Politica

Corruzione, inefficienze e sprechi, così l’Italia corre verso la propria rovina

Redazionale
Franco Nofori
02/04/2021
franco.kronos1@gmail.com
@FrancoKronos1

I disastri dell’autodeterminazione

Nei miei trentotto anni passati in Africa, prevalentemente in Kenya, ho visto gli incommensurabili disastri creati dall’auto-gestione autoctona che ha sprofondato i Paesi di quel grande continente, nella povertà, nella disperazione, nell’illegalità, nell’abuso di stato, nella corruzione e nella costante depauperazione di tutte le risorse a esclusivo vantaggio di una classe dirigente iniqua, criminale e vessatoria.

Ho visto gli slum di Nairobi, in Kenya; quelli di Lagos, in Nigeria; quelli di Soweto in Sudafrica e in molte altre parti dell’Africa, dove povertà e degrado raggiungono livelli intollerabili, trasformando esseri umani in creature esclusivamente governate dal disperato istinto alla sopravvivenza, dove criminalità e abuso portano alla sopraffazione del povero sul povero, senza inibizioni morali, senza un benché minimo grammo di solidarietà, di giustizia e di umana pietà.

Eppure parliamo di un continente che, in quanto a risorse naturali, appare il più ricco del mondo e verso cui – del tutto anacronisticamente – rivolge il suo insipiente piagnisteo il sempre più diffuso buonismo occidentale che non sa proporre altre soluzioni, se non quella belluina e cocciutamente reiterata, di accogliere, accogliere, accogliere. Chi e perché, dev’essere accolto, non è di nessuna rilevanza, nel loro dissennato progetto, giacché lo stesso prevede semplicemente che il miliardo e 200 milioni di cittadini africani debbano incontestabilmente trovare ospitalità in Europa che di abitanti ne conta solo 740 milioni e più specificatamente in Italia dove ve ne sono 60 milioni.

Soluzioni impossibili

Così, in virtù di questo progetto e mentre l’Africa si trasferisce in Europa, creando un esercito di persone da sistemare e da mantenere, la Cina si trasferisce in Africa, avendo campo libero per sfruttarne le sue enormi risorse a vantaggio della grande, spregiudicata e ultima dittatura comunista del globo, che in pochi decenni, grazie alla nostra totale dabbenaggine, è passata da fanalino di coda del mondo, a seconda potenza militare ed economica del pianeta.

Ma oggi, quest’onda immigrazionista, continua a promuovere consensi presso i salotti buonisti d’Italia che insistono reiteratamente perché si accolgano tutti e subito. Sì, proprio tutti. Anche chi non dovrebbe essere accolto, anche chi si dedicherà alla rapina, allo spaccio, allo sfruttamento della prostituzione, a rimpinguare le trucide file delle varie mafie, inclusa quella nigeriana. Questa delirante follia, non sfugge al giudizio degli altri Paesi europei che si guardano bene dall’accettare quelle quote di clandestini che noi vorremmo inviargli.

Anzi, i loro giornali ci definiscono “idioti” e hanno indubbiamente ragione, perché non si era mai visto, nella storia mondiale, che una Nazione sovrana rinunciasse volontariamente al proprio legittimo status per inchinarsi passivamente alla violenza dell’invasore. Un invasore che tende a farci sovvertire tutto; cultura, valori, costumi e legalità. Il recente sequestro della nave Mar Jonio, disposto dalla Procura di Ragusa, ha finalmente messo in luce i sordidi affari che si celano dietro la pretesa solidarietà umana. Un’indegna e lucrosa strategia che prospera sul melenso sentimentalismo di una gestione politica ottusa, quando non esplicitamente collusa, ma intanto, l’invasione continua.

La “Migliore Costituzione del mondo!”

I padri costituenti sottoscrivono la Costituzione della nuova Repubblica Italiana

La nostra conclamata “democrazia” che si auto-fregia del vanto di reggersi sulla “migliore Costituzione del mondo”, ha fatto si che negli ultimi dieci anni l’Italia fosse governata da ben sette Presidenti del Consiglio caratterizzati da un comune denominatore: nessuno li aveva mai eletti. Fatto unico, questo, nella storia europea, cui si aggiunge un altro primato: dal 1955, dopo la fine dell’incarico presidenziale del liberale Luigi Einaudi, l’Italia ha avuto dieci presidenti della Repubblica tutti collocati nell’area di centrosinistra. Un centrosinistra che si è fregiato di molteplici nomi, cambiando ripetutamente stendardi e casacche, ma senza mai modificare di una virgola le proprie tendenze verso il progressismo globalista.

Questo costante susseguirsi d’incapaci alla guida di quello che un tempo era celebrato come il Paese del “boom economico”, ha portato l’Italia a indossare la maglia nera in tutti i confronti europei: il più alto debito pubblico; la più bizantina burocrazia; il più disastrato sistema giudiziario; la più alta criminalità mafiosa; il più alto ammontare di sprechi del pubblico denaro; la più alta imposizione fiscale; le più alte prebende riconosciute alla classe politica; il più alto numero di scandali nella pubblica gestione; il più inefficace controllo dei flussi migratori e per approdare ai giorni nostri, la più disastrosa gestione della pandemia in atto. Eppure c’è ancora chi non rinuncia a inondarci di toni trionfalistici.

“Faber est suae quisque fortunae”, diceva Sallustio: Ciascuno è artefice della propria sorte. E il popolo italiano, questa sorte la sceglie quando accede alle urne, dove, in luogo di punire l’incapacità e l’ingordigia dei propri rappresentanti in carica, continua a sostenerli in ragione di cieche passioni fideiste. Così come si fa per un dogma rivelato o per un’irresistibile infatuazione ideologica, magari entrambe tramandate da generazione in generazione. Allora facciamocene una ragione: siamo noi, in primis, la causa dei nostri mali.

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