Inchieste

Lo strano caso del Dr Jekyll e il Dr Cozza – Parte Prima

COOPERAZIONE E FALSA SOLIDARIETA’

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LO STRANO CASO DEL DR JEKILL E IL DR COZZA

PARTE PRIMA

A volte si ha la sensazione che il Terzo Settore sia una specie di gioco di società riservato ai creativi. C’è gente che al mattino si sveglia e costituisce una onlus, ad altri basta indossare una pettorina celeste o rossa in mezzo alla strada per sentirsi autorizzati a chiedere contributi per i bimbi della Mongolia che non hanno ancora ricevuto nè Playstation nè tablet, altri si presentano con volantini strazianti di galline con la cresta ammosciata promuovendo una raccolta fondi per finanziare la ricerca di costose cure per farle riaddrizzare, diremmo, una specie di viagra per le creste di gallo; altri raccolgono fondi per  la ricostruzione delle corna di caproni privati per ragioni genetiche  promuovendo la ricerca per la loro ricrescita simulando le imprese del Cesare Ragazzi dei bovidi. E altri invece pensano di trovarsi di fronte a milioni di deficienti da poter raggirare con delle banali trovate degne dei migliori clown del circo Togni.
Nei due articoli precedenti abbiamo parlato ampiamente di Fabrizio Monti, il magazziniere (per la verità informazione omessa) che con un corso di segretario d’azienda ha fatto una carriera da far invidia a Mario Draghi, e pochi giorni fa per una circostanza fortuita, al suo profilo tradizionale su Linkedin, che pensavo avesse intelligentemente cancellato insieme a decine di altri iniziati e mai completati, ne è apparso un altro con il quale il Monti, senza la scorta dei suoi numerosi pseudonimi, si è auto-promosso a Deputy Country Coordinator del VIS in Ethiopia.
Per chi non sappia cos’è il VIS, basti citare che è un’associazione nata come Volontariato Internazionale Salesiano, poi cambiato in Volontariato Internazionale per lo Sviluppo, espressione sempre dei salesiani che ne hanno affidato la gestione poi a laici, i quali si sono assunti oneri ed onori, e l’eretico Licantropo-Monti per ragioni ancora incomprensibili ecco che riappare con vesti nuove, magari prendendo anche i voti, senza che la comunità internazionale o solo quella dei salesiani ne sia a conoscenza.
Oggi infatti di Monti-Beltrami-Grey-Cirone-Paltrinieri-Cattaneo non si trovano altri riferimenti sul web: i suoi indirizzi mail sono stati cancellati, cambiati i numeri di telefono, ma l’ultima trovata del nuovo profilo Linkedin è davvero geniale; o è lui ad avere problemi, e su questo avevamo pochi dubbi, oppure è il VIS ad avere qualche problema di comunicazioni, che nonostante ormai le note performance del fantomatico multiforme millantatore, lo ha promosso da semplice Country Administrator a Deputy Country Coordinator.
Ciò che lascia perplessi è che i miei articoli precedenti sono stati letti da migliaia di persone, inclusi diversi collaboratori del VIS, ma probabilmente, come ipotizzato nei precedenti articoli, o chi gestisce le risorse umane è un incapace, oppure il Monti ha preso i voti, oppure è un raccomandato, indipendentemente dai suoi titoli e competenze, e fin quando non sarà condannato com’è giusto che sia, la “presunzione di innocenza” dovrà garantire anche i diritti di chi ha semplicemente dichiarato il falso con nonchalance, o di chi si spaccia per chi non sarà mai in grado di essere, anche solo per una semplice questione di neuroni.
Questa ulteriore performance del Monti dimostra però come ormai il web sia diventato uno strumento senza controllo, dove un buontempone qualsiasi scrive che a bordo dell’Aquarius si svolgevano parties con “open bar” per i rifugiati raccolti nel Mediterraneo libico e 4 milioni di idioti visualizzano la notizia mentre solo, specifico SOLO, in 200 mila deficienti l’hanno condivisa inoltrando la bufala a loro volta ai propri contatti, per poi sentire l’autore dichiarare innocentemente che lui “scrive e dice solo ciò che alla gente piace immaginare”. Amen!
Si tratta di numeri preoccupanti e di un fenomeno, che a parte le ridicole questioni sulla privacy, che nessuno rispetta e che tanto nessun giudice ha nè tempo nè voglia di perseguire, dimostrano il bassissimo livello di neuroni che ormai occupano le scatole craniche di parecchi italiani, oltre quella di Monti.
