Inchieste

Silvia Romano non è una cooperante

Che nonna Rosaria, che vive sull’Aspromonte da cento anni, non sappia la differenza tra ONG e associazione e tra volontario e cooperante è anche comprensibile, ma che non lo sappiano le grandi firme del giornalismo italiano non solo non è comprensibile ma è intollerabile. Segno che l’informazione oggi in realtà fa solo disinformazione.

In questi giorni è stato detto di tutto sul rapimento della ragazza in Kenya, a partire da Vittorio Feltri di “Libero” che tra un cicchetto di grappa e l’altra ha scritto poche cose giuste e tante stupidaggini, e sulla stessa linea si sono mossi Marco Travaglio su “Il Fatto Quotidiano”Alessandro Sallusti de “Il Giornale”Massimo Gramellini su “Il Corriere della sera”, senza dimenticare le strafalcionate de “La Stampa” e quelle di “Repubblica” che ha pure intervistato una infermiera di Emergency e una coppia di cooperanti del CUAMM che con la storia di Silvia c’entrano come il cavolo a merenda.

Forse Repubblica avrebbe dovuto spiegare che ai collaboratori di Emergency, rigorosamente solo se comunisti, è vietato avere contatti con la popolazione locale e vivono segregati nelle loro residenze dorate con massime misure di sicurezza, così come la coppia del CUAMM che lavorano e vivono normalmente in comunità, mai da soli e anch’essi sempre abbastanza protetti, ben pagati e con assicurazione garantita.

Questi sono i cooperanti, coloro che lavorano per organizzazioni, come dire ….organizzate, e sono pagati per svolgere un lavoro. Citazioni omesse dai soloni senza nessuna malafede, naturalmente, ma solo per mancanza di competenze e di informazioni che poi è proprio quello di cui si dovrebbero occupare.

Naturalmente nel caso di Silvia non potevano mancare firme di alto lignaggio come Giobbe Covatta, testimonial di AMREF e Claudio Marchisio, calciatore che di volontariato ne deve davvero sapere tanto, ma che è sicuramente sensibile, come lo sono 60 milioni di italiani, alle questioni di solidarietà, anche senza conoscenze dirette.

In realtà  non è ancora ben chiaro chi abbia omesso di intromettersi dicendo la sua senza sapere di cosa si stesse parlando, senza contare la quantità di idioti che si sono esibiti in insulti e improperi pubblicati sui “social” solo perché si è paventata l’ipotesi del pagamento di un riscatto con il denaro dei contribuenti, cosa che è sempre accaduto regolarmente in casi simili e che mai una sola volta i governi passati hanno confermato.

A parte Giobbe Covatta che ha citato, giustamente, che “fare volontariato fa più bene a chi lo fa rispetto a chi lo riceve”, sembra che queste grandi firme abbiano bisogno di un po’ di informazioni in materia, o forse basterebbe che uscissero dal loro orticello e leggessero qualcosa lontano dagli schemi e dalla loro “forma mentis”, quello che accade per esempio con gli articoli di “Italietta Infetta”, che non sono affatto banali e forniscono informazioni a iosa, tanto da farsi venire la nausea a leggere le performance del grande mondo della solidarietà vera e di quella finta.

ONG, OSC, ETS, PVS, BENVENUTI NEL PAESE DELLE SIGLE VUOTE

Allora, precisiamo una volta per tutte, a chi ancora è disinformato in materia: le ONG, quelle che ad alcuni erano note come Organizzazioni Non Governative, NON ESISTONO PIU’, Renzi le ha cancellate sostituendole con le OSC, Organizzazioni della Società Civile. Cosa cambia? Niente, se non che prima le ONG accreditate dal Ministero degli Esteri ad operare nei PVS, che non è un nuovo tipo di plastica ma la generosa interpretazione di Paesi in Via di Sviluppo, si aggiravano intorno alle 250 unità, oggi invece con la riforma della legge sulla Cooperazione Internazionale sono potenzialmente alcune centinaia di migliaia, visto che tutti, ma proprio tutti, cani e porci compresi, onlus e aziende profit, si possono occupare di salvare il mondo con i fondi che Renzi & Band avrebbero destinato soprattutto ai loro amici e agli amici degli amici.

Poi che anche prima si potesse aggirare l’ostacolo registrandosi solo ad EuropeAid, l’agenzia di coordinamento degli aiuti umanitari dell’Unione Europea e non al Ministero degli Esteri, per ricevere fondi anche dall’Europea, questa era una possibilità riservata ai più eclettici e scaltri inventori di formule per aggirare la legislazione italiana.

