Politica

Carola Rackete, eletta a teutonica eroina di cartapesta da un branco di pecore belanti

Infrangere la legge per ottenere notorietà e successo

Ci sono casi in cui l’oltraggio e la trasgressione alla sovranità di una nazione, si trasformano in surreali elementi che – secondo alcuni – esprimerebbero nobiltà e coraggio. Non sono pochi quelli che scelgono questo percorso e tra loro c’è anche la beniamina dei sostenitori dell’accoglienza: Carola Rackete, che si è posta all’attenzione del mondo come indefessa paladina d’inesistenti diritti. La sua è stata una scelta ponderata che metteva in conto l’estrema debolezza del Paese che si accingeva a sbeffeggiare, al punto che proprio quell’impertinente sberleffo è diventato l’imperioso volano che l’ha consacrata alla santificazione internazionale. Ciò è potuto avvenire perché – come qualcuno ha recentemente sostenuto – l’Italia è governata da un branco di pecore travestite da pecore e mai definizione poteva risultare più azzeccata.

Il successo è perseguibile in vari modi, come quello utilizzato dalle futili dame alla corte del Re Sole, tutte prese a bamboleggiare davanti ai potenti di Francia, tra abiti sfarzosi e splendidi gioielli. Pronte a spogliarsi e a saltare da un talamo all’altro per ottenere supremazie sulle altre cortigiane. Questo accadeva quattro secoli fa, ma ogni epoca mostra diverse strategie, benché l’obiettivo sia sempre lo stesso: cercare notorietà a ogni costo. Se un tempo la seduzione era l’arma più potente per raggiungere lo scopo, oggi a questa si aggiunge anche un preteso intellettualismo volto al perseguimento di cause che la vulgata popolare fa ritenere nobili.

Le dame vezzeggianti nello splendore della reggia di Versailles, appartenevano all’entourage reale, ma se avessero offerto le proprie grazie nelle periferie parigine, sarebbero state semplici e spregevoli meretrici. E’ stupefacente rilevare come i giudizi cambino, fino al punto di diventare antitetici, in ragione dei luoghi, dei tempi e delle situazioni in cui tali giudizi vengono espressi. Se l’istrionica Carola, avesse proditoriamente violato i confini di qualsiasi altra nazione sovrana, se avesse ignorato gli ordini che le erano stati impartiti e se avesse volontariamente speronato una nave militare che le impediva l’attracco, sarebbe probabilmente ancora dietro le sbarre, ma quella Nazione era l’Italia dove, ahimè, l’eversione diventa spesso elemento di merito.

Un’intera vita dedicata alla trasgressione

Cittadini palermitani dimostrano in favore di Carola Rackete

Febbrilmente contesa dai vari talk show televisivi, vezzeggiata da associazioni caritatevoli e case editrici, questa indefessa eroina celebrata dai riflettori e dalla celluloide, nasce l’8 maggio 1988 nella piccola cittadina di Preetz, nel nord della Germania, ma cresce nell’ancora più piccolo villaggio di Hambuhren, non lontano da Hannover, dove compirà la propria formazione scolastica. Il padre, Ekkehart Rackete, è un ingegnere militare che segue lo sviluppo dell’armamento tedesco per il Ministero della Difesa, proprio quell’armamento di cui Carola si mostrerà zelante castigatrice. Completa gli studi con straordinario profitto laureandosi in Scienze Naturali e in Trasporto Marittimo. Nel 2011, quando è appena ventitreenne, s’imbarca su una rompighiaccio artica.