Non si sa bene cosa succeda all’estero, ma di sicuro quello che accade in Italia è allarmante.
E così dopo aver accertato che il licantropo millantatore è diventato Deputy Country Coordinator siamo dispiaciuti di non potergli inviare le nostre congratulazioni, non solo non avendo più i suoi contatti mail, che ha cancellato, ma anche i numeri di telefono, da Uganda a Italia, profilo skype, non ha residenza, non paga tasse in nessun paese e se anche la Giustizia italiana volesse perseguirlo sarebbe come rincorrere la Primula Rossa. E mentre lui se la ride per aver raggirato il VIS e bruciato le tappe in una carriera che l’ha condotto ai vertici della sede della ONG in Ethiopia, e ridendo anche di tutte le altre ONG che hanno preceduto il VIS, per dabbenaggine dell’organizzazione o per abilità del licantropo, “noi” con pazienza aspettiamo, seduti sulla riva, osservando ciò che la corrente trasporta a valle; e tra rifiuti, argini corrosi e rami spezzati iniziamo a scorgere i cadaveri putrefatti di coloro che si sono presi gioco di migliaia di persone, inclusi colleghi, amici, ignari e forse poco innocenti datori di lavoro e innocenti veri quali sono i beneficiari di quei paesi di per sè sfigati che non avevano bisogno affatto della presenza di uno sconclusionato mentale.
Ho scritto “noi” perchè siamo un esercito a perseguire criteri di efficienza e di onestà in un settore in cui l’etica per prima dovrebbe essere un“CREDO”, una “BIBBIA” e che invece è considerato solo un gioco per giovani annoiati o per abili contraffattori.
Se poi Monti pensa che qualcuno possa abbuonargli i 1.000 dollari che il sottoscritto gli ha dato per pietà nell’Agosto 2011 e i 1.250 dollari mensili per 4 mesi, che non ha mai pagato per l’abitazione, ebbene è un povero illuso. La guest house di progetto dove lui ha vissuto 4 mesi è stata adebitata al sottoscritto per intero ed è oggetto di una vertenza sindacale per spettanze non ancora pagate dal 2011: Se il Monti pensa che il sottoscritto si accolli tutta la spesa, a carico del progetto, senza neanche partecipare per la sua quota si sbaglia, Monti pagherà tutto ciò che mi deve e con gli interessi, anche se andasse a vivere in Antartide travestendosi da pinguino per non essere trovato, modificando o meno il suo profilo sia su Linkedin che su Facebook.
Ecco, il web permette oggi ciò che fino a qualche anno fa non era permesso. Da un lato permette di sparire e ricostruirsi una nuova identità, ma allo stesso tempo ha reso il mondo così piccolo che nascondersi è diventato un esercizio a cui neanche Houdini sarebbe in grado di sfuggire.
E dopo la raccapricciante storia del Licatropo Monti, amico fedele e fidato che avvalora uno dei detti cinesi più diffusi: “Meglio un cane per amico che un amico cane”, come poteva passare inosservato un’altro racconto di un soggetto che ancora peggio di Monti, ma di questi compare, che ho intitolato:
LO STRANO CASO DEL DR JECKILL E IL DR COZZA
Naturalmente, premetto a scanso di equivoci, che non tutto il mondo umanitario è falso, non tutte le ONG sono come Alisei o come tante altre della stessa forza, e non tutte le associazioni sono “a delinquere”. Sono migliaia le associazioni di vero e puro volontariato che si avvalgono della collaborazione di persone che difendono una causa, che partecipano senza alcun ritorno finanziario e che sostengono le varie attività per solo spirito umanitario, oppure che vedono cooperanti e personale svolgere il proprio incarico con serietà e professionalità. Sono centinaia di migliaia, forse milioni, le persone buone e generose che popolano il nostro paese, ma in un settore senza controlli non c’è niente di più facile che millantatori, delinquenti, truffatori e malati mentali si inseriscano tra le maglie intricate di un sistema che ospita anche buonisti per vocazione, oppure per scelta o per obbligo di sopravvivenza, e permette a questi soggetti di abusare della loro fiducia e della buona fede; gente malsana che non solo fa carriera perchè collusi o raccomandati, seppur di accertata incapacità, ma che riesce a riciclarsi ricostruendosi una verginità sporcata da innumerevoli gesta degne dei protagonisti della serie “CSI” e “Criminal Minds”, dei veri e propri Dr Jeckill & Mr Hide.Tratto dal libro di prossima pubblicazione dal titolo provocatorio: “Volevo fare il terrorista
   “Good morning, my name is Nicola Cozza”.
