Inchieste

Il Dr Jekyll e …… l’abito che non fa il monaco – Parte Seconda

COOPERAZIONE E FALSA SOLIDARIETA’
– – – – –
IL DR JEKYLL E …L’ABITO CHE NON FA IL MONACO

Parte Seconda

Nella prima parte del racconto, pubblicato con l’editoriale n. 11, abbiamo parlato del Licantropo Multiforme Fabrizio Monti, di professione cooperante dalla carriera folgorante con il VIS, ma anche scrittore e giornista professionista non iscritto al retograto album dei giornisti“, per introdurre poi il suo compare, apparso dal nulla come una sorpresa nelle patatine, ma con studi e CV da fare invidia al Presidente del Fondo Monetario Internazionale.
Per un caso fortuito molte delle vicende vissute qui descritte, si sono svolte a Monrovia in Liberia, dove la gloriosa Cooperazione Italiana, branch del Ministero degli Affari Esteri, oggi AICS, aveva finanziato un ciclopico progetto di sviluppo per la ricostruzione fisica ed accademica di quello che è stato considerato per decenni Il fiore all’occhiello del West Africa: la Facoltà di Medicina Achille Mario Dogliotti fondata dal famoso cardiochirurgo massone torinese.
Il progetto, affidato all’Istituto Superiore di Sanità, con il gioco delle 3 carte era poi passato nelle mani di una fantomatica neo-nata Fondazione per la Sicurezza in Sanità con la quale, mio malgrado, mi ritrovai a collaborare in luogo dell’Istituto da cui ero stato interpellato.
Sbaglia colui che pensa che questi racconti servano per screditare qualcuno in particolare o un sistema, quello del Terzo Settore, che ha basato le sue fondamenta sulla mancanza di chiarezza e trasparenza. I racconti e le mie denunce hanno lo scopo di fornire indicazioni utili a chiunque voglia operare in modo chiaro e onesto, indipendentemente dal settore, e che soprattutto intenda adoperarsi per isolare i personaggi oscuri che si potrebbero inserire in contesti privi di controllo. Questo vale per entrambe le figure che operano in tutti i settori: nel settore pubblico dove i datori di lavoro sono gli enti pubblici e i lavoratori sono gli impiegati, in quello privato dove da un lato si trovano gli imprenditori e dall’altro i dipendenti, così come nel Terzo Settore dove da un lato ci sono Associazioni e Fondazioni e dall’altro ci sono gli operatori umanitari.
Mentre i primi due settori sono però regolati da leggi precise e il rapporto con i dipendenti gode dell’assistenza dei sindacati, per il Terzo Settore vige l’anarchia, e chi opera nel  contesto vive nella totale vulnerabilità.
In questa confusione può accadere di tutto;  io stesso sono stato protagonista di diversi casi, alcuni anche eclatanti, ma quello che mi è accaduto in Liberia con l’Istituto Superiore di Sanità non ha uguali; sfido chiunque a raccontare di aver vissuto qualcosa di lontanamente simile.
La storia merita di essere letta perchè è degna di un racconto di Tom Clancy.
Ebbene, dopo essermi fatto carico da solo per un anno di un progetto che in realtà era un programma con all’interno 15 distinti progetti, che qualsiasi altra organizzazione avrebbe affidato ad almeno 6 esperti internazionali, allo stremo delle energie ero riuscito a far passare il concetto di aver bisogno di supporto. Essendo anche il sostituto Capo Programma, oltre a tutti gli altri incarichi che già svolgevo come “tuttologo“, ed avendo alle spalle una Fondazione che era un contenitore vuoto, riuscii a procedere con l’assunzione del Dott. Cozza quale nuovo Capo Progetto, con inizio della collaborazione dal gennaio 2011, e di Fabrizio Monti come mio assistente dal successivo Giugno 2011.
 I due più grandi errori della mia vita!!! Commessi senza dubbio in assoluta buona fede nel tentativo da un lato di aiutare due persone in estrema difficoltà e dall’altro nella speranza di ottenere un pò di supporto per far fronte alla mole di lavoro quotidiano.
