Inchieste

ALZI LA MANO CHI SA COS’È L’ANAC!

Tutti noi abbiamo sentito parlare di Anticorruzione ma quando si parla di ANAC si ha difficoltà a collegare le due cose. Quel che è peggio è l’ingannevole descrizione della sigla: Autorità Nazionale Anticorruzione. E così la gente comune immagina i probi funzionari di questo prestigioso ente, scrupolosamente dedicati a combattere il dilagante mostro della corruttela nazionale. L’ANAC, è un ente nato da un’idea di Renzi, condotto da un cavaliere senza macchia (seppure amico dello stesso Renzi), il Magistrato Raffaele Cantone, professionista con un curriculum di tutto riguardo, il quale con una schiera di paladini della giustizia armati di lancia e spada sarebbero pronti a decapitare qualsiasi sospetto promotore di inciuci soprattutto nell’ambito di amministrazioni pubbliche, di enti partecipati o controllati dalla pubblica amministrazione.

MA E’ PROPRIO COSI’?

La caratteristica di qualsiasi Governo della storia del nostro prestigioso paese nella realtà non è molto dissimile da qualsiasi altro Governo di qualsiasi Paese africano. Nel continente sotto al nostro, sotto perché essendo in basso è di conseguenza inferiore, ed è pure popolato da neri (altra sfiga) non potrebbero mai stare sopra all’Europa. Tuttavia nonostante l’inferiorità, i Governi tutti del Continente nero, hanno imparato ad adottare un sistema di distribuzione delle ricchezze consolidato e tacitamente accettato da tutti, sia che si tratti di governi fintamente democratici sia che si tratti di governi dittatoriali, tanto da creare una sorta di sistema ibrido democratico-dittatoriale dove la distribuzione delle ricchezze avviene con un periodico turn over dei vari Ministri, secondo il principio “Hai rubato per sei mesi adesso facciamo rubare qualcun altro”.

Mobutu, Mugabe o chiunque altro si sia succeduto alle massime poltrone di quasi tutti i Paesi africani non ha mai disatteso il principio del turn over, salvo in rare eccezioni, dove la “convenienza politica del momento” imponeva scelte più ponderate o in continuità con le scelte precedenti.

Mobutu, il famoso dittatore del Congo ex Zaire

E i popoli di questi “Paesi in via di sviluppo”, più correttamente definibili del “Terzo Mondo” o semplicemente, appunto, “sfigati” quale vantaggio hanno mai tratto dai business dei loro governanti? Nessuno, perché il principio che ha sempre prevalso del “Chissenefrega delle nostre genti”, si è sempre avvalso della collaborazione dei bianchi che hanno inviato le loro OG (Organizzazioni Governative) e ONG (Organizzazioni non governative) con containers pieni di dollari, preferendo lasciargli il piacere di pensare alle loro popolazioni, magari perfino importandole nei propri paesi, direttamente con i barconi o con qualsiasi altro mezzo possibile.

La definizione “nei loro paesi” in realtà non è corretta, perché poi alla fine quelli che sono erroneamente definiti “rifugiati” insieme ad altri più correttamente definiti “migranti irregolari” arrivano tutti comunque in Italia, dove vengono accolti e riveriti, protetti e coccolati grazie al milionario “business dell’accoglienza. E per un caso incomprensibile lo scontro tra le forze politiche in Italia è tra chi è pro e chi è contro l’accoglienza, dimenticando che tutti arrivano da Stati corrotti che ricevono miliardi da OG e ONG, che osservando gli scontri verbali delle varie parti politiche italiane si spanciano dalle risate nel vedere quei polli da spennare, bianchi pallidi e smunti, che si scannano per quattro straccioni.

ITALIA E AFRICA A CONFRONTO

Naturalmente questa visione è volutamente esasperata, ma la comparazione tra i Governi africani e il Governo italiano non è casuale; anche se alcune differenze sono poi dettate dal grado di cultura e dalla storia, mentre la corruzione, come recita la “Dichiarazione Universale dei Diritti dell’uomo”, non fa distinzione di sesso, di razza, di religione e blablabla.

Così mentre in Africa si cambiano solo i Ministri, in Italia invece si cambiano direttamente i Governi, possibilmente a legislazioni in corso, con le elezioni che spesso sono solo opzionali. Ma ciò che soprattutto caratterizza l’Italia rispetto all’Africa, è la schizofrenia dei Governi che si succedono. Con un nuovo Governo, la prima cosa che si fa è annullare le leggi del Governo precedente, spesso solo modificandole, ancor più spesso sostituendole con delle nuove leggi. Caratteristica diffusa non solo a livello nazionale ma regionale, provinciale e comunale.

