Politica

Come diventare celebri opinion leader attraverso i social network

Il gravoso impegno di ricercare la verità, quella ultima…

La signora della porta accanto è sempre stata una persona dignitosa e dotata di buon senso pratico, parsimoniosa e infaticabile. Poi è diventata social. Il progresso l’ha resa altamente tecnologica, Dunning e Kruger l’hanno avuta a lezione (online) e finalmente, avendo acquisito piena coscienza delle proprie potenzialità, è diventata paladina della verità. Quella vera.

La sua routine è cambiata sostanzialmente. La mattina, non appena il marito esce da casa per andare in ufficio, sale alla chetichella sul terrazzo del condominio dove installa un’enorme parabola, roba cinese arrivata col corriere. Poi, veloce, corre in sala da pranzo, toglie dal tavolo il vaso con i fiori finti e apre il PC. Si collega all’antenna parabolica e si mette in cuffia. Intercetta a malapena segnali in codice, qualcosa che assomiglia agli ultrasuoni emessi dai delfini, prontamente li registra e li posta su FB, con la didascalia: “COSA CI NASCONDONO? Ecco la prova che Bill Gates sta per fregarci tutti quanti. Fate girare prima che lo cancellino!”

Non passa neanche mezz’ora che quello della porta di fronte suona al campanello e le chiede di rimuovere quel post. Ha riconosciuto i gridolini di sua moglie. Ora che lavorano entrambi da casa in modalità smart working, non appena il figlioletto esce per andare a scuola, tornano un attimo a letto a farsi le coccole.

Piccolo incidente, ma non sufficiente a farla desistere dalla sua missione: quella di diffondere buona informazione. Inizia a navigare e in tempo reale scova un link dal sapore complottistico, lo condivide apponendo la sua brava didascalia: “Possibile che non capite?” Arrivano apprezzamenti e commenti diversamente intelligenti, lei risponde con commenti diversamente saggi.

Astuzie casalinghe mentre si sventano complotti

Alle 10,20 arriva quello della Bofrost con i tortellini congelati. L’eroina della porta accanto apre il pacco e distrugge la confezione, dispone quei cosi, dopo averli ben infarinati, sulla tavola di legno per la pasta fatta in casa, utilizzata l’ultima volta prima dell’invenzione della funzione “condividi”, quella che l’ha resa consapevole di quale fosse la sua vera vocazione e di conseguenza l’ha sottratta alle faccende domestiche. La sera, quando arriva il marito, affamato come un lupo come tutti gli uomini quando rientrano alla tana, finge di averli prodotti lei stessa con paziente dedizione e scrupolosa manualità. Così risparmia tempo e può dedicarsi alla ricerca maniacale e compulsiva di tutto ciò che non è allineato ai canali ufficiali.

Profluvi di “Perché non ce lo dicono?”, lautezza di prove indiscutibili dell’esistenza di UFO e Dio Pan, negazione di Ebola e sfericità della Terra, la conferma che Frank Sinatra era stato creato in laboratorio.

Lancia il suo grido di libertà contro ogni forma di coercizione per poi correre veloce in tabaccheria, schiava del Gratta e Vinci. Torna al PC e condivide a raffica, senza verificare, tutto ciò che si presenta con un “No al bavaglio”, “Basta bugie”, No a Lobby e manipolazioni”, senza farsi mancare qualche pio “Scrivi Amen e condividi”.

Al momento l’attenzione della signora social è tutta catalizzata dalla fissazione su tirannia e libertà negate. Scorge tentativi vessatori in ogni misura precauzionale consigliata o imposta causa situazioni emergenziali.
Quest’ossessione ha assunto declinazioni bizzarre, al punto da farle scambiare prudenza per dittatura e senso civico per delazione. Si ribella, e invita tutto il mondo del web a fare altrettanto, a norme di buon senso rivendicando il diritto al libero arbitrio, dimenticando che la convivenza civile da sempre ci impone, giustamente, innumerevoli limitazioni alla libertà, accettate peraltro senza problemi.

La sottile commistione tra libertà, diritti e anarchia

Non siamo, ad esempio, liberi di guidare a sinistra né di passare col rosso, ma nessuno, fortunatamente, ne fa una questione di dispotismo, pur essendo a tutti gli effetti una limitazione all’autodeterminazione.

Allo stesso modo non ci è permesso parcheggiare in piazza S. Pietro sotto l’obelisco. Non siamo liberi di scavalcare la fila alla cassa che ci fanno due occhi neri. Le donne non sono libere di camminare in casa con i tacchi che quello del piano di sotto bussa al soffitto col manico di scopa. Non siamo liberi di presentarci al lavoro quando ci pare che dopo una settimana il padrone ci licenzia. Non siamo liberi di cantare a squarciagola che i vicini chiamano i vigili.