Tanto per citare un esempio, la famosa Emergency di Gino Strada ha operato per anni dove voleva senza essere registrata al Ministero degli Affari Esteri rigettando e rifiutando qualsiasi rapporto con il Governo italiano ma ben disposti a ricevere una media di 10 milioni e più di euro all’anno dal 5 x mille dei contribuenti italiani. Un po’ come sputare nel piatto dove si sta mangiando!

La registrazione o il riconoscimento del Ministero lasciava supporre che per operare all’estero, in teoria, ci volessero dei titoli e soprattutto dei fondi, cioè denaro, tanto che il riconoscimento di ONG avveniva dopo la presentazione di una lunga lista di cartacce e di almeno 3 bilanci per un totale speso non inferiore a 450.000 €. Sempre sulla carta. Ma siccome i bilanci non li controllava nessuno alla fine dal MAE venivano riconosciute ONG anche quelle associazioni dei sopra citati “cani e porci”, per poi scoprire che comunque anche chi non era registrato nè al MAE nè a EuropeAid alla fine poteva decidere se andare a portare qualche nocciolina a Chakama o a Kalemie o chissà dove.

I VOLI DELLA FINTA SOLIDARIETA’

Quello che pochi sanno e molti non immaginano è la quantità di denaro che gira sugli aerei accompagnati da generosi personaggi che li portano a qualche comunità non sotto i riflettori, come oggi lo è Chakama, e quanti altri invece li spostano dall’Italia su conti bancari esteri per finanziare questo o quel progetto, mentre dopo missioni ad hoc  ritornano in Patria con lo stesso denaro inviato, ma in contanti, prelevato dal conto bancario estero del paese sfigato dove era stato inviato per garantirne la tracciabilità.

Naturalmente poi, come abbiamo visto nei vari articoli di Italietta Infetta, è così facile rendicontare con un bilancio totalmente farlocco un progetto che non si è mai svolto, tanto si sa che non c’è nessuno che andrà a controllarlo, specialmente per le associazioni più piccole.

D’altronde se non ci sono controlli sulle grandi ONG che ricevono milioni dagli enti pubblici figuriamoci per le piccole che ricevono spiccioli da privati!!!!

Che poi ad esempio Enrico Crespi e Simone Castellini del CCS di Genova  si siano inviati 800 mila euro sul loro conto personale in Svizzera non fa notizia, come non fa notizia che ci siano delle Associazioni che per una pura coincidenza abbiano una corrispondente Fondazione con lo stesso nome ma con sede in Svizzera. Com’è noto infatti la Svizzera è da sempre un PVS, cioè non un paese di quel nuovo tipo di plastica ma un Paese in Via di Sviluppo.

Lasciamo la libertà di immaginare per quale esigenza si apra una Fondazione italiana con sede in Svizzera, o per quali altre recondite ragioni tutte le maggiori associazioni italiane si siano trasformate in Fondazioni. Un giorno lo spiegheremo meglio perché ne vale la pena!

Chissà quante sono poi le associazioni che dicono di fare e non fanno un bel tubo di niente; chissà quante sono le associazioni registrate nei paesi dove dicono di operare, chissà quante aderiscono ai “cluster”, i comitati di esperti delle ONG multinazionali che orientano i programmi di sviluppo in accordo con i governi dei singoli paesi, decidendo, sulla carta, le priorità e dove poi di fatto ognuno fa ciò che vuole, magari duplicando o triplicando progetti fatti da altri. Chissà quanti sono i cooperanti e volontari che denunciano la propria presenza alle Ambasciate italiane, anche solo per motivi di sicurezza; chissà quanti hanno concordato con le autorità locali la costruzione di scuole e di ospedali, o abbiano autorizzato la presenza di volontari che portano penne e gomme ai Masai o ai Pigmei.

AFRICA MILELE NON E’ UNA ONG

A parte le ONG che gestiscono decine e decine di milioni di euro, il resto del panorama della solidarietà nazionale e internazionale è fatto ancora oggi di piccole realtà, associazioni che raccolgono qualche spicciolo per sostenere un asilo o un orfanotrofio, che comprano 18 paia di occhiali e quaderni per le scuoline o che sostengono a distanza qualche studente, come “Africa Milele, che non è affatto una ONG come molti giornali l’hanno definita, e che guarda caso dopo il rapimento di Silvia, ha cancellato tutti i contenuti del suo sito web, inclusi tutti i link dove fino a pochi giorni fa in primo piano, nella home page, risultava ben visibile la richiesta del 5 per mille, con le istruzioni di come corrisponderli.