Il pluridecorato Dr Cozza, il cui profilo iniziale è stato ben tracciato nel capitolo precedente, e  di cui nessuno a Monrovia ne conosceva l’esistenza, abbiamo visto che svolgeva il ruolo di docente part-time presso la Facoltà di Sociologia di Monrovia da ben 3 anni per 48 dollari al mese, e in un paio di mesi di collaborazione sul progetto, lavorando fianco a fianco e spesso pranzando insieme iniziò a far emergere aspetti della sua personalità, e della sua vita privata, che mi lasciarono alquanto perplesso.
Alcune informazioni le ricevetti da egli stesso, altre mi furono riferite, e non fu necessario molto tempo per tracciare un quadro che dovevo approfondire prima ancora di assumerlo.
Il Dr PhD Cozza era capitato in Liberia qualche anno prima con uno stage presso WFP, il World Food Program, più noto come PAM, Programma di Alimentazione Mondiale, una di quelle agenzie trituratrici di denaro delle Nazioni Unite che si occupa di distribuzione di alimenti. Dislocato inizialmente in una Contea abbastanza isolata del paese fu successivamente trasferito  a Monrovia, ma nella Contea di Nimba aveva stretto amicizia con un’autista locale del WFP, di sesso femminile, divenendone poi il compagno, ed insieme ai parenti della donna doveva essere iniziato il delirio di onnipotenza.
Spesso chi frequenta la Facoltà di Economia, con studi perfezionati e con master ad Oxford come il Cozza, potrebbe essere colpito dalla “Sindrome di Adam Smith” e a quel punto ritenutosi diventato un luminare rischia di traformarsi in uno di quei grandi economisti che hanno messo in ginocchio il mondo intero, facendo del business una vera e propria fobia e delle strategie mirate al profitto una ragione di vita.
Fu così che il Dr Phd Cozza dopo aver compreso il funzionamento del WFP si era illuso di sostituire la lobby dei libanesi, fornitori dell’Agenzia, senza tener conto che i libanesi avevano il monopolio di qualsiasi cosa che si muovesse sul territorio della Liberia: il Governo, le Istituzioni, il commercio, gli hotel, le costruzioni, tutto era nelle mani dei libanesi e lui si stava adoperando per sostituirli come fornitore e trasportatore privilegiato del WFP.
Nella sua smania di business e manipolato dalla famiglia di Washtina, la sua compagna, aveva fondato la  WashCox & Knight Ltd. Wash era il diminutivo di Washtina, versione maschile di Washington, Cox era l’interpretazione anglofona del suo cognome, Cozza; il cavaliere della notte, il Knight, non si sa bene chi fosse; poteva essere la zia di Washtina o un personaggio inserito nel contesto locale coinvolto con l’illusione di fare profitto a iosa nei business studiati e ristudiati dal luminare mancato.
La nascita della WashCox risale al periodo di Nimba, dove stava tentando di attuare le sue strategie di scalata al vertice come fornitore privilegiato, e non fu un caso che il WFP lo avesse trasferito a Monrovia, prima ancora che la lobby dei libanesi lo trasformasse in cibo per passerotti.
Di queste dinamiche gli unici ad esserne informati erano proprio il WFP, che attese la scadenza del suo contratto per disfarsi di una presenza ingombrante e pericolosa, e dei libanesi che naturalmente essendo una comunità unita si trasmettevano tutte le informazioni interessanti sui vari personaggi che circolavano nel paese.
Io ero diventato amico e rispettato dall’intera comunità libanese, non solo per essere un buon cliente, in quanto mi occupavo di acquisti e procurement preparando anche le gare d’appalto  in una trasparenza piuttosto inusuale per il luogo, (e anche per la stessa Italia), e pagavo forniture, stipendi e utenze con la massima puntualità. La comunità locale rimase stupita del fatto che io non avessi mai chiesto una percentuale sugli acquisti o che non avessi mai chiesto fatture false, a conferma della consuetudine di un sistema corrotto anche nel settore umanitario, ed anche e non solo in Italia.
La voce riguardo la mia affidabilità, così come era accaduto in precedenza in qualsiasi altro paese dove io abbia operato, si era sparsa così tanto da procurarmi una specie di immunità diplomatica, favorendo anche la mia amicizia sia nei quartieri poveri, sia tra la gente comune, che con diplomatici, politici, senatori e perfino con il Vice Presidente della Repubblica di quei tempi, l’amico Joseph Boakai.
