Politica

I BILANCI FALSI DELLE ONG – Parte terza

In una azienda in deficit, per risanare il bilancio
si parte dalla riduzione dei costi mediante l’identificazione degli sprechi.
L’Italia è l’unica “impresa” specializzata nell’ampliare le voragini.
L’assalto alla diligenza è iniziato tanto tempo fa e ora bisogna fermarlo!!! 


COOPERAZIONE E FALSA SOLIDARIETA’

I BILANCI FALSI DEI PROGETTI DI COOPERAZIONE INTERNAZIONALE
PARTE TERZA
ONG 

I soloni, gli economisti di alto rango, affermano che la gestione di uno Stato non può essere comparata ad una azienda, ma se così fosse non sarebbe corretto parlare di deficit, definizione riservata alle aziende in perdita; e se anche uno Stato è in perdita, quindi in deficit, non può che essere comparato ad una azienda sulla strada del fallimento. E se una azienda è in deficit la prima iniziativa da intraprendere è la sua riduzione attraverso misure indirizzate alla ottimizzazione dei costi e alla massimizzazione delle risorse attraverso efficienza ed efficacia.
Questa premessa è utile per introdurre un argomento relativo agli sprechi ben rappresentato da una frase tipicamente romana rispolverata qualche tempo fa prima da Ricucci e ripresa successivamente da un comico di Colorado Cafè: “Sono tutti froci con il culo degli altri”. 
Per spiegare il nesso tra una frase così rude, un argomento pieno di contenuti che spaziano dalla solidarietà all’etica come lo è la Cooperazione Internazionale e gli sprechi di Stato, è necessaria una brevissima esposizione, senza retorica, del concetto di economia di un paese, che sostanzialmente è suddivisa in 3 settori:

– Pubblico, è il settore che si occupa, tramite imposte dirette e indirette, di reperire risorse per offrire servizi ai cittadini e far fronte alle spese correnti.

– Privato, è il settore per eccellenza sul quale si basa l’economia di un paese, per mezzo del quale aziende e imprenditori investono il proprio denaro per produrre “profit”, e contribuire al bilancio dello Stato, insieme ai cittadini, mediante il pagamento di tasse e imposte sulla base del principio fondalmentale noto come: “rischio d’impresa” .

– Il Terzo Settore è l’ultimo nato con l’obiettivo, senza scopo di lucro, di perseguire  finalità civiche, di utilità sociale ma soprattutto solidaristiche offrendo, mediante azioni volontarie e gratuite, servizi ai più deboli, ai vulnerabili, ai diseredati, ai poveri, a coloro che vivono disagi e necessitano di aiuti, portati secondo il principio per cui “con il culo degli altri sono tutti froci”: nessun rischio d’impresa e nessuno sforzo, tanto i fondi “per fare o far finta di fare” arrivano a pioggia, soprattutto senza risultati e ancor più senza controlli.
Tra i tanti che sobbalzeranno dalle poltrone ce ne saranno molti altri che saranno incuriositi da una tale affermazione, ed è a tutti, nessuno escluso, che si rivolge questa riflessione ad alta voce ripercorrendo da dove si è partiti decine di anni addietro e dove si è giunti oggi.
Naturalmente le associazioni per lo più minori che operano con vero di spirito di solidarietà, e che pure sono migliaia, sono da escludere da questa riflessione, ma in linea di massima questo è quello che accade oggi e che ha avuto inizio verso la fine degli anni ’70 del secolo scorso, raggiungendo la sua massima espressione con la nascita della legge n. 49 nel 1987, quella che ha inteso professionalizzare la Cooperazione Internazionale, e che ha dato il via alle successive leggi sul Terzo Settore, quelle sull’associazionismo nelle sue varie forme: volontariato, promozione sociale, fondazioni, cooperative e quant’altro.
Ma mentre i primi due settori, il pubblico e il privato, sono indiscubilmente legati dall’unico fine di gestire l’economia di un paese secondo il semplice concetto di entrate ed uscite, con il tempo le uscite, superando le entrate, costrinsero i vari Governi all’aumento della pressione fiscale per far fronte ai maggiori costi.
