L'opinione Politica

Diritto, burocrazia, decreti legge e regole scacchistiche, trova le differenze…

Le discriminanti che caratterizzano le regole

Non tutte le regole sono uguali. Le regole degli scacchi, per esempio, sono regole costitutive. Senza quelle regole, non esiste il gioco degli scacchi né nulla di simile o assimilabile. Semplicemente non c’è. Non esiste. Ci sono poi le regole regolative, come quelle che distinguono le strade comunali da quelle statali. Senza queste regole, al contrario, le strade esisterebbero ugualmente e indipendentemente, proprio perché sono solo regolative e non costitutive.

Le regole costitutive sono l’anima del diritto, la base fondamentale del contratto sociale e del sentire comune con il quale conviviamo, con-lavoriamo e condividiamo.
Le seconde (regolative) appartengono invece a quel magma indistinto, tutto italiano, che per brevità può definirsi “burocrazia”. Non lo dico io, lo dice il padre della filosofia del diritto e, ancor prima, il diritto romano, orgogliosamente nostro e recepito da tutto il mondo civile.

Non distinguere la differenza tra le prime e le seconde regole, è un grave errore per chi governa e chi amministra, ma ancor più grave è considerare le regole costitutive sempre e solo una derivazione o deviazione del nostro sistema burocratico e quindi aggirabili, derogabili, interpretabili e disapplicabili.
Gli articoli della Costituzione – com’è reso evidente dal nome stesso – sono regole costitutive.

Quando i decreti legge diventano un abuso

Un Paese tra i lacci della burocrazia

Le ordinanze ministeriali o i decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri, sono invece la fonte normativa di regole regolative. E’ questo il motivo essenziale per il quale ogni limitazione delle nostre libertà costituzionali pretende sempre un passaggio parlamentare dove la base fondante del contratto sociale del nostro Paese è democraticamente rappresentata.
E’ così da sempre. Prima, durante e nonostante il Covid 19.

In caso contrario, esattamente come quello che è avvenuto con la decretazione dei DPCM annunciati in fine serata su Facebook dal nostro Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, i cittadini recepiscono queste regole come espressione dello stato di Polizia o dell’apparato burocratico e quindi aggirabili, derogabili, interpretabili, disapplicabili, a meno che non si trovino terrorizzati dai video, dalle foto, dai racconti di terapie intensive o di bare ammassate nelle camere mortuarie, esattamente come si comportano nel rispettare la regola regolativa del limite di velocità: da mettere in atto solo se c’è l’autovelox.

Imposizioni: terreno su cui germoglia la trasgressione

Italia trasgressiva o norme vessatorie?

E’ per questo motivo che ho espresso forti critiche alla scelta di questo Governo di intervenire a colpi di DPCM. E oggi perfino i video di Selvaggia Lucarelli, su Istragram, degli assembramenti nei locali, nelle strade, nelle piazze o nelle spiagge italiane, compresa Forte dei Marmi, divenuta virale per 972.000 follower “selvaggi” che si aggiungono ai già 270.000 follower “di porro”, confermano che una regola o è regola costitutiva del sentiment di una società, oppure è burocrazia disciplinare che può essere rispettata solo con impossibili 60 milioni di divise, 60 milioni di verbali o 60 milioni di sanzioni per 60 milioni di italiani.

E già che siamo in tema, anche le norme urbanistiche sono regole costitutive. Senza quelle regole il Piano Regolatore, il Piano Strutturale, il Piano Complesso d’Intervento, semplicemente non ci sarebbero e non esisterebbero più. Non sono aggirabili, non sono derogabili, non sono interpretabili, non sono disapplicabili. Sono regole che come quelle degli scacchi, costituiscono l’essenza e il senso del Pedone, della Regina, dell’Alfiere, compresa la famosa mossa del Cavallo che nemmeno quella si può fare se non esiste più la scacchiera.

Questa è la differenza tra diritto e burocrazia.

Afferrare e trattenere sempre questa differenza, è fondamentale per qualsiasi Governo, sia esso nazionale o locale, per una società che resti (o diventi) finalmente civile. E’ questo il senso del diritto. Non si neghi più la sua anima essenziale per la quale avvocati, magistrati e giuristi hanno letto, scritto, studiato, vissuto, difeso e giudicato, con l’accusa, o la scusa o la scusante, di essere solo dei burocrati a difesa della burocrazia. Tutto questo – ancor prima di essere immeritevole – è certamente controproducente. E oggi, 1° settembre, a conclusione di un’estate del tutto bipolare, si vede. E si vede bene.

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