Naturalmente prima di procedere all’assunzione di Cozza avevo chiesto alla Fondazione e all’istituto Superiore di Sanità che fossero loro a provvedere dall’Italia alla selezione di un nuovo Capo Progetto, ma alcuni di coloro che interpellarono, che conoscevo personalmente, a causa di precedenti trascorsi negativi con l’Istituto, rifiutarono l’offerta anche se si trattava di percepire qualcosa come 9 mila euro al mese, anzi esattamente 8.900,00.
Cozza era stato un ripiego, pagato € 5.000,00 al mese in quanto era già residente a Monrovia, con un risparmio da utilizzare su altre attività vere e tangibili. Precisazione doverosa in quanto molte delle attività erano un pò, come dire … fumose!
Nella realtà essere già residente in un paese ed essere coinvolto in business a livello locale era sempre stato visto da ONG e donatori, come il Ministero degli Esteri, come un ostacolo per possibili conflitti d’interesse; a ragione visti poi i risultati, ma in quel momento di necessità, grazie anche all’inefficienza di ISS e Fondazione,  avevo ritenuto quella regola trascurabile.
Mea culpa!
E così solo dopo un paio di mesi di collaborazione diretta emerse che Cozza era Amministratore delegato della WashCox Ltd che si occupava di trasporti, e non solo, in cui la Modena Carri srl, fantomatica azienda esistente solo sulla carta, forse operante in passato, risultava in qualche modo coinvolta. La Modena Carri srl aveva sede nella cittadina d’origine del Cozza, Modena appunto, e i titolari vivevano nella stessa frazione dove dimorava anche la sua famiglia, e si presume, con poco margine di errore, che i componenti della società fossero in realtà parenti e amici dello stesso Cozza. Una visura camerale ottenuta di recente dalla Camera del Commercio confermò l’esistenza della società, in liquidazione da qualche anno, ma dai dati della visura risultò che la sede di 180 mq fosse un pò troppo piccola per esporre camion ed equipaggiamenti edili ingombranti come gru, betoniere, escavatori e quant’altro. E’ possibile quindi che in realtà si trattasse di qualcosa simile a quello che in gergo si definisce testa di legno“. 
La WashCox di Monrovia risultava quindi proprietaria di due camion, acquistati con il contributo non solo della Modena Carri srl ma anche, com’è facilmente immaginabile, con raccolta di fondi tra amici e parenti, utili a dimostrare che fosse in grado di trasportare i tronchi di una concessione forestale governativa che Cozza & Co. erano evidentemente sicuri di ottenere, una “loggin“, come vengono definite le attività destinate al taglio di alberi d’alto fusto, anche secolari, e alla commercializzazione di legno pregiato.
Per ottenere la concessione governativa era necessario corrompere un pò di personalità locali, che la zia di Washtina, il Cavaliere oscuro o chissà chi altri, ben inseriti nel contesto politico locale, dovevano aver garantito. A tale scopo girava voce che Cozza aveva ottenuto un finanziamento da un ufficiale dell’esercito con l’impegno di cedergli una quota nella società, solo che dopo aver corrotto politici e funzionari governativi, e dopo che furono pubblicati i nominativi delle società vincitrici delle concessioni, la WashCox si trovò di fronte ad una normativa che consentiva di ottenere la concessione solo versando almeno 2 milioni di dollari di diritti al Governo liberiano, una quisquilia, e dimostrare di avere un capitale di almeno 15 milioni di dollari, documentato da documenti visibili sul web cercando la “WashCox Liberia” .
Non possedendo tale somma la WashCox provò a presentare come garante quel contenitore vuoto della Modena Carri srl, (il documento di garanzia è stato disponibile fino a qualche tempo fa sul web, ora evidentemente essendo obsoleto è stato cancellato, ma è sicuramente agli atti al Ministero delle Risorse Forestali locali).
Senza sufficienti garanzie finì che la concessione venne affidata ad un’altra società, peraltro italiana, che non solo disponeva di quella somma ma che evidentemente aveva pagato contributi a fondo perduto più elevati rispetto alla WashCox del Cozza.
