Politica

Circa 700 italiani sono stati finalmente rimpatriati dal Kenya. A chi dire grazie?

Una valanga di gratuite malevolenze

“Gli italiani che attendono il rimpatrio dal Kenya, non sono 500. Sono meno di un centinaio! – sostenevano i furiosi detrattori di chi voleva semplicemente tornare a casa. E ancora: – chi parla di 500 persone, mente allo scopo di creare inutile scandalo!”.
Vi ricordate queste indignate reazioni di una certa parte di connazionali, carichi d’inspiegabile livore verso chi voleva partire?

Ebbene, per amore di verità, occorre riconoscere che, almeno in parte, avevano ragione.
E’ vero; quegli italiani non erano 500, ma forse più di 700 perché tanti sono stati quelli rientrati in Italia, grazie ai tre voli Neos, organizzati dall’Unità di Crisi; a due voli su jet privati e a un altro volo dell’Unione Europea con destinazione Francoforte.

Il primo dei voli Neos è partito il 31 marzo scorso, con 175 passeggeri a bordo (a un costo esorbitante!) e lasciandone non pochi a terra. Dopo quel volo, silenzio totale. Ci sono voluti altri 47 giorni, prima che il ministero degli esteri, decidesse di organizzare un altro volo il 17 maggio, seguito da un altro ancora, a soli quattro giorni di distanza. Per giunta, entrambi questi voli, erano offerti esattamente a metà prezzo del primo. Non cercate logiche in queste scelte, perché non le troverete.

Gli effetti di una lunga permanenza non programmata

Italiani in coda davanti al consolato di Malindi per avere informazioni sui voli di rimpatrio (foto: MalindiKenya.net)

Questa lunga permanenza in Kenya, ha creato disagi e apprensioni. Non pochi “villeggianti pendolari” che vengono a svernare in Kenya, sono di età avanzata e con patologie anche gravi, che richiedono terapie farmacologiche salva-vita. L’impossibilità di rientrare in Italia alla data prevista, ha fatto loro esaurire le scorte che si erano portati al seguito, costringendoli a procurarsi i farmaci localmente, a prezzi altissimi, ma alcuni di questi farmaci restavano comunque introvabili, altri richiedevano la conservazione refrigerata e a parte il fatto che il costo di spedizione dall’Italia non era inferiore ai 500 euro, nessun corriere (per effetto della situazione causata dal coronavirus) era in grado di garantire tempi di consegna inferiori ai 10 giorni, compromettendo così il mantenimento della refrigerazione.

Ne parlo con cognizione di causa, perché io stesso ho dovuto confrontarmi con questo problema, nell’apprensiva incertezza, creata dalla mancanza di notizie, circa gli attesi voli di rimpatrio. Questa situazione veniva continuamente aggravata da lazzi e da malevoli critiche da parte di chi – chissà da cosa originato – si sentiva spinto a scaricare quotidiano veleno addosso a chi chiedeva di poter partire.

Nella scriteriata ridda di accuse, s’inserivano anche vere e proprie menzogne che – benché scaturite dalla più crassa ignoranza – erano offerte al volgo come assolute verità bibliche: “Il governo non è tenuto a rimpatriare i propri cittadini, perché in Kenya non c’è uno stato di guerra”. Oppure: “Hanno voluto godersi una vacanza? Adesso si aggiustino!”

Una giovane coppia di Capri, con due bambini piccoli al seguito, è stata fatta letteralmente a pezzi e anche minacciata, solo perché ha espresso il proprio disagio ai microfoni di un programma televisivo italiano, con l’intento di creare sensibilità, non solo a favore del proprio problema, ma anche di quello sofferto da altri 700 italiani, rimasti in Kenya ben oltre la data prevista per il rientro.
Ma la più intollerabile ipocrisia, di questa indebita malevolenza, si riscontra nel fatto che, molti di questi accaniti aggressori, si ammantano del merito di venire in Africa a “fare del bene”.
Evidentemente la radice etimologica di “bene”, necessita di essere riformulata.

A chi va il merito di aver fatto realizzare il rimpatrio?

L’articolo pubblicato sulla “Nuova Provincia di Biella

Ora, però, leviamoci da questa palude rigurgitante cattiveria e chiediamoci perché, dopo una lunghissima e inspiegabile attesa, il governo si sia finalmente mosso e con improvvisa celerità abbia organizzato l’atteso rimpatrio. Chi si può attribuire il merito di questo, pur se tardivo successo?

Molti familiari delle persone bloccate in Kenya, preoccupati per la sorte dei propri cari, si sono attivati rivolgendosi a giornali, canali televisivi e forze politiche, al fine di sensibilizzarli sulla situazione e promuovere iniziative che portassero a una soluzione. Tra queste, anche mia figlia e un consigliere del comune di Torino, la signora Felicia Bello, lei stessa bloccata in Kenya con il marito. Tra le forze politiche, ecco gli unici che hanno risposto a questi pressanti appelli:

L’on. Cristina Patelli (camera dei deputati – Lega)
L’on. Riccardo Molinari (camera dei deputati – Lega)
L’on. Paolo Formentini (camera dei deputati – Lega)
L’on. Eugenio Zoffili (camera dei deputati – Lega)
L’on. Lucio Malan (senato – Forza Italia)
L’on. Mariella Rizzotti (senato – Forza Italia)

Non voglio qui farne una questione politica, ma non si può sottacere che nessun esponente dei partiti al governo (PD, 5 Stelle, Italia Viva) ha mosso un solo dito, né speso una singola parola nei confronti di questa emergenza, affidandosi esclusivamente ai vani e pomposi soliloqui del Ministro degli Esteri Luigi Di Maio, trincerati dietro effimere dichiarazioni: “Restate dove siete” e “Nessuno sarà lasciato indietro”. Posto che forse Di Maio, non sa neppure dove collocare il Kenya sulla carta geografica.

L’articolo qui pubblicato, si riferisce all’intervista rilasciata dall’On. Cristina Patelli a un quotidiano piemontese. Il fatto che sia citato il mio nome e la mia personale situazione, è solo perché mia figlia ed io siamo stati i diretti referenti della situazione, ma il merito di questa giovane deputata piemontese e dei suoi colleghi, è di aver agito indefessamente nell’interesse di tutti quelli che, come me, sono riusciti a partire, sottraendosi a un’angosciosa incertezza.
Abbiamo tutti il dovere di ricordarcene, per indirizzare correttamente la nostra gratitudine.

 

 

 

Una risposta

  1. Preciso e corretto come tutti gli
    Articoli che scrive.
    BRAVO.

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