A quel punto l’equilibrio tra entrate e uscite subì una netta flessione e a quel punto un’azienda condotta da manager capaci avrebbe razionalizzato i costi magari aumentando gli investimenti per produrre più entrate. In Italia invece dove ogni Governo ha pensato sempre e solo all’assalto alla diligenza, è servito l’arrivo di Prodi per finire di smantellare la potenza economica dell’Italia regalando tutte le grandi aziende di Stato agli amici degli amici, dando il via a quella grande iniziativa di privatizzare tutto ciò che si muovesse sotto l’egida del Governo, con la falsa convinzione che scaricando le responsabilità di gestione di beni e servizi a terze parti lo Stato avrebbe realizzato imponenti entrate per far fronte al crescente deficit deresponsabilizzandosi al tempo stesso da molti dei servizi fino ad allora gestiti direttamente.
Oltre alle aziende di Stato svendute agli amici, e agli amici degli amici, si finì per privatizzare anche i servizi primari e creare enti parastatali o controllati dagli stessi enti di governo, con gare d’appalto, per lo più truccate, tipica specialità italiana, che più che offrire servizi ai cittadini finì solo per creare un ulteriore meccanismo di divisione di poltrone create ad hoc, anche in questo caso da assegnare agli amici degli amici. Che le gare e gli appalti pubblici siano stati manipolati non è affatto un segreto, che l’Alfa Romeo sia stata regalata alla FIAT permettendogli anche di portare in detrazione i debiti dell’Alfa Romeo per non pagare tasse forse ad alcuni è passato inosservato, e che non trascorre un solo giorno senza uno scandalo, a partire dal più piccolo dei comuni alle grandi commesse, non lo scopriamo oggi.
In questo contesto e nella grande intenzione catto-comunista di offrire un servizio ai più poveri e bisognosi ecco che proprio durante il decennio degli anni ’80 prese vita il Terzo Settore, un’embrione mai veramente uscito dal suo involucro che ha imparato e messo in pratica un solo dogma, maturato dalle abili menti dei suoi ideatori: divorare le risorse di un paese che già era in fase di smantellamento.
Il Terzo Settore non è mai uscito dallo stato embrionale, non ha mai espresso quel potenziale impatto che i primi nostalgici amanti della solidarietà immaginavano, utile per la creazione di un  nuovo mondo o per migliorare quello esistente.
Con la legge n. 49 del 1987 si intese apportare un ulteriore distinguo al Terzo Settore. Così da un lato nacquero le ONG, mentre dall’altro lato, la solidarietà si espresse con una quantità di forme associative che in breve invasero l’intero territorio italiano. Lo scopo di dividere coloro che si sarebbero occupati d salvare il mondo, le ONG, da coloro che si sarebbero occupati di salvare l’Italia, di fatto aveva collaborato a creare una confusione con oltre 400.000 enti che dopo oltre 30 anni non solo non è mai stata chiarita, ma che con l’ultima recente Riforma  del Terzo Settore e con la nuova legge 125 del 2014, pensata già nel 1987 ma approvata dal Governo Renzi-Gentiloni con modifiche fatte su misura, ha di fatto  contribuito ad aumentare la confusione.
All’epoca per lo meno alle Organizzazioni non Governative fu assegnato l’incarico chiaro e impegnativo di rappresentare il Governo Italiano facendo quello che avrebbe fatto lo stesso Governo ma senza essere un ente di Stato; obiettivo certamente ambizioso considerando che le stesse ONG qualche giorno prima erano anch’esse solo associazioni di volontariato che di colpo si trovarono, con volenterosi volontari, a sedersi ai tavoli di negoziazione divorati dai governanti voraci e marpioni dei finti paesi poveri del Terzo Mondo.
L’intento della Legge 49/87 di professionalizzare gli aiuti umanitari rimase per un certo periodo il vero obiettivo di tante associazioni e ONG, ma un Governo come quello italiano, inefficiente, che stava privatizzando tutto indiscriminatamente, e che non era in grado di gestire le proprie risorse, non poteva non diventare il vero promotore di una ridefinizione del concetto di solidarietà, realizzabile solo attraverso la  manipolazione dei bilanci delle stesse ONG e associazioni che esso stesso finanziava.