  “Cazzo! Nicola Cozza. Scusate cazzo e cozza sono due parole differenti, la prima è solo una esclamazione la seconda non è un mitile bensì un cognome. Cazzo, questo è due ore che parliamo in inglese ed ora emerge che è un italiano. E’ vero che era l’unico bianco della banda del buco ma che cozza ci faceva un italiano tra i docenti dell’Università di Monrovia pagati 48 dollari al mese?”Questo passo si riferisce ad un meeting realmente svoltosi a Monrovia, in Liberia, nel Marzo 2010, alla Facoltà di Sociologia, mentre supportavo l’organizzazione di una ricerca che doveva essere condotta dall’Istituto Superiore di Sanità, indirizzata ad ottenere risultati che anche gli scarafaggi di Monrovia già conoscevano.
Per la “Ricerca”, utile alla ricostruzione della Facoltà di Medinìcina, era stata prevista una spesa di 100.000 euro esatti, uno sproposito. Consapevole che si trattava di denaro sprecato che comunque andava speso in quanto si trattava di un’attività prevista in un progetto approvato dal Ministero degli Affari Esteri, ed essendo il sottoscritto colui che avrebbe dovuto autorizzare le spese, orientai l’attività per lo meno per rispondere alle esigenze finanziarie di un centinaio di persone, inclusi una trentina di docenti della Facoltà di Medicina, 3 docenti della Facoltà di Sociologia e una quindicina tra parenti, amici e amici degli amici che si sarebbero occupati di “Data Entering”“Data Collecting”“Data editing” e qualsiasi altro “Data possible”, più una cinquantina di “ricercatori”, che è un parolone, che sul campo avrebbero intervistato gruppi di categorie di lavoratori e disoccupati, anch’essi pagati per le le interviste, più auto in affitto, spese di carburante, di manutenzione, di seminari, workshop, pranzi di lavoro, rimborsi spese di trasporti, di ricariche telefoniche e quant’altro inimmaginabile. Un delirio di attività che gravavano per lo più sulla parte organizzativa e amministrativa, di cui il sottoscritto era il responsabile, solo per giungere a conclusioni di cui già si era ampiamente a conoscenza. Questo tanto per citare l’utilità di quanto si spende per la falsa cooperazione internazionale.
Nonostante il delirio avevo previsto che non tutto il denaro allocato su quella voce di costo sarebbe stata spesa, ed infatti furono diverse decine di migliaia gli euro risparmiati da destinare ad attività vere e tangibili. Ma qualcosa doveva essere speso e feci in modo che soprattutto i locali ricevessero dei benefit.
Ora proviamo ad immaginare una Facoltà universitaria di un paese in via di sviluppo, che sta male chiamarli paesi del terzo mondo senza ben sapere qual’è il secondo. Dietro una quantità innumerevole di formalità, di falsa efficienza e di demenziali procedure burocratiche, anche solo per incontrare i docenti a cui affidare la ricerca, mi ritrovai nella sede centrale dell’Università che si sviluppa ancora oggi tra edifici fatiscenti, bagni dove piattole e zecche la fanno da padroni, docenti che definirli tali è un’offesa alla categoria e studenti sdraiati sul prato e altri che bighellonano nei cortili con pile di libri sotto le braccia, tanto da far invidia ai migliori campus americani; studenti che con orgoglio tentano di imitare i colleghi d’oltreoceano in uno spazio delimitato da un muro sul quale giganteggia  la scritta all’ingresso:
“University of Liberia
Main Campus
“Lux in tenebris”
Established 1951
Formerly Liberia College 1862″.
   Lux in tenebris, solo che la luce nell’Università praticamente mancava sempre.
La storia di una secolare Università fondata dagli ex schiavi americani scaricati su un territorio espropriato agli autoctoni e per decenni potenziale 51ª stella della bandiera della confederazione, si respirava osservando alcuni docenti locali vestiti con abiti tradizionali molto colorati, mentre un pò più moderni altri indossavano abiti essenziali: principalmente jeans e camicia. Pochi e rari erano coloro che indossavano giacca e cravatta per lo più limitati ai vertici istituzionali. Cozza rientrava nella categoria “essential”, jeans macchiati di sugo e camicia celeste macchiata di olio con colletto unto e bisunto, dal color bronzeo di sporcizia e leggermente usurato. Mi fece impressione sentirlo parlare in italiano, con gli occhiali da secchione e con una voce sibilante, sommessa, più simile al suono di un serpente a sonagli che non ad un solone pluridecorato.
