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COME REDARRE UN PERFETTO BILANCIO FALSO DI UN PROGETTO DI COOPERAZIONE INTERNAZIONALE

COME REDARRE UN PERFETTO BILANCIO FALSO
DI UN PROGETTO DI COOPERAZIONE INTERNAZIONALE

I PROTAGONISTI DEI PROGETTI

Introduzione

Quest’anno il mese di Agosto è stato piuttosto movimentato, ma focalizzato essenzialmente su 3 eventi:

– Il 1°, e il più importante, è stato il disastro di Genova sinonimo del crollo di un sistema che non necessitava però di 43 vittime innocenti per rendersi conto dello stato in cui versa l’Italia. Evento a cui però i giornali, inspiegabilmente, hanno dato poco risalto, spostando le attenzioni su un contenzioso politico e tentando di occultare il vero dramma che vive l’Italia: la corruzione del sistema e l’inefficienza.

– Il 2° evento è stata la farsa della nave Diciotti su cui è stato scatenato un putiferio che ancora non si è concluso, ma che avrebbe potuto catalizzare l’interesse delle società di scommesse, che però non avendo diffuso quote si presume che finirà in una grande bolla di sapone.

– Il 3° evento invece è stata la “scoperta dell’acqua calda” con la distrazione di fondi donati da UNICEF a Play Therapy Africa del cognato di Renzi: 6,6 milioni di euro destinati ai poveri bambini africani, che con la terapia del gioco avrebbero sicuramente risolto i problemi esistenziali ma non quelli alimentari. Renzi ha affermato minaccioso che chiunque dovesse affermare che lui c’entri in qualche modo rischia una denuncia per diffamazione.
L’unico commento possibile è: mahhhh!!!

