Inchieste

Vola in Kenya con gli sconti cooperanti di Africa Milele Tour

Il web come informazione

Oggigiorno il web è uno strumento che di fatto ha ucciso il giornalismo d’inchiesta. Non servono più i reporter, è solo denaro sprecato, anche alla luce della qualità dei servizi e articoli dedicati al rapimento di Silvia Romano di cui tutti hanno scritto di tutto, e di cui, come abbiamo visto nell’editoriale precedente, il n. 20 del 30 Novembre, molti hanno solo riportato strafalcioni, senza conoscere il settore e fornendo informazioni errate, a partire dalla differenza tra ONG e associazioni e a quella tra cooperanti e volontari.

Per riprendere l’argomento dell’editoriale precedente, è utile riportare il dato relativo alle visualizzazioni sui maggiori 3 canali: youtube (link su foto, oltre 25.000 visualizzazioni), facebook e Linkedin che ha superato ampiamente i 30.000 utenti (più vicini ai 35.000 considerando i contatti personali whatsup, mail e i followers del sito web di italiettainfetta.it).

Questi dati hanno il solo scopo di contare quante persone sono interessate ad un argomento che  continua ad essere sconosciuto.

E allora vediamo se con questo ulteriore articolo riusciamo a far ricredere anche i più ostinati assertori di una legalità che esiste solo sulla carta, includendo i buonisti veri e quelli falsi.

Innanzitutto, da parte del sottoscritto e a nome di molti di coloro che hanno letto l’articolo o visto il video su Informal Tv sul rapimento di Silvia Romano, vorrei rivolgere tutta la nostra solidarietà alla famiglia della ragazza, che ha il diritto di rivedere la propria figlia tornare a casa quanto prima, sana e salva, comprendendo anche l’immenso dolore che  riempie i lunghi silenzi in attesa di buone nuove.

A quei pochi alimentati da odio insulso, da rancori ingiustificati, o dai timori che il riscatto venga pagato a danno dei contribuenti, dico quello che ripeto in molti dei miei articoli: “la responsabilità non è di certo della ragazza ma di chi l’ha mandata in giro senza alcuna garanzia”. Certo, poi lei ci avrà messo anche del suo, ma non dimentichiamo che si tratta di una giovane, e alzi la mano chi da giovane non ha mai fatto sciocchezze; anche solo per questa ragione nessuno ha il diritto di ricoprirla di insulti, sovente di una volgarità disarmante.

Viaggiare non è più come un tempo 

Ma torniamo alle ragioni per cui ho ritenuto opportuno riparlare del rapimento di Silvia.

Alcuni giorni fa, mentre ero in un incontro con uno dei miei tanti avvocati, questi mi ha chiesto se poteva lasciare il mio contatto alla figlia di un suo collega che intendeva fare una esperienza di volontariato proprio in Kenya.

Alla mia domanda su quali fossero le sue competenze, l’avvocato mi ha risposto: “Nessuna, è una neo diplomata che vorrebbe fare qualcosa con i bambini”. 

Ora, se esprimessi qui ciò che penso sulla questione dei bambini africani, sono certo che sarebbero in molti a non lesinare insulti nei miei confronti, anche ingiustificati, mentre sono più che certo di incontrare i favori di molti altri.

A coloro che contesterebbero le mie dichiarazioni suggerisco vivamente di leggere alcuni dei miei articoli, visibili sul sito  www.italiettainfetta.it, e di valutarli dal lato positivo degli intenti: Evitare che anche ad altri accada ciò che è accaduto a Silvia e ad altri prima di lei “

Chi lo scrive è una persona che ha viaggiato per il mondo intero, o quasi, dapprima come avventuriero e poi come operatore umanitario, ed erano tempi in cui ci si poteva  trovare molto facilmente in situazioni di pericolo, in epoche in cui non si disponeva di telefono cellulare, dove i mezzi di comunicazione erano spesso improvvisati e possedere una carta di credito era una rarità riservata a pochi eletti. Cosicché non era affatto raro perdersi nella giungla amazzonica, trovarsi su una barchetta sbattuti da un violento mare in burrasca con il rischio di naufragare in luoghi da non fare invidia a Robinson Crusoe, restare senza denaro in Guyana francese o in Suriname o in Guayana, senza possibilità di farsi spedire denaro e senza Western Union, che all’epoca era pura fantascienza, o prendere aerei sgangherati che non si era nemmeno sicuri che potessero alzarsi in volo, o trovarsi a vivere con gli indios Waraos nel Delta Orinoco o con gli Yanomamis in Amazzonia, oppure bloccato su un’isola deserta del Venezuela.