In altre pagine poi si citava di un grande progetto di distribuzione di 18 paia di occhiali, appunto, l’invio di 23 ragazzini per le ferie estive e poco altro, come un’ambizioso programma di costruzione di un’orfanotrofio e di una ludoteca nella savana, che lascia alquanto perplessi. Immaginiamo che anche Simba, Timon e il resto dei personaggi de “Il Re Leone” parteciperebbero alla grande e si troverebbero a loro agio.

Anche in questo caso sono certamente apprezzabili le buone intenzioni, ma chi si occupa del settore in maniera professionale alla fine ha constatato che “si può fare del bene solo se lo si fa bene”, e questo non ha niente a che vedere con le buone intenzioni ma con i risultati tangibili, che comunque anche con la presenza di super esperti ancora non si vedono dopo decenni di invasioni indiscriminate di volontari, cooperanti ed esperti, di grandi enti e di governi che investono centinaia di miliardi, tutti gli anni, spesi per lo più in burocrazia e costosissimi assets, che per chi non lo sa sono i beni acquistati che quasi mai servono allo scopo, quali costosissime auto e arredi dei propri uffici.

Ora come grandi giornalisti possano definire una piccola onlus come “Africa Milele” una ONG, risulta davvero difficile da comprendere, ma ciò che rimbomba ancora una volta assordante è il silenzio delle stesse ONG, di quelle multinazionali che gestiscono bilanci di decine di milioni di euro, dalle quali non traspare una sola parola. Silenzio, l’unica maniera per passare inosservati in un momento storico dove tutti gli occhi sono puntati su di loro e sul denaro pubblico sprecato per aiutare, sulla carta, tutti meno che gli italiani.

Ed ecco che ancora una volta ci pensa Italietta Infetta, che non alimenta la teoria del dubbio o quella del complotto, ma quello di una sola certezza: QUESTO MONDO DELLA SOLIDARIETA’, VERA O FALSA, COSI’ CONCEPITO FA VERAMENTE SCHIFO!!!!

LE ASSOCIAZIONI NATE IN TRATTORIA

Ora con quale criterio si fondi un’associazione, che se non è registrata al Pubblico Registro costa quanto un paio di bottiglie di vino, mentre si è seduti in un’Osteria per stilare un Atto costitutivo e uno Statuto, non si comprende bene. Certo è la stessa Costituzione che riconosce la libertà di associarsi, ma che poi si decida di andare all’avventura per il mondo per salvarlo da cosa è decisamente incomprensibile? Per salvarlo da chi e da cosa? Da se stessi? A Chakama? Un villaggio dove tutti hanno scritto che al massimo si trova un negozietto dove comprare fagioli ma che poi un inviato RAI, Ezio Nuzzo, lo presenta come un villaggio di 18.000 abitanti? Villaggio? In italia un agglomerato di 18.000 abitanti è una cittadina dove si trova di tutto e di più; e di cosa vivrebbero 18.000 abitanti a Chakama, che comunque come dimostrano i servizi giornalistici dispone di reti cellulari e internet, di negozi e mercati e di tutto quanto serve per vivere senza la presenza di intrusi?

Signori soloni giornalisti permettetemi di dissentire dalle stronzate che avete scritto: SILVIA ROMANO E’ UNA VILLEGGIANTE, NON E’ UNA MARTIRE E NEANCHE MADRE TERESA DI CALCUTTA. 

Forse sarà un’incosciente, forse sarà una giovane che ha voluto provare una esperienza e come tanti incoscienti senza esperienza, giovani, adulti e anziani che siano, si è trovata nei guai. E a chi tocca tirarla fuori dai guai? A mamma e papà, ne più ne meno come avere un figlio drogato o una figlia che si prostituisce, o dei figli che si trovino nei guai per un incidente stradale o per una rissa in discoteca. Silvia è un essere libero, è giovane, e come tale ha il diritto di sognare e di andare dove vuole, a fare ciò che vuole. Nessuno ha il diritto di impedirglielo e nessuno ha il diritto di condannarla. Ma questi diritti a volte possono scontrarsi con una realtà differente da quella che si immaginava.