I tre eventi in modo diverso rappresentano il disastro in cui versa l’Italia, divisa, corrotta e connivente in ogni settore della vita politica ed economica del paese; non c’è un solo settore che possa dichiararsi immune e sfido chiunque a dimostrare il contrario.
Non servirà pubblicare i Segreti di Stato, che in Italia sono pari ai segreti di Pulcinella. Non ci saranno mai documenti desecretati che aiuteranno gli elettori a capire a chi hanno dato il loro voto fino ad oggi; tutto sarà già stato manipolato, distrutto, sparito. E così oggi, a questo Governo, tocca un impresa improba e ciclopica: RICOSTRUIRE L’ITALIA. Ne saranno capaci? Glielo permetteranno? Dalle iniziative dei magistrati  e dalle grida dei reduci della sinistra sembrerebbe proprio di no, ma siamo tutti curiosi di vedere come andrà a finire.
E di tutto ciò che si svolge quotidianamente sotto il nostro naso, a parte le irregolarità nelle concessioni, negli appalti pubblici, nello sperpero perpetrato da tutti coloro che sono stati al potere fino ad oggi, sfugge un silenzio assordante, quello delle ONG italiane oltre al silenzio dei “media” sulle questioni del Terzo Settore e della Cooperazione che in pochi in italia conoscono ad eccezione degli addetti ai lavori.
In Italia si spendono ogni anno circa 5 miliardi di euro per tenere in Africa gli africani e 5 miliardi all’anno per accoglierli in Italia. 
La nuova legge 125/2014 che ha dato il via all’AICS, l’Agenzia della Cooperazione allo Sviluppo del Ministero degli Esteri, sostituendo la vecchia legge n. 49/87 è stata voluta e imposta da Renzi, emarginando di fatto la vecchia Direzione Generale della Cooperazione allo Sviluppo del Ministero degli Esteri, e imponendo una normativa nuova e originale che di fatto ha aperto le porte del non profit anche al profit.
Il cognato di Renzi sa bene di cosa parliamo, perchè nella nuova legge, oltre all’AICS, il Raiss Renzi ha aperto una nuova sede a casa sua, Firenze, trasformando il cadavere del vecchio Istituto Agronomico d’Oltremare di Firenze in una nuova sede distaccata AICS, Ufficio VI, competente per lo sviluppo rurale e per la sicurezza alimentare. E a Dicembre come regalo di Natale agli amici degli amici, l’AICS avrebbe dovuto assumere un numero impressionante di dirigenti, funzionari e consulenti superpagati, alcuni mediante assunzione diretta, altri come consulenti e pochi altri con gare di selezione, con una spesa prevista di alcuni milioni di euro.
Di tutto questo la gente normale NON NE SA UN TUBO DI NIENTE e guai a diffondere notizie così riservate che comportano ulteriori spese ai danni dei contribuenti.
   Ma ecco qualcuno che ad informare c’è: Italietta Infetta, è nata proprio per informare di ciò che la gente non sa, per mettere a conoscenza gli inconsapevoli bovidi italiani che il no profit dovrebbe essere quella “cosa” che si dovrebbe fare senza ottenere utili ma solo per andare in Paradiso mentre nella realtà quell’intricato mondo del Terzo Settore è stato pensato con Leggi ad hoc per permettere che nel calderone ci entrassero tutti, soprattutto gli amici degli amici, con lo scopo di  spartirsi una torta senza alcun controllo.
Delle tante forme associative che affollano il mondo della solidarietà ne parleremo in altre occasioni, qui ci occuperemo dei protagonisti della Cooperazione Internazionale, cioè di coloro che dicono di occuparsi di solidarietà, a volte, ma molto più spesso in realtà si occupano di business a dispetto dei coloratissimi bilanci che in Italia farli falsi è un gioco da ragazzi. Che poi siano certificati, ebbè che ci vuole, basta pagare le società di certificazione che certamente troveranno il sistema di renderli credibili. Lo fanno per le grosse aziende, possono farlo anche per le multinazionali della solidarietà. E’ previsto, gli è concesso per legge, e lo fanno. Non è un caso infatti che prima di redarre un bilancio sono le stesse società che verificano le criticità consigliando alle associazioni, fondazioni, imprese e di qualunque altra entità si tratti, di mettere a posto ciò che non lo è, tanto poi nessuno controlla et voilà le jeux sont fait.
Inutile citare che le cronache quotidiane sono strapiene di notizie su bilanci falsi di questo e di quello, quindi non c’è fa scandalizzarsi se anche un mondo la cui caratteristica dovrebbe essere l’etica poi in fondo di etica non è che ne abbia così tanta.
Ciò premesso già dal titolo si presume che il contenuto di questo editoriale potrebbe far saltare dalla poltrona diversi attori della falsa solidarietà internazionale, ma non sarà così perchè questa è solo una introduzione a scopo informativo diretto alla maggior parte di coloro che non hanno idea dei miliardi che si spendono ogni anno per salvare il mondo dalla povertà e dalla sofferenza, che esposto così sembra che tutto si svolgerebbe nel massimo della trasparenza. Ma non è così perchè, come sappiamo, gli italiani sono famosi soprattutto in quanto a corruzione e frodi, e dell’etica se ne sono ormai perse le tracce già da un bel pò.
Beninteso, questo non significa che tutte le ONG e le Onlus abbiano svluppato tali abilità, diciamo che il sistema aiuta, e in mancanza di controlli tutto diventa più facile.
Lo spunto per chiarire molti dei punti oscuri che i non addetti ai lavori non conoscono giunge dal recente scandalo dei fondi donati a quella “cosa” inventata dalla famiglia Conticini, imparentati con l’ex premier. Conticini, già il cognome è un programma! E “Play therapy Africa“, membro di “Play Therapy International“, che sembra una presa in giro ma non lo è, in realtà ricalca le orme di moltissime altre realtà della solidarietà, create più per il bisogno di  soddisfare i propri bisogni piuttosto che quelli degli ex schiavi delle colonie del mondo sottosviluppato.
Un altro punto da chiarire è la moda di chiamare impropriamente i paesi poveri “Paesi in via di sviluppo”; la realtà è che questi paesi sono e saranno sempre e solo “Paesi del terzo mondo“; l’interesse della comunità internazionale è quello di continuare a mantenere il loro status, e non di sicuro di aiutarli nel loro sviluppo. Tanto basta per giustificare la smania di emigrare che ormai da anni pervade le menti di giovani,  africani e non, illusi dai “media” e dai trafficanti, con la promessa di giungere all’agognato Eden inventato nel Paese del Bengodi, che provvederà a stendere un bel tappeto rosso e ricoprirli di coccole.
Chi gioisce per l’immigrazione galoppante sono da un lato coloro che si occupano dell’accoglienza e degli altri che li aiutano a stare a casa loro, che spesso coincidono, e dall’altro lato i governi da dove i giovani migrano; quei governi ben felici di essersi tolti dai piedi una bella quantità di forza-lavoro  ripulendo i propri paesi spesso da delinquenti e terroristi e nel frattempo ricevere sostegni miliardari da tutti i paesi del mondo.
Nel 2015 si stimava che in Africa giungessero oltre 500 miliardi all’anno di sostegno economico, oltre ai debiti pubblici cancellati ai paesi più poveri. Lo hanno dichiarato recentemente anche i cinesi che hanno appena destinato altri 60 miliardi in un meeting spartitorio con 50 capi di Stato africani dopo altri 60 versati 3 anni orsono.
Quanto viene raccontato da giornalisti e dai poco addetti ai lavori è lontano migliaia di anni luce da realtà ben diverse di gestioni della razza eletta, quella bianca naturalmente, maturata attraverso anni di studi, di master, di presunta gestione diretta sul campo e soprattutto di connivenza tra potere politico locale e gli specialisti di strategie truffaldine di cui l’Italia, senza bisogno di statistiche, ricopre il primo posto in classifica.
E allora spieghiamolo, a chi non sa neanche cosa sia il Terzo settore, e spieghiamolo anche a chi crede ancora che la solidarietà sia un sentimento nobile degno delle giuste attenzioni, ma spieghiamolo anche a chi opera nel Terzo Settore e soprattutto a coloro che si occupano di Cooperazione facendone un vero e proprio business, come Play therapy Africa insegna, e ai molti altri che vi partecipano con vero spirito di solidarietà ma che credono ancora a Babbo Natale.
Un altro chiarimento è d’obbligo: tra cooperazione e solidarietà non c’è più alcun nesso. La cooperazione, parlando con gli stessi esperti di settore, è considerata ormai una vera e propria professione e impropriamente si parla di volontariato, è cosi è, visto che nella realtà parliamo di gente laureata, esperti di economia, di burocrazia e di carta straccia, esperti sostanzialmente in chiacchiere, statistiche, studi e aria fritta.
Una volta, nel non lontano passato, la cooperazione si svolgeva sul campo, a fianco dei beneficiari, cioè dei poveri, quelli veri, oggi si svolge per lo più in ufficio tra scartoffie e centinaia di migliaia di fogli che contribuiscono per lo più al depauperamento dell’ambiente e molto poco a risolvere i problemi dei paesi sfigati. Oggi poi capita anche di leggere articoli da brividi sul “no profit 4.0” con tutte le invenzioni possibili e immaginabili sulle strategie, sul web marketing,  digitalizzazione di strumenti e processi, theory of change, community building,  sviluppo organizzativo interno, audience development, governance e stupidaggini simili, dimenticando che alla base della piramide ci sono i beneficiari, i poveri, coloro che hanno veramente bisogno e che sono ridotti solo a numeri e statistiche soppiantati dai deliri dei “nuovi operatori umanitari 4.0″.
Ora, che l’Italia sia il paese più solidale del mondo, è in parte vero, ma da diversi anni ormai l’associazionismo è diventato il punto di riferimento per molti di coloro che non trovano lavoro, peraltro legittimo, e per altri che studiano per il desiderio di viaggiare a spese delle ONG e visitare paesi dove mai andrebbero di loro iniziativa, ma soprattutto l’associazionismo è il mezzo per cui coloro che hanno i giusti contatti politici sperano di utilizzarli a scopi benefici, per alcuni con vero spirito di solidarietà mentre per molti altri, la maggioranza, non gli frega assolutamente niente nè dei poveri, nè dei bisognosi; anzi più aumentano i disgraziati più proporzionalmente crescono le opportunità per toccare la sensibilità e i sensi di colpa dei bovidi attraverso martellanti campagne di raccolta fondi.
Non è un caso che la nuova figura inventata oggi e anche la più diffusa è il “fundraiser” di cui parleremo nel corso della saga, una specie di venditore della Vorwerk Folletto che invece di vendere aspirapolveri vende chiacchiere che non contribuiranno a risolvere il problema dei paesi poveri, ma che contribuiranno di sicuro ad aumentare le risorse dell’associazione promuovendole come vere e proprie multinazionali della solidarietà in funzione del denaro che gestiscono.
E non è neanche un caso che tutte le maggiori Ong italiane oggi si siano trasformate in Fondazioni, per il semplice motivo che la legge le favorisce, facilitando la gestione dei beni e dei fondi. Basta scrivere un illegibile bilancio di 80 pagine colorate piene di tante belle torte, statistiche e numeri, tanto sarà certificato ma non controllato, e quale sarà l’ingenuo donatore privato che avrà il  tempo e competenze per andare a verificare la veridicità dei dati? Nessuno. E le Fondazioni tra le peculiarità che le contraddistinguono comprendono una bella quantità di immunità che spaziano dall’impossibilità di fallire all’impunità dei vertici in caso di frodi, oltre alle ricche spettanze che si corrispondono i vertici che nelle associazioni, sulla carta, non sono concesse.
Question time:
“Quante sono le Fondazioni e le associazioni in italia?”  Neanche Dio lo sa.
“E chi le controlla?”. Neanche Dio lo sa:
Il mese di Agosto, come abbiamo visto è stato ricco di eventi e tra questi è sfuggita la notizia che la Corte dei Conti ha scoperto che delle oltre 8.000 denunce IRPEF analizzate, nel 6% circa dei casi i CAF hanno indicato fraudolentemente i codici fiscali di associazioni “amiche” alle denunce che ne erano sprovviste. “In realtà ancora una volta è stata scoperta l’acqua calda”. Da quanto è stato istituto il 5 x mille tutti coloro autorizzati a compilare denunce IRPEF, inclusi CAF e commercialisti, questo è ciò che fanno regolarmente, spesso all’insaputa dei propri clienti contribuenti, e ancor più spesso senza escludere eventuali partecipazioni ai proventi.
2° question time:
bbb”Quante sono le associazioni i cui vertici sono costituiti da esperti di cooperazione che hanno lavorato sul campo, e quante sono quelle costituite proprio da commercialisti, imprese, avvocati e cialtroni che di cooperazione hanno competenze come ne ha il sottoscritto in materia di astrofisica?”
Il cognato di Renzi potrebbe offrire un servizio alla comunità magari preparando un tutoring su youtube per spiegare i segreti di un perfetto truffatore autorizzato, ma difficilmente si presterà, anche perchè essendo indagato, difficilmente la magistratura glielo permetterebbe.
Signori, non preoccupatevi, che a spiegarvelo ci pensa il sottoscritto che qualcosa ha visto e ha vissuto in prima persona e ne sta ancra pagando le conseguenze da anni. Poi del perchè Unicef non denuncerà mai il cognato di Renzi, lo capiremo leggendo i vari capitoli di questa saga sulla falsa solidarietà, soprattutto l’ultimo capitolo riservato ai donatori. E poi non dimentichiamo che nel contesto delle connivenze accade anche che  Gentiloni, dopo le elezioni, invece di occuparsi di ordinaria amministrazione provvede ad emettere un decreto salva-cognato-di-Renzi, grazie al quale senza denuncia degli interessati, in questo caso UNICEF & Co. la magistratura, l’unica cosa che potrà fare è archiviare il fascicolo, operazione estremamente diffusa e di cui sono esperti. Ed infatti Unicef, notizia recentissima, ha affermato che non intende sporgere denuncia.
Le ragioni? Le capiremo nell’ultimo capitolo della saga.
Per spiegare bene queste dinamiche è però doveroso partire dal principio, che per chi non conosce il settore della Cooperazione Internazionale, inizia con l’identificazione di coloro che partecipano a quei programmi “umanitari” che avrebbero dovuto salvare il mondo da almeno 40 anni e che sembra invece che stiano contribuendo a peggiorarlo, perchè, com’è logico che sia, più peggiora più aumentano i fondi per tentare di migliorarlo, in una catena che non vedrà mai fine.
Ebbene, partiamo dal principio chiarendo cosa succede in quel mondo della solidarietà internazionale che contribuisce al debito pubblico dell’italia, e chi sono le 4 figure che partecipano alla saga.

