Politica

Perché abolire l’8 per mille

“PERCHE’ ABOLIRE L’8 x MILLE” 

Un altro anno se n’è andato e uno nuovo è arrivato, cosa è cambiato? Ebbè Signori nel 2019 avremo il Governo del cambiamento, con un bilancio nuovo di zecca appena approvato, preludio di un anno scoppiettante. E siccome si parla di Governo di cambiamento, ci si immagina che qualcosa debba cambiare in uno Stato dove in realtà tutto è da cambiare, anche nei più remoti anfratti dei codici civili e penali, negli sgabuzzini dei Ministeri, e nelle tasche degli italiani. E Italietta Infetta, che conterà anche come il due di picche ma che incomincia a farsi sentire ed avere un seguito, ecco che propone una delle grandi riforme che vanno fatte in un paese che per decenni ha vissuto  e basato le proprie sorti sul “clientelismo”.

Sappiamo bene che quando in Italia si toccano gli interessi di una categoria scoppia il pandemonio; è successo con i camionisti, i tassisti, i pensionati, gli operai, gli impiegati pubblici, di recente anche i giornalisti si sono ribellati in previsione dell’eliminazione dei contributi all’editoria, e potremmo continuare all’infinito, perchè ogni volta, di qualsiasi lobby si tratti, le reazioni sono sempre le stesse. La Francia però, tanto odiata dagli italiani e viceversa, fa scuola, iniziando dal 1968 fino a giorni più recenti con i gilet gialli che stanno alzando la voce contro Macron e rischiano anche di farsi sentire. Da noi invece, per buona sorte che sono pochi gli italiani che li usano in auto altrimenti chissà come finirebbe, a parte i parcheggiatori abusivi che li indossano per farsi riconoscere.

Ma per spirito di emulazione, sulle orme del 1968, ecco che Gianluigi Paragone, ex giornalista e senatore 5 stelle, evoca i gilet gialliesortando gli italiani a fare altrettanto, e nel frattempo abbiamo visto apparire i gilet azzurri di Forza italia, mentre siamo in attesa di vedere le nostre strade invase dai gilet rosa che si occuperanno dei postumi de “l’utero è mio e me lo gestisco io” seguiti daigilet neri per i diritti degli immigrati clandestini e non, che però essendo già neri di per sè, si noteranno ben  poco. Perfino i Rom si sono ribellati quando hanno saputo che si distribuivano 35,00 € al giorno per l’accoglienza agli immigrati giunti via mare e a loro che da sempre sono disoccupati via terra invece niente; per i Rom, e per forza di cose, la scelta del colore dei loro gilet sarebbe ricaduta su quelli sporchi o zozzosi, che dir si voglia. e senza alcuna vena ironica o discriminatoria, ma solo per la loro cronica mancanza di accesso all’acqua. Poverini!!!

Ora proviamo ad immaginare come la prenderanno le onlus se si propone di togliergli l’osso dalla bocca, quell’osso chiamato 5 x mille di cui si parlerà nel prossimo editoriale, e se alle confessioni religiose si prospettasse l’abolizione, abrogazione, eliminazione, chiamatela come volete, ma il riferimento è alla cancellazione dell”8 per mille, argomento di questo editoriale.

Chiariamo, l’abolizione di questo provvedimento legislativo non è affatto una provocazone gratuita ma è un atto dovuto che pone le sue basi su fondamenta serie e indiscutibili: “L’ITALIA E’ L’UNICO PAESE AL MONDO DOVE IL DENARO DEI CONTRIBUENTI CONTINUA DA DECENNI AD ESSERE DISTRIBUITO COME CARAMELLE” e siccome in questi giorni di tormentata vita politica sono tornati in auge argomenti quali il quorum sui referendum abrogativi e propositivi, c’è da aspettarsi che qualcuno prima o poi solleverà la questione; e nel caso che nessuno ci pensi, ecco che sarà Italietta Infetta a farsene carico, portando all’attenzione dell’opinione pubblica un argomento che non è affatto banale, ma basilare per un paese condotto da una coalizione politica che si definisce appunto “Governo del cambiamento”, di un paese che è sul baratro di un collasso sociale ed economico, e siccome ci sarebbe ben poco da discutere sulla questione, forse basterebbe esclamare “e così sia”, o più semplicemente “amen”, visto che si parla di un contributo destinato alle confessioni religiose.

