. Ma questo l’avevo già scritto! Una pizzeria, di scontato può offrire una pizza 4 stagioni e una birra, o soda, come appare nelle locandine dello stesso profilo facebook del Karen Blixen, ma non voli umanitari, a meno che non sia una onlus, e abbiamo visto che non lo è perchè le dichiarazioni di “falso volontariato” le faceva la “Sora Lella” di Africa Milele, sua amica.

Ma quello che lascia più perplessi leggendo il contenuto del profilo facebook del “Karen Blixen”, sembra che tutti gli interventi umanitari della contea di Kilifi (dove ha sede Malindi) ruotino intorno alla pizzeria. Sembra che tutte le onlus di Malindi, gli ospedali, non sono citate scuole e asili ma immaginiamo che siano inclusi, portino tutto alla pizzeria che provvederà a distribuire gli aiuti. Una specie di “HUB della solidarietà” che non si era mai visto prima d’ora e che potrebbe essere anche un’idea originale e funzionale, a condizione che si tratti almeno di una onlus o di una ONG, ma non di una pizzeria. Un’intera popolazione di una Contea del Kenya che vive e prolifera grazie al contenuto delle valigie da 23 kg che i turisti consegnano alla pizzeria sembra un pò inverosimile.

A Malindi sembra infatti ci siano almeno 27 onlus italiane o forse più, e una marea di italiani, che se solo fossero intelligenti si metterebbero d’accordo e importerebbero un container alla settimana con mortadelle, vino, assorbenti per bambini e per donne che aspettavano solo le turiste italiane, amiche della pizzeria, per ricevere stracci da lavare e riciclare per i cicli mestruali. Come abbiano fatto le donne del luogo per secoli prima che nascesse la Pizzeria Karen Blixen resta un bel dilemma.

La realtà è che oggi il Kenya è un paese con circa cinquanta milioni di abitanti, e oltre un milione, solo nella Contea di Malindi (Kilifi), devono la loro salvezza alle valigie che giungono alla pizzeria. Addirittura fili di sutura, che in Kenya sono introvabili, siringhe, e chissà cos’altro.

Il Kenya, doveroso ricordarlo, è uno dei paesi più sviluppati dell’Africa, anche se nelle aree rurali ci sono i poveri come ci sono in tutto il resto dell’Africa nera e bianca e anche in Sicilia. Nairobi è una capitale moderna, con quasi cinque milioni di abitanti, dove si trova TUTTO. La comunità internazionale è numerosissima, anche perchè il Kenya ha rapporti di vicinato con paesi in estrema crisi come la Somalia e il Sud Sudan e per questa ragione a Nairobi hanno sede tutte le maggiori organizzazioni internazionali incluse agenzie delle Nazioni Unite, dell’Unione Europea, Banca Mondiale, e via dicendo. A Nairobi, la capitale, ha sede il Ministero della Sanità che è supportato direttamente da WHO, che in italiano è noto come OMS, l’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Il Ministero, per quanto possa essere corrotto, ha radici “british” ed è gestito in maniera aglosassone, molto burocratica, dove le cartacce e le leggi non mancano affatto. Il Ministero della salute pertanto ha il totale controllo sulla gestione sanitaria del paese, è in possesso di normative e protocolli di gestione di ospedali, anche stranieri, distribuzione di farmaci, scadenze, catena del freddo, conservazione. Le organizzazioni internazionali che si occupano di sanità in Kenya sono talmente grandi, numerose e organizzate che alla Pizzeria di Malindi ci possono anche andare a mangiare una pizza ma non a farsi fornire il filo da sutura. Per esempio? Catholic Relief Service, Medecin sans frontiere, International Rescue Committee, Care, World Vision, la stessa AMREF e potremmo continuare per altre 10 pagine. Quindi mi sembra che quello che afferma la signora Tiziangela, così la chiameremo per non sbagliarci, sia un pò fuori luogo, e se fosse anche vero che si interessa di distribuire materiale sanitario DOVREBBE SMETTERLA IMMEDIATAMENTE, perchè un ospedale che usa materiale privo di certificati di provenienza e senza garanzie di buona conservazione non può essere definito un ospedale ma un’anticamera della “morgue”.

Tutti gli ospedali, pubblici e privati in tutta l’Africa preparano ordini consistenti di materiale utile per mesi e fanno arrivare i farmaci facendo contratti di forniture o con gare d’appalto con i maggiori fornitori di farmaci disponibili in discreta quantità in Africa; in primis dalla olandese IDA che è superorganizzata e che spedisce in grandi quantità in tutto il continente, ma anche da società minori con sede in Sudafrica, che offrono materiali a prezzi molto vantaggiosi, non solo di farmaci ma anche di accessori, che tanto arrivano tutti dalla Cina o dall’India.