Esperienze raccolte in un libro e con foto sbiadite scattate da una minuscola e rara Rollei, che pubblicherò appena le finanze me lo permetteranno. Ma erano altri tempi e se ne sono uscito vivo, rischiando la vita in numerose occasioni, è stato anche grazie a persone buone che mi hanno aiutato e che mi hanno trasmesso il senso della solidarietà, dell’amicizia, della lealtà, oltre ad una altissima dose di buona sorte che mi ha trasmesso la certezza che Qualcuno lassù c’è, solo che, come dice il Dalai Lama: “non è nei suoi disegni scendere sulla terra a mettere a posto i casini che fa l’uomo”.

Il mondo oggi non è più un posto così sicuro, soprattutto per chi non ha esperienza di vita, per chi non conosce le lingue e i luoghi, e per chi non sa nulla né di cooperazione né di volontariato. In passato, nelle missioni cattoliche ci potevano andare tutti, oggi anche le missioni cattoliche pretendono persone con competenze. Un tempo le piccole onlus, per iniziativa apprezzabile di qualche singolo generoso, aprivano scuoline, asili e orfanotrofi, spesso anche con il proprio denaro, nei posti più impensabili del pianeta, ma questo è il passato, remoto.

La solidarietà è cambiata

Oggi ci sono le Università che insegnano come cambiare un mondo che non cambierà mai; si spendono miliardi per portare aiuti o solo per far finta di aiutare i poveri, che, ricordiamolo, non sono solo in Africa ma anche in italia e in buona parte del mondo. Che l’Africa sia anche una destinazione esotica non ci sono dubbi, ma per tutti è doveroso tener presente un concetto che a molti sfugge: “i bambini africani non hanno bisogno che qualcuno parta da lontano per insegnare loro a giocare”; loro hanno giocato per secoli, anzi millenni, senza i bianchi, e quando i bianchi sono arrivati, spesso hanno fatto solo danni, a partire dallo schiavismo fino alle colonizzazioni. E questo da tempo è quello che personalmente definisco “la colonizzazione del terzo millennio”.

Mai dimenticare il passato degli africani, né  sottovalutare la poca stima che essi nutrono nei confronti dell’uomo bianco, anche di coloro che portano gli aiuti e che si sforzano di aiutare anche chi non gliel’aveva affatto chiesto.

Ai giovani come Silvia, mossi da tutte le migliori intenzioni di questo mondo, non dovrebbe essere permesso di andare in giro in maniera incontrollata, e i demagoghi del buonismo, dell’educazione allo sviluppo e a quelli che promuovono il servizio civile pagato con le noccioline, bisognerebbe prenderli a calci nel sedere, perché in realtà si tratta di un’altra forma di sfruttamento, come lo sono i contratti di tirocinio, i co.co.co. i co.co.pro e i co.co.dè, con i ragazzi che sgobbano e i datori di lavoro, onlus o chicchesia, che godono dei servizi, neanche pagati da loro ma dallo Stato o dalle Regioni. Progetti che, ricordiamolo, sono finanziati con denaro pubblico, con una parte che naturalmente si ferma a chi il progetto l’ha promosso ma utilizzando i servigi dei ragazzi. Molti di essi vengono usati per fare fotocopie nelle sedi delle associazioni per stage post master da decine di migliaia di euro, e molti altri, attratti dall’esotico, si spingono altrove, soprattutto in Africa. A fare cosa? Fermateli, fermatevi tutti!!!!!