Ora spezziamo una lancia a favore delle ONG. Sappiamo, o si presume che tutti sappiano, che le iniziative di cooperazione, nelle varie forme, sono finanziate in funzione della presentazione di progetti. Le ONG, ancora oggi, ricevono i finanziamenti in rate con percentuali variabili in funzione dei contratti stipulati e dell’avanzamento del progetto. Normalmente viene corrisposta una prima rata del 40-50%, una seconda rata del 30-40%, l’ultima rata del 10-20% viene corrisposta all’atto della verifica del bilancio di progetto: il rendiconto, quindi a progetto già concluso.
Con quest’ultimo atto si intende che le ONG debbano anticipare i costi della fase finale fino a quando il finanziatore non gli corrisponderà il saldo. Ma le ONG, essendo no profit e, secondo logica, ancora di più a partire dagli anni 90, si presume che non possedessero tali somme, quindi fin dagli inizi l’esercizio amministrativo più diffuso fu il contorsionismo finanziario per dimostrare di aver speso tutto, pur senza possedere il necessario, completando il progetto con un ipotetico obiettivo raggiunto.
Ora proviamo ad immaginare la gestione di un progetto di un milione di euro  dove il 7-10-12% a seconda del tipo di progetto e a seconda dell’ente finanziatore, sia destinato alle spese di gestione della sede:  affitti, utenze, personale, accade che all’ultima fase di progetto è materialmente impossibile che nelle casse ci sia quel 10-20% utile per completare il progetto. Parliamo di 100-200 mila euro da anticipare per un solo progetto che poi per consuetudine si sa già che il Governo ritarderà a corrispondere. A questo punto l’unica soluzione possibile fu adottare un meccanismo perverso che indusse il Ministero degli Esteri ad approvare altri progetti alle stesse ONG in attesa dei saldi, le quali utilizzavano gli acconti dei nuovi progetti per chiudere quelli vecchi.
Queste dinamiche avevano reso le ONG da un lato estremamente vulnerabili e deboli interlocutori di un sistema che ormai ne gestiva le sorti, e viceversa il Ministero degli esteri si sentiva in obbligo di non abbandonare alle proprie sorti quelle ONG con cui era in debito, creando un vero e proprio sodazio, dove alla fine le ONG che ricevevano i finanziamenti erano sempre e solo le stesse ONG in attesa dei saldi; una forma di partnership che con il tempo e con le amicizie si è trasformata in complicità e che in qualche forma ha contribuito a creare uno squilibrio tra le ONG più grandi che diventavano sempre più grandi e quelle più piccole che se non ricevevano i saldi dei progetti conclusi ma non gliene venivano approvati di nuovi, cos’altro potevano fare se non raggirare il problema? E come? Falsificando i bilanci, naturalmente con fatture false e con spese gonfiate.
Questo sistema comportava la naturale assenza di controlli. Ma chi doveva effettuare i controlli? Naturalmente l’ente che li finanziava che però era in debito con loro. E come si poteva punire coloro con cui si era in debito?
Le uniche Ong che probabilmente non applicarono l’espediente dei bilanci falsi furono le ONG cattoliche, che grazie alle donazioni dei fedeli e ai sovvenzionamenti della CEI (la Conferenza Episcopale Italiana), abbinato all’utilizzo di volontari da oratorio, di pensionati volontari ex professionisti e al pagamento di spettanze risibili ai propri collaboratori, non ebbero mai a trovarsi in difficoltà come invece accadde alla maggior parte delle ONG  catto-comuniste.
Nella pratica il principio dell’assalto alla diligenza promosso da partiti e politici finì per trasferirsi anche al Terzo Settore, e anche nella solidarietà si diffuse il concetto che “per aiutare gli altri bisogna avere la pancia piena”. 