Il materiale che arriva negli ospedali spesso arriva con containers, o per via aerea, ed è imballato per affrontare gli sbalzi di temperatura. Che garanzia di buona conservazione viene assicurato al materiale sanitario trasportato in valigia? Le garze? Le aspirine? I cerotti? In Africa hanno costi ridicoli. Un ospedale che usa materiale di dubbia provenienza è un ospedale di dubbia gestione, mi perdonino all’Ospedale di Chaaria, se è vero che come fornitore principale non usano la IDA ma la Pizzeria Karen Blixen.

Un ospedale così gestito non può essere meglio di quei posti sanitari dislocati nella savana, dentro a capanne fatiscenti, dove per fare il test della malaria usano lo stesso pungidito per mille persone, trasmettendo virus e malattie. Le foto dei farmaci raccolti, pubblicate sui numerosi profili della pizzeria o della stessa Tiziangela, mostrano un mucchio di scatole di farmaci come si trattasse di una raccolta di farmaci scaduti e pronti per il macero, stoccati in scatole di cartone spedite via cosa? Potrebbero benissimo essere farmaci destinati ai numerosi anziani italiani che vivono a Malidi, potrebbero persino essere venduti a farmacie, ma nessun dubbio su quanto afferma la Tiziangela, solo che è comunque anomalo che una pizzeria si occupi di distribuzione di farmaci. Chissà cosa ne penserebbe l’associazione di farmacisti italiani al proposito, che proverò a contattare prossimamente per avere un’opinione in merito.

La pizzeria sul suo profilo facebook pubblica anche annunci con foto di farmaci per AIDS necessari ad una bimba, che secondo Tiziangela, un turista italiano qualsiasi può andare in farmacia, in Italia, a comprarlo per poi portarlo a Malindi, oppure che medici, magari anche collusi, prescrivano farmaci a carico del servizio sanitario nazionale italiano che invece finiscono poi alla pizzeria di Malindi, dove la proprietaria, che dev’essere anche un esperto sanitario, provvederà a preparare la posologia da somministrare al paziente, magari utilizzando la tavola per stendere la pasta per la pizza e dosando gli ingredienti nella giusta quantità come si farebbe con l’origano per una pizza alla marinara.

“Tiziangela, ci dica, non è che per caso il suo forno viene usato anche per le cremazioni? Per favore Tiziangela lasci stare tutta la sua falsa e forzata bontà, non scriva stupidaggini come quelle che ha scritto. Lei non ha nessuna onlus e non potrebbe neanche averla. Trafficare medicinali potrebbe essere pericoloso per chi assume i farmaci ed è un crimine se chi li manipola non è autorizzato, non ha un’azienda, ne onlus e neanche una farmacia. La smetta anche di proclamare slogan alla moda come “Quasi dimenticavo….IO SONO SILVIA!”, e magari lei sarebbe pure Charlie Hebdo e Giulio Regeni e chissà chi altri.  Lei è solo una pizzaiuola inventata, anzi più precisamente LEI NON E’ NEMMENO TIZIANA BENSI’ MARIANGELA BELTRAMI, COSI’ COM’E’ NOTA ALLA GIUSTIZIA ITALIANA.” Se tutte le sue amiche starnazzanti invece di razzolare nel pollaio facessero una ricerca su Mariangela Beltrami e Roberto Ciavolella, scoprirebbero ben altro che non i voli a tariffa cooperanti e la valigia da 23 Kg e i farmaci scaduti o meno che siano, a meno che tutte le amichette non siano colluse con lei con il rischio di un’accusa di “favoreggiamento”. 

“Vede Tiziangela, una persona intelligente, e latitante, dovrebbe starsene in silenzio e nell’anonimato, ma lei ha la sfacciataggine di esporsi in prima persona, prendendosi beffa di chi avete frodato, lei e suo marito, e facendosi sberleffi perfino della stessa Giustizia che ha rinviato l’ultima udienza del 2018 per mancata notifica dell’udienza a suo marito.” 

Ora, forse sarebbe opportuno che il Giudice spiegasse alla comunità italiana come sia possibile notificare ad un latitante la comunicazione di un’udienza, ma questo è un problema che riguarda le modalità di gestione della Giustizia italiana che come sappiamo avrebbe bisogno di una bella e sostanziale riforma.

“Ho citato latitante, mi perdoni, intendevo che la mancata notifica a suo marito è avvenuta per irreperibilità, che a mio giudizio è comunque sinonimo di latitanza, presumendo che lo sarete ancora a lungo, entrambi, nella speranza che prima o poi tutto vada in prescrizione”. 

Dio non lo voglia e ci si augura che non lo voglia neanche il Giudice.