Per i giovani che intendessero fare un’esperienza di volontariato dovrebbe essere chiaro che sono davvero poche le organizzazioni che offrono opportunità; basterebbe provare ad approcciare alcune delle multinazionali della solidarietà come Care, World Vision, International Rescue Committee, fino a molte altre che mi disgusta anche al solo pensare di citarle, che dei volontari che vogliono occuparsi di far giocare i bambini non se ne fanno niente, neanche impiegandoli a ripulire le latrine, ma che invece spesso li impiegano come Capo Progetto od Esperti di Cooperazione prima ancora che abbiano abbandonato il latte Mellin prima infanzia.

Volontariato e cooperazione

Per chi volesse fare esperienze mordi e fuggi, a titolo informativo, alcune associazioni ed ex ONG si erano inventate il “Turismo solidale”: ci si pagava il biglietto, la sistemazione, il cibo e si lavorava per un periodo limitato, a gratis. Con questa soluzione si aveva l’opportunità di andare in luoghi esotici, ma sicuri, completamente assistiti e non di sicuro da soli com’è accaduto a Silvia. Ma anche sul turismo solidale vedremo qualcosa in questo articolo che sarà di sicuro interesse.

Di fatto chi lavora nel settore sa bene dove si può andare e dove bisogna evitare. Forse Chakama sarà anche un luogo così affascinante, tropicale, esotico che ci si poteva anche andare per un paio di settimane a insegnare ai bambini a fare gli origami. Ma qualcuno ha mai ricordato a questi presunti “volontari” che anche senza origami i bambini di Chakama  e dintorni hanno sempre giocato comunque fin dai tempi di Lucy?

Kenya e Tanzania sono i luoghi più inflazionati di piccole onlus che tentano di fare qualcosa per aiutare le piccole comunità, altre sono in Sud America, ma oggi è innegabile che tutte queste piccole associazioni sono completamente slegate dalla realtà. Non è comprando quattro semi per coltivare un pezzo di terreno arido che si risolvono i problemi di questi paesi. Ci sono progetti milionari con esperti agrari ed economisti che già ci pensano, e magari molti sono inseriti anche in un programma generale concordato tra i Governi locali e le grandi istituzioni internazionali, con l’illusorio obiettivo di sviluppare un’area piuttosto che un’altra. Poi ci sono gli esempi del Governo italiano citato nell’editoriale n. 7, dove in Sudan la Cooperazione Italiana del Ministero degli Esteri (AICS) è riuscita a produrre 40 Kg di fagiolini al prezzo di € 75.800 al Kg, con il denaro dei contribuenti italiani.

Eppure il volontariato con i bambini sembra sia diventato un “MUST”, da decenni, fa figo e non impegna, anzi i bambini si sfruttano bene per raccogliere fondi per adozioni a distanza che non sapremo mai se giungano o meno a destinazione. Proviamo a pensare a quanti si occupano di adozioni a distanza UNICEF, SAVE THE CHILDREN, ACTIONAID, AMICI DEI BAMBINI e almeno altre 200-300.000 associazioni che con i miliardi che spendono, se facessero veramente quello che dicono non ci sarebbero più bambini poveri in tutto il mondo. E con questi molossi, che muovono miliari di dollari tutti gli anni, cosa può apportare l’impegno di una Africa Milele qualsiasi e di tante altre piccole realtà simili?

Non so, ma ho la sensazione che mentre il faccino del figlio dei Ferragnez sia oscurato per la privacy e il rispetto dell’infante, l faccini dei bambini neri malati e di quelli sorridenti niente affatto oscurati, serva più per colpire le coscienze e mettere mani al portafogli e ….. a farsi benedire la privacy.

Il profilo Facebook di Africa Milele così come quello di centinaia di migliaia di altre associazioni similari, sono invase dalle foto di bambini neri. Quelle di Africa Milele in realtà sembrano più foto segnaletiche, tutte uguali, con alle spalle un muro, a cui manca il cartello “wanted“. Bambini rigorosamente neri, in tutte le posizioni, difficili da distinguere se sono una decina ripresi in più posizioni o se sono migliaia, e impossibili da oscurare perchè sono già di per sé scuri a sufficienza. Cribbio, ma quei bimbi sono tutti di Chakama? Forse più che far giocare i bambini bisognerebbe distribuire preservativi agli adulti, aprire dei consultori familiari per insegnare che fare bambini non è uno sport e che se li fanno in quantità industriali, è chiaro che poi aumentano anche le onlus che invadono i loro territori per aiutarli, che lo vogliano o no. Sbaglierò, ma mi sembra un po’ il cane che si morde la coda. Non ne usciranno mai. Correggo, non ne usciremo mai, più!!!