D’altra parte questo era un concetto espresso e promosso da molti Santi di Santa Romana Chiesa, quindi la soluzione, per salvare il mondo e quei bambini scheletriti dalla fame in Biafra, l’unica soluzione era riempire prima la propria pancia, correndo dietro al denaro, ai finanziamenti, alle donazioni da privati, alle donazioni obbligatorie, ai bilanci falsi e a tutto ciò che contribuisse ad aumentare i depositi bancari.
Nel 2001 Movimondo, storica ONG romana legata a D’Alema, intervenne in India per un intervento d’emergenza post terremoto con la distribuzione di 2500 tende (vedi foto). Le tende provenienti dal Pakistan furono bloccate al porto di Mumbai perchè negli stessi containers la polizia indiana trovò un notevole carico di armi destinato al terrorismo di matrice islamica che operava in India. Le tende dopo una lunga contrattazione furono estrapolate dalle indagini per essere distribuite ai terremotati, dopo aver accertato che i containers furono utilizzati a insaputa della ONG, ma il costo di 80 dollari a tenda fu fatturato, sul progetto finanziato da ECHO, l’Agenzia Umanitaria della UE, da una impresa siciliana per 800.000 lire ciascuna. Legale certamente, forse solo non così etico trattandosi di un intervento di emergenza diretto a persone in disgrazia.
Ma questa era la consuetudine dell’epoca.
La famiglia Negrotti-Cambiasso, papà politico, figlio dipendente UNDP (agenzia UN) e membro del Consiglio di Amministrazione di una famosa ONG di Torino, la APS, oggi chiusa per frode, si inventarono una società di Logistica che si occupava di acquisti per conto delle ONG italiane ma soprattutto si occupava degli acquisti per la stessa ong di cui lui stesso era membro e di cui il padre a Roma ne approvava i progetti. Per meglio chiarire la filiera, il padre approvava i progetti destinati al figlio che a sua volta affidava l’acquisto di beni ad una terza impresa di sua proprietà. Lasciamo che l’immaginazione scorra via libera da impedimenti di carattere etico!
Di esempi del genere se ne contano a migliaia e in alcuni casi se ne apprezza anche l’originalità delle performance degli italiani da sempre al top tra i truffatori.
Una piccola e sconosciuta ONG, di cui non ricordo il nome, per ottenere il riconoscimento dal Ministero degli Affari Esteri come ONG, aprì un sito web, pubblicò alcuni dati e alcune foto per poi oscurare il sito subito dopo aver ottenuto il riconoscimento. La foto che più colpiva riguardava una scuolina costruita a Kigoma sul Lago Tanganika, in Tanzania, dove dietro alla solita foto rappresentativa con un paio di bianchi e tanti neri, tutti ingessati e senza sorrisi, spiccava una targa “Scuola costruita con i fondi della Regione Trentino”, solo che poi la stessa foto era reperibile sul web con la medesima targa finanziata dalla Regione Emilia, poi dalla Regione Lombardia, poi dall’Umbria e via dicendo. La qualità della costruzione induceva a pensare che la scuola fosse stata costruita con quattro soldi, quindi o le regioni avevano contribuito con qualche centinaio di euro a testa, o la stessa scuolina era stata rendicontata 20 volte a 20 regioni diverse.
Che dire poi della famosa clinica mobile di Alisei a Batticaloa, nel dopo Tsunami in Sri Lanka nel 2006, finanziata dal Comune di Bologna con € 800.000, la cui foto sulle sabbie deserte non lasciavano adito ad interpretazioni diverse da quella che fosse un puro tarocco. Che poi Alisei fosse scappata dallo Sri Lanka senza pagare il proprio personale così come i fornitori, non è affatto un segreto, così come non lo è che la Protezione Civile chiese la restituzione delle somme corrisposte per un progetto di ristrutturazione dell’Ospedale di Galle finanziato alla famosa ONG ma mai realizzato. E si potrebbe continuare all’infinito con esempi simili a quelli appena citati.
Questo modus operandi era consuetudine consolidata, di tutte le Ong, con delle rare eccezioni, ma tanto senza nessun controllo cosa poteva accadere?