Intanto è doveroso un breve cenno sulla storia dell’8 x mille, indirizzato a coloro che non ne sono granchè informati, e che sono la maggior parte degli italiani.

Ebbene, nel 1984 venne raggiunto un accordo tra il Governo Craxi e la Chiesa, nel quale si dichiarava sostanzialmente la laicità dello Stato, sostituendo i Patti Lateranensi del 1929 sottoscritti da Benito Mussolini, dove da un lato si dichiarava quella cattolica come una religione di Stato riassunta nello slogan “libera Chiesa in libero Stato” mentre dall’altra si assumevano impegni nei confronti di essa che includevano i pagamenti del personale, l’insegnamento a scuola della religione cattolica, una serie di rimborsi per i danni finanziari subìti dalla Chiesa alla fine del potere temporale, sia durante le precedenti leggi che con l’annessione al Regno d’Italia, oltre ad altri accordi di carattere prettamente e prevalentemente finanziario.

In occasione della firma dei Patti Lateranensi del 1929 prese vita lo Stato di “Città del Vaticano” come sappiamo tuttora esistente. Chi volesse approfondire l’argomento di come erano regolati i rapporti tra Chiesa e Stato prima e dopo il 1929 e di come sarebbero cambiati dopo il 1984, sul web sono reperibili sufficienti informazioni.

Nel 1984 l’allora Presidente del Consiglio, Bettino Craxi stipulò, quindi, un nuovo accordo con la Chiesa sostituendo tutti quelli precedenti, ed istituendo l’8 x mille che consisteva nella possibilità offerta al contribuente di destinare parte delle proprie tasse alla Chiesa Cattolica.

Se dapprima fu solo la Chiesa Cattolica ad usufruire di questo accordo, le successive leggi, a partire dal 1985 ampliarono la facoltà anche ad altre confessioni religiose di aver accesso al contributo, com’era giusto che fosse.

L’accesso al contributo era consentito a tutte le confessioni religiose che seguendo una procedura stabilita, venivano autorizzate dal Parlamento e inserite nella lista dei beneficiari.

Oggi le religioni che usufruiscono dell’8 x mille sono 12, ad eccezione della “Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli ultimi giorni”più noti come “mormoni” che ne sono rimasti esclusi per propria scelta, mentre alla Congregazione Cristiana dei Testimoni di Geova, fu rifiutato il riconoscimento nonostante fossero stati presi accordi precedenti.

Per una inspiegabile quanto fantomatica decisione anche lo Stato fu inserito nella lista dei beneficiari dell’8 x mille. Inspiegabile quanto incomprensibile alle persone comuni, se si pensa che comunque tutte le tasse pagate dai contribuenti erano già destinate allo Stato e quindi non vi era alcun bisogno, come vedremo, che il contribuente indicasse anche i settori di spesa su cui indirizzare le proprie scelte.

Ma vediamo l’elenco dei beneficiari di questa originale e singolare forma di distribuzione di caramelle:

1 – Stato
2 – Chiesa cattolica
3 – Chiesa cristiana avventista del settimo giorno
4 – Assemblee di Dio in Italia
5 – Unione delle Chiese metodiste e valdesi
6 – Chiesa evangelica luterana in Italia
7 – Sacra arcidiocesi ortodossa ed Esarcato per l’Europa meridionale
8 – Chiesa apostolica in Italia
9 – Unione cristiana evangelica battista d’Italia
10 – Unione induista italiana
11 – Unione buddhista italiana
12 – Istituto buddista italiano Soka Gakkai
13 – Unione delle comunità ebraiche italiane.