Nei miei articoli ho ripetutamente citato ai non addetti ai lavori che nonostante da 40 anni il mondo degli sfigati sia invaso da ONG e onlus, non c’è un solo paese che sia uscito dallo stato di povertà, e questo nonostante siano spesi tutti gli anni miliardi di dollari. Chi contesta questa realtà è in assoluta malafede, ma siccome qui parliamo di altro, e finora questa è solo la premessa di un appello indirizzato soprattutto ai genitori: “Bloccate i vostri figli che vogliono salvare il mondo e insegnate loro ad accompagnare gli anziani a fare la spesa o anche solo ad attraversare la strada”. 

In un commento all’articolo n. 20, su Facebook, un signore affermava che non era d’accordo che la figlia partisse per fare volontariato proprio in Kenya, e nonostante abbia fatto l’impossibile per farle cambiare idea, lei è voluta partire lo stesso. In una replica, qualcuno precisava: “E gli è andata bene!”.

La verità è che ormai soprattutto nelle zone rurali dei paesi poveri invasi dai bianchi, la gente del luogo, soprattutto i neri d’Africa, abbiano ricevuto troppi input circa l’accoglienza riservata agli immigrati e caldeggiata incoscientemente da alcune parti politiche in italia e da quei parassiti delle Nazioni Unite che si sono pure inventati il Global Compact for migration a cui naturalmente hanno aderito tutte le nazioni che vogliono togliersi dai cosiddetti un pò di popolazione sfigata. E così, anche nelle aree rurali, dopo aver compreso che ci sono miliardi di dollari in ballo, si sono stancati di fare i poveri ma con dignità, e approfittano di qualsiasi opportunità, se è il caso anche trasformandosi in criminali.

Silvia rappresenta un esempio di come tutti i bianchi in realtà oggi costituiscano un obiettivo per far partecipare alla festa più africani possibile. Questo è il vero pericolo che oggi si corre anche in luoghi che fino a ieri potevano essere considerati sicuri.

Premessa un pò lunga, forse, ma doverosa perchè dalle visualizzazioni di oltre 30-35.000 persone e dai commenti emerge ancora tanta ignoranza sul terzo settore. E così, dopo aver visto l’intervista di Lilian Sora, la Presidente di Africa Milele, a Fano Tv reperibile su youtube (link su screenshot), ho deciso che c’era ancora qualcosa da chiarire, con questa donna che a stento trattiene il sorriso, grazie a tutta la pubblicità gratuita alla sua associazione da parte di giornali e TV nazionali e locali.

E così, anche grazie alla collaborazione di Matteo De Micheli di Informal TV e di alcuni nostri followers, abbiamo messo a ferro e fuoco il web e sono emerse informazioni interessanti.
Dal sito di Africa Milele, oggi oscurato ma reperito negli archivi del web, abbiamo  ottenuto informazioni interessanti che lasciamo giudicare a voi.


Certo il link, cliccando sulla foto, non è esattamente recente, ma significativo: niente bilanci, niente struttura associativa, niente statuto, progetti? Mah!!! forse qualche cosa avranno sicuramente fatto, dopo, visto che già prima della costituzione della associazione la Presidente era già stata a Malindi 7 volte e poi ci è andata pure in luna di miele. L’amore per Chakama è nato a Malindi, sicuramente, in spiaggia o chissà dove. E certo qualche progettino l’avranno anche fatto, infatti sul profilo facebook risultava una ludoteca nelle savana per la quale sono stati spesi € 630,00, grande opera che ha sicuramente risolto i problemi dei discendenti di Lucy.