Le “loggin” sono concessioni che durano nel tempo e che procurano utili a tanti zeri, altrimenti non si spiegherebbe tutto questo interesse a pagare diritti mirabolanti e mazzette così elevate, favorendo peraltro la deforestazione controllata.
Così il Phd economista globale Dr Cozza si trovò con i 2 camion sul groppone, probabilmente ancora da pagare, con il denaro da restituire all’ufficiale dell’esercito che, a quanto si diceva, non fosse una persona esattamente mite, visto che aveva partecipato alle due guerre civili precedenti al soldo dei vari dittatori e con i prestiti da restituire in Italia.
L’Adam Smith italo-liberiano, trovatosi con una mano davanti e l’altra di dietro, senza più lavoro al WFP e con un mucchio di debiti fu costretto a quel punto ad andare ad abitare con la tribù della sua compagna, in un appartamento fatiscente e superaffollato nel quartiere popolare al Rally Market, a Monrovia, nei pressi dello Stadio Comunale, praticamente sommerso dall’immondizia, senza neanche un ventilatore e con l’elettricità a singhiozzo. Un amico comune, che vi si era recato, riferì che nessuno di noi avrebbe mai accettato di vivere nelle condizioni in cui stava vivendo il “porello pluridecorato” e mancato economista alla conquista della Liberia.
Per la verità avevo iniziato ad avere sospetti che qualcosa nelle sue finanze non andasse nel verso giusto quando puntalmente chiedeva il pagamento delle sue spettanze sempre in anticipo, a volte chiedendo anche 2-3 mensilità, non riuscendo a capire a cosa servissero visto che il suo tenore di vita era “essenziale“, anzi “molto essenziale“, anzi “molto peggio di coloro che abitavano nel suo stesso quartiere”.
La sua famiglia in Italia, peraltro rispettabile dalle informazioni ricevute, probabilmente non conosceva la sua situazione, ma se qualcuno fosse andato a Monrovia ci avrebbe messo 2-minuti-2 a capire che era nei guai, e anche seri.
Nel tentativo di risalire la china, sempre grazie alla zia di Washtina, il Cozza pare che poi fosse riuscito a stringere accordi con la Arcelor Mittal, la più grande società di estrazioni minerarie del paese. La Arcelor Mittal tanto per intenderci è la stessa multinazionale che si stava interessando all’acquisto della ILVA di Taranto. Con questa multinazionale la WashCox doveva occuparsi di trasportare ferro proveniente dalle estrazioni e dei due camion, uno, dotato anche di ragno, sarebbe stato impiegato per il recupero di ferro e rottami. Nella pratica invece un camion finì per essere locato ad una azienda locale per 3.000 dollari al mese e l’altro fu affidato alla zia che a fronte di una locazione l’avrebbe utilizzato per i trasporti di materiale della Arcelor Mittal dal quale Cozza aveva ricevuto un congruo anticipo come impegno contrattuale.
In pratica il Manager aveva affidato ad altri la gestione delle attività per rendersi libero di insegnare per 48 dollari al mese e nel frattempo cercare altri utili che gli permetterssero di pagare debiti. Il lavoro che gli avevo offerto era stato quasi un miracolo, ma evidentemente non era sufficiente.
Il fiuto di economista businessman del Cozza non doveva essere però molto diverso da quello di tutti gli economisti che hanno previsto ricette miracolose per l’economia mondiale, ed infatti alla fine si era trovato con la zia di Washtina che non gli dava un dollaro per la locazione del camion, la Arcelor Mittal che sciolse il contratto chiedendo la restituzione di quanto già corrisposto e con una montagna di denaro da restituire per la mancata concessione forestale. Lo stesso giorno in cui presi il volo di ritorno per l’italia, nel Dicembre 2011, la Polizia Giudiziaria si recò negli uffici di progetto dell’Università prelevando il Cozza con la forza, in presenza di Preside, Docenti Studenti, per portarlo in Tribunale su ordine del Giudice, per presiedere ad una udienza conseguente un’azione giudiziaria della Arcelor Mittal.