LA SCHIZOFRENIA DEL LEGIFERARE

Sembra che ai più però sfugga un particolare: ogni Governo che si succede, nazionale o locale che sia, un po’ per necessità, molto per convenienza, per aggirare gli ostacoli creati da un demenziale “Codice degli appalti”, s’inventa enti a partecipazione statale o perfino direttamente controllati, creati mediante ridicoli appalti pubblici, o meglio “Concorsi, bandi e gare di selezione” per la scelta di partners già ben definiti prima ancora di pubblicare il bando stesso; incarico che sarà poi assegnato puntualmente a un personaggio amico degli amici, magari a un parente o perfino a compagni di partito. Il Codice degli appalti infatti non si occupa solo di opere pubbliche, come molti pensano erroneamente, ma si occupa anche di creazione di enti, fondazioni e selezione di personale e altro ancora, ma tutto perfettamente raggirabile nonostante lo stesso sia costituito da 220 articoli e 25 allegati sviluppati su migliaia e migliaia di pagine.

Mister 25 poltrone Antonio Mastrapasqua, ex presidente INPS

Molti lo ricorderanno ma molti non ne hanno mai sentito parlare: Antonio Mastrapasqua, meglio noto come “Mister venticinque poltrone” è l’immagine vivente di come si possa raggirare la normativa. In realtà pare che fino al 2008 fosse riuscito a gestire cinquantaquattro incarichi contemporaneamente, grazie anche a una “laurea falsa” in Economia e commercio, conseguita, anche se il temine corretto sarebbe “comprata”, nel 1984 alla Sapienza di Roma; ma se tutto ciò fu possibile fu soprattutto grazie alle tante amicizie di questo simpatico soggetto dalle fattezze che ricordano Geronimo Stilton.

Oltre all’incarico di Presidente dell’INPS Mastrapasqua ricopriva, infatti, altri incarichi presso Enti di diversa natura, pubblici e privati, facendosi sberleffi del conflitto d’interessi, di leggi anticorruzione e perfino dei politici amici che lo avevano sponsorizzato, primo fra tutti Enrico Letta.

Ora, o nei nostri Governi sono tutti deficienti e nessuno ha notato il dono della multi-ubiquità di questo personaggio o erano tutti collusi o per lo meno conniventi. L’ipotesi più probabile è che durante la spartizione delle poltrone, come avviene regolarmente, ogni parte politica indichi i nominativi graditi da mettere a capo di questo o quell’altro Ente. Ma ci sarà stato pure qualcuno che si occupasse di verificare competenze e titoli? Lasciamo in sospeso la domanda perché sappiamo bene che non ci sarà mai una risposta.

AVCP e CIVIT

Opere in corso, molte assegnate con gare d’appalto

Per affrontare situazioni simili con il tempo era sorta evidentemente la necessita di controlli ed è per questo che furono istituiti due enti come AVCP prima e CIVIT dopo, che avrebbero dovuto occuparsi di lavori pubblici e gare di selezione adottando una normativa anticorruzione comunque facilmente aggirabile. Non si spiega altrimenti l’esistenza di un caso come quello di Mastrapasqua.

Di fatto il Governo Berlusconi del 2008 fu esautorato a favore di quello inventato e condotto da Mario Monti, il famoso Professore della Bocconi specializzato nel far chiudere le aziende, assegna a Mastrapasqua la Presidenza dell’INPS sotto l’egida dell’amico Enrico Letta che per un caso fortuito succederà proprio al Governo Monti nel 2013, prima del Governo Renzi del 2014 del quale ci sarebbe molto da dire, e seguito da quello di Gentiloni del 2016. Se non è schizofrenia questa!

Nel 2012 intanto il Ministro di Giustizia del Governo Monti, Paola Severino, per fronteggiare la corruzione, che evidentemente fino al 2012 non esisteva o nessuno se n’era mai accorto prima di allora, promuoveva la legge 190/2012 che creava la “CIVIT”, la “Commissione indipendente per la valutazione, la trasparenza e l’integrità delle amministrazioni pubbliche”, dimenticandosi che esisteva già un ente con compiti simili: l’“AVCP”, “Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture”, a conferma dell’impegno dei governi più rivolto a cancellare ciò che è stato fatto dai predecessori, che non a promuovere innovazioni.

Ed infatti, a conferma di quelle che non sono solo teorie, ecco che giunge Matteo Renzi, detto “Il rottamatore” che nel 2014 accantona le leggi precedenti e si inventa l’ANAC, che gioco forza in funzione del cognome del Presidente, viene affidata a Cantone, “l’accantonatore del rottamatore”, assorbendo di fatto sia l’AVCP che la CIVIT

L’accantonatore Presidente dell’ANAC, Raffaele Cantone amico di Renzi

ANAC

E finalmente eccoci a parlare di ANAC, che tra le cose di cui dovrebbe occuparsi è la trasparenza, ma che se si prova capire anche solo quanti siano i dipendenti, si realizza che tale trasparenza è simile alle torbide acque di una fogna in una qualsiasi favela brasiliana.

