Inchieste

I Licantropi della Cooperazione – Parte Seconda

I LICANTROPI DELLA COOPERAZIONE

PARTE 2

 “Nel torbido non c’è chiarezza e senza chiarezza non c’è trasparenza!”
   Il Terzo Settore ha basato le sue fondamenta nel rispetto di questo principio universale, e all’interno del confusionario e inesplorabile Terzo Settore, la Cooperazione Internazionale, gestita da abili politicanti e opportunisti, è riuscita a creare un sistema pensato per durare all’infinito, senza tener conto che però, inevitabilmente, un giorno si sarebbe giunti ad un punto di rottura.
Come recita il vecchio proverbio cinese “Il troppo storpia” e la Cooperazione Internazionale dopo decenni agendo indisturbata oggi è ad un passo dal tracollo. Al momento si intravede solo qualche crepa, neanche tanto impercettibile, e le crepe, come si sa, nelle costruzioni indicano danni a livello strutturale; la stessa legge 125/2014 che ha sancito la nascita dell’Agenzia per la Cooperazione allo Sviluppo più che una riforma è sembrato il colpo di coda di un animale ferito che cerca di sopravvivere facendosi spazio con la forza e tentando di proteggersi da eventuali futuri aggressori.
La mancanza di dati statistici riguardo il numero di ONG e Associazioni e una legislazione confusa e contradditoria ha favorito la creazione di un numero indescrivibile di “associazioni no profit”; che poi oggi non si chiamino più Onlus oppure Organizzazioni Non Governative (ONG) ma Organizzazioni della Società Civile (OSC), non aiuta a creare chiarezza ma aumenta la confusione burocratica che lo stesso sistema, volutamente o no, non sarà affatto in grado di gestire. La riforma del Terzo Settore necessita di ancora almeno 5-6 Decreti attuativi per diventare operativa, significa che trascorreranno anni prima che le vecchie onlus saranno iscritte al nuovo registro; passeranno anni senza che saranno presentati i bilanci, semmai fossero mai stati presentati fino ad oggi, e con i rendiconti dei progetti di cooperazione internazionale da effettuarsi solo in via elettronica, la mancanza di trasparenza sarà  ufficialmente legalizzata. Insomma la Riforma del Terzo Settore, così concepita aggiunge torbido al torbido, e che l’Agenzia delle Onlus sarà sostituita da un altro organo di controllo non cambierà i termini di un controllo che non c’è mai stato e che non ci sarà mai perchè non è mai stato nelle intenzioni dei governi sinistrorsi falsamente catto-comunisti e umanitari di creare un sistema basato su regole chiare, leggi leggibili e applicabili, e soprattutto caratterizzato da sistemi anticorruzione e antievasione.
E che nel torbido ci si sguazza bene è dimostrato anche dalla gestione del personale.
La ricerca di personale ormai da decenni viene effettuata con annunci sui soliti siti di ricerca, principalmente Reliefweb, Unjob e Volint che per circostanze fortuite sono sempre pubblicate dalle stesse ONG, poco più di una decina.  Ciò che lascia perplessi è che da 30-40 anni a fronte di un limitato aumento dei progetti di cooperazione, le ONG invece di “pescare” dalle proprie banche dati” profili già selezionati, continuino a pubblicare la ricerca sempre degli stessi profili: project manager, logisti, amministratori, e poco altro di cui il mercato ormai dovrebbe essere già ben inflazionato. La ragione è una sola: selezionare giovani a cui affidare incarichi da retribuire con le stesse noccioline destinate alle scimmiette dei luoghi dove probabilmente andranno ad operare.
E se da un lato il fiorire di corsi universitari per la Cooperazione allo Sviluppo hanno immesso sul mercato del lavoro migliaia di giovani di buone speranze, pervasi dall’idea di salvare il mondo o al limite di salvare solo se stessi, oltre ad altri speranzosi di trovare una occupazione ben retribuita presso una di quelle Agenzie trituratrici di denaro facenti capo alle Nazioni Unite, l’impressione è che non si tenga volutamente conto del dato statistico che l’offerta di personale ha ormai superato ampiamente la domanda. In prospettiva, a breve, si vedranno centinaia di migliaia di giovani arricchire le liste dei disoccupati insieme ai laureati di scienze politiche, di lettere e di quelle materie umanistiche ormai obsolete in tutto il mondo ma che ancora resistono in Italia.
