Politica

Delirio di Luciana Lamorgese: “Il blocco navale sarebbe un atto di guerra”

Fenomeni migratori
Franco Nofori
13 agosto 2021
franco.kronos1@gmail.com
@Francokronos1

Ignoranza o volontaria mistificazione?

Tutta presa nella campagna a favore dello ius soli e ben determinata ad aumentare le prebende agli immigrati illegali, il ministro degli interni in carica, Luciana Lamorgese, appare alquanto distratta in merito alla proposta portata in parlamento dalla leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni. Si tratta, infatti, di una proposta da realizzarsi in ambito europeo e con il consenso delle autorità nordafricane che, nel merito, hanno già espresso il loro consenso. Non si è quindi di fronte a una decisione unilaterale che violi la sovranità delle acque altrui e imponga un blocco al traffico di natanti, azione che, senza dubbio, si configurerebbe in un vero e proprio atto di guerra. Ma se l’ignoranza del ministro sulle proposte dell’unico partito all’opposizione, può anche esserle perdonata, non è perdonabile che la stessa ignori anche la proposta della Commissione Europea espressa nel convegno informale del 25 gennaio 2017 a Malta.

Per bocca della presidente della Commissione UE, Federica Mongherini, veniva, infatti, rivolto al Consiglio Europeo, un esplicito invito a mettere a punto un piano che “preveda di creare un blocco navale davanti alle coste della Libia, nelle acque territoriali del paese africano, per impedire ai trafficanti di partire con barconi carichi d’immigrati clandestini lungo la rotta libica verso l’Italia”. La posizione della Commissione Europea, in merito ai flussi migratori clandestini, non poteva essere più chiara. Perché allora, scatenare questa bagarre nei confronti di un partito che, nel suo programma, non ha fatto altro che riferirsi a una consolidata posizione europea? E dire che si tratta proprio di quell’Europa che l’ineffabile signora ministro, non manca mai di magnificare a ogni piè sospinto. Ciò significa che la sublimazione dell’Unione Europea, vale soltanto fino a che la stessa non si metta di traverso ai belluini propositi dell’accoglienza a tutti i costi, propugnati dalla sinistra immigrazionista.

Una strategia dissennata

La posizione assunta dalla Lamorgese è quindi tanto strumentale quanto ipocrita, perché paventa catastrofici eventi, fidando nell’ignoranza di chi la ascolta. Il progetto di FDI non si propone di promuovere il tormentone di “non salvare la gente in mare” (giacché, se non si parte, non si rischia di affogare) o di mostrare indifferenza verso le domande di genuini richiedenti asilo, perché tali domande, saranno vagliate in appositi desk organizzati nei paesi esteri e – qualora ne sussistano le condizioni – l’asilo sarà regolarmente concesso. Nulla di ostativo o di disumano, quindi, ma soltanto un adeguamento a quanto già recentemente attuato dalla civilissima Danimarca, che ha ermeticamente sigillato i propri confini senza nessuno che si sogni di criticarla. Nell’attuale gestione dei flussi migratori, l’Italia resta il Paese che mostra la più sprovveduta organizzazione planetaria, mentre Grecia, Spagna, Australia ed Est-europeo, hanno già posto in atto misure adeguate ad arrestare l’invasione, anche bloccando i barconi al limite delle proprie acque territoriali per costringerli a invertire la rotta.

Com’è stato detto, la Lamorgese appare come un pesce fuor d’acqua in questo governo. E’ una creatura del precedente governo Conte bis e mostra tutte le connotazioni dell’armata Brancaleone pentastellata. Mario Draghi l’ha ereditata, così come ha ereditato altre croniche patologie frutto della disastrosa gestione dell’avvocato pugliese. Se proprio si deve attribuire un successo, a questo ministro degli interni, è quello di essere stata un’accanita demolitrice di tutto ciò che la maggior parte degli italiani chiedeva: ha fatto esplodere l’invasione immigrazionista, senza curarsi dei contagi e della criminalità che questa poteva promuovere; ha messo in atto un piano per combattere la pandemia che fa acqua da tutte le parti ed è pieno d’inesplicabili contraddizioni; ha mandato al macero il decreto sicurezza del primo governo giallo-verde, trasformando le città italiane in sterminati Bronx dove vale la legge della giungla; ha lasciato le forze dell’ordine in balia di violenti facinorosi, senza dotarli dei mezzi per proteggere se stessi e i cittadini.

Il disastro Lamorgese per l’Italia

E’ obbiettivamente difficile parlare di successi nei confronti di un ministro che, da gennaio di quest’anno, ha fatto sbarcare 31.800 clandestini, contro i 14.900 di un anno fa e i 4.100 del 2019. La realtà è che, sbalzata alla carica di ministro nel settembre di due anni fa, grazie ai buoni uffici di Giuseppe Conte, Luciana Lamorgese non ha mai assunto una vera e propria mentalità politica, ma si è portata al seguito la burocrate connotazione dell’incarico svolto, fino al 2018, come Prefetto di Milano. Incarico assolutamente rispettabile, non c’è dubbio, ma privo di quell’intuito, quel coraggio e quella versatilità che designano un ministro, soprattutto se messo a capo di un dicastero così importante come quello degli Interni. E’ vero che (almeno lei) non sbaglia i congiuntivi come il collega Di Maio ed è forte di una laurea in Giurisprudenza ottenuta con lode, ma la cultura nozionistica non è sufficiente per qualificare un eccelso statista e l’Italia intera se ne sta accorgendo a proprie spese.

La pasionaria dell’accoglienza, Monica Cirinnà

Il governo Draghi – ultimo di sette governi non eletti da dieci lunghi anni – si porta sulle spalle (non senza proprie responsabilità) troppa inutile zavorra per aspirare al successo. Di Maio, Lamorgese, Conte, Speranza, Arcuri, Letta, Cirinnà, Casalino (in stand by)… un pietoso coacervo di psicolabili che si esibiscono in vacui sproloqui del tutto estranei alle sofferenze e ai bisogni del popolo cui dovrebbero dare conto. Eppure, nessuno coltivi la speranza che questo governo cadrà prima delle elezioni politiche del 2023. Le prebende di cui noi pantaloni siamo costretti a farci carico, sono troppo allettanti, perché dignità e onore possano farli rinunciare. Troppi di loro si ritroverebbero di colpo senza mestiere, a mendicare una qualsiasi posizione che garantisca la sopravvivenza. Quindi, per non rinunciare alle fortunose cariche ottenute, saranno sempre pronti al reiterato meretricio di cui – nonostante le roboanti promesse – hanno già dato esauriente dimostrazione.

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