Quanto aveva percepito dal progetto Dogliotti per 8 mesi, dapprima come ricercatore e poi come collaboratore era stata una manna, e i 3.000,00 dollari che riceveva dalla locazione del camion costituivano un bel gruzzoletto mensile ma non sufficiente a far fronte ai suoi impegni. Il Cozza rischiava la vita, e i suoi creditori sapevano bene che se l’avessero fatto fuori avrebbero perso il loro credito, così lo tenevano sulla graticola.
A quel punto al Cozza venne la brillante idea di eliminarmi dal progetto per poter gestire l’amministrazione e le gare d’appalto per recuperare il più possibile denaro per tenere buoni i mastini che gli fiatavano sul collo.
Al mio ritorno dalle vacanze pasquali del 2011 trovai una situazione raccapricciante: il Cozza aveva trovato un “compare“, il Dr Alfonso Mazzaccaradell’istituto Superiore di Sanità, anch’esso interessato ad eliminarmi perchè gli stavo bloccando seminari e workshop che gli impedivano di incassare illegalmente perdiem da € 240,00  al giorno, pagati da Roma, e qualche mese dopo i due ricattarono il nuovo arrivato Fabrizio Monti, che a fronte della sua adesione al “cartello“, come lui stesso l’aveva definito in una denuncia via mail, avrebbe percepito il doppio delle spettanze pattuite ricoprendo il mio ruolo di Coordinatore Amministrativo, che il soggetto non poteva ricoprire semplicemente perchè non aveva competenze, e per questo ancor più indicato al ruolo perchè sarebbe stato plagiato dal Cozza che come Capo Progetto gli avrebbe imposto cosa doveva e cosa non poteva fare.
In questo contesto emerse un’altra peculiarità del Cozza: oltre ai suoi problemi finanziari stava evidenziando altri problemi, altrettanto gravi, ma di carattere psicologico: il suo ufficio era sempre pieno di ragazze, sia studentesse del suo corso di antropologia che studentesse della Facoltà di Medicina, ma furbescamente riceveva quello che lui definiva “il pollame solo ad uffici di progetto chiusi e a lezioni concluse nel Dogliotti College. Cosa che non passò inosservata ne al Preside del College ne al personale locale.
Gli africani però hanno una peculiarità: la discrezione. Nessuno ebbe il coraggio di avvisarmi di ciò che stava accadendo, nè il personale locale di progetto con il quale avevo un rapporto di amicizia e di estrema fiducia e neanche il personale della Facoltà, Docenti compresi, che si vergognavano di quanto assistevano ma che non sapevano come esporre la questione nè al Preside e neanche a colui che era il referente del progetto, fin dal suo inizio: il sottoscritto.
Fu lo stesso Preside un giorno a parlarmene, ma tutto stava accadendo così rapidamente e la mole di lavoro continuava ad aumentare tanto da non permettermi di fermarmi un attimo a riflettere e a quel punto fu proprio il suo futuro compare, Fabrizio Monti che sollevò il problema quando lo stesso Cozza iniziò a coinvolgerlo in iniziative tese a soddisfare le richieste di alcune studentesse che chiedevano camici da laboratorio e altro, oltre a incessanti richieste di assunzione di ragazze per qualsiasi incarico che lui stesso si inventava. Io stesso un giorno trovai un’intera pratica relativa all’acquisto, con fatture false, che contava evidentemente di registrare dopo avermi fatto fuori.
Per la cronaca, le fatture furono poi registrate, incassate e rendicontate e presenti nel bilancio dell’Istituto.
Un giorno il Cozza ebbe l’ardire di chiedermi, in presenza dell’autista locale, di pagare con i fondi di progetto la ristrutturazione di una casa che intendeva prendere in affitto, perchè non ce la faceva più a vivere nella tribù al Rally Market, con l’intenzione di affidare i lavori ad un capo cantiere, donna, che si stava occupando dei lavori al college, con l’evidente intenzione di fare sesso in cambio dell’affidamento della ristrutturazione. Rischiando essere considerato sessista devo però far notare che la ragazza in questione era bassa, grassa ed essendo sempre sudata per il suo lavoro in cantiere a 40 gradi emanava un fetore che un inceneritore di rifiuti tossici al confronto pareva un profumo di Chanel.