E la mancanza di controlli immancabilmente condusse al consolidamento della convinzione di essere invulnerabili e di sentirsi autorizzati ad ampliare l’orizzonte di quelle che definire “porcate” sarebbero solo un complimento: la “donazione obbligatoria”, che tradotto in italiano significa:  “Vuoi lavorare? devi lasciare il 40-50% di quanto previsto sul costo del personale”. Eh si, questa è stata davvero una gran bella porcata, perchè il cooperante che aveva famiglia non aveva scelta.
E questo è stato per molte ONG e per molti anni il modo più immediato per autofinanziarsi: bilanci falsi e donazioni obbligatorie.
Con il sistema delle donazioni obbligatorie più erano i progetti che si gestivano, più era il personale internazionale che collaborava; e più era il personale inviato al macero più erano importanti i fondi che alimentavano le casse delle sedi.
Proviamo ad immaginare una ONG che inviava almeno un centinaio di cooperanti e volontari in giro per il mondo, ed erano molte le ong con tanti collaboratori ai quali venivano trattenuti importi variabili da € 1.000,00 a 2.500,00  al mese; la donazione in quel caso comportava entrate extra variabili mensili da 100 a 200 mila euro, che non solo servivano per pagare le spese di sede e di personale, ma permettevano anche di far fronte ai ritardi del Ministero, e magari corrispondere emolumenti più importanti agli stessi membri dei Direttivi che la legge stabilì che non potevano essere superiori a quelli corrisposte ai sindaci delle società per azioni. Sarebbe curioso chiedere a Fiat, Eni, Pirelli & Co. a quanto ammontano le spettanze riconosciute ai loro sindaci.
E così un bel giorno OLAF, l’ufficio antifrode dell’Unione Europea, a metà degli anni 2000 incominciò a mettere il naso nei bilanci dei progetti finanziati da ECHO, l’Agenzia Umanitaria dell’UE e si scoprirono gli altarini: le più grandi ONG italiane dell’epoca furono inquisite per frode. 
Inutile elencarle perchè tanto ne uscirono tutte pulite, alcune spendendo centiniaia di migliaia di Euro in spese legali, altre perchè fu lo stesso Consiglio dei Ministri del Governo Prodi 2006, con D’Alema allora Ministro degli Esteri che intervenne con una nota ufficiale all’Unione Europea a difesa delle ONG italiane, in un periodo in cui la comunista “Patrizia Sentinelli” sinistrizzò la Cooperazione Italiana e quando Donato di Santo, Presidente della storica ONG Movimondo, fu incaricato dal suo amico D’Alema al ruolo di sottosegretario alla Cooperazione.
Nessuna illazione, basterebbe leggere l’editoriale n. 6 del 30 Aprile 2018 pubblicato su Italietta Infetta per aprirsi ad un mondo che neanche il più abile scrittore di thriller riuscirebbe ad immaginare.
(https://www.italiettainfetta.it/editoriale-6.html).
Qualche anno dopo Movimondo chiuse i battenti ma al tempo stesso la crisi delle ONG e l’intervento di OLAF aveva incentivato il Governo Prodi/D’Alema a trovare la panacea di tutti i mali: il 5 per mille.  
Tale provvedimento apparentemente provvidenziale però non deve essere ancora stato compreso del tutto, infatti nella realtà non si tratta niente altro di una forma legalizzata di “distribuzione aggiuntiva di caramelle” dei contribuenti.
Cosa sia cambiato nei confronti dei paesi del Terzo Mondo e dei collaboratori delle ONG è davvero difficile interpretarlo; in realtà sembra che l’effetto sia stato solo quello di voracizzare fondi pubblici con risultati sempre meno efficienti, nonostante sia proprio di quegli anni l’esplosione dei corsi di studi universitari in Cooperazione allo Sviluppo, dove masse di giovani si sono riversate nel settore più per interesse verso il denaro che non per amore di etica o di solidarietà, con l’unico effetto di una diminuizione del grado di efficienza e soprattutto delle spettanze corrisposte ai propri collaboratori. Come si può non citare l’invenzione de “l’esperto junior”, la figura di collaboratore che pur avendo 65 anni e considerato esperto in quanto a esperienza, viene poi pagato come junior con il corrispondente di una manciata di noccioline.