La domanda più spontanea che ci si pone è: Ma a che cosa serve l’ANAC? E a che cosa servivano l’AVCP e la CIVIT?”. La risposta, senza dubbio, sarebbe una sola: “A NIENTE”, se non fosse che sono enti utilizzati per impiegare dipendenti e dirigenti spesso membri, associati, parenti ed elettori di una parte politica o dell’altra; enti ai quali, pertanto, l’unico vero riconoscimento da attribuire è la sostanziale diminuzione delle statiche sulla disoccupazione. Naturalmente l’ANAC assorbendo il personale dei due precedenti enti AVCP e CIVIT ha necessitato di una riorganizzazione, possibile solo con il rafforzamento di alcune centinaia di figure dirigenziali, lasciando libera l’immaginazione su come si siano svolte le nuove assegnazioni di incarichi.

LA TRASPARENZA DELL’ANAC

Wikipedia cita che l’ANAC dispone di 318 impiegati, ma il link del sito dell’ANAC non fornisce dati, nel senso che non ci sono contenuti, ed anche da una rapida occhiata ai bilanci non è comprensibile il numero di personale impiegato. Numero comunque improbabile che sia così contenuto tenendo conto che l’ANAC oltre a tutto il personale assorbito da AVCP e CIVIT possiede sedi distaccate in tutta l’Italia, isole comprese, che impiegano decine e decine di dipendenti. In tutti i casi trattandosi di un ente che dovrebbe occuparsi di trasparenza, sembra che sia proprio ciò di cui l’ente sia più carente.

Il legislatore, cioè il Governo e la maggioranza parlamentare che ha approvato l’istituzione di questo ente, ha provveduto al resto, blindandolo da qualsiasi attacco esterno. L’ANAC infatti è un ente totalmente autonomo, che non risponde a nessun Ministero e non è soggetto ad alcun controllo. Tanto più ironica la sua posizione considerando che occupandosi di trasparenza regolata dalla legge 241/90 è l’unico ente che non risponde ad alcuna “Richiesta di accesso agli atti civico”, legge istituita proprio per garantire ai cittadini la trasparenza di tutti gli enti di Stato.

Se qualcuno dovesse contestare questa affermazione, provi ad inoltrare all’ANAC una “Richiesta di accesso agli atti civico, secondo la legge 241/90” chiedendo informazioni circa specifiche irregolarità. Nella migliore delle ipotesi risponderebbero che per aggirare questa eventualità sono stati istituiti presso tutti gli enti pubblici i “Responsabili alla trasparenza”. In caso di mancata risposta, com’è più probabile invece, non resta che ricorrere al TAR (il Tribunale Amministrativo Regionale) con costi a carico del richiedente e con il rifiuto in quanto stiamo parlando di un ente intoccabile, immune da tutto. Di questo ci occuperemo però in un’altra inchiesta per chiarire anche la nuova grande idea del “whistleblowing” che ufficializza ogni dipendente a diventare uno spione.

Una immagine di Renzi che sembra minacciare: “Aspettate che adesso vi aggiusto per le feste”

Chiarito questo, gli enti citati, in teoria, avrebbero dovuto operare nel rispetto del “Codice degli appalti”, che rimane il focus della vita economica degli enti pubblici, ed anche in questo caso soggetto alla schizofrenia delle modifiche. Infatti, il codice del Dlgs 163/2006 approvato dal Governo Berlusconi, subisce subito numerose modifiche con il successivo Governo Prodi, fino alla versione finale del Governo Renzi con il nuovo “Codice degli appalti” entrato in vigore con la legge n. 50/2016.

A parte i soliti logorroici contenuti di tutte le leggi, scritte da burocrati professionisti, c’è da apprezzare, oltre al burocratese, la capacità di questi personaggi di specializzarsi a scrivere e smentire ciò che hanno appena scritto, studiare formule e offrire le soluzioni per raggirarle, complicare la vita delle imprese, ma al tempo stesso agire in collusione per superare gli ostacoli. In simili contesti a cosa servono enti tritasoldi come ANAC, AVCP e CIVIT quando si occupano solo di consulenza, e non possono intervenire in quanto la corruzione è materia esclusiva di competenza della Giustizia ordinaria?

