Politica

Donald Trump è sconfitto ma la fabbrica dei miti fasulli resta attiva

Il patos della famiglia Kennedy

Ai detrattori del presidente Donald Trump si è recentemente aggiunta Caroline Kennedy, figlia di John e Jacqueline, che ha recentemente espresso, come si addice a una brava democratica, pieno sostegno alla presidenza di Joe Biden, il discusso vincitore delle elezioni americane.
Sotto l’amministrazione Obama, Caroline, aveva servito come ambasciatrice USA in Giappone, lasciando l’incarico poco prima dell’avvento di Trump.

Questa presa di posizione ha portato alla ribalta la cosiddetta maledizione che, nell’opinione comune, avrebbe da tempo colpito la dinastia Kennedy. Unica sopravvissuta, dopo la sorella Arabella, deceduta durante il travaglio, il fratello più giovane, John Junior, morto a soli 39 anni in un incidente aereo e infine Patrick, nato prematuro e anche lui deceduto due soli giorni dopo la nascita, Caroline resta l’unica diretta discendente del popolare presidente John F. Kennedy.

Errori e scomode debolezze

Caroline Kennedy, ex Ambasciatrice USA in Giappone e unica figlia rimasta di John e Jaqueline Kennedy

Condizionata dal ferreo controllo del suo capostipite, l’ex ambasciatore Joseph Kennedy, l’omonima famiglia ha creato il mito del figlio John, ma è anche stata travolta da scandali e misteri che a tutt’oggi restano ben lontani dall’essere chiariti. Eroe di guerra per le ferite riportate nel secondo conflitto mondiale; virilmente affascinante; salito agli onori della ribalta per il vittorioso braccio di ferro con Chruščëv in merito ai missili cubani, John Kennedy, fornisce l’esempio di come sia facile, nell’immaginario collettivo, creare un mito e venerarlo proprio in ragione delle sue molte debolezze e dei suoi molti errori.

Non si ricorda (o si preferisce non ricordare) che se nel 1962 si rischiò il terzo conflitto mondiale tra USA e Unione Sovietica fu solo per il disastroso tentativo di invadere Cuba, maldestramente organizzato dalla CIA e autorizzato da Kennedy, con il programmato sbarco nella Baia dei Porci che si risolse in un sanguinoso fallimento.

Attorniati da mogli devote, i maschi della famiglia Kennedy si distinsero, invece, come impenitenti donnaioli, incapaci di controllare le proprie pulsioni sessuali e creando al riguardo continui scandali. Questa tendenza, cui era già soggetto lo stesso capostipite Joseph, si trasmise a entrambi i figli John e Robert, Presidente americano, il primo e Procuratore Generale il secondo. Ma questa inadeguatezza non riguardò solo il dominio di Eros, sì rivelò anche in ben poco edificanti sostegni politici, realizzati grazie a provate connivenze con il potere mafioso, per l’intermediazione dell’ultra celebrato Frank Sinatra il “The Voice” universale, il cui valore canoro resta peraltro incontestabile.

Consacrazione immeritate

Parliamo di personaggi tuttora ampiamente venerati da una larga parte della pubblica opinione. come suggestive icone di riferimento, ma in quanto a obiettività di giudizio, se Dante riscrivesse oggi la sua Divina Commedia, probabilmente assegnerebbe ai gironi infernali almeno due terzi della popolazione mondiale. Non intendo qui riferirmi ai noti e sanguinari manipolatori di popoli come Stalin, Hitler, Mao Tse-Tung e altri che, pur se ai loro tempi furono acclamati come salvatori, oggi se ne conoscono tutte le malefatte. Parlo di quei simboli che neppure i riscontri fattuali riescono a sgretolare, come Garibaldi, Che Guevara e – appunto – i membri della famiglia Kennedy, della divina Marylin, del mirabile cantante-attore Frank Sinatra e – per venire ai giorni nostri – dell’entusiastico assembramento di popolo esultante, in via Po a Torino, per celebrare l’apertura del nuovo negozio di abbigliamento del noto guascone italico Fabrizio Corona.