La distribuzione di caramelle al momento non include le confessioni islamiche, frastagliate e divise in vari gruppi, e non organizzate ne configurate come una unica confessione religiosa, ma c’è da contare che nel momento in cui anche l’Islam avrà trovato accordi interni e con la sempre più crescente presenza di musulmani integrati in Italia, un’altra fetta di denaro destinata alle tasse debba giustamente essere distribuita anche a loro e alle altre innumerevoli confessioni in attesa di riconoscimento.

Ora a noi, miseri umani, nati in uno Stato dove ci hanno insegnato fin da piccoli che la Chiesa millenaria ha governato per  lungo tempo da sola e quando i tempi sono cambiati è riuscita a governare anche i governi da cui dovevano essere autonomi, alcune delle religioni in elenco appaiono strane e sconosciute, ma se esistono è evidente che abbiano dei fedeli, e se i loro fedeli decidono di destinare l’8 x mille, ad esempio all’Istituto Soka Gakkai, è giusto, come direbbero i cattolici di romana chiesa che “così sia” o più semplicemente anche in questo caso “amen”. Poi che qualcuno conosca questo ente o meno ha poca importanza, se è stato autorizzato è giusto che abbia il diritto di partecipare alla spartizione dei pani e dei pesci o delle caramelle a seconda dei punti di vista.

Ora, quando Craxi concluse l’accordo nel 1984, sottoscrisse il trattato, emise il decreto  legge o qualsiasi altro diavolo di marchingegno adottò per stringere accordi, non poteva immaginare le dimensioni che avrebbe assunto tale provvedimento, tanto che quando fu adottato si parlava di una distribuzione di poco più di 300 milioni di lire, mentre oggi, se è pur vero che il  numero dei contribuenti sia in calo è anche vero che nel 2014 fu la stessa Corte dei Conti a dichiarare la contraddizione di uno Stato proteso alla riduzione della spesa pubblica che però, grazie all’8 x mille, consentiva un aumento considerevole della ripartizione delle risorse alle confessioni religiose, con particolare riferimento alla Chiesa cattolica, naturalmente, che tutti gli anni continua a ricevere importi a nove zeri o ad essa molto vicino. Nove zeri per chi non l’abbia inteso si tratta di “miliardi”.

L’anomalia o l’inghippo, che dir si voglia di questo provvedimento, sta nel fatto che anche l’8 x mille del contribuente che non ha espresso la scelta della destinazione, e dei pensionati ai quali non è concesso esprimere scelte, viene comunque destinato nel  calderone del gettito totale, e per questa ragione ciò che ai tempi di Craxi e Cirino Pomicino non era prevedibile, oggi si presenta come una distribuzione di importi di notevole rilevanza.

I dati qui di seguito citati, riferiti solo alle ripartizioni degli ultimi anni, sono stati reperiti su Wikipedia, ma non sono molto discordanti da quanto risultante sullo stesso sito dell’Agenzia delle Entrate; in entrambi i casi parliamo di cifre da capogiro:

2008 – 1.379.355.366 (€ un miliardo trecentosettantanove milioni, trecentocinquantacinquemila,
trecentosessantasei) tradotto in lettere per evitare errori di interpretazioni con zeri e decimali.
2009 – 1.275.366.145
2010 – 1.278.668.007
2011 – 1.245.253.247
2012 – 1.257.577.721
2013 – 1.246.452.327
2014 – 1.230.348.167

Questi sono gli importi totali riconosciuti ufficialmente che poi sono stati ripartiti in percentuale tra le varie confessioni sopra elencate. L’ultima ripartizione si ferma al 2014, l’ultima in ordine di tempo, riconosciuta nel 2018.

Come avviene la distribuzione è per lo più sconosciuta alla maggior parte dei contribuenti e vale la pena provare a citarne le dinamiche per dovere di chiarezza.