1 – I donatori chiamati anche finanziatori; sono coloro che erogano i fondi a fronte di una proposta progettuale di una ong, una onlus, un ente pubblico, di consultant o di chiunque voglia salvare il mondo dalla povertà. I donatori istituzionali si identificano tra i Ministeri degli Affari Esteri dei vari paesi, Unione Europea, Banca Mondiale, le varie Agenzie di Stato, come AICS per l’Italia, GIZ per la Germania, NRC per la Norvegia, Jica per il Giappone, DFID per la Gran Bretagna, USAID per gli Stati Uniti, oltre a tutte le Agenzie delle Nazioni Unite che, in un circolo vizioso, ricevono contributi miliardari da tutti i paesi che aderiscono, senza mai rendicontare come li spendono, e che a loro volta disperdono il denaro tra le varie Agenzie facenti capo alle UN, vedi UNICEF, UNDP, WFP, FAO e le altre 59 agenzie già inventate, più le altre che immancabilmente si inventeranno a breve. Tra i donatori bisogna annoverare anche quegli enti titolari della grande invenzione della Cooperazione Decentrata che include 8092 comuni, 110 province, 20 regioni, i vari enti pubblici, fondazioni bancarie e quant’altro.
Ai donatori sarà dedicato un apposito capitolo che ne spiega il funzionamento, le dinamiche, e soprattutto i risultati. Quando ci sono. E anche se non ci sono!