Questa era stata la mia prima impressione e dovevo fidarmi di me stesso, ma quel maledetto lavoro nella cooperazione da anni aveva soppiantato l’uso del cervello a scapito dell’uso del cuore.
A Monrovia c’erano pochi italiani; alcuni, residenti da anni, avevano vissuto le due guerre civili, ma nessuno di loro aveva notizie di un docente italiano che risiedeva in Liberia da 8 anni. 8 anni nell’anonimato, senza vita sociale, senza alcun contatto con l’Ambasciata italiana in Costa d’Avorio, competente teritorialmente per la Liberia. 8 anni senza essere iscritto all’AIRE, l’Anagrafe Italiana Residenti Estero. 8 anni nell’oscurità della “Lux in tenebris”. Mi chiesi da quanto tempo non si recasse in Italia, che con 48 dollari al mese di stipendio non gli sarebbe stato permesso neanche di arrivare come clandestino con i barconi dalla Libia.
Nei miei numerosi viaggi in giro per il mondo avevo imparato a diffidare degli italiani residenti all’estero, soprattutto di coloro che facevano di tutto per non apparire in pubblico, ma anche di coloro che ostentavano la loro ricchezza e di altri che invece la omettevano.
Il Sud America era da sempre la patria di coloro che intendevano sparire, dai criminali nazisti ai latitanti, dai mafiosi ai terroristi. In Sud America ci si comprava una nuova identità spendendo qualche centinaio di dollari per un passaporto nuovo, et voilà, eccoli ritornati vergini, santi, un pò come le sorprese saltate fuori dalle patatine, uomini nuovi nati dal niente e senza passato. Oggi come abbiamo visto è più facile, basta solo cambiare profilo su Linkedin e Facebook. Non mi risultava che l’Africa fosse la meta preferita di “ricercati” e immaginavo che gli stranieri appartenessero più alla categoria dei businessmen discendenti dei colonizzatori. Ma come il Cozza fosse giunto a Monrovia nessuno lo sapeva.
Dal suo CV risultava solo che si era laureato in Economia Politica all’Università di Modena dal 1988 al 1995, che aveva conseguito unDiploma in Cooperazione Internazionale a Madrid dal 1996 al 1997, un Master alla London School of Economics in “Development Studies” dal 1997 al 1998 ed infine l’agognato dottorato, il Phd, dottore in Filosofia, in “Social and Development Studies” a Oxford dal 1998 al 2003. 15 anni di studi superiori, non solo un secchione ma un genio, e con una famiglia ricca probabilmente, perchè pagarsi tutti quegli anni di studi, costosissimi, più il vivere lontano da casa doveva essere costata una fortuna. 15 anni oltre ai 13 tra scuole elementari medie e superiori per poi insegnare dal 2007 a “part time” alla Facoltà di Sociologia come “Associated Professor in Social Theory & Economic Anthropology” per 48 dollari al mese.
Di fronte ad un Curriculum così non restava che inchinarsi, “chapeau”, chi oserebbe contestare la veridicità di tali informazioni, ma cosa ci faceva a Monrovia con 48 dollari al mese?
Da un lato lo ammiravo, ma dall’altro c’era qualcosa che proprio non mi convinceva. Era troppo dimesso, ma è anche vero che i geni a volte sono così, un pò trascurati, a volte neanche trovano il tempo per lavarsi, ma come faceva questo “solone” a vivere con quattro spiccioli da almeno 3 anni rimase il mio più grande interrogativo, al quale tuttavia non riuscivo a dare risposta, ne io ne nessun altro.
Così in occasione della “Ricerca” calcolai per i docenti locali delle spettanze congrue per quei pochi mesi che sarebbe durata l’attività, che avrebbe potuto tranquillamente concludersi in un paio di mesi ma che si trascinò per mesi e mesi grazie più all’interesse verso i perdiem dei ricercatori italiani che non di quelli locali, e quando la “Ricerca” si concluse, consapevole delle enormi difficoltà finanziarie del Dr Jeckill-Cozza gli proposi di farmi da assistente per un’altra attività che stava per iniziare: lo studio del Nuovo Curriculum della Facoltà di Medicina, con l’impegno di scrivere i rapporti dei meeting e partecipare al mio posto a logorroici incontri senza costrutto.