In realtà oggi chi lavora nel settore guadagna meno di quanto guadagnava nel 2000, parliamo di 18 anni fa, con un aumentato rischio di incolumità e senza garanzie nè di continuità di lavoro, nè di contributi, mentre l’unica cosa che le ONG hanno percepito è che “con il culo degli altri sono tutti froci”, cioè che si può fare business senza investire un doblone, tanto il “Signore” che ama tanto chi fa solidarietà gli manda tanta manna dal cielo da inebriare anche le menti più salubri:
– 5 x mille,
– finanziamento di progetti da Governo italiano, Unione Europea, Agenzie delle Nazioni Unite, Banca Mondiale e blablabla con almeno il 10% di contributi per la gestione amministrativa della sede,
– donazioni solidali via sms,
– donazioni private e donazioni obbligatorie,
– raccolte da campagne solidali, sostenute da pedanti giovani sfruttati da agenzie che li muniscono di una pettorina con i loghi di UNICEF, ACTIONAID, SAVE THE CHILDREN & Company costringendo qualche povero disgraziato di studente a procurarsi una risibile entrata importunando la gente per strada con una forma di invasività al pari degli immigrati che chiedono l’elemosina, dei Rom che vogliono lavarti il vetro per forza ai semafori, dei mendicanti agli ingressi dei supermercati e per le strade del centro di qualsiasi città italiana, e dei dignitosi venditori della Folletto, che però sono in realtà venditori di beni e non di aria fresca.
– Ma poi come non dimenticare che anche Regioni, Province e Comuni che dovrebbero dedicare il proprio impegno e le proprie risorse al loro territorio e invece di pensare ai loro cittadini finanziano microprogetti, risibili e ridicoli in Argentina, in Senegal, a Cuba o dovunque essi stessi abbiano parenti, amici, elettori e interessi vari.
– E vogliamo dimenticare le Fondazioni bancarie e le stesse Fondazioni espresse da tutte le più grosse aziende del paese che sulle fondazioni spostano risorse importanti dai loro business profit solo per pagare meno tasse?
Liza Minnelli cantava “money, money, money” e la febbre di denaro ecco contagiare anche chi si doveva dedicare solo allo sviluppo dei paesi poveri, alla solidarietà e all’amore per il prossimo.
Non è un caso che oggi la figura più ricercata dalle Ong e dalle Associazioni in generale sia il Fund Raiser o fundraiser, per fare cosa? Per fare qualcosa per gli altri o solo per sfoggiare un bilancio milionario affermando di essere una delle più grandi ONG del mondo o anche solo dell’Italia?
Oggi non si parla più di fare qualcosa per gli altri, si spendono denari dei propri donatori e dei contribuenti per costosissime campagne pubblicitarie per raccogliere ancora più soldi. Oggi non basta più raccogliere fondi via sms di 1 o 2 euro, no oggi siamo giunti ai “lasciti testamentari”. Perchè spendere denaro in costosissime e impegnative campagne di raccolta fondi per ottenere un paio di euro quando è meglio spenderli per trasformarsi in insetti necrofori alla ricerca di proprietà immobiliari, di titoli di Stato, di depositi bancari che magari finirebbero per diventare conti dormienti e tra 20 anni sarebbero confiscati dallo Stato?
C’è da immaginarsi la creazione di nuovi dipartimenti allinterno delle ONG specializzate in vodoo e macumba per far morire il prima possibile i potenziali donatori senza eredi con delle proprietà. E’ possibile prevedere che le prossime figure di collaboratori ricercati dalle ONG saranno i“testamentary hunters”, i cacciatori di testamenti insieme a fattucchiere, ammaliatori e truffatori che già esistono ma non sono inquadrati a norma di legge.
Nel 2016 sono stati 48.966 gli enti che hanno avuto accesso al 5 x mille. E’ stato definito un successo!!
Un successo per chi? 