Scandagliando la vecchia pagina di Africa Milele emergono i riferimenti anche a www.KaribuVillage.com

Il Karubu Village è (era) una onlus di Stresa, con sede legale a Milano e con Uffici a Malindi, che avrebbe dovuto trasformare Chakama  e i suoi 2.500 abitanti (ma non erano 18.000?) in un centro di eccellenza, con l’ambizioso obiettivo dichiarato di portare la comunità di Chakama alla completa autonomia in 5 anni a partire dal 2013. I 5 anni sono passati e del Karibu Village nessuna traccia,  soprattutto per il turismo  esotico, tanto che i riferimenti all’interno del sito non lasciano spazio a tante interpretazioni.

Il link per la pagina riservata ai volontari è visibile cliccando sulla foto. Niente di anomalo, per carità, ma anche in questo caso non si capiscono molte cose, a partire proprio dai bilanci non pubblicati. Per il resto sembra una organizzazione ben strutturata, anche se a 5 anni di distanza Chakama non sembra sia affatto cambiata, e di questa onlus non c’è più traccia, come non c’è traccia dei bambini adottati e di tutte le buone intenzioni citate sui link del sito.

Senza dubbio quello del Karibu Village poteva essere interpretato come turismo solidale, oppure chissà che in realtà non si trattasse di qualcosa più simile a “business solidale”. Non lo sapremo mai.  Tanto che a conferma che  qualcosa non va nella maniera di gestire questo modello di solidarietà “artigianale”, ecco, a seguire, il documento sicuramente più interessante pescato nel web, che non è citato nè nel sito di Africa Milele e neppure sul suo profilo Facebook.

E se qualcuno aveva dei dubbi su quanto scritto nel precedente articolo, è pregato di leggere attentamente il contenuto. A chi non l’ha capito la spiegazione dopo il comunicato.

Questo documento, come si nota, è stato pubblicato dalla più famosa pizzeria di Malindi, citata anche su Trip Advisor, che non è una onlus kenyota; e questo documento, che in realtà è un comunicato, è rivolto a chi? Volontari e cooperanti? Ebbene, io che mi ritengo ignorante in materia, mi sembra che sia rivolto a normali viaggiatori, turisti e villeggianti, che probabilmente conosceranno bene Malindi, che sono clienti o amici della Pizzeria-Bar-Ristorante-TourOperator KAREN BLIXEN, o habituè di Malindi come lo è stata Lilian Sora prima di inventarsi Africa Milele, dove a Malindi ci andava a mangiare la pizza quattro stagioni dalla sua amica Tiziana, e con il marito kenyano conosciuto tra una pizza e l’altra.(almeno a quanto riportava un commento di malelingue sul profilo Facebook di Africa Milele).  Il Karen Blixen Bar & Restaurant di Malindi, tappa obbligata per molti villeggianti prima di concludere la serata alla famosa Discoteca Pata Pata, frequentata da donnine facili che giungono da tutto il Kenya.Ebbene signori cari, scettici e critici, allocchi e creduloni, saccenti e ignoranti, se qualcuno aveva dei dubbi su come sono gestiti “alcuni”degli aiuti umanitari in giro per il mondo, credo che sia più che doveroso leggere e rileggere il contenuto di questo documento. Preciso, che quando mi riferisco ad “alcuni”, non intendo che tutte le onlus si muovano in questi termini, ma in questo caso qualcosa di anomalo c’è ed è innegabile.

Alcune interviste a “volontari” reperibili sul web affermano che hanno avuto esperienze non esattamente costruttive a Malindi con alcune onlus. E non abbiamo diffiicoltà a credere alle loro dichiarazioni.

Provando a chiedere, a chi non conosce il settore del volontariato, che cosa si interpreta di questo comunicato, è evidente che si tratta di una buona chance per ottenere uno sconto, viaggiando con la tariffa come cooperante o volontario, anche senza esserlo. Cooperanti e volontari di cui anche la Pizzeria e Africa Milele, oltre a tutti i giornalisti italiani e di RAI evidentemente non conoscono la differenza.

Da questo comunicato emerge chiaramente che Africa Milele collabora con la Pizzeria solo rilasciando la dichiarazione al viaggiatore, che come volontario ha diritto ad uno sconto e ad un bagaglio supplementare di 23 Kg che non sarà diretto a Chakama, nè a una onlus locale partner del progetto, MA CHE DOVRA’ ESSERE CONSEGNATO ALLA PIZZERIA!!!!    

