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Bufale, inganni, truffe e furbate. Così l’era cibernetica, le banche e lo Stato, gabbano i cittadini del Bel Paese

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Franco Nofori
5 agosto 2021
franco.kronos1@gmail.com
@FrancoKronos1

I guru dei poteri occulti

Un tempo i truffatori dell’etere utilizzavano i canali televisivi per accalappiare gli sventurati che cadevano nella rete loro rete. Maghi, cartomanti, astrologi, sensitivi, veggenti, guaritori e una nutrita compagine di sedicenti manipolatori dell’occulto, che lucravano cinicamente sulla sofferenza altrui, millantando inesistenti poteri volti a risolvere i problemi delle proprie vittime. Si ricorderanno le spudorate strategie di Vanna Marchi, mamma Ebe, Carmen Cortes, René Ortega, Dalila Gomes, Madame Sophie, Gilda Gallo, Vittoria Rinaldi, Irene La Monaca… nomi a volte reali, a volte fittizi, ma tutti volti a turlupinare il prossimo con promesse di successi in tutti i campi dello scibile umano: amore, affari, guarigioni miracolose e ogni altro genere di appello che era portato alla loro attenzione.

Oggi, l’attività di questi cialtroni, si avvale di altri formidabili strumenti: internet e i social network, dove le loro ammiccanti trappole possono dispiegarsi senza limiti. Malgrado continuino senza sosta gli arresti e le incriminazioni, queste attività non conoscono crisi tant’è che il giro d’affari prodotto si stima superi i dieci miliardi di euro l’anno. Una vera cuccagna, in un mondo dove molti si arrabattano per sopravvivere con poco più di cinquecento euro mensili ed è quindi comprensibile che la tentazione di attribuirsi sovrumani poteri per far cassa, si renda sempre più irresistibile. Ma a questi improvvisati guru, che pretendono di poter sondare il mistero cosmico, si aggregano anche nomi altisonanti e dall’aspetto irreprensibile. Si tratta di aziende e società che non si nascondono dietro false denominazioni, ma operano alla luce del sole, strutturando sapientemente i propri inganni entro i crismi di un’apparente legalità.

La multinazionale furfantella

Per citare uno dei molti esempi di queste truffe legalizzate, mi riferirò a una società ben organizzata e distribuita capillarmente sul territorio. Si tratta di Noi Compriamo Auto.it – S.r.l” una multinazionale tedesca con sede italiana a Milano, Piazzale Cadorna 2 e accessibile sul sito www.noicompriamoauto.it . Questa società si avvale di ben sessanta sedi decentrate che coprono ogni angolo d’Italia e la loro offerta riguarda l’acquisto immediato della vostra auto usata della quale desiderate liberarvi. Per rendere tale offerta interessante, vi sarà proposto di inserire i dati del veicolo in questione (data d’immatricolazione, marca e modello, chilometri percorsi) e riceverete seduta stante un’offerta, spesso superiore a quella che vi sareste aspettati. A questo punto, vi basterà accettare di recarvi presso la filiale che vi sarà indicata in un giorno e in un’ora concordate e lì potrete concludere l’affare e che affare…!

Parlo con cognizione di causa perché io stesso sono stato vittima di quest’imbroglio. Avevo una vecchia Ford Fusion del 2004, in buone condizioni, con alimentazione benzina e GPL, ma con oltre 150 mila chilometri. Se avessi potuto liberarmene incassando una cifra intorno a mille euro, mi sarei ritenuto soddisfatto. Fui quindi piacevolmente sorpreso di vedere che “Noi Compriamo Auto” me ne offriva tra i 2000 e i 2300! Chi avrebbe rifiutato di recarsi all’appuntamento proposto? Andai quindi alla filiale che mi era stata indicata dove l’auto fu testata su strada e poi sottoposta a un accurato controllo di tutte le sue parti. Fui poi invitato ad attendere per una decina di minuti, trascorsi i quali fui introdotto nell’ufficio di un funzionario, il quale con austero tono professionale, si disse disposto a offrirmi la somma di 190 euro facendosi anche e generosamente carico del costo della voltura. Lo guardai sbalordito! Ma non me ne avevano offerti tra i 2000 e i 2300? Ed ecco l’ineffabile risposta: “In questo momento nessuno dei nostri clienti è interessato a questo tipo di auto”.    