Fu questa sua confidenza che accrebbe le mie attenzioni sui suoi comportamenti, e fu così che notai che conosceva tutte le ragazze di Monrovia, incluse tutte coloro che sapevo che si prostituivano, molte per bisogno, mamme, studentesse e altre alla ricerca di impiego alle quali lui prometteva un posto di lavoro in cambio naturalmente di prestazioni sessuali. Fu lui stesso a segnalarmi gli Hotel più nascosti e pù convenienti per fare sesso in maniera discreta, e fu allora che i miei amici libanesi, dopo aver compreso il mio rapporto con lui mi avvertirono di fare attenzione, che la vicinanza con il Dr Jekyll, poteva essere pericolosa.
Mi raccontarono innanzitutto che lui non frequentava la comunità internazionale, nonostante avesse lavorato per il WFP, perchè con il suo vizietto rischiava il posto se l’organizzazione avesse saputo; già avere rapporti con una collega, l’autista, lo poneva a rischio licenziamento.
Un giorno lui stesso mi confidò che aveva dedicato tutto il suo tempo agli studi tanto da non aver mai avuto rapporti sessuali fino ad età decisamente avanzata, ed ora la Liberia era diventato il suo Eden, un luogo paradisiaco per chi come lui, vergine e frustrato, se la cavava con 5 dollari per il pagamento delle prestazioni sessuali e 5 dollari per il pagamento dell’Hotel a ore. Una manna!!!
La situazione mi venne confermata da un amico libanese che mi raccontò che il Cozza la sera  sgroppava sulle moto degli ex bambini soldato alla ricerca del suo “pollame” prelevato dai quartieri più poveri, da West Point a Paynesville, spesso e volentieri anche minori, ed era ormai conosciuto da tutta la comunità locale, ben poco rispettato anche se tollerato, mentre la comunità internazionale continuava ad ignorare che l’economista era in realtà un maniaco.
Quando mi raccontarono ciò che succedeva all’Università, nella sua Facoltà di Antropologia,  rimasi basito, e alla luce di quanto si stava svolgendo negli uffici di progetto compresi che ciò che la gente mi raccontava corrispondeva al vero: Cozza era un maniaco con seri problemi, non solo finanziari ma anche psicologici.
E la conferma non tardò ad arrivare: a fine anno accademico 2010-2011 (Luglio 2011), l’Università della Liberia lo liquidò; ufficialmente non gli fu rinnovato il contratto, ufficiosamente invece ormai anche i sassi sapevano che il Cozza promuoveva i ragazzi del suo corso in cambio di denaro e le ragazze in cambio di sesso, consumato spesso anche nei bagni della stessa Università, tra un esame e l’altro.
Preciso che non si tratta di illazioni, mezza Liberia sarebbe disposta a testimoniare sulle gesta del Cozza, a partire dai dipendenti locali del progetto, al personale dell’Università, docenti e colleghi del suo corso alla Facoltà di Sociologia, dalle sue studentesse alla comunità dei libanesi che tutti, se sarà il caso, viaggerebbero fino in italia e fino in capo al mondo per testimonianare in qualsiasi tribunale, ma non ce ne sarà bisogno perchè si tratta di reati commessi su suolo estero non perseguibili in Italia.
Quanto si stava verificando con il Cozza però rischiava di coinvolgere l’immagine anche della Facoltà di Medicina, me compreso, nonchè il personale di progetto. A quel punto scrissi una mail a Roma alla sede della Fondazione chiedendo l’invio immediato di qualcuno che venisse a verificare la situazione e prendere provvedimenti; ma la Fondazione come abbiamo visto era un contenitore vuoto. Una sola voce fuori dal coro per la verità ci fu, che non cito per discrezione e per rispetto della sua attuale posizione. “L’innominabile” affermò che se era vero ciò che si diceva il soggetto era da prendere immediatamente a calci nel sedere. Dagli altri fantasmi della Fondazione non una sola parola, mai nessun feedback, neanche dopo aver inoltrato la lettera di denuncia del Monti del ricatto subito dal suo futuro compare.
Cozza grazie alla Fondazione e all’Istituto Superiore di Sanità di fatto continuò nelle sue performance sessuali spingendosi ancora di più in quella strategia indirizzata a disfarsi della mia presenza che aveva poi condotto lui e Monti all’arresto, nonchè alla chiusura del progetto nella maniera più catastrofica che si potesse immaginare, dopo la mia partenza improvvisa per la malattia di cui ero stato affetto.
