Politica

Con l’attuale trend d’incremento demografico, nel 2050 la popolazione mondiale sfiorerà i dieci miliardi

Il proficuo mercato della solidarietà internazionale

Il Coronavirus infierisce sul pianeta. Lo fa sia con le conseguenze che gli sono proprie, sia con le indegne speculazioni che hanno attecchito sull’humus da lui prodotto. Sette miliardi e mezzo di persone vedono la propria libertà compromessa e su di loro incombe anche il biblico disastro di una spaventosa recessione economica che rischia di privarli dell’essenziale. Qualcuno ha definito questa situazione una “economia di guerra”, ma ciò è ben lontano dal vero. Nessuna guerra, neppure la più devastante, ha mai coinvolto l’intero globo terracqueo. Il celebrato “boom” economico italiano, nato poco dopo il secondo conflitto mondiale, è stato reso possibile grazie all’imponente piano Marshall degli americani che, dopo averci sconfitti (per qualcuno, liberati) ha sostenuto il nostro Paese nella ripresa.

Mentre le file davanti ai centri della Caritas si fanno sempre più lunghe; mentre centinaia di migliaia d’imprese chiudono i battenti; mentre gli ospedali sono al collasso; mentre ogni giorno si contano decine di migliaia di morti; mentre ci accapigliamo sull’utilità o sulla pericolosità dei vaccini; mentre chiunque ha voce, si sente in diritto di pontificare su ciò che si deve e non si deve fare… c’è almeno un settore che non solo non ha ridotto la promozione di se stesso, ma l’ha addirittura incrementata inondandoci ogni giorno di accorate richieste d’aiuto in favore dei poveri bimbi del terzo mondo che, in mancanza di quest’aiuto, saranno condannati a sicura morte.

L’indegno strumento degli “scheletrini viventi”

Unicef, Save the Children, UNHCR e centinaia di altre organizzazioni, operano istituzionalmente per garantire protezione e assistenza all’infanzia. Cosa indubbiamente lodevole, viste le drammatiche condizioni in cui milioni di bambini sono costretti a vivere, pur senza aver chiesto di essere messi al mondo per poi spegnersi nella sofferenza e nella fame. Alcune di queste organizzazioni, martellano i canali televisivi con incessanti spot. “Dateci nove euro al mese – chiedono – e avrete salvato una vita”. Queste richieste si accompagnano, immancabilmente, a immagini di piccole creature denutrite – veri e propri scheletrini viventi che stringono il cuore – in braccio alle proprie madri che, pur se non esattamente floride, non mostrano le stesse condizioni di prostrazione fisica.

Posto che trenta secondi di pubblicità sulle reti nazionali – e pur non riferendosi alle più costose – comportano, per ogni singola apparizione, una spesa tra i ventitré e i trentamila euro, viene da chiedersi se sia davvero saggio bruciare, in soli trenta secondi, ben 3.000 di quegli oboli che nello spot in questione vengono richiesti. Se poi si pensa che stiamo parlando di spot ripetuti quotidianamente, su quasi tutte le reti nazionali, in modo continuo e martellante, si vedrà che le spese raggiunte sono da vero capogiro. Ho appena perso un caro amico, causa il coronavirus e sono pertanto refrattario a farmi trascinare in polemiche negazioniste o riduttive riguardo a qualsiasi teoria, ma in questa strategia di raccolta fondi per i poveri bimbi del terzo mondo, mi pare ci sia proprio qualcosa che non va.

Un’inarrestabile ecatombe

Negli ultimi cinquant’anni, agenzie ONU, NGO e Onlus a vario titolo, attive nell’assistenza ai bambini, si sono moltiplicate in modo esponenziale, così come si è freneticamente moltiplicato il giro d’affari che presenta oggi cifre strabilianti. Risultati? Secondo uno studio pubblicato l’anno scorso dall’Institute for Health Metrics and Evaluation (IHME) di Washington, ogni giorno, nel mondo, muoiono per denutrizione e malattie, quindicimila bambini sotto i cinque anni e mentre gli organismi riferiti, si concentrano sull’Africa, il primato di questa tragica classifica è detenuto dall’India (una delle economie in poderosa crescita) seguita da Pakistan, Indonesia, Bangladesh, Afghanistan e Filippine. L’Africa riguadagna però il primato in quanto a incremento demografico che, in Niger, raggiunge la punta di 51,6 bambini nati ogni mille abitanti (dato Cia World Factbook) mentre l’Europa si assesta su 2,6 con l’Italia (fanalino di coda) a – 0,19 nonostante l’imponente afflusso migratorio.

Se quanto sopra, non suggerisce ai cosiddetti esperti del settore, di cambiare strategia, vuol dire che abbiamo a che fare con degli esperti del tutto orbi. La principale causa che fa morire i bambini è la sovrappopolazione, favorita dal sesso indiscriminato e senza alcun concetto di pianificazione familiare. A questo si aggiunge (soprattutto in Africa) l’irresponsabilità dei padri, usi a dileguarsi non appena la sventurata e un po’ sprovveduta partner diventa gravida. Oggi, la rilevazione del DNA, consentirebbe di individuarli facilmente per costringerli ad assumere le responsabilità che gli competono, ma i regimi africani questo non intendono farlo, perché è proprio nel loro ambito che si sviluppano impunemente i maggiori casi  di fecondazione indesiderata.

Agghiaccianti statistiche

Secondo l’agenzia ONU, “The World Population Prospect”, tra meno di trent’anni, la popolazione mondiale sfiorerà la strabiliante cifra di 10 miliardi di abitanti! Che cosa faranno, allora, gli organismi umanitari che abbiamo citato? Incrementeranno i loro spot televisivi a colpi di 30.000 euro per volta, illudendosi così di fronteggiare la situazione? Oppure si moltiplicheranno ancora, per rastrellare sempre più fondi nel mercato pubblico e in quello privato? Nazioni Unite, Unione Europea, Banca Mondiale e singole potenze economiche internazionali, che riversano incessantemente fiumi di pubblico denaro nei paesi emergenti, dovrebbero condizionare i loro aiuti a una seria presa di coscienza delle loro leadership, affinché responsabilizzino i propri cittadini – anche con l’adozione di serie misure coercitive – volte alla limitazione delle nascite. Il non farlo equivarrà a sponsorizzare l’indegno mercato che cresce e s’ingrassa sulla pelle delle povere creature costrette a pagarne lo scotto.

L’umana solidarietà è senz’altro un nobile sentimento, ma quando nell’attuarla, si istiga e si favorisce l’irresponsabile avventatezza di chi si vorrebbe beneficiare, si assesta un colpo mortale a quel progetto volto a creare l’autonoma e consapevole emancipazione dei popoli meno abbienti che nelle vuote, reiterate e logorroiche dichiarazioni d’intenti, si pretende di voler sostenere.

 

 

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