2 – Il secondo attore per ordine di importanza nello svolgimento dei progetti di Cooperazione Internazionale, sono le Associazioni, le Onlus, le Fondazioni, le ONG oggi diventate tutte OSC. L’Italia è l’unico paese al mondo dove non esistono più le Organizzazioni Non Governative bensì le Organizzazioni della Società Civile, tanto per aumentare un pò la confusione, che grazie all’ultima Legge Renzi include, come sopra citato, anche le aziende private. Ciò che prima era riservato al non profit oggi è aperto anche al profit, che di cooperazione ne capisce poco o niente ma di business sicuramente sì. Ma anche gli stessi enti pubblci, che si tratti di Università o per esempio l’Istituto Superiore di Sanità, a cui sarà riservata una speciale menzione, e a tutta una serie di personaggi del business falsamente umanitario.
L’obiettivo di tutti questi enti è raggiungere il “goal”. Si chiama proprio così, come nel gergo calcistico, come quando la palla finisce in rete gonfiandola. Lo scopo di ogni squadra è fare goal per vincere la partita, magari pareggiarla e a volte rischiando anche di perderla. Ed infatti a volte i goal dei progetti di cooperazione non si raggiungono affatto e i risultati non si vedono. I goal però si raggiungono facilmente, sulla carta, con demenziali e logorroiche scritture di progetto e di relazioni finali che raccontano un mucchio di belle storielle al donatore, che non gli frega niente di quello che c’è scritto, perchè se i soldi ci sono bisogna spenderli e quindi bisogna assegnarli, anche in fretta, a volte in maniera regolare con bandi e gare, a volte distribuiti agli amici degli amici, i quali anche se non ce n’era affatto bisogno, si sono però sforzati di scrivere un Logical Frame, un Quadro logico, che spesso tanto logico non è. Infatti spesso prima ancora di iniziare i progetti bisogna già modificarli, perchè chi li ha scritti era seduto a Roma o a Bruxelles bevendo un caffè in un ufficio con aria condizionata e non sa un tubo di quello che succede là fuori. Negli altri casi accade che passa così tanto tempo dalla scrittura del progetto al finanziamento che le condizioni sono già mutate e quindi il quadro logico va a farsi benedire.
Anche a questo sarà dedicato un capitolo intero, anche se per la verità non basterebbe un’enciclopedia.
Play Therapy Africa è di buon esempio per molte altre entità similari. Alle ONG, o OSC sarà dedicato il terzo capitolo della saga.