Il calcolo della ripartizione non si svolge come la maggior parte dei contribuenti pensa: il contribuente che destina l’8 x mille delle sue tasse, colui che ad esempio paga € 1.000,00 di tasse e destina l’8 x mille alla Chiesa cattolica, si aspetta che a questa vadano € 8,00 mentre in realtà non è così.

Se il calcolo da un lato dovrebbe tenere conto del PIL e della aliquote IRPEF dall’altro si è pensato, italian style, ad una ripartizione più equa per evitare che coloro con i redditi maggiori destinassero maggiori risorse ad una confessione religiosa piuttosto che ad un’altra. Così il meccanismo studiato dagli eterni burocrati della nostra Italietta Infetta ha stabilito che il gettito totale finisca in un contenitore, dove poi mediante un calcolo che include il numero delle firme dei contribuenti e l’importo medio risultante da tutto il gettito fiscale venga distribuito a tutte le confessioni religiose in funzione, appunto, delle firme apposte negli appositi riquadri e dalla percentuale risultante.  Più chiaramente, come sopra citato, anche chi non ha espresso alcuna scelta in realtà destina il suo 8 x mille nel calderone, ma non lo sa.

Il numero delle scelte dei contribuenti, secondo i dati degli ultimi anni, risulta inferiore al 45% di media dei contribuenti totale, con picchi superiori al 55% intorno agli anni ’90 fino al 37-38% degli anni 2000, ma questi dati sono ininfluenti perchè come abbiamo visto tutto il gettito partecipa alla ripartizione.

Questo equo sistema di distribuzione ha finito per avvantaggiare un pò tutti, soprattutto le confessioni minori che seppure con minori “scelte” si sono trovate a beneficiare di importi notevolmente maggiori. E questo meccanismo nella realtà non ha fatto altro che ingolosire altre confessioni religiose minori, con la possibilità insperata di accedere ad importi impensabili rispetto al proprio seguito di fedeli, tant’è che il numero delle richieste di ammissione che continuano a pervenire al Parlamento, sono in netto aumento, si presume e senza alcun margine di errore, proprio grazie a questo meccanismo.

Definire anomalo questo accorgimento è forse incorretto, mentre induce a pensare alle solite forme di clientelismo, e ad un contributo attivo di CAF e commercialisti, fatto sta che questa distribuzione così regolamentata continua ad esistere nonostante siano stati fatti diversi tentativi per eliminarla incluse indagini statistiche condotte agli inizi del 2000 dove risultava che oltre il 70% dei contribuenti interpellati era favorevole alla sua abolizione.

L’altra anomalia che si riscontra nella distribuzione di questa quota è che una parte sia destinata allo stesso Stato, che a sua volta lascia la facoltà al contribuente di destinarla ad una attività piuttosto che ad un altra; ad esempio si può scegliere di destinarla alla gestione dei beni culturali o all’ambiente o ad altri settori di spesa pubblica ben individuati, ma nella realtà poi si è sempre trovato il modo di attingere dai fondi dell’8 x mille destinati allo Stato per interventi di emergenza, ad esempio in caso di catastrofi, o per le missioni umanitarie nei paesi in crisi, o in missioni militari di pace, disattendendo così le scelta dello stesso contribuente che li aveva destinati per altri fini. Come dire, tanto valeva non perdere nemmeno tempo a fare i conteggi!!!

Anche nella legge di bilancio 2019, pochi lo sanno perchè non è stato citato da nessun giornalaio, il 50% dell’8 x mille destinato allo Stato è stato spostato su altri interventi. Mi spiego meglio: la quota destinata alla Stato è stata dimezzata probabilmente per essere usata per il reddito di cittadinanza o per altre spese ritenute più importanti di quelle scelte dai contribuenti, come potrebbe essere ad esempio il crollo del ponte di Genova. E anche in questo caso è confermata la tesi che tanto valeva neanche perdere tempo a fare i calcoli.

