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Circa 120 organizzazioni umanitarie operano lungo la costa del Kenya, ma quante sono genuine?

Approfondimento
Franco Nofori
02/05/2021
franco.kronos1@gmail.com
@FrancoKronos1

Umanitarismo o malaffare?

Negli ultimi tre anni il nostro giornale si è più volte occupato delle molte organizzazioni umanitarie che, a vario titolo e sotto diverse denominazioni, dichiaravano di operare in sostegno all’infanzia lungo la costa del Kenya. La nostra inchiesta si è avviata nel 2018 a seguito dell’increscioso evento che ha visto la giovane volontaria milanese, Silvia Costanza Romano, rapita mentre si trovava a Chakama, una sparuta località rurale a circa 80 chilometri a nord della cittadina di Malindi, noto centro turistico balneare, frequentato soprattutto da italiani. Ed è proprio su questa presenza, il cui seme era prevalentemente turistico, che sono poi imperiosamente germogliate le suddette iniziative umanitarie.

Purtroppo, l’inchiesta in questione, aveva rilevato non poche dissonanze circa la genuinità degli intenti dichiarati, portando alla luce gestioni tutt’altro che trasparenti, al di fuori delle normative vigenti (sia in Italia e sia in Kenya) con destinazione dei fondi raccolti, ben diverse da quelle dichiarate. Inoltre, pochissime di queste organizzazioni, fornivano bilanci atti a consentire una corretta individuazione delle spese e la verifica dei progetti con esse realizzate. In alcuni casi, si evidenziarono anche discutibili collusioni tra alcune di queste onlus e ambienti del malaffare già da tempo nell’obiettivo delle magistrature italiana e keniana per truffe e malversazioni di vario genere.

… ma non mancano impegni meritevoli

Gianfranco Ranieri (al centro) presidente della Karibuni Onlus

Non ripeteremo qui la cronistoria delle situazioni allora emerse, ma chiunque avesse interesse ad approfondirne gli aspetti, potrà averne ampio resoconto accedendo all’archivio articoli del nostro sito www.italiettainfetta.it . Ciò che intendiamo fare con questo articolo, è aggiornare la situazione, cercando anche di evidenziare le conseguenze prodotte da queste inchieste (e non parliamo solo delle nostre). Era infatti fatale, che facendo emergere le frodi attuate da alcune di queste Onlus, si accendesse una generalizzata luce di sospetto sull’intero comparto della solidarietà internazionale e questo non è un giudizio equo perché colpisce anche chi alla solidarietà, quella vera, si è dedicato con efficienza e passione.

La necessità di recuperare un’immagine, ha perciò indotto alcune di queste onlus meritevoli ad aprirsi al pubblico nella totale trasparenza. E’ del resto da quello stesso pubblico che proviene il sostentamento che consente loro di esistere. Non possiamo certo arrogarci il diritto né la competenza per stilare una lista di associazioni encomiabili, ma possiamo tuttavia dare conto delle positive segnalazioni ricevute dai nostri lettori che operano o vivono in Kenya. Nel distretto di Kilifi, più in particolare nella zona di Malindi e dintorni, emergono i nomi della “Karibuni Onlus”, “Mama Anakuja” e “Mama Piera”.  Ciò che caratterizza queste strutture – sempre stando a quanto ci viene riferito – è la tipologia dei loro progetti d’intervento, che non sono solo mirati al mero assistenzialismo, ma si articolano sulla formazione dei loro assistiti affinché possano approdare all’auto-sostentamento.

La necessità di distinguersi

Studenti della “Mama Nakuja Onlus” di Malindi

Questo proposito è sintetizzato nello slogan della “Karibuni Onlus” presieduta da Gianfranco Ranieri, un imprenditore lombardo, che fin dal 2004, con i suoi collaboratori, ha dato vita a una serie di progetti educativi, sanitari e auto-sostenibili. “Aiutiamo l’Africa ad aiutare se stessa”, recita lo slogan che si è quindi realizzato nella creazione di asili e scuole per oltre 5000 studenti a Watamu, Gede, Langobaya, Marafa, Gis, Jmba, Malanga, Mpeketoni, Meru e Mida. La “Karibuni Onlus”, ha anche dato vita a dispensari medici e di assistenza alla maternità, ma soprattutto, ha creato sette aziende agricole per un totale di 300.000 mq. di colture in cui lavorano e si auto-sostengono centinaia di famiglie locali. Tra le varie iniziative ideate da questa Onlus, c’è anche quella realizzata insieme alla diocesi di Malindi che prevede un programma di micro-credito, che ha fruttato l’avvio di oltre 100 nuove attività commerciali.

Tutto questo è ciò che fornisce la prova del genuino intento di voler aiutare l’Africa. Non basta farsi fotografare con un bambino in braccio, magari sullo sfondo delle bianche spiagge coralline o giustificare, con la scusa del sostegno umanitario, semplici propositi vacanzieri o flirt esotici nati all’ombra delle palme. La vera solidarietà è una cosa seria e si realizza attraverso un lavoro duro e generoso che richiede costanza a sacrificio. Troppe iniziative spurie hanno già oltraggiato oltre misura tutti coloro che, a questo impegno, si sono votati con successo e tra i mistificatori di tali opere non mancano altisonanti istituzioni internazionali che bruciano miliardi di dollari al prevalente scopo di gratificare se stessi.

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