Lo scopo dell’8 per mille era stato istituito in sostituzione dei Patti Lateranensi con la Chiesa Cristiana, ed oggi si è finito per distribuirlo a 12 confessioni religiose diverse che presto o tardi saranno destinate ad aumentare appena gli islamici capiranno che avranno bisogno di un solo riferimento che raccolga l’8 x mille di tutti i musulmani che pagano le tasse. Ma il 5 per mille è nato come incentivo per sostenere le associazioni che perorano una causa proclamata nelle leggi sul terzo Settore e non per creare multinazionali i cui residui, se fossero aziende normali, sarebbero tassati.
Il 5 per mille in questo caso ha solo incentivato la trasformazione delle maggiori ONG in Fondazioni o ha promosso la creazione di Fondazioni parallele alle più grosse associazioni, le quali favorite da una legislazione che garantisce la totale impunità, ed essendo no profit, vedono spostati i fondi provenienti dal 5 x mille, quello dalle donazioni e dai lasciti testamentari senza nessun controllo, per fare cosa? Sarebbe curioso sapere chi dovrebbe effettuare i controlli, come vengono spesi o non spesi la quantità di denaro non frutto della propria abilità nella gestione finanziaria o commerciale ma di quella parassitaria che giunge nelle casse di questi molossi della solidarietà da generosi e ignari cittadini o da commercialisti non tanto ignari e generosi anch’essi ma solo con il culo degli altri.
Non solo, i geni di Renzi e Gentiloni hanno completato l’opera di Prodi e D’alema riuscendo nell’intento di ampliare la voragine del debito pubblico con l’approvazione della legge 125 del 2014, quella che ha dato vita alla inimmaginifica opera di creare  la più grande divoratrice di denaro della storia dell’Umanità: l’Agenzia Italiana della Cooperazione allo Sviluppo che avrebbe dovuto cambiare il mondo, ma che nella realtà è riuscita solo a partorire un altro mostro: creare il non profit anche dove c’era il profit.
 Domanda: Ma se tutto il profit si dedica al no profit chi pagherà le tasse in italia?
Prima erano solo le ONG a poter gestire i progetti di cooperazione internazionale oggi possono accedere ai fondi della Cooperazione tutti ma proprio tutti, cani e porci compresi, amici degli amici, parenti e conoscenti, aziende, imprese, Università, enti pubblici. Secondo questa legge e secondo chi l’ha ideata sembra che il Governo italiano debba dedicare sforzi e risorse solo ai problemi del terzo mondo, dimenticando che l’Italia stessa è diventata terzo mondo.
Signori, mi pemetto di fare un appello: di qualunque colore di pelle e di partito siate, l’Italia ha bisogno di riacquistare un pò di dignità; l’italiano è stanco delle prestidigitazioni di affaristi che si nascondono dietro una falsa solidarietà o di falsi buonisti dediti a far denaro “con il culo degli altri”. L’Italia ha bisogno di attenzioni verso gli italiani, deve migliorare i servizi, le strade, la sanità, l’educazione, il sostegno all’industria e all’artigiano, il commercio deve essere promosso nuovamente mentre oggi ogni giorno di più si vedono cartelli appesi a negozi che prima erano fiorenti: “chiuso per cessata attività”. 
La notizia è proprio di questi giorni, da 5 milioni di partitre IVA in 10 anni ne sono state chiuse quasi 700.000. Le aziende chiudono, i negozi chiudono, gli artigiani sono pressochè scomparsi e i politici pensano a distribuire denaro come caramelle? Le associazioni italiane, che ancora operano all’estero, e che saranno sempre meno, devono smetterla di assumere africani in Africa solo per pagarli meno di quanto pagherebbero un italiano e senza corrispondergli contributi o pagare assicurazioni, mentre e se invece non li si paga affatto sono curioso di sapere a quale sindacato costoro potrebbero rivolgersi per rivendicare i loro diritti in cause che in Italia durerebbero almeno dieci anni. L’Italia è piena di disoccupati, chi vuole il 5 mille assuma italiani, e chi supera una certa soglia di fondi ricevuti dal cielo, A GRATIS, come la manna di biblica memoria, che paghi le tasse sui residui senza spostarli sulle proprie fondazioni incontrollate e incontrollabili.