3 – Una parte rilevante nello svolgimento dei progetti di cooperazione andrà dedicata ai volontari, ai cooperanti e agli esperti, quelli che lavorano sul campo, che a volte rischiano anche la vita, che a volte sono eroi e a volte lo sono un pò meno; coloro che vengono reclutati con ridicoli contratti di lavoro che richiamano la gallina co.co.co. o quella co.co.pro, o vengono assoldati con ricchi contratti di consulenza con diarie giornaliere che variano da poche centinaia di euro ai 750 euro al giorno, come quelli corrisposti dall’Unione Europea ai suoi consulenti, i quali, tutti inclusi, avranno il compito di condurre il progetto al goal, in funzione del ruolo che gli verrà assegnato. Le ONG italiane privilegiano la figura del “Tuttologo”, il quale avrà l’onere di gestire il personale locale e internazionale, l’amministrazione, gli acquisti, tutte le formalità burocratiche richieste dal donatore o dal paese dove si opera, in sostanza tutto ciò che serve allo scopo di raggiungere il goal. Solo che di Cristiano Ronaldo e di Leonel Messi nella Cooperazione non ce ne sono e spesso si ricorre ai giovani della Primavera che hanno poca esperienza, che spesso fanno disastri, ma che costano molto meno di Cristiano Ronaldo, e di altri che si spacciano per campioni da Pallone d’Oro con tanto di titoli, spesso falsi, e che in realtà, appunto, si tratta di millantatori, che al pari di tante associazioni, non gli frega assolutamente niente nè dei poveri, nè dei bisognosi e tanto meno dei disadattati.
Al personale internazionale sarà dedicato il 2° capitolo della saga, argomento già in parte toccato in alcuni precedenti editoriali, che però in questo caso saranno trattati in maniera diversa e molto meno romantica per coloro che immaginano il volontario che dà la propria vita in una delle mode scoppiate negli ultimi tempi: l’eroe. Questo è il millennio degli eroi, fateci caso, non c’è un Tg dove non si parli di un eroe. Viviamo in un mondo di eroi, ma lo saranno anche coloro che vanno in giro per salvare il mondo? Lo vedremo nel capitolo a loro dedicato e al grande business delle T-shirt con la S stampata sul petto.