Ciò che non si spiega è come mai in molti processi se l’imputato non si presenta viene condannato in contumacia, mentre in questo caso si rimanda un’udienza per irreperibilità di una coppia che cani e porci sanno dove si trovano, che sfacciatamente pubblicano notizie su facebook e sul loro sito web e che si spacciano pure per salvatori del mondo meritandosi il paradiso, mentre ironia della sorte, solo la Giustizia italiana non sa dove siano!

Su Google appare anche che le gesta del Ciavolella hanno varcato le frontiere della penisola italica giungendo fino in Kenya, dove il soggetto citato sembra abbia avuto anche lì problemi con la giustizia. Se si tratta di un altro tentativo di frode poco importa, il giudice ha rigettato il suo ricorso incluse le accuse mosse alla polizia locale di un presunto tentativo di “bribes”, di richiesta di mazzette.

“Chissà se lei, Tiziangela, offrirebbe un volo con tariffa umanitaria a tutti quelli che avete frodato, chiedendo anche a loro di portare magari una valigia in più da 23 Kg con tanto filo di sutura che servirebbe più a voi che alla comunità locale, e sarebbe curioso di vedere se tutti i vostri creditori si sedessero in blocco nel dehor della pizzeria, in compagnia dell’elefante, e ordinassero una bella “Pizza all’arrabbiata”. Chi gli porterebbe poi il conto? Lei o suo marito?”

Il Kenya ha adottato un protocollo di intenti con l’Italia per l’estradizione di latitanti, ed infatti sono già diversi coloro che sono stati arrestati proprio a Malindi, compreso il proprietario della vicina discoteca della Pizzeria, il Pata Pata. E’ inutile elencare le gesta del peggio di Malindi, sul web sono facilmente reperibili nomi e gesta di una bella quantità di persone arrestate ed oggetto di estradizione. Gente malsana che convive con tanta altra brava gente che vive laggiù da tempo, con  i molti anziani che tentano di trascorrere la vecchiaia, seppure poi alcuni risultino fondatori di onlus fondate ad hoc, che espongono tutti le stesse immagini circondati da bambini neri, mentre altri che si spacciano come membri di onlus che non sono tali ma agiscono come fossero tali.

“Vede Tiziangela, lei e suo marito non credo siate i migliori esemplari di persone che si possono permettere di scrivere quello che ha scritto lei nella sua missiva. Lei non trasmette affatto un messaggio di bontà e solidarietà, bensì sta comunicando al mondo intero che in Italia basta fare una frode, scappare  all’estero con il denaro e aprirsi un’attività, PER RESTARE IMPUNITI. L’avevo avvertita che si sarebbe trovata di fronte ad un leone. Ed ora per cortesia mi denunci pure, ma dovrà venire in Italia a depositare la denuncia, magari rischiando l’arresto, oppure si potrebbe affidare agli stessi avvocati che vi stanno difendendo contro i risparmiatori che avete ridotto sul lastrico. E ricordi alle sue amiche, quelle oche giulive che starnazzano sul suo profio facebook, e al resto del pollame della sua combriccola, che il pollame prima o poi finisce in pentola, o in un forno, e che invece di farsi portare valigie in Kenya sarebbe utile che siate lei e suo marito a portare valigie di denaro a chi avete frodato e vi costituiste alla Giustizia italiana perchè faccia giustizia, cosa che hanno già dimenticato da tempo di fare. Poi sarà quella “Divina” a stabilire quante valigie da 23 Kg ancora fossero necessarie per espiare la vostra pena, ma per quella umana lei e tutti coloro come lei meritano un lungo periodo al fresco, ben lontano dal caldo tropicale di Malindi.”

“Mi saluti Malindi, Tiziangela, e se la goda fino a quando potrà, ma non scriva stupidaggini su Silvia; cancelli tutti i post che la riguardano e che lei ha pubblicato sui suoi numerosi profili, anzi si renda conto, lei e le sue amiche, che il sistema di falsa umanità che avete messo in piedi è la vera causa dell’odio e rancore che continuerà sempre a dividere i neri dai bianchi, lo sfarzo ostentato derivante da illeciti mostrato a povera gente che viene sfruttata regolarmente che non aveva bisogno di gente come lei, e che grazie all’invidia e alla rabbia provocata in popolazioni povere e inermi potreste anche aver iniettato un germe insanabile pronto a sfociare in reazioni imprevedibilli, come quelle che probabilmente hanno indotto anche i rapitori di Silvia a fare stupidaggini come quella di rapire una ragazzina di 23 anni piena di sogni e illusioni che la segneranno per tutta la vita.” 

Saluti da Italietta Infetta e da tutti coloro che ancora si indignano della sfrontatezza di persone immorali che pretendono di fare la morale ad altri.

Max Tumolo

3 risposte

  1. Bravo bravissimo.
    Mi sono commosso.
    Complimenti!!

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