In tutta questa confusione e grazie ad una legislazione torbida e illegibile, si sono verificati due fenomeni: il primo ha visto le più grandi ONG italiane trasformarsi in Fondazioni, per alcune  ragioni fondamentali che tratteremo in altra sede e che si possono riassumere in ragioni legate  a questioni di trasparenza e di impunità, e l’altro è stato quello di incentivare la creazione di associazioni costituite in “trattoria”, con lo scopo di raccogliere fondi per qualsiasi presunta iniziaiva di solidarietà. A Natale si raccolgono fondi per i bambini affetti da tumore salvo poi scoprire che le stesse associazioni non esistono, ma si raccolgono anche fondi per adottare bambini, donne, capre, pulcini, uova. E nel torbido, dove seppure sono migliaia le associazioni che operano con sani principi, non solo sguazzano quelle molto meno “sane” ma trovano terreno fertile anche coloro che nell’articolo precedente sono stati definiti “I licantropi della cooperazione”.
La storia di Fabrizio Monti alias Fulvio Beltrami e tutti gli altri personaggi da lui interpretati, rappresenta il soggetto per eccellenza che può insinuarsi nelle maglie di strutture senza controllo e da cui bisognerebbe invece difendersi.
Gli operatori di settore per primi dovrebbero denunciare i colleghi che adottano comportamenti dubbi, non solo per difendere se stessi ma per rispetto nei confronti dei beneficiari destinatari dei progetti di cooperazione e del denaro dei contribuenti prima ancora che dei donatori. E gli incaricati della selezione invece di sottoporre i candidati a stupidi test degni delle prove INVALSI dovrebbero verificare chi si accinge a selezionare, a meno che non siano gli stessi selezionatori, o le stesse ONG complici, collusi e conniventi con gli stessi candidati. Non si spiega altrimenti come sia possibile che un numero imprecisato di millantatori come il Monti continuino a ricevere incarichi nonostante tutto il mondo della cooperazione ne conosca le gesta. A meno che, ipotesi ancora peggiore, chi si occupa di selezionare personale non si tratti di emeriti incapaci o di stagisti e neo laureati alle prime armi colpiti da un’epidemia di onnipotenza da pollice in su o pollice verso.
Il Curriculum di Fabrizio Monti pubblicato su Linkedin riporta che alla data attuale è ancora impiegato presso l’Ambasciata Italiana in Sudan mentre in realtà la sua collaborazione si è interrotta nel Marzo 2017, quando il contratto non gli venne più rinnovato, anche e non solo, a seguito di una comunicazione inviata dal sottoscritto alla stessa Ambasciata di Khartoum e ad Intersos, dove da un lato si informava che il Monti era stato selezionato dichiarando il falso, in quanto come abbiamo visto nel capitolo precedente, non possiede alcun diploma ma solo una qualifica di “Addetto alla segreteria d’Azienda”, conseguito in una scuola professionale, ma anche per avere dichiarato il falso su quanto svolto in un progetto in Monrovia in cui il compito più credibile, ma omesso, è stato lo stage formativo nelle carceri di Monrovia.
Quella di Monti è una evidente frode ai danni dello Stato avendo percepito illegittimamente spettanze per un incarico di cui non possiede i titoli. L’Ambasciata italiana di Khartoum avrebbe dovuto essa stessa presentare un’esposto alla Corte dei Conti, ma come sappiamo in Italia la tendenza è quella di non sollevare mai troppa polvere con il rischio di attirare le attenzioni delle Autorità di controllo. In questo caso non era l’Ambasciata ad essere responsabile ma l’AICS che avrebbe dovuto investigare prontamente alla ricezione della comunciazione e procedere con l’allontanamento invece di attendere la scadenza naturale del contratto per poi non rinnovarlo.
E cosa c’entra Intersos nella comunicazioni inviata circa il Monti?
Monti ha lavorato per Intersos, nel periodo in cui, in pochi lo ricorderanno per il flop gigantesco, nel 2013 UNHCR, Intersos e RAI 1 avevano programmato la messa in onda di un “Reality” chiamato “Mission”.
