Politica

Donna keniana contro USA: “Sono stata ferita nell’attacco alla vostra ambasciata, ora dovete risarcirmi!”

Estero
Franco Nofori
30/04/2021
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@FrancoKronos1

Nairobi: un giorno di terrore

Diana Mutysia è una sessantenne signora keniana, che l’8 agosto 1998 era impiegata presso la Central Bank del Kenya (CBK). Il suo ufficio era adiacente all’ambasciata americana di Nairobi, allora affacciata sulla trafficata Moi Avenue che dal centro città conduceva alla vecchia stazione ferroviaria. Poco dopo le 10,30 mentre lei era al lavoro con alcuni colleghi, una terrificante esplosione distrusse totalmente l’ambasciata e provocò anche danni al palazzo della Banca Centrale. Quattro colleghi di Diana morirono sul colpo. Lei, fortunatamente, sopravvisse ma riportò gravi lesioni alla colonna vertebrale che richiesero il suo urgente trasporto in un ospedale sudafricano dove su sottoposta a un delicato intervento chirurgico che le consentì di vivere grazie alla posa di quindici placche metalliche per impedire alla spina dorsale di disallinearsi.

L’ex impiegata della Central Bank del Kenya Diana Mutysia

L’esplosivo, in enorme quantità, era contenuto in un’auto parcheggiata in un vicolo chiuso sul retro dell’ambasciata, su cui si affacciava anche un lato della banca, proprio quello in cui Diana lavorava. Alla fine delle operazioni di recupero, si contarono 224 morti, tra cui dodici cittadini americani e oltre 5.000 feriti. Si trattò del più grave attentato terroristico, mai avvenuto nell’ex colonia britannica. 900 agenti dell’FBI furono inviati in Kenya e dai loro accertamenti, risultò che l’attentato – tempestivamente rivendicato dal Al Qaeda – era stato organizzato grazie alla complicità del governo sudanese, allora presieduto da Al Bashir ed era stato preceduto di pochi minuti da un’altra esplosione contro l’ambasciata americana di Dar es Salam in Tanzania. Le investigazioni portarono all’arresto di venti terroristi, altri furono uccisi nello scontro con le forze americane, tra cui, nel maggio 2011 lo stesso capo di Al Qaeda, Osama bin Laden.

… ma alcuni musulmani del Kenya si schierano con i terroristi

Dimostrazioni islamiche in favore di Osama bin Laden dopo l’attentato alle Twin Tower

“Gli Stati Uniti hanno risarcito solo i loro cittadini e gli impiegati africani che lavoravano in ambasciata – protesta oggi Diana Mutysia ai microfoni della BBC – a noi nulla. Siamo forse esseri umani di serie b?” Come conseguenza delle ferite Diana ha riportato un’invalidità permanente e la perdita di un polmone. Non trova giusto che gli americani si disinteressino della sua sorte. “L’obiettivo dell’attacco erano loro, perché noi dobbiamo pagarne le conseguenze?” In realtà il governo americano ha versato nelle mani di quello keniano 400 milioni di dollari proprio per fornire assistenza alle vittime civili, ma come sostiene Douglas Sidialo, che ha perso la vista nell’attentato, “Quei soldi sono stati utilizzati per la ricostruzione degli edifici crollati e a noi non è arrivato nulla”.  Il nuovo governo sudanese, ha finalmente ammesso le proprie responsabilità e il mese scorso, anche per essere depennato dalla lista nera americana, ha versato al governo del Kenya un compenso di 335 milioni di dollari, ma almeno finora, nessun supporto è ancora arrivato alle vittime.

Dati questi trascorsi, apparve davvero paradossale che nel 2001, solo tre anni dopo il tragico tributo di sangue pagato dal Kenya, all’indomani dell’attacco alle Twin Tower, una nutrita folla di musulmani, sfilassero per le vie di Nairobi inneggiando a Osama bin Laden esecutore di quell’attacco che costò la vita a tremila persone e il ferimento di oltre seimila. Era naturale che il governo americano si risentisse per quell’oltraggio, ma si risentisse, soprattutto, per l’ignavia del governo del Kenya che non fece nulla per impedirlo, né adotto successive misure per sanzionarlo. Inoltre, gli accordi diplomatici prevedono che la sicurezza delle ambasciate debba essere garantita dalla nazione che le ospita e fu questo un obbligo cui il Kenya mancò clamorosamente, non riuscendo neppure a controllare le auto che accedevano allo stretto vicolo chiuso che separava l’ambasciata dalla Banca Centrale.

Il principe saudita Osama bin Laden fondatore di Al Qaeda

Naturalmente gli appelli delle vittime dell’attentato, sono del tutto legittimi e comprensibili, ma che un Paese la cui classe politica, arraffa a piene mani le risorse pubbliche e si piazza ai più alti livelli della corruzione mondiale, non si curi di fornire assistenza ai propri cittadini e li spinga all’indecoroso e perenne accattonaggio verso l’Occidente, anche quando esso non sia responsabile, ma vittima degli eventi, è davvero indecoroso e umiliante. Intanto, il comitato delle vittime dell’attentato di Nairobi, ha dato incarico al proprio legale, perché citi in giudizio il governo degli Stati Uniti per ottenere i risarcimenti richiesti ed è lecito domandarsi perché tale azione non sia anche stata diretta contro il proprio governo, quello del Sudan e quello dell’Arabia Saudita, cui il principe Osama bin Laden apparteneva, ma sì sa, una volta “trovata l’America”, ogni altro indirizzo si rivela superfluo.

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