Di sicuro la pseudo ONG “Africa Milele” non può avergli pagato alcun viaggio e tanto meno un’assicurazione, e tanto più è da escludere che una piccola associazione possa pagare corrispettivi a Silvia per il suo lavoro. Lavoro? Di che cosa state parlando signori? Silvia lavorava in una palestra a Milano. Ora quale può essere il valore aggiunto che una giovane di 22-23 anni possa portare ad una comunità come Chakama, con le sue esperienze di salto sul tappeto elastico? Nessuno.

Ed infatti le sue foto mostrano non una oca giuliva ma una ragazzina che si diverte, come tutte le fricchettone e figlie dei fiori che si fanno le foto tra i bimbi neri, perchè il nero snellisce e non impegna.

Silvia Romano con alcuni bambini di Chakama

La stessa foto di introduzione dell’articolo mostra una ragazzina, perchè Silvia quello è, una ragazzina; non si può certo affermare oggi che a 22 si è giovani responsabili in un paese dove una marea di 40enni continuano a definirsi giovani ma vivono a casa riveriti da mamma e papà che non gli fanno mancare niente. Forse Silvia farà fare i salti ai bambini come se fossero nella sua palestra di Milano, si spera non come quelli che Play Therapy Africa della famiglia Renzi avrà fatto fare ai suoi beneficiari con i 6 milioni di UNICEF spariti in business vari. Ci si augura vivamente che i salti dei destinatari di tutte queste attenzioni non siano nè “il salto del pasto” nè “Quattro salti in padella” che non ne ha bisogno nessuno nè in Africa nè in Italia.

La Presidente di Africa Milele afferma che Silvia era stata avvisata ma è voluta andare lo stesso, ma ci è andata di sua iniziativa o sotto l’egida della sua Associazione?  Il viaggio se l’è pagato Silvia o l’ha pagato l’Associazione? Ed è stata emessa un’assicurazione? E la Presidente come ha conosciuto la realtà di Chakama? Qualcuno parla di una luna di miele, magari a Malindi, con una escursione, magari proprio a Chakama, dove magari su sollecitazione dall’autista dell’escursione avrà invogliato i villeggianti ad investire in penne e quaderni, mentre nel cielo di Malindi gli aquiloni sono fatti con i dollari dei residenti stranieri, soprattutto italiani.

Il riscatto sarà pagato senza dubbio alcuno, sempre che quei quattro deficienti, che di sicuro non si tratta di estremisti islamici ma di banditi da quattro soldi, non siano scovati, o sempre che nel frattempo, Dio non lo voglia, che se la siano venduta a vere organizzazioni islamiche, e allora sì che c’è da preoccuparsi; ma chi inveisce contro Silvia sbaglia. Anche se fosse stata sequestrata in Indonesia o in Brasile il Governo Italiano sarebbe intervenuto, o interverrebbe, per salvare un concittadino, ma questo non c’entra niente con la solidarietà e nemmeno con lo spirito delle patate.

Silvia era da sola senza nessun appoggio della sua pseudo ONG, a Chakama, in un centro a pochi chilometri da quel letamaio del Kenia che è Malindi, la base di vips italiani e di latitanti, per eccellenza, che vivono in mansioni milionarie; una cittadina piena di resort turistici tra i quali anche quello della Valtur di Carmelo Patti che chissà se è già stato confiscato dalle Autorità italiane nell’ambito di quel miliardo e mezzo di proprietà del magnate, come lo definiscono alcuni giornali, “morto incensurato ma connesso a organizzazioni mafiose”. Malindi, dove anche le pietre parlano italiano. Il percorso da Mombasa a Malindi è cosparso di piantagioni di Aloe Vera; una zona florida che ruota intorno alla presenza degli italiani, e se Mombasa, a 115 Km da Malindi si raggiunge in un giorno a piedi, Chakama che è più vicina si raggiunge in non più di 3-4 ore in bicicletta, che in Kenia non mancano a nessuno, o con una passeggiata di qualche ora in più.

A parte i bambini sorridenti intorno a Silvia, le immagini degli adulti di Chakama reperibili sul web non sprizzano ne gioia ne allegria, ma forse rabbia e invidia di vivere in un territorio inquinato dalla presenza invasiva di turisti e business collegati, che lasciava immaginare che un giorno o l’altro avrebbe indotto dei balordi ad approfittarne, rapendo una giovane sprovveduta, sola e indifesa, per trarne profitto. E se sono balordi lo sapremo presto, perchè non saranno in grado di gestire la situazione!!!