Con qualsiasi esperto di Diritto Pubblico si parli, se osservatore esterno, l’espressione è di sgomento, se invece si parla con un presunto esperto, magari impiegato in uno degli enti sponsorizzati, la performance di parte si snoda attraverso l’elogio dell’operato di un ente che a oggi non ha prodotto né una sola denuncia e neanche un solo processo.  Pochi anni orsono una funzionaria calabrese dell’Anticorruzione fu accusata proprio di corruzione, ma oggi stranamente non sono più reperibili notizie al riguardo. Sicuramente si tratterà di una bufala, perché chi lavora nell’anticorruzione non ha alcun potere, eccetto che trattandosi di personale altamente specializzato potrebbero suggerire a enti pubblici o a imprese solo come evitare di cadere nell’oscura trappola della corruzione. Una specie di supporto preventivo a chi intende avvalersi della grande e maestosa pratica della corruzione. Non è chiaro se il fine ultimo è quello di non commettere errori rischiando di essere incriminati o se aggirare tutti gli ostacoli per realizzare gli inciuci impunemente.

CORRUZIONE

Come funzionano gli appalti lo sanno anche i neonati e i pigmei giunti in Italia come finti profughi; cosa potrebbe fare Cantone & band se non eseguire un bel pezzo di heavy metal money? Piuttosto ogni cittadino dovrebbe porsi la domanda se nella storia della Repubblica Italiana sia mai stato realizzato un bando, un concorso o una gara pubblica eseguita in maniera regolare. E anche questa è un’altra storia. La tabella sulla percezione della corruzione a seguire indica chiaramente che l’Italia condivide la quintultima posizione con la Slovacchia, ma potrebbe trattarsi di un errore! Su 71 paesi l’Italia potrebbe posizionarsi tranquillamente al 72° posto. E parliamo della sola Europa. A livello mondiale la posizione potrebbe essere migliore, superata solo grazie alla corruzione dei tanti paesi africani.

Percezione della corruzione in Europa

Ma è solo sfogliando il sito web dell’ANAC che si può ammirare la sfrenata fantasia dei funzionari, per i propositi tradotti in una normativa che fa sembrare carta straccia le favole dei Fratelli Grimm, mentre le linee guida su prevenzione, vigilanza e formazione, non hanno niente da invidiare al best seller degli anni ’70: “Tutto quello che avreste voluto sapere sul sesso e non avete mai osato chiedere”. Solo che nel best seller si parlava di cose pratiche, perfino di sodomizzazione come quella praticata regolarmente a danno dei cittadini italiani, nel sito ANAC si parla solo di aria fresca, o di sodomizzazione, ma in altra forma al solo sostituire la C finale della sigla con una L.

Ma l’opera tutta e i suoi contenuti non può che ricevere apprezzamenti. Un intero sito web costruito con giri di parole, riferimenti a normative che aprendo i vari link conducono ad altri link riferiti ad altra normativa, in una sorta di matrioska o di scatole cinesi vuote.  Ecco, quello dell’ANAC è un sito pieno di parole ma vuoto di contenuti, prodotto svuotando le tasche dei contribuenti che continuano a svenarsi per mantenere una schiera di parassiti esperti in aerofagia e petomani dalle flatulenze incomprensibili e intraducibili.

Ci auguriamo che il prossimo Governo, qualunque sarà il suo colore, provveda ad avere un po’ più di riguardo nei confronti del denaro dei contribuenti, curando le flatulenze e le aerofagie dei propri burocrati con adeguati provvedimenti profumanti e disinfettanti, cancellando tutto ciò che non serve e risparmiando quel denaro destinando alla spesa pubblica per, chissà, magari fornire una casa ai terremotati che da anni vivono in containers.

In fondo non dovrebbe essere così difficile comprendere che gli italiani non ne possono più di chiacchiere prodotte da soggetti che dovrebbero essere retribuiti e sostenuti con un reddito di cittadinanza per una più che meritata disoccupazione, sicuramente meno costosa e più agevole da gestire rispetto alla profumata retribuzione di personale che come unica ragione di vita si è specializzata nel complicare la vita di tutti i giorni di una intera popolazione.

Basterebbe ricordare che da anni è stato istituito il “Ministero della semplificazione” che come unico obiettivo realizzato è stato però quello di semplificare il modo di complicare la burocrazia.

Rinsavire da questo torpore è l’unica soluzione alla strategia del rimbellicimento collettivo, ben visibile sui social dove milioni di italiani invece di dedicarsi alle cose serie sembra siano stati contagiati da una flautolenza diversa dai burocrati fatta solo di volgarità e odio che fa spanciare i governanti africani, ma sempre molto meno dei politici italiani che li osservano e che continuano imperterriti nei loro business alla faccia loro!

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