In realtà la partecipazione a meeting, alla stilatura di rapporti, agli studi e quanto previsto era di competenza di un Capo Progetto che però esisteva sulla carta e non nella realtà, e ad un altro soggetto incaricato dall’Istituto Superiore di Sanità, un certo Dottor Alfonso Mazzaccara, Responsabile Scientifico dell’URE, che non ha niente a che fare con le urine, con l’urea o con l’acido urico, ma è semplicemente l’Ufficio Relazioni Esterne, un soggetto che il suo stesso capo chiamava “donkey”. Tanto per chiarire il soggetto. Alla scadenza del contratto del vecchio Capo Progetto, ormai esausto dalla mole di lavoro, proposi all’Headquarter il Professor e Dottor Cozza, Phd, come sostituto del capo progetto fantasma. I titoli li aveva, non aveva esperienza di gestione di progetti di cooperazione ma per lo meno parlava e scriveva inglese e mi avrebbe sollevato da una marea di compiti di cui ero sommerso.
Ero convinto che la decisione a cui avevo indotto l’organizzazione fosse frutto di un’attenta valutazione fatta in parte con la testa e molto con il cuore, ma non potevo immaginare gli sviluppi.
Di Cozza si continuava a non avere informazioni, ma lavorandoci fianco a fianco, pranzando spesso insieme, poco a poco emersero alcune sue peculiarità e vicende di cui non potevo essere a conoscenza, e molti dei miei amici locali che invece ne erano ben informati, in seguito si scusarono per non avermi allertato, convinti che io sapessi tutto, che lui fosse un mio amico e che la decisione di assegnargli l’incarico di Capo Progetto fosse stata una decisione presa dai vertici di Roma con la mia approvazione.
Fu solo lavorandoci insieme che scoprii che, oltre al Licantropo Monti che sarebbe arrivato a Monrovia solo qualche mese più tardi, nella cooperazione c’era il rischio che si annidasse un esercito di sconclusionati mentali dalle personalità bipolari, tripolari, quadripolari, ma anche dei veri e propri Dottor Jeckill.
La storia di Nicola Cozza va raccontata per intero, perchè le sue performance, in un paio di mesi si rivelarono in tutta la sua devastante e vomitevole realtà, raggiungendo l’apice con l’arrivo del futuro compare Fabrizio Monti, il mio amico in difficoltà chiamato a funzioni di mio asssitente solo per aiutarlo.
Nella prossima puntata della saga sui cooperanti scopriremo come nonostante i tanti titoli, come nonostante si possa far parte di una buona famiglia, quando i neuroni malati prendono il sopravvento in una scatola cranica vuota e si sentono liberi di vagare senza freni si rischia di diventare molto più ripugnanti di un licantropo e molto peggio di un consulente finanziario del Monte dei Paschi di Siena.
Di Cozza citeremo di tutto e di più, inclusi eventi scandalosi che le ONG internazionali denunciano e che quelle italiane insabbiano, e vedremo come le previsioni sul suo fututo lo porteranno con elevate probabilità a condividere con il compaesano modenese Monti oltre alle celle di Monrovia anche quelle di Modena.
Per la verità non è da escludere che riservino loro un appartamento in carcere perchè è possibile che debbano condividerlo con il loro datore di lavoro ai tempi della Liberia, il già citato Vasco Giannotti già deputato DS, amico di D’alema, Presidente della Fondazione per la Sicurezza in Sanità, membro della Gutenberg srl di Arezzo, la cui moglie Giorgia Artiano ne è Amministratore Delegato e anch’essa imputata per le mazzette al Policlinico di Modena. 
La Gutenberg srl, tanto per chiarire, è quella stessa società che organizza il milionario e dubbio Forum sulla Sanità di Arezzo, organizzato da un deputato con diploma magistrale che poco può sapere di sanità ad eccezione dei business, e di cui come membro del Forum fa parte anche la Monica Bettoni, senatrice DS e PD, anch’essa membro del Club D’Alema, compaesana di Giannotti nonchè compagna di partito, ex Direttore Generale dell’Istituto Superiore di Sanità ai tempi in cui la stessa Gutenberg srl vinse la gara di selezione per costituire al 50% la Fondazione per la Sicurezza in Sanità in compartecipazione al 50% con lo stesso Istituto Superiore di Sanità.
Evviva l’Italia, evviva la solidarietà!!!!
                                                                                                       Max Tumolo

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