Al Reality avevano partecipato diversi VIP: Albano, Paola Barale, Michele Cucuzza, Barbara De Rossi, Emanuele Filiìberto e altri, i quali avrebbero dovuto trascorrere 15 giorni in diversi campi profughi: in Congo (dove in reatà non c’era alcuna emergenza), in Sud-Sudan, Mali e Cisgiordania; ma se da un lato il Reality fu interrotto perchè si trattava di una pietosa spettacolarizzazione della sofferenza, con lo scopo di raccogliere fondi, in realtà aveva finito per dimostrare che tutti coloro armati di buona volonta potrebbero fare gli operatori umanitari e a questo punto la domanda lecita da porsi era: “Allora a cosa è servito organizzare corsi universitari e costosissimi master per professionalizzare l’attività umanitaria se poi basta solo un pò di buona volonta?”
La contestazione fu immediata, furono oltre 100.000 le firme raccolte in poco tempo per interrompere la messa in onda di quello scempio, ma al tempo stesso un certo Fulvio Beltrami pubblicava un articolo su un giornale on line descrivendo il bluff e le scenografie allestite come si trattasse di uno show, quale infatti era.
Solo che quel Fulvio Beltrami, era uno pseudonimo di Gianni Cirone, che scriveva articoli contro l’istituto Superiore di Sanità per un disastroso progetto all’Università di medicina di Monrovia mentre lavorava proprio su quel progetto, lo stesso Fulvio Beltrami che con gli pseudonimi di Luca Paltrinieri, Nancy V. Grey, Carlo Cattaneo e chissà chi altri pubblica ancora oggi articoli su ciò che accade in Africa, in luoghi dove per puro caso opera SEMPRE E CONTEMPORANEAMENTE ANCHE FABRIZIO MONTI. 
Ai tempi della Liberia, nel 2012, inconsapevole dell’identità di Gianni Cirone, scrissi una mail al capo redattore de “L’Indro”, Margherita Peracchino, avvertendola che colui che stava fornendo informazioni a Gianni Cirone, che pubblicava articoli sul progetto all’Università di Monrovia, non poteva che essere Fabrizio Monti, quello stesso soggetto che aveva contribuito, insieme ad un paio di “compari” a mandare a scatafascio un sontuoso progetto di cooperazione allo sviluppo, rivelatosi poi una vera e propria frode; lo stesso Monti che percepiva le spettanze come logista di Intersos in Sud-Sudan e al tempo stesso pubblicava articoli contro la stessa ONG che lo retribuiva.
Fabrizio Monti ovunque vada, e con chiunque lavori passa il suo tempo a scrivere invece di lavorare, utilizzando sempre nuovi pseudonimi e scrivendo contro i Governi dei paesi che lo ospitano. Fabrizio Monti, che promuovendo i movimenti LGBTin Uganda e in Africa, si fa portavoce di diritti, forse riconosciuti nel mondo intero ma altamente perseguitati in quasi tutti gli Stati africani. Per chi non conoscesse il movimento LGBT è quel movimento che si occupa dei diritti dei Gay. Più precisamente LGBT significa “Lesbiche, Gay, Bisessuali e Transgender” che però mostrato una discriminazione dichiarata verso i pedofili e i BDSM, che sarebbero poi i praticanti di Bondage, Dominazione, Ssottomissione, Sadismoe Masochismo (tanto per completare il quadro della libertà sessuale  da alcuni intesa come “DEPRAVAZIONE” che naturalmente è solo una provocazione!!!!!!
Il diritto di libertà di parola e di espressione è sancito dalla Costituzione, quindi è legittimo che Monti scriva e scriva, ma il fatto è che non conosce l’italiano, forse qualcuno gli corregge le bozze, alcune, ma quando le performance sono frutto del suo sacco ecco che lui stesso si definisce un “professionista volutamente non iscritto al retograto Ordine dei Giornisti”, in risposta ad un articolo del giornalista Giacomo Re, proprio ai tempi di Mission, ancora oggi reperibile sul web.