Dal comunicato, Africa Milele appare come un partner passivo, a meno che la “Sora Lella”, la presidente di Africa Milele, non sia amica di Tiziana la “pizzaiuola” alla quale è possibile chiedere informazioni in privato (come riportato sul comunicato).

Poi non è importante se nei 23 Kg del bagaglio aggiuntivo consegnati alla Pizzeria ci siano body per i neonati, assorbenti, medicine, salami, parmigiano e chissà cos’altro.

BODY AI NEONATI AFRICANI? ASSORBENTI?”  Signori scusate, io ho girato un pò, solo un pò, l’Africa, e ho chiesto a tutti i miei colleghi che conoscono l’Africa in lungo e largo e ci sentiamo tutti un pò presi per i fondelli se qualcuno ci racconta di body, assorbenti e lattè Nestlè distribuito negli ospedali. Nessuno di noi che abbia girato per l’Africa intera ha mai visto un neonato di una zona rurale con un body. Forse nelle zone in cui l’inverno è più rigido si usano vestitini e cappellini di lana rigorosamente di provenienza cinese o sud-africana, ma per il resto bambini e donne usano stracci che lavano e riusano evitando di inquinare le foreste tropicali con assorbenti Lines seta ultra con le ali privi di autorizzazione a volare dell’ENAC e IATA.

Che cosa contengono i bagagli di 23 Kg in partenza e in arrivo da e per il Kenya non è importante. Ma perchè Africa Milele non fa cenno nel suo sito e nel profilo facebook della sua partnership con la pizzeria di Malindi?

Sul sito ora oscurato di Africa Milele c’era scritto che durante le vacanze estive 2018 sono partiti 23 volontari, si presume con 23 kg ciascuno destinati alla pizzeria, cioè circa 5 quintali di cosa? 500 Kg? Di assorbenti e body e medicine? Su signori, non è credibile. 500 Kg, sono una quantità enorme, proviamo a pensare a 23 bagagli da 23 kg, o forse 24 o 25 Kg, o forse anche con il contenuto aggiuntivo di parte degli altri bagagli. Difficile pensare che un turista o un volontario vada per un periodo limitato con tanto peso nei bagali, quindi in teoria i Kg destinati alla pizzeria potrebbero essere molti di più. E all’aeroporto internazionale di Mombasa o a quello di Malindi (che sarà una pista), come in tutti gli aeroporti africani, bastano 10 dollari di mancia per far passare ai controlli doganali anche un elefante senza che sia visto da nessuno.

Una cosa è certa, se le compagnie aeree non si scannassero tra di loro per avere un passeggero in più, il rischio sarebbe che la Ethiopian possa accusare di frode la onlus di Fano e pure la Pizzeria, che utilizzano la tariffa per falsi cooperanti e volontari per ottenere maggiori sconti e maggior peso. E chissà quante onlus usano lo stesso sistema per trasportare beni senza i necessari controlli doganali e senza fatture o documenti di trasporto.

Fermo restando la buona fede sul materiale trasportato.  

Quando mi riferisco ad una riforma del settore mi riferisco soprattutto alla mancanza seria di controlli, che dovrebbero essere le stesse ONG e onlus a sollecitare battendosi per una maggiore trasparenza per evitare che qualche furbastro infici “il buon nome di tutto il settore”, mentre il silenzio, si sa, a volte può essere inteso come una forma di complicità e con il silenzio tutto passa.

Con tutta la buona volontà, e senza malizia alcuna, ma credo che un documento del genere, scritto al singolare, senza nessun riferimento a volontari veri e cooperanti ma solo a viaggiatori lascia supporre molte cose di cui neanche mi oso ad entrare nel merito.

Cordiali saluti e auguri di Buon Natale a chi crede ancora a Cappuccetto Rosso e alla Fata Turchina, e Buon Natale soprattutto a Malindi, immaginando che quest’anno non giungeranno tanti bagagli da 23 Kg con la Ethiopian Airlines, ma che sarà direttamente Babbo Natale con la Air Lapponia a portare i body per i bimbi e il prosciutto di Parma per la Pizzeria.

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