Carola, che ama la vita avventurosa e anticonformista, si dedica subito con straordinaria passione, alle grandi cause contro il capitalismo, invoca la protezione dell’ambiente e l’emancipazione dei paesi poveri. Questa intensa attività, le cui uniche pause sono dedicate alle fantasiose acconciature rasta e alla pubblicazione del suo libro “Il mondo che vogliamo” scritto a due mani con l’amica Anne Weiss, lascia evidentemente poco tempo alla vita sentimentale, infatti, non si sposa, né si conoscono suoi fidanzati. Due anni dopo il suo primo imbarco, diventa secondo ufficiale sulla nave Ocean Diamond e poi, nel 2019 è al comando della Sea Watch 3 con la quale sfonda il blocco del Porto di Lampedusa, scaricando il suo carico di clandestini, tra cui anche tre criminali scafisti. Questa azione darà vita a un procedimento penale a suo carico, dal quale, però, sarà presto scagionata.

Da impegnata attivista a celebrità in campo letterario

Molto probabilmente il libro di Carola Rackete, si sarebbe riempito di polvere in qualche scaffale, ma l’impresa di Lampedusa, ne ha imperiosamente favorito la distribuzione, mettendo la faccia di Carola in copertina e relegando all’ombra la coautrice Anne Weiss. “Il mondo che vogliamo” è stato tradotto in tutte le lingue e sta tuttora andando a ruba. Non è del resto raro che i trasgressori seriali assurgano agli onori letterari, ne sono esempi emblematici il brigatista rosso Cesare Battisti, il marchese De Sade, il sequestratore sardo Graziano Mesina, l’efferato bandito torinese Pietro Cavallero…

Non canonicamente bella e piuttosto minuta (170 cm. di altezza e 55 kg. di peso) Carola compensa le non esaltanti caratteristiche fisiche con una forza di volontà e una dedizione ai valori cui si è dedicata senza tentennamenti di sorta. Il suo proscioglimento dall’accusa di aver violato le acque territoriali italiane, la esalta una volta di più nel perseguire i propri obiettivi, che sono quelli di poter impunemente violare ogni legge che contrasti con i principi di cui si è auto-nominata paladina. Così, poche settimane fa, passa dalla difesa dei clandestini, a quella dell’ambiente che, in questo caso, è rappresentata dalla foresta di Dannenröder. Qui, con altri attivisti, si veste da pinguino e s’installa su un’improvvisata struttura in legno tra le fronde degli alberi per impedire la costruzione di un’autostrada che nel progetto governativo, dovrebbe attraversare quella foresta.

Non tutti i paesi sono inclini a tollerare la prevaricazione della legge

Carola Rackete, al momento dell’arresto da parte della polizia tedesca nella foresta di Dannenröder

Probabilmente galvanizzata dal successo ottenuto in Italia, Carola sottovaluta però il decisionismo della polizia tedesca che si mostra ben poco incline alla stessa empatia nei suoi confronti. La zona viene rapidamente (a suo dire anche brutalmente) sgombrata, lei finisce agli arresti e poi rilasciata con una sanzione amministrativa, oltre al divieto di accedere nuovamente all’area in questione. Questa inattesa sconfitta deve averla sconcertata e delusa. Forse l’esperienza vissuta in Germania, la indurrà a scatenare altre eventuali contestazioni nel molto più tollerante suolo italiano, piuttosto che in Patria, ma in ogni caso, è molto probabile che non rinuncerà facilmente alla sua vita di giramondo.

Nell’intervista rilasciata a “La Repubblica”, Carola annuncia che si trova ora in Norvegia, dove collabora part time con una fondazione in difesa dei ghiacciai antartici. Passerà l’inverno lì e poi cercherà di realizzare il progetto di visitare il Polo Nord. Alla domanda se tornerà al comando della Sea Watch per il soccorso migranti, risponde laconicamente: “Non lo so”.  Noi lasciamola ai suoi dubbi, ma chiediamoci se il mondo ha davvero bisogno delle soloniche reprimende di vari personaggi tipo Carola Rackete e Greta Thunberg. Pretenziose giovincelle, non si sa da chi e se manovrate, che si auto-referenziano con la pretesa di impartirci lezioni di comportamento, quando stuoli di scienziati lo stanno già incessantemente facendo, fornendoci anche ineccepibili dati a supporto delle tesi che espongono.

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