Una della prerogative per cui è stata istitutita questa distribuzione di caramelle includeva l’obbligo, a tutti i beneficiari, di una gestione indirizzata a finalità ben espresse e dichiarate, ma nella realtà come sempre accade in Italia, gli enti beneficiari possono spenderli come meglio credono, tanto non c’è nessuno che si occupa di fare controlli.

Nel caso invece di quanto devoluto allo Stato l’anomalia consiste proprio nella forma di Governo che in quanto “democrazia rappresentativa” il popolo già demanda la facoltà della gestione dei tributi al Governo al fine di offrire servizi e contribuire alle spese correnti dello Stato, senza che gli venga imboccato come ad un poppante che cosa ne devono fare del contenuto del biberon.

Questo meccanismo, cosa che nessuno cita, oltre agli importi devoluti ai beneficiari comporta una serie di meccanismi burocratici che non sono affatto quantificabili in termini di risorse impiegate e di costi sostenuti, ma si presume senza ombra di dubbio che anche in questo caso il personale sia stato rigorosamente selezionato per competenze e perchè no, anche e soprattutto tra gli amici degli amici. Ricordiamo che l’Agenzia delle Entrate, notizie di pochi anni orsono, ha provveduto all’assunzione di un notevole numero di funzionari di Equitalia senza che sia mai stato fatto alcun concorso pubblico, e senza nemmeno citare le promozioni di funzionari amici degli amici senza neanche i titoli per ricoprire ruoli di responsabilità.

Nella realtà quindi l’8 x mille potrebbe benissimo costare anche il 2-3-4-5 x mille in più ma non lo sapremo mai; sfido chiunque a leggere 2-3.000 pagine di bilancio di previsione stilato da esperti burocrati messi lì dai governi precedenti, soprattutto quelli degli anni precedenti a quello corrente, dove apparivano anche contributi alle ristrutturazioni dei cimiteri di italiani in Argentina e migliaia di altre stupidaggini simili come potrebbe essere la lucidatura dei caschi delle tartarughe nane di Bagnocavallo. Che non esistono naturalmente, ma che si potrebbero anche inventare!

Inoltre tenendo conto che i contributi vengono devoluti con 4 anni di ritardo (nel 2018 come abbiamo visto sono stati devoluti gli importi del 2014) si presume che i conteggi richiedano molto impegno e che il personale impiegato sia ingente, numeroso, competente e selezionato, con qualche dubbio legittimo sulle ultime due peculiarità richieste al personale.

Insomma la distribuzione di caramelle ha continuato ad essere, fin dal dopo guerra, e con o senza piano Marshall, omesso o dichiarato, il vero obiettivo di tutti i governi passati, più propensi a favorire le categorie a loro vicine che non le esigenze della cittadinanza e del territorio, più consoni ad aumentare i consensi elettorali e ad alimentare una corruzione che via via con il tempo ha contagiato l’intero paese come un virus pandemico. Non c’è un solo ente pubblico, comune o frazione che in qualche modo non siano coinvolti in scandali. Ma per fortuna Renzi ha provveduto a inventarsi l’ANAC, di cui parleremo prossimamente, che senza Cantone & Co. chissà cosa sarebbe accaduto ai successori del Sacro Romano Impero, inventori della corruzione secolare per eccellenza.

Ma se già di per sè tutto ciò sarebbe sufficiente per proporre l’abolizione dell’8 x mille, anche alla luce delle recenti discussioni sui referendum abrogativi e propositivi, c’è un altro fattore che viene trascurato, volutamente o meno, e che incide ancora di più sulla distribuzione di caramelle:

“I FEDELI DI QUALSIASI CONFESSIONE RELIGIOSA HANNO 365 GIORNI ALL’ANNO PER FARE DONAZIONI ALLE PROPRIE “CHIESE” E DETRARRE GLI IMPORTI DALLE PROPRIE DENUNCE DEI REDDITI”, e questo senza dimenticare gli sms solidali, le raccolte fondi per le ragioni più varie, i lasciti testamentari, le questue e senza contare che tutte le confessioni religiose possiedono con assoluta certezza anche una serie di onlus che gli permette di accedere anche al 5 xmille.