Il Giudice liberiano che aveva emesso il mandato di cattura a carico di Cozza e Monti, quando presentai la rinuncia a procedere sollecitata dall’Ambasciata italiana in Costa d’Avorio, garante che la Fondazione avrebbe inviato un monitoraggio, mi chiese esplicitamente di incontrare la commissione di monitoraggio, perchè, tanto per completare il quadro sul Cozza, intendeva spiegare loro che il Cozza oltre ad essersi appropriato con il Monti di denaro e documenti per dimostrare a Roma la mia incapacità di gestione, era anche malato di gioco, tanto che quasi tutti i giorni, quando lo stesso Giudice usciva dalla sua abitazione, lo incontrava mentre si recava o usciva dal Casinò di Randall Street, nella speranza evidentemente di vincite con le quali saldare i debiti.
Il Cozza alla fine dovette fuggire dalla Liberia, e non credo possa ritornare così serenamente, senza rischiare di essere trasformato in polpette.
Chi interpreta questa racconto come una mera denuncia per screditare una o più persone sbaglia di grosso. Io ho sempre pensato che il diritto di emigrare sia legittimo, come gli africani vengono in Italia, gli italiani hanno diritto di andare all’estero, ma come in Italia si rischia di ospitare terroristi al pari degli Stati Uniti che ospitarono Al Capone, il Brasile Cesare Battisti e la Liberia Nicola Cozza. Ok, Cozza non è un mafioso, ma è una persona che ha inteso fare business all’Italiana, corrompendo cani e porci ed è rimasto fregato; ha utilizzato il mondo umanitario di cui non gli frega assolutamente niente per riciclarsi, ma come abbiamo visto è anche uno che ha abusato della povertà facendo sesso con ragazze, provenienti dai quartieri poveri, spesso sporche e infette, e spesso anche minori. Ha ricattato gli studenti del suo corso facendosi pagare in denaro dai maschi e in natura dalle ragazze. Ha rubato, perchè tale è stato ciò che ha fatto in Liberia e ciò che è dichiarato nel bilancio falso presentato alla Corte dei Conti, e non dimentichiamo che è stato arrestato e liberato solo grazie al mio intervento altrimenti sia lui che il suo compare avrebbero rischiato anni di galera a causa della denuncia della segretaria molestata e  minacciata, figlia di un giudice e presidente di un’associazione per i diritti delle donne, sponsorizzata dall’ex Presidente della Liberia, Ellen Johnson Sirleaf.
In Congo,  nel 2008 un esperto della Cooperazione Italiana fu colto in fragrante mentre faceva sesso orale con un ragazzino minore, in macchina, nel Centro di Kinshasa. In tutto segreto fu espulso, e niente è emerso, perchè l’italian style funziona così. Ma quanti sono nella realtà i casi di abusi non denunciati? Lo scandalo Oxfam è emerso per ragioni politiche altrimenti tutto sarebbe rimasto coperto, sommerso, oscurato, omesso, e perchè non è avvenuto in Italia, altrimenti nessuno ne avrebbe saputo niente.
Diritto di replica degli accusati? Certamente, è legittimo, infatti sono ansioso di ricevere denunce e trovarmi davanti ad un giudice a spiegare ciò che la gente non sa e a chiedere dove sono le mie denunce e perchè giacciono ancora sulle scrivanie dei P.M. in attesa da anni che “venga sciolta la riserva“.
La cosa più raccapricciante di questa storia infatti è che ancora oggi la vicenda della Liberia non si è ancora conclusa. Una quantità notevole di denunce sono state da me presentate e archiviate, ignorate e perse in Procura, ripresentate e trasferite a Roma per competenza.
Dedicherò capitoli interi alla Giustizia, perchè lo meritano, e mi aspetto anche denunce dagli stessi magistrati, ma nessuno riuscirà ad ottenere il mio silenzio, ne offrendomi posti di lavoro ne corrompendomi in alcun modo.