Niente rappresenta la libertà quanto correre nudi su un prato, ma ci sono i bambini sull’altalena e gli anziani sulle panchine; nella migliore delle ipotesi chiamano la buoncostume, nella peggiore il labrador che un attimo prima afferrava il frisbee al volo, potrebbe decidere di azzannare quel quid che leggiadro ondeggia al ritmo della corsa.

Neanche un naufrago sull’isola deserta è libero, non è libero di lasciare l’isola che se lo mangiano gli squali.

Eppure, paradossalmente, la signora social della porta accanto invita tutti a ribellarsi alla dittatura di mascherine e distanziamento.  Libertà, invece, è altro, “Libertà è partecipazione”. E’ ciò che finisce laddove inizia quella degli altri. E’ collaborazione. E’ potersi muovere all’interno di una struttura, generata da uno sforzo collettivo, che ha creato una rete di garanzie sulle quali si basa la democrazia, garanzie che comportano una serie di rinunce nell’interesse generale e proprio affinché democrazia e diritti possano continuare a esistere.

Il problema è la contrapposizione, cresciuta a dismisura, fra libertà del singolo e benessere della comunità, inteso in questo momento come sicurezza e salute. I concetti di libertà individuale e bene della collettività devono procedere paralleli e aderenti, non distanti, l’uno deve accompagnare l’altro con buona dose di senso civico e altruismo a far sì che si possa sempre chiaramente distinguere dove e quando la libertà del singolo si possa esprimere senza problemi e dove debba essere limitata in favore del bene comune. Democrazia non significa tutela dei diritti individuali dimenticando doveri, prudenza, rispetto. Libertà non è disprezzo delle regole.  Libertà è partecipazione.

L’eroica missione di smascherare congiure

Dopo una breve pausa pranzo, la signora della porta accanto torna alla sua postazione di finestra sul mondo, e nella pagina “PISTA, ARRIVA IL COMPLOTTISTA!”, trova un link sui rigatoni modificati, quelli ai quali, sfruttando le nanotecnologie, aggiungono la proteina spy, che si lega ai recettori di cui sono disseminate le pareti dell’intestino crasso e attraverso i raggi an-α-β telecomanda il voto dell’elettore alle politiche, sfruttando il principio che l’italiano vota di pancia. Fa precedere il link dal suo personale marchio di fabbrica, l’esortazione “SVEGLIA!”

La signora social è convinta che nulla possa accadere per caso e che dietro ogni manifestazione ci sia l’attenta regia dei poteri forty&occulty. Non ha alcun tipo di competenza ma il suo istinto e la sua vocazione le impongono di esprimersi su ogni tema, di giudicare ed elaborare opinioni personali su tutto.

Ma come orientarsi nello sconfinato marasma d’informazioni presenti in rete? L’eroina social ha un metodo infallibile: si pone in modo neutrale davanti all’informazione. Se una notizia la lascia indifferente è segno che è quella fasulla. L’informazione valida è quella che mette in risonanza tutto il suo corpo, quella che fa vibrare le sue corde, come un musicante che pizzica una chitarra. D’altra parte la donna è a forma di strumento a corda, spaziando fra tutte le sfaccettature comprese fra violino e contrabbasso. Le più fortunate, se girate, hanno forma di mandolino.

E così è passata anche questa giornata, navigando e pescando col metodo a strascico, quello che lascia dietro di sé un ambiente devastato. Tirata la Rete a bordo, ha beccato i pesci migliori, i numerosi cogitabondi di paranza al cui pensiero, con un click, ha dato ampia diffusione. Si è guadagnata la giornata, le bufale formano una mandria. Se aprisse un caseificio potrebbe assicurare la caprese quotidiana a tutto il condominio.

L’ultima mezz’ora la dedica alle faccende domestiche, spolvera e riassetta. Se lo facesse con meno fretta, magari ritroverebbe il cervello perduto. Deve cercare bene. Da qualche parte deve pur stare.  Il concetto di “signora social della porta accanto“, tuttavia, vale anche al maschile. Il maschile di “signora”, eh… Non di “porta accanto”. E vale anche per tutti i mestieri e le professioni, come per tutte le fasce di età. Vale per tutti coloro che abbiano disattivato il senso critico, convinti che lasciandolo sempre acceso si consumi troppa batteria. Vale per tutti quelli che, per comodità, hanno affidato la funzione “pensare” ad altri, i cogitabondi di cui sopra. Tutti devono cercare bene il proprio cervello perduto, come la signora della porta accanto. Da qualche parte deve pur stare. La casa nasconde ma non ruba.

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