Politica

“Da crisalide a farfalla”, questo era il percorso intrapreso dalla povera Saman, tragicamente troncato da una pretesa religione di pace

Società e politica
Franco Nofori
08/06/2021
franco.kronos1@gmail.com
@FrancoKronos1

Saman Abbas e Seid Visin, quando la morte diventa strumento politico

Il titolo l’ho rubato alle riflessioni di una cara amica perché credo calzi a pennello per evidenziare come il processo intrapreso dalla diciottenne pakistana, per accedere a una vita priva di aberranti costrizioni, l’avesse compiutamente trasformata in una splendida e gioiosa farfalla, libera di volare dove il cuore la indirizzava. Non so se la nostra società riuscirà mai a sottrarsi al perverso giogo di un’ideologia ipocrita che le impedisce di valutare gli eventi nella loro semplice oggettività senza il preventivo filtraggio attraverso la partigianeria partitica. Purtroppo tutto lascia presupporre che non ne sarà capace ed è proprio questo il più spudorato oltraggio agli effimeri – pur se costantemente propugnati – dichiarati principi umanitaristici.

In un composito sistema democratico, confronto e dissenso sono gli essenziali strumenti che ne qualificano l’essenza, in mancanza dei quali si scadrebbe in quell’autocrazia già dolorosamente sperimentata nel secolo scorso. Se il dibattito politico è quindi irrinunciabile alla realizzazione di un vero sistema democratico è anche irrinunciabile che esso si basi su condizioni oggettive e non strumentalizzate poiché, se così fosse, non si perseguirebbe nulla di democratico, ma esclusivamente l’affermazione di faziosità ideologiche. Ciò che in questi giorni sta accadendo, in riferimento ai due tragici episodi, l’uno riferito alla ragazza pakistana Saman e l’altro al suicidio del giovane Seid Visin di origine etiopica, hanno mostrato come un certo becero intellettualismo, nostrano scada nella pura cialtroneria, pur di scagliarsi contro l’odiato avversario.

La grancassa e il silenzio

Il ventenne suicida d’origine etiopica Said Visin

La diciottenne Saman, appena sbocciata alle meraviglie del vivere, quasi certamente giace oggi in una fossa ancora sconosciuta, con le ali irrimediabilmente tarpate prima che potesse godere appieno delle gioie di quel libero volo cui, intensamente, aspirava. Eppure, di fronte alla portata di una simile tragedia – aggravata dal fatto che non è stata causata da una sorte impietosa, ma da una protervia e turpe volontà umana – tacciono tutti i pretesi paladini del diritto all’autodeterminazione. Tacciono i movimenti femministi; tace il segretario del PD, Enrico Letta; tace il ministro Luciana Lamorgese; tace Laura Boldrini; tace la pasionaria per eccellenza, Monica Cirinnà; tace il difensore degli oppressi, Roberto Saviano… è un generale silenzio, greve, ipocrita, odioso e assolutamente ripugnante.

Accade, però, che quel silenzio, improvvisamente s’infrange quando un povero ragazzo appena ventenne di origine etiopica, Seid Visin, approda a un gesto disperato e si toglie la vita. Poco più di due anni fa, Seid aveva scritto una lettera in cui sfogava la propria amarezza per essere stato oggetto di apprezzamenti razzisti. Walter, il padre adottivo, esclude però categoricamente che quel suicidio sia imputabile a episodi di razzismo. “Si tratta di altre cause – ha detto – che non intendo rivelare perché appartengono al privato di mio figlio”. Questa esplicita dichiarazione, non è però sufficiente per tutti i soloni benpensanti che, pur di non rinunciare alla fantastica opportunità fornita da questa tragedia, non esitano a sconfessare le affermazioni di un padre, dandogli così platealmente del bugiardo. “Facciamo tutti un po’ schifo – esordisce l’ex giocatore juventino Marchisio – di centro, di destra e di sinistra”. Forse lo schifo è più imputabile a chi lancia anatemi a vanvera, caro principe del pallone. 

I’infame sciacallaggio

Appare di tutta evidenza che la discriminante in questa tragedia, non è il suicidio di un giovane, ma il fatto che quel giovane sia di colore, perché è questa condizione che permette l’assalto al “nemico”. Poteva forse non cogliere questa succulenta occasione l’icona dell’accoglienza, Laura Boldrini? “Said sentiva il peso infame del razzismo – è la focosa concione della senatrice – mi auguro che una certa politica rifletta sulle conseguenze delle sue sprezzanti parole”. Il neo segretario del PD, Enrico Letta, è più sobrio, ma non meno esplicito: “Se puoi, scusaci, Seid Visin”. A lui fa subito eco Teresa Bellanova: “Disperazione e frustrazione hanno prevalso. Seid si è ucciso, perchè non riusciva più a sopportare il razzismo delle persone intorno a lui”. E avanti così nell’indegno sciacallaggio: “Questo suicidio è il frutto delle politiche del terrore di Salvini e Meloni – è il delirante affondo di Roberto Saviano – questi due bugiardi manipolano le notizie, ma la strategia è chiara: farci credere che il problema sono i migranti e che loro ci proteggeranno”.

La conduttrice televisiva Barbara Palombelli

Neppure mancano le demenziali esternazioni di chi, come Barbara Palombelli, dichiara: “Non é accettabile che una famiglia venga in Italia per lavorare, si tratta sicuramente di persone per bene, ma poi non accettano che una figlia possa scegliere chi sposare!” Persone perbene?! Così perbene da far strangolare e sotterrare la propria figlia?! Se tutto questo non è disgustoso diventa davvero difficile attribuire un corretto significato a questo termine. Due tragiche morti, quella di un ragazzo ventenne, per propria drammatica scelta e quella di una diciottenne, subita per la proditoria volontà altrui. Due giovani vite spezzate, l’una d’origine etiopica e l’altra pakistana. La prima enfatizzata oltre ogni dire, la seconda avvolta nel farisaico silenzio perché non strumentalizzabile a fini politici. Inutile parlare di vergogna perché la vergogna non è un termine che appartiene agli infami, ma nei loro confronti mi approprio delle parole della cara amica Dani Ela: “A chi ancora verrà a dirmi che quella cultura (islamica) va rispettata, auguro uno zio pakistano”.

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