Frank Sinatra, fu debitore della sua brillante carriera, al boss mafioso italo-americano Sam Giancana. Lo stesso boss che, sempre per intercessione di Sinatra, favorì la salita alla Casa Bianca di John Kennedy, grazie ai molti sindacati che controllava e che gli assicurarono il voto. Dalla stessa matrice proviene anche la bellissima Marylin che, prima di entrare nel potente entourage di Giancana, sopravviveva grazie a filmetti porno nei quali pare si fosse specializzata in fellatio. Non si tratta di mere illazioni, ma di dettagliati verbali FBI, resi pubblici, pur se con corpose censure, verso la fine degli anni ’80, benché tuttora scarsamente divulgati dai media. Del resto ci vuole coraggio a infangare (pur se con la verità) figure così sublimate dall’isteria popolare.

Proprio in questo maleodorante ambiente, fu anche organizzato l’incontro tra i due fratelli Kennedy e la fulgida star del momento Marilyn Monroe che fu loro introdotta dall’attivissimo Frank Sinatra. Marylin, esperta nelle più raffinate tecniche di seduzione e – stando all’FBI manovrata dal clan Giancana – circuì non solo il presidente John Kennedy, ma anche il fratello Bob che, fino a quel momento, era parso immune agli strali di Cupido. Nei verbali FBI, si parla addirittura di vere orge sessuali alle quali partecipavano, oltre alla stessa Marylin, i due fratelli Kennedy che però, quando questi trascorsi divennero noti anche alle rispettive consorti, troncarono bruscamente la relazione. Anzi, forse indispettito dai continui espedienti di Giancana per condizionare la Casa Bianca, fu lo stesso Bob Kennedy che, nella sua qualità di Procuratore Generale, scatenò una guerra senza quartiere contro il potere mafioso. E questo fu un grave peccato d’ingenuità di cui avrebbe presto pagato le conseguenze.

Loschi intrighi

Marylin Monroe e i piu importanti uomini della sua vita: John F. Kennedy, Frank Sinatra e Joe di Maggio

Dopo vari e vani tentativi di contattare John Kennedy, Marylin Monroe si tolse la vita e si disse che l’aveva fatto perché davvero innamorata di lui e incapace di sopportarne l’abbandono. Questo suicidio è però contornato da molti sospetti, tra cui si è anche fatta strada l’ipotesi che l’FBI non ne fosse del tutto estranea. Resta comunque il fatto che l’attrice, dedita all’abbondante assunzione di alcol e droga, aveva una personalità estremamente volubile e inquieta, per cui ogni ipotesi nel merito risulta plausibile. Altrettanto plausibili appaiono le ipotesi riferite all’assassinio di John Kennedy e di quello avvenuto ai danni del fratello Bob, quando questi, sfidò Lindon Johnson nella corsa alla Casa Bianca.

Chi traeva interesse dalla loro morte? In proposito non mancano certo i candidati, così come ipotizzati dai mezzi d’informazione. Tra questi spiccano il KGB, la mafia, il vicepresidente Johnson e gli stessi potenti organi dell’intelligence americana, FBI e CIA, su presunta pressione delle lobby finanziarie controllate dall’opposizione, ma questo è un ginepraio con il quale è meglio non confrontarsi. Vale però la pena di soffermarsi un po’ a considerare l’enorme ondata d’esecrazione che ha colpito Jacqueline Kennedy, quando è diventata Jacqueline Onassis. Certo la scelta del ricchissimo, rozzo e pedante armatore greco, non è stata delle più raffinate, ma l’ottusità di un popolo che, infatuato di un defunto marito fedifrago, la voleva piangente vedova a vita, non merita certo sostegno. Poche donne riuscirebbero a sopportare le continue umiliazioni che il suo sposo le aveva inflitto con continui e neppure troppo mascherati tradimenti. Lei, per non rinunciare al suo ruolo di first lady e agli impegni di rappresentanza che questi comportavano, ha saputo restargli fedele interiorizzando la sofferenza con ammirevole stoicismo.

 

 

 

 

 

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