4 – In realtà oltre alla quarta figura ce ne sarebbe una quinta che però anche essendo la più importante è quella meno considerata: i beneficiari. Ed infatti non ne parleremo perchè ininfluente; nella realtà però è solo grazie alla loro esistenza che esistono i progetti di cooperazione e a loro andrebbe dedicato un altro editorile, ma non  in questa saga. Quindi, la quarta figura vista come elemento attivo nello svolgimento dei progetti è senz’altro il personale locale dei paesi sfigati, che si tratti di Sud America, Africa, Asia Europa, Artide e Antartide comprese.
Ebbene signori, è ora di sfatare un mito!!!!
Indipendentemente da dove si operi, con poche eccezioni come in Asia, il personale internazionale, le ONG, le associazioni o di qualsiasi altra cosa si tratti che invade soprattutto l’Africa, soprattutto se di pelle bianca, sono, siamo considerati solo polli da spennare.
I bambini dei paesi sfigati sono i più innocenti ma spesso quando gli si vuole fare una fotografia si mettono subito in posa e si aspettano una mancia. Molti sono già stati addestrati e vivono solo di pose per fotografi di professione o per operatori che mostrano le loro gesta sui social o sugli stessi siti delle ONG, con l’operatrice umanitaria con le treccine che tiene i bimbi sorridenti tra le braccia, o in posa plastica standard; foto che naturalmente verranno utilizzate per chiedere donazioni. Le caramelle di una volta non bastano più, perchè rovinano i denti, i soldi non rovinano niente, anzi… e così l’hanno imparato anche loro.
Ma come non giustificare questi popoli? Sono stati sfruttati per secoli e ora si continua a utilizzarli portando vagonate di denaro mentre a loro arriveranno le briciole, sempre che arrivino.
Quello che viene insegnato nelle Università sono chiacchiere, teorie, spesso scritte da studiosi che hanno trascorso la vita a leggere e scrivere testi e saggi con le ultime 20-30 pagine con riferimenti bibliografici ad altri 400 testi. Chi passa la vita sui libri, avrà anche una cultura spaventosa ma conosce poco della realtà di un mondo là fuori che è un pò diverso da quello immaginato e vivisezionato da esperti di studi ma non di vita.
 Il mondo è saturo di saccenti esperti in CHIACCHIERE.
Il personale locale dei paesi in via di sviluppo, o quelli del terzo mondo o dei paesi semplicemente sfigati, vive in luoghi dove non bisogna insegnare quello in cui siamo specializzati noi italiani perchè la corruzione in Africa è all’ordine del giorno, anche per pochi cent; chi pensa che siano ingenui sbaglia di grosso, poveri sì ma fessi no! E mettere in atto delle performance da veri professionisti, anche se per pochi dollari, è diventato con il tempo una questione di principio, anzi di DNA.
Questo nei corsi universitari non lo spiegano.
E questa era solo l’introduzione, il manuale vero e proprio inizia dal capitolo 1 dedicato proprio al personale locale, perchè, come dice il vecchio proverbio cinese:
“Se è velo che il pesce può essele malcio dalla testa è anche velo che la coda, poi, difficilmente ne lestelà immune.”

                                                                                                                                              Max Tumolo

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