Un’area di Malindi presa da Google Earth pullulante di ville con piscine (in azzurro) prevalentemente di italiani

Ma la domanda vera è: “Siamo davvero sicuri che Chakama aveva bisogno di Silvia per uscire dalla povertà? Con tutti i milionari italiani bivaccanti in lussuose residenze e yacht a pochi chilometri di distanza?”

A Torino si racconta, e per la verità la notizia era anche stata pubblicata in qualche giornale minore, che la signora Ferragamo, ora deceduta pace all’anima sua, quando cedette l’azienda ai cinesi mise dei barattolini in tutti i negozi del centro per raccogliere fondi per l’asilo che stava costruendo proprio nei pressi di Malindi. Dopo il trasferimento qualcuno scoprì che il denaro raccolto era servito non per l’asilo ma per pagare il trasferimento del container con mobili ed effetti personali. C’est la vie!  Cose che accadono nel mondo della solidarietà!

Ma chiariamo una volta per tutte perchè Silvia non è una cooperante ma forse solo una volontaria su una nuvoletta e forse neanche quello.

Il cooperante è quello che è pagato, (a volte sì e a volte no), è quello che si ammala e non gli riconoscono la malattia professionale, è quello che muore in incidenti stradali o per infezioni da virus mortali, è quello che rischia la vita per fare un lavoro per cui è pagato e che quando decide di andare in vacanza ne ha talmente le palle piene dei villaggi africani che se ne va a Pukhet a farsi massaggiare le dita dei piedi.

Il cooperante può essere sottopagato o ben pagato, può ricevere da 1.000 euro al mese a 4-5-6-7-8 mila euro al mese, mentre gli esperti raggiungono cifre che superano 10-12 fino a 18-20 mila euro al mese. Silvia non rientra in nessuno di questi parametri quindi non è una cooperante, non ha nessun contratto di lavoro, nè co.co.co. nè co.co.pro. né co.co.dè.  La sua collaborazione non è stata dichiarata al centro per l’impiego e forse la gente non sa che anche ai volontari non retribuiti devono essere versati contributi, anche se irrisori a INPS e INAIL, proprio per ragioni assicurative. L’avrà fatto anche Africa Milele? Sicuramente no, perchè sono solo in pochi a saperlo e più si è piccoli più si è ignorati, e ignoranti.

Ma c’è qualcos’altro da considerare: il Kenya è uno dei pochi paesi sviluppati dell’Africa, Nairobi è una capitale con milioni di abitanti, migliaia di cooperanti e burocrati internazionali delle Nazioni Unite, Unione Europea, Banca Mondiale, Multinazionali della solidarietà con centinaia di miliardi che la comunità internazionale spende per sfruttarne le risorse.

Di villaggi e cittadine come Chakama, l’Africa ne è piena, sono centinaia di migliaia, alcuni villaggi constano di poche unità abitative e purtroppo molti sono invasi da presunte associazioni che pretendono di svilupparle con l’unico effetto di trasmettere il desiderio di scappare, alla ricerca di modernità. Alla fine tutto ciò che viene fatto dalle varie Silvia non fa altro che peggiorare la situazione dei luoghi come Chakama, allontanando i giovani dalle loro stesse comunità e incentivare l’immigrazione.

Ma la cosa più aberrante di tutte queste associazioni è che tutte pretendono di sviluppare tutto e tutti, di educarli, di farli diventare tutti medici e ingegneri. Immaginiamo un pianeta di 7 miliardi di abitanti tutti medici, ingegneri, informatici e con le aree rurali deserte perchè saranno tutti nei grossi centri a cercare fortuna, o in Italia a percepire i contributi per l’accoglienza con un tappeto rosso che la sinistra ottusa e becera gli riserverebbe.

E se questo è l’obiettivo del Global Compact for Migration immaginiamo già “la sinistra” che scende in piazza a favore dell’adesione dell’Italia e il Governo giallo-verde che ha appena approvato delle leggi per regolarizzare l’invasione indiscriminata che invece si trova a bloccare un’altro attacco alla sovranità nazionale. Usare il cervello è ormai diventata una opzione!

Le Nazioni Unite sono un tritasoldi, per loro sì che bisognerebbe scendere in piazza per cancellarla, radendo al suolo il Palazzo di vetro e mandando a lavorare a Chakama tutti quelli che la occupano, inclusi tutti coloro strapagati impiegati nelle 65 Agenzie di parassiti annesse e connesse.