La cosa di cui però non si tiene conto è che per gli Operatori Umanitari esistono dei Codici di Condotta che vietano espressamente di esprimere opinioni politiche nei confronti dei paesi dove si opera, di mantenere un comportamento consono all’incarico e di non essere coinvolti in alcuna iniziativa che potrebbe mettere a repentaglio l’incolumità di se stessi e dei propri colleghi, mente il logorroico Monti pubblica quasi giornalmente articoli su “L’indro”, sotto i vari pseudonimi e spesso anche come “Redazione” tanto da chiedersi come faccia a fare ricerche e scrivere ad un ritmo così sostenuto se nel frattempo sta svolgendo incarichi, che chi lavora nel settore sa bene che spesso non lasciano neanche il tempo di respirare.
Il VIS Ethiopia che l’ha selezionato recentemente come Coordinatore Amministrativo, pur senza averne i titoli, e probabilmente senza aver ancora verificato le sue competenze, a meno che essi stessi non siano allo stesso livello, dovrebbe verificare quanto tempo trascorre lavorando e quanto scrivendo articoli demenziali su tutta l’Africa alla media di uno al giorno, ma soprattutto dovrebbe verificare se per caso non venga retribuito, come e quanto, ipotesi più che verosimile, per ogni articolo che gli viene pubblicato. E chissà se le stesse entrate vengono dichiarate in Italia e tassate insieme alle spettanze del VIS, che in quel caso si configurerebbe di sicuro il reato di evasione. In alternativa potrebbe anche darsi che sia stato assunto con contratto locale, non dichiarato in Italia, e che quanto percepito dalla sua attività di “giornista professionista” si configuri come lavoro occasionale con entrate inferiori a 5.000 € all’anno.  Insomma stiamo parlando della solita chiarezza e trasparenza che manca totalmente nel settore e che permette ad alcuni di sentirsi furbi e impuniti.
Certo Monti scrive, e scrive rubacchiando articoli un pò di qua e un pò di la, finendo per mettere insieme una serie di fake news degne di un malato mentale. Basterebbe leggere un paio dei suoi ultimi articoli di Giugno 2018 sul Congo per comprendere che Kissinger e la Cia ai tempi dei colpi di Stato in Sud America avrebbero avuto molto da imparare dal Monti-Beltrami; la verità è che le sue baggiante sono talmente demenziali che forse la redazione non solo non legge ciò che scrive, non sapendo niente di Africa, ma che forse utilizza i suoi articoli solo per riempire gli spazi vuoti e dare un senso “internazionale” alla linea editoriale di un sito che probabilmente viene letto solo dagli stessi autori e famiglie.
Ciò che resta incomprensibile del Monti è la sua abilità nel superare i colloqui di selezione; soprattutto c’è da chiedersi come abbia fatto ad essere selezionato dal VIS Ethiopia, ONG storicamente abituata a mandare in missione giovani da oratorio, dotati di laurea e possibilmente di master conseguito a Pavia che essa stessa gestisce insieme ad altre ONG italiane del cartello AGIRE; personale che secondo le stesse vacancies condivida “lo spirito salesiano”.
 Il Monti che condivide lo spirito salesiano, chiedo venia, ma mi provoca convulsi attacchi di ilarità.
Ora la storia del Monti che salva il mondo è una delle tante, ma è ben rappresentativa, dei rischi che tali soggetti sottopongono ai colleghi e alle stesse organizzazioni per cui lavorano. Un giorno potrebbe emergere che Fulvio Beltrami & Co. non è niente altro che Fabrizio Monti, e proviamo a immaginare se lo scoprisse Museveni e se Monti fosse in Uganda proprio con il VIS.
Ma proviamo anche ad immaginare che un giorno la Corte dei Conti apra il fascicolo della frode dell’Istituto Superiore di Sanità, in cui lui è co-protagonista, a quel punto il licantropo dovrebbe aggiornare il suo CV aggiungendo sia lo stage formativo nelle carceri di Monrovia che in quelle di Modena dove potrebbe condividere la cella con il suo ex datore di lavoro, il Presidente della Fondazione per la Sicurezza in Sanità; quella Fondazione dell’istituto Superiore di Sanità incaricata di implementare il progetto all’Università di Monrovia, la Fondazione di quel Vasco Giannotti amico di D’Alema ed ex deputato DS, imputato in un processo per mazzette proprio al Policlinico di Modena.
Insomma evviva la Cooperazione Internazionale, evviva la solidarietà, evviva il settore umanitario, dove con le dovute eccezioni, a Roma direbbero che: Il più sano c’ha la rogna”                
                                                                                                   Max Tumolo

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