Che il Governo attivi controlli, verifichi i bilanci e se trova furbi come il Presidente della CCS di Genova che si sposta € 800.000 sul suo conto in Svizzera, che li metta al fresco e che butti via le chiavi, raddoppiando la pena solo per aver utilizzato la buona fede e la generosità delle persone che pensavano di aiutare un bimbo malnutrito o che hanno pensato di adottare un bambino, una capra o una donna per aiutare il Terzo Mondo.
Il 5 x mille è denaro sottratto alle tasse degli italiani e va distribuito alle piccole associazioni che fanno realmente qualcosa sul territorio, non a chi si presenta in televisione con arroganza e saccenza a sputare ricette per un mondo migliore ma spendendo milioni caduti dal cielo in rivoltanti pubblicità che abusano di faccine morenti o sorridenti a seconda di chi si vuole influenzare o spocchiando e trasudando saccenza e abilità per aver aperto una sede in Svizzera, a Tokio o a Sidney con quali soldi? Con quelli che si è guadagnato o con quelli giunti dal cielo? E per fare cosa? Continuare a raccogliere altri soldi sempre e solo con il cuo degli altri?
Vorrei poter gridare a nome di tutti gli italiani che:

“A NOI NON CE NE FREGA UNA MAZZA DI FINANZIARE IL TURISMO RELIGIOSO IN LIBANO;
CHE MI SENTO UN PO’ PRESO PER IL CULO  SE I RESIDUI
DEI FONDI DI UN PROGETTO IN MYANMAR VENGONO UTILIZZATI
PER FINANZIARE I VIAGGI DI OVERLAND
CON FONDI DESTINATI ALLA SENSIBILIZZAZIONE SANITARIA
DEI PAESI DELL’ASIA E DELL’AMERICA LATINA,
CHE C’E’ GENTE CHE LAVORA CON IL MINISTERO CON CO.CO.CO E CO.CO.PRO.
RINNOVATI DA 20 ANNI, CHE C’E’ GENTE CHE VIENE ASSUNTA REGOLARMENTE SENZA BANDI
E CHE INVECE QUANDO I BANDI QUALCUNO LI VINCE SE LI VEDE ANNULLARE”.

Chiunque vada in televisione a parlare di EAS per favore prendetelo a calci nel sedere. Chi  è l’italiano che sa che cos’è l’EAS, l’EDUCAZIONE ALLO SVILUPPO, di chi? A cosa serve? A chi è indirizzato? Quanti soldi si spendono ogni anno per l’EAS? E a chi vanno i finanziamenti? E chi parla di Servizio Sociale Universale prendetelo a calci nei cosiddetti;  che ci mandino i loro figli in Africa per 433,27 € al mese rischiando la vita. Il Terzo Settore non può continuare ad inventarsi mezzucci e progettucoli tesi a sfruttare i giovani pagandoli con quattro soldi mentre le menti che sfornano questi aborti di finta solidarietà da un lato si inventano progetti che alimentano i soliti amici degli amici e dall’altro tolgono risorse a chi ha veramente bisogno. A tutto questo bisogna mettere uno stop. E’ preferibile corrispondere un dignitoso reddito di cittadinanza chiedendo in cambio un servizio o è meglio continuare a foraggiare le cooperative, le associazioni, gli enti inventati dagli amici degli amici per continuare a farci prendere in giro?
SVEGLIA ITALIANI!!!!
Tassiamo, tagliamo, torniamo ad una gestione sobria e funzionale delle risorse di Stato, basta farsi prendere in giro, non se ne può più!!!
Che il Governo attivi controlli su come questo denaro viene speso e se ci sono illegalità o i soliti furbetti che ne approfittano, ebbene che siano buttati in cella o che siano utilizzati a fare lavori forzati, a spostare i massi del ponte Morandi o a sgomberare le macerie degli ultimi disastri climatici.
Per amare un paese bisogna far si che la gente lo ami e non che lo disprezzi per una corruzione tanto diffusa da aver infettato anche l’aria. Forse è ora di farsi tutti un bell’esame di coscienza, se l’Italia rischia l’implosione non bisogna ringraziare nessuno se non sè stessi.

                                                                                                                                               Max Tumolo

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