Palazzo delle Nazioni Unite a New York

In tutti i casi se il Governo dovesse pagare per Silvia dovrebbe innanzitutto dirlo pubblicamente e non fare finta che siano stati i famosi ed efficienti servizi segreti italiani a liberarla dalle grinfie dei cattivi, e se ha sbagliato non deve pagare tutta l’Italia, ma dovrebbe essere lei stessa, la sua famiglia e l’associazione che l’ha inviata, a rimborsare il governo italiano, non per la vita ma solo per qualche anno, dando una lezione a tutti coloro che non hanno ancora capito che a volte per fare del bene si rischia di fare del male a tanti altri, oltre che a sé stessi.

Il mondo è cambiato, ciò che era possibile 30 anni fa oggi non lo è più, non ci si può più avventurare come si racconta in “Kathmandu: il grande viaggio” dove gli illusi si recavano in Afghanistan, Nepal, India alla ricerca di sé stessi, ma storcendosi con  tutte le droghe possibili e immaginabili, e viaggiando più di testa che di fatto.

Tutto ciò senza rancore e senza cattiveria, ma senza la demagogia degli intellettuali sinistroidi che si augurano un mondo pieno di martiri e che elogiano le gesta di chi come il missionario John voleva portare Gesù nell’Isola di Sentinel, o come Silvia che avrà insegnato ad un po’ di bimbi “il salto della quaglia” per, chissà, magari domani diventare un medico o un ingegnere delle Nazioni Unite super pagato, sempre che non ce li ritroveremo a Riace con Mimmo Lucano che li accoglie pagandoli per fargli togliere la gramigna dal giardino del Municipio.

Silvia tornerà a casa, ce lo auguriamo tutti, e molto presto. Tornerà con la testa tra le gambe e difficilmente gli verrà voglia di tornare a Chakama; il Governo italiano ringrazierà le forze di polizia kenyote che l’avranno liberata, ma se qualcuno o una qualsiasi altra associazione dovesse mandarcela di nuovo merita insieme a lei una bella scarica di calci nel sedere.

Torna a casa presto Silvia e non badare agli insulti, per lo meno tu hai avuto la forza di partire da sola, quello che è accaduto, forse era imprevedibile …… o forse no, non lo sapremo mai.

                                                                                                                       Max Tumolo

6 risposte

  1. Al di là della fondatezza delle informazioni e delle opinioni espresse, l’autore (e il giornale che lo pubblica) hanno urgente bisogno di un correttore di bozze. L’ortografia, il lessico e la sintassi sono stati massacrati (da diversi un con apostrofo all’uso ripetuto di mansione nell’accezione dell’inglese piuttosto che dell’italiano…)

    1. Sui contenuti non mi pronuncio (dovrei prima fare alcune verifiche), ma sull’ortografia e grammatica do un consiglio: dategli una bella ripassata.
      Cordialmente.

      1. Egr. Sig. Tina, accettiamo volentieri le critiche ancor più se sono circostanziate se vuole segnalarci gli errori, umanamente comprensibili che ci siano, le saremo grati se volesse segnalarceli per provvedere alla immediata correzione. Grazie

  2. Articolo illuminante e pienamente condivisibile… stiamo parlando di una villeggiante, altro che aiuti… aiuti a chi? a fare cosa, i selfie con i bambini ?

    Complimenti a chi ha scritto questo approfondito articolo

  3. Un articolo su Silvia Romano ben descritto, dove ho potuto constatare come il colla Tumolo l’ha argomentato. Se siete d’accordo estrapolerò alcuni punti interessanti per il mio editoriale del prossimo mese di giugno 2020, riportando la fonte. (Flash Magazine Communication é una rivista mensile che vive sul territorio di Frosinone con 13mila copie in edicola e su Sito). In attesa di un vostro gentile riscontro da inviare sulla mia e mail: nick@flashmagazine.info., porgo cordiali saluti. Nicandro D’Angelo.

  4. Innanzitutto ringrazio Victoria Luz, in effetti nella trasformazione del sito l’articolo si sformattato, e non abbiamo mai avuto il tempo per rimettere le mani su tutti gli articoli vecchi. Ce ne occuperemo quanto prima. Ancora grazie.
    Inoltre ringraziamo il Dr Nicandro D’Angelo per aver trovato interessante l’articolo e naturalmente niente in contrario se intende estrapolare dei passaggi.

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