Nel frattempo in questi anni ho maturato altre competenze e se qualcuno avesse bisogno di consulenza per preparare e depositare denunce, offro gratuitamente la mia collaborazione; grazie all’esperienza in Liberia ho ampliato le conoscenze anche in materia di Diritto Amministrativo, Diritto Civile e Penale, Diritto Tributario.
Come dire, l’esperienza in Liberia è da ritenere un’esperienza decisamente positiva se non fosse che dal 2011 sono in attesa delle mie spettanze.
Ciò che più di grottesco appare in questa vicenda, però, è che oggi Fabrizio Monti sia Deputy Country Coordinator del VIS in Ethiopia, che Nicola Cozza sia Regional M. & E. Manager, Horn of Africa, South Sudan, Yemen and Tanzania con Norwegian Refugee Council in Kenya, cheFrancesca Filipponi, di cui racconteremo le geste a breve, sia Assessore alla Sanità con il Movimento 5 stelle al Municipio VIII di Roma, e che il sottoscritto sia invalido e disoccupato da 7 anni.
E questo paese non sarebbe da cambiare? Altro che solidarietà! Bisognerebbe creare tante di quelle carceri che l’intero paese rischierebbe di essere detenuto tra mura alte 8 metri.
Per migliorare il Terzo Settore non servono quelle stupide leggi allo studio e i decreti attuativi scritti da incapaci e collusi funzionari di Stato e politici della vecchia nomenclatura, bisognerebbe che venga davvero creato un Ordine degli operatori del settore, che vigili sul loro operato espellendo a calci nel sedere i soggetti come Cozza, Monti e i tanti come loro che nessuno ha il coraggio di denunciare, e serve un Sindacato VERO che si occupi dei diritti di chi va in giro ad ammalarsi, a vivere situazioni di disagio e subire vicende come questa vissuta dal sottoscritto in Liberia, a volte ad essere rapiti ed altre volte a morire.
Bisognerebbe che i “Social” non permettessero la creazione di profili falsi, di gente che si spaccia per chi non è, di chi si crea nuove identità e poi si scopre che sono pedofili, maniaci sessuali, terroristi, delinquenti e che tutto si poteva evitare se solo….. . Con il senno di poi … Bisognerebbe che se è vero che esistono leggi e regole, che queste vengano rispettate. Non servono leggi illegibili e inapplicabili, servono poche regole ma chiare e chi sbaglia deve pagare.
Il sistema giudiziario lumaca è il maggior responsabile nel permettere che simili soggetti continuino ad operare impunemente, è il responsabile di omicidi e suicidi, per il sovraccarico di lavoro certamente, per il personale carente, per le strutture sottodimensionate ma anche spesso per incapacità, collusione, corruzione.
   Un sistema giudiziario efficiente non avrebbe mai permesso dopo 7 anni che Monti facesse il Deputy Country Coordinator, che Cozza facesse il guru esperto di economia, che la Filipponi facesse l’assessore e che Alfonso Mazzaccara fosse ancora impiegato all’Istituto Superiore di Sanità invece che a pulire i cessi dello stesso Istituto.  
Enti come l’Anticorruzione, la Corte dei Conti, la Giustizia, sono nati per fare ciò per cui sono preposti punendo appropriatamente chi lo merita, in tempi ragionevoli nel rispetto dei diritti di tutti i cittadini, come citano le targhe nelle aule dei tribunali “La legge è uguale per tutti” , o che più appropriatamente “La legge dovrebbe essere uguale per tutti“; e se manca personale lo chiedano a gran voce, se servono nuove assunzioni facciano sciopero, ma se non sono in grado di fare ciò per cui sono pagati vadano a fare gli steward alle partite della Juventus o del Milan e se sbagliano e procurano danni a gente innocente è giusto che anche loro paghino, se non altro per un incentivo a fare di più e farlo meglio, ma se sono collusi o corrotti anche a loro non resterebbe che la soluzione di un’ora d’aria al giorno all’interno di mura alte 8 metri, per anni, anzi decenni.
E se il Dott. Cantone dell’Anticorruzione avesse bisogno di training per mettere in pratica la chiacchiere dei regolamenti anticorruzione, ebbene che qualcuno lo informi che sono disposto a fargli lezioni, completamente gratuite, a condizione che qualcuno incominci a prendere la giusta quantità di calci nel sedere.

Max Tumolo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *