Estero L'opinione

Delirio del presidente USA: “Vladimir Putin è un killer!”

Editoriale
Franco Nofori
18/03/2021
franco.kronos1@gmil.com
@FrancoKronos1

La tracotanza yankee

Allo stato delle cose e salvo i diretti interessati, nessuno è in grado di dire se ci siano realmente state interferenze russe nei processi elettorali degli Stati Uniti d’America. Del resto e pur se ciò fosse davvero avvenuto, non ci sarebbe per niente da stupirsi. E’ dalla nascita dell’Unione Sovietica che CIA, KGB, MI6 e altri servizi occidentali, si confrontano sul campo cercando di carpire i segreti dell’avversario e di influenzarne le scelte geopolitiche, ma nessun presidente americano, si era mai azzardato, prima d’ora, a esprimere cosi espliciti insulti a un altro potente capo di Stato senza fornire alcuna prova a sostegno delle proprie accuse. Che tutti i servizi segreti del blocco NATO abbiano tentato d’interferire negli affari interni del regime sovietico, prima, e di quello russo, poi, è un fatto arcinoto cui si sono sempre attivamente ispirate letteratura e filmografia mondiali e – naturalmente – è avvenuto anche il contrario.

Puntare, quindi, il dito accusatorio e lanciare anatemi di questa portata, oltre che demagogico è anche assolutamente puerile. La guerra delle spie, tra il blocco occidentale e quello sovietico, è una guerra sotterranea che si combatte ormai da tre quarti di secolo, ma il cui esercizio risale ai tempi dell’impero romano. E’ una guerra da cui ci si difende utilizzando efficacemente i propri servizi di controspionaggio, non salendo sul palco per esibirsi in pericolose affermazioni il cui esito certo è solo quello di creare insostenibili tensioni che mettono a rischio la stabilità mondiale. Che poi questo avvenga per opera di un sedicente leader progressista, democratico e pacifista, è certamente un fatto surreale che, allo stato delle cose, può solo essere spiegato da un improvviso attacco di demenza senile.

In guerra contro tutti

Ambasciata della Federazione Russa a Washington

Cosa si riprometteva Joe Biden dando dell’assassino a Vladimir Putin? Di perseguire la pace?Con una Cina che avanza inesorabilmente, fagocitando tutto ciò che trova sulla propria strada, un accordo del blocco occidentale con Mosca non è solo auspicabile, ma diventa perentorio. La Russia è ancora, e certamente, una democrazia imperfetta, ma pur sempre una democrazia, mentre la Cina esibisce tuttora il volto di un regime assolutista e oligarchico che ha perso tutte le originarie connotazioni marxiste per approdare a una dittatura assoluta e repressiva all’insegna del più sfrenato e discriminatorio capitalismo. “Una reazione isterica” ha replicato il portavoce del Cremlino, Dimitri Peskov, respingendo le accuse di Biden e annunciando il richiamo del proprio ambasciatore da Washington.

Tutto ciò avviene proprio mentre l‘insospettata “colomba” Biden, si trasforma in un “falco” sproloquiante e agguerrito che, dopo aver rinnovato le sanzioni alla Cina – che detiene, tra l’altro, gran parte del debito pubblico statunitense – attacca ora proditoriamente Mosca, quasi a voler gettare le due super potenze in un abbraccio sodale tra loro, creando così all’Occidente un pericoloso nemico bifronte con cui confrontarsi. Il problema è che queste estemporaneità del nuovo inquilino della Casa Bianca, rischiano di trascinare nell’instabilità l’intero pianeta e di presidenti democratici che si sono poi rivelati irriducibili guerrafondai, la storia degli Stati Uniti ne ha già forniti a sufficienza.  Joe Biden vuole forse perpetuarne la tradizione?

E l’Europa imbelle sta a guardare

Il “pacifista” Biden bombarda la Siria

Il nuovo presidente è salito alla guida della più potente nazione del mondo, quasi alla soglia degli ottant’anni. La sua più alta carica istituzionale, prima dell’attuale, l’ha visto a fianco di Barack Obama di cui aveva condiviso la decisione dell’attacco alla Libia, ma anche prima, come senatore, si era attivamente occupato della politica estera statunitense, sostenendo entrambi gli attacchi all’Iraq di Saddam Hussein che, nel secondo conflitto, aveva dato vita alla sanguinosa esperienza del Califfato Islamico, mentre la Libia presenta tuttora gli effetti disastrosi di quell’intervento patrocinato dal tandem Sarkozy-Obama, cui lo stesso Biden aveva entusiasticamente aderito. Ciò nonostante, nelle recenti elezioni presidenziali americane, Joe Biden si è presentato agli elettori come “Uomo di pace”.

Le recenti esternazioni contro Vladimir Putin, che, dice Biden: “Pagherà pesantemente per le proprie colpe”, appaiono quindi coerenti con il curriculum del personaggio: un pacifista che ama la guerra, molto più del suo discusso predecessore, Donald Trump. Intanto, un’Europa divisa, egoista e litigiosa, si auto-relega alla parte della pallina da ping-pong tra i potenti contendenti. Se le esternazioni contro Putin, le avesse pronunciate Donald Trump, sarebbe esploso il finimondo, ma le ha pronunciate un “uomo di pace” il cui avvento alla Casa Bianca è stato osannato da quasi tutti i governi progressisti europei e nessuno trova quindi da ridire. Del resto anche quest’Europa si mantiene coerente con le proprie scelte. Nel 1979 aveva esultato per l’avvento del regime degli Ayatollah in Iran; aveva partecipato alla seconda e disastrosa guerra del Golfo; aveva promosso l’attacco alla Libia di Gheddafi e oggi si guarda bene dal criticare il “suo Joe” per aver bombardato la Siria. Già, ma lui è il consacrato uomo di pace e come tale si sottrae ai giudizi del volgo certo com’è di agire per ispirazione divina.

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