L’alto costo di concedere fiducia al prossimo

Naturalmente rifiutai e appresi poi dalle recensioni di altre vittime che si trattava di una pratica abituale e consolidata, in cui le offerte finali erano di norma inferiori del 50-70 per cento rispetto a quelle dichiarate online. Le auto acquistate venivano poi offerte alle concessionarie auto che le rivendevano ad altri allocchi, gravate, naturalmente, dei due rispettivi ricarichi: quelli di “Noi Compriamo Auto” e quelli del concessionario. Un sapiente e parassitario escamotage per attirare i gonzi come me, che in una certa misura, finivano per cadere nello scaltro stratagemma. Ho citato questo esempio perché ne ho fatta diretta esperienza e non perché sia l’unico e neppure il peggiore. Il web rigurgita di cinici affabulatori che disseminano ogni sorta di trappola, ovunque risulti possibile, ma non è solo la rete che attenta alla nostra ingenuità, ci sono anche autorevoli istituzioni pubbliche che, affamate di pecunia, s’ingegnano a escogitare tranelli volti a svuotare le nostre tasche.

Questo genere di diffuso malaffare, coinvolge anche banche, società d’investimento e miriadi di persuasori telefonici che ci propongo – al ritmo di cinque/dieci chiamate al giorno – un modo per arricchirci all’istante. “Ma com’è buono lei!” avrebbe detto il Fantozzi nostrano. La Banca Popolare di Vicenza, la Veneto Banca e la Banca Etruria, spronavano i propri funzionari, spingendoli a vendere le proprie azioni ai clienti, quando il loro assetto finanziario era già sull’orlo del baratro. Senza voler contare le centinaia di consulenti finanziari che sfruttando la fiducia di amici, conoscenti e anche familiari, s’impossessavano di milioni di euro per poi lasciarli con un palmo di naso, per trasferirsi in amene ville con piscina nelle località balneari estere, diventando ipso facto uccel di bosco e intoccabili dal nostro farraginoso sistema giudiziario.

Anche lo Stato e le banche si esibiscono in furbate

Anche il più piccolo Comune, con problemi di bilancio, che abbia la ventura di avere un lembo del proprio territorio intersecante un’arteria di grande comunicazione, pur se per poche centinaia di metri, vi piazzerà subito un autovelox preceduto da un cartello con limite di velocità a 50 km/h. Non importa se si tratta di una strada a doppia corsia che fino a quel punto consentiva i 100 km/h, appena si entrerà nel territorio del Comune in questione, guai a concedersi un attimo di distrazione o se ne pagherà un esoso pegno, ma non si tratta solo di piccoli Comuni, anche i più prestigiosi ricorrono spesso agli stessi trucchi. Un caro amico ultraottantenne e con un’invalidità del novanta per cento, mi ha scritto riferendomi la singolare disavventura occorsagli a Caorle, Il noto Comune in provincia di Venezia meta di poderosi flussi turistici dall’Italia e dall’estero. Recatosi nel centro cittadino, l’amico, individuato un parcheggio riservato agli invalidi, vi parcheggiava scrupolosamente la proprio auto, dotata del previsto contrassegno e andava a sbrigare i propri affari. Al ritorno, trovava un Vigile Urbano intento a elevargli una contravvenzione. Quando l’amico gliene chiedeva stupito la ragione, quello rispondeva che quel parcheggio era “sì riservato agli invalidi, ma solo a quelli residenti nell’area interessata”.

Come il mio amico poteva saperlo? Semplice: bastava che avesse correttamente interpretato la scritta in calce al cartello che recitava: “CONTR. 454/P”. Insomma, chi di voi lettori non sa cosa significa il “454/P”? E’ una cosa che sanno pure i bambini! Il cartello incriminato è riportato nella foto qui a fianco. Naturalmente il mio amico pagava subito la sanzione per non incorrere negli aggravi previsti dalla legge, aggravi che farebbero impallidire anche il più avido degli usurai. Del resto occorre pur essere comprensivi. Come potrebbe uno Stato così munifico nell’elargire il Reddito di Cittadinanza a stuoli di nullafacenti; a retribuire un esercito di Navigator che hanno promosso l’impiego soltanto a se stessi; ad acquistare centinaia di banchi a rotelle che restano inutilizzati nei magazzini; a fornire monopattini a destra e a manca; a pagare gli interminabili viaggi del Ministro degli Esteri in Libia senza realizzare alcun costrutto; a regalare alla stessa Libia, moderne motovedette che vengono poi utilizzate per sparare addosso ai nostri pescherecci; ad accogliere e mantenere decine di migliaia di clandestini che ogni giorno sbarcano sulle nostre coste… come farebbe, povero Stato italiano, a fare tutto questo senza il nostro costante e solidale contributo?

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