L’8 PER MILLE PERTANTO VA ABOLITO, E SUBITO
, perchè Roma ha bisogno che si coprano le voragini, perchè il reddito di cittadinanza, o l’indennità di disoccupazione sia gestito dai diretti interessati e non da cooperative e associazioni che si inventano gestori di accoglienza e di vita o di morte di clochard e disgraziati di qualsiasi colore essi siano e si inventano contratti capestro con l’unico scopo di sfruttare la manodopera, anch’essa di qualsiasi colore essa sia.

Abolire l’8 per mille significa un risparmio di poco meno di due miliardi contando le spese per il personale di Stato, quasi 3 se includiamo anche il 5 per mille di cui parleremo nel prossimo editoriale.

Certamente saranno poi necessari interventi e sgravi a supporto delle innumerevoli proprietà soprattutto della Chiesa cattolica, delle strutture adibite ad attività di beneficienza, case di cura, isituti scolastici ed educativi, di formazione professionale, di accoglienza vera o falsa che sia. In questi casi sarà più che doverosa una riduzione delle tassazioni IMU, IRAP, IRES, e di tutti gli altri provvedimenti che da decenni i vari governi si sono inventati per mettere le mani nelle tasche dei cittadini e anche degli stessi enti che da un lato usufruivano delle devoluzioni e dall’altro subivano prelievi indiscriminati.

Il Governo del cambiamento, fino a quando gli permetteranno di esistere, avrà solo oneri e nessun onore, ma se si pretende di risanare il bilancio dello Stato serve il coraggio di prendere decisioni impopolari che tocchino gli interessi di tutte le categorie, di tutte le lobby, di mafie e consorzi, di cooperative e associazioni, di ordini professionali e sindacati, di magistrati e politici.

Che questo Governo litighi pure per la TAV o la TAP, che si scannino pure per 4 disgraziati di migranti abbandonati in mare pur di spostare le attenzioni dai veri problemi del paese; che si prendano gli insulti dei giornalai e degli alcolizzati dell’Unione Europea, che siano provocati anche dai loro stessi membri, come quel De Falco più simile ad una quaglia che non ad un nobile volatile, che si facciano pure l’opposizione da soli ed in effetti è l’unico Governo che si ricordi che si fa opposizione da solo che tanto l’opposizione, quella vera, non esiste più, MA CHE NON SMETTANO MAI DI PENSARE ALLA GENTE, senza demagogia, senza le filosofiche teorie di quel Cacciari cacciato dalla sua stessa Venezia e dal suo partito, e del “qui cade giù tutto” dogma di Libero delgrappologo Vittorio Feltri che da Luglio 2018 non ha saltato un solo giorno nel prevedere l’apocalisse del governo gialloverde o rossonero o nerazzurro e da un pò se la prende pure con i fannulloni e i terroni.

La democrazia è da sempre sinonimo di anarchia, e in democrazia, come in anarchia, a tutti è concesso parlare, anche di dire stupidaggini, intanto però mentre la gente blatera incominciamo ad abolire  l’8 x mille, che tanto se si andasse ad un referendum il risultato sarebbe scontato, mentre del 5 x mille ce ne occuperemo nel prossimo editoriale, e che non me ne vogliano le onlus, ma sarà un pò come il gioco delle freccette. A Feltri invece sottraetegli la grappa che gli sta facendo male al cervello e che con 180 mila € netti all’anno di pensione è meglio che ne usi un pò per andare a disintossicare lui e quelli che loro malgrado leggono le sue stupidaggini.

                                                                                                                       Max Tumolo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *