Politica

Africa sempre più mistificata dai suoi sedicenti ammiratori

Estero: costumi e approfondienti
Franco Nofori
19 settembre 2021
franco.kronos1@gmail.com
@FrancoKronos1

Trionfo delle contraddizioni

Ho speso in Africa trentotto anni della mia vita e l’ho fatto sia in qualità d’imprenditore e sia di giornalista. Per quasi quattro decenni ho inviato a giornali e TV, reportage su questo splendido, crudo e per molti versi disperato continente. E’ naturale che una terra, che si è presa una così larga parte della mia vita, mi sia rimasta profondamente nel cuore perché credo di avervi vissuto ogni possibile esperienza, balzando dalla più ampia ammirazione al più sconcertante raccapriccio. Sì, perché la terra d’Africa è proprio questo: il trionfo delle contraddizioni, dei contrasti e degli opposti. La più toccante umanità e la più spietata efferatezza, mi sono state compagne in questo lungo percorso, lasciando in me tracce di profondo e impotente dolore; di pietà; d’insanabile sconcerto, accanto al paradossale stordimento di bellezze naturali di cui l’Africa detiene l’incontrastato scrigno planetario.

Questa premessa serve a spiegare perché ho deciso di uscire da buona parte dei gruppi facebook che pretendono di esprimere un tanto insopprimibile quanto effimero amore per l’Africa e per le sue genti. Lo fanno postando foto di bianche spiagge assolate; di lussuosi resort balneari, di prestigiose ville con piscina ai bordi dell’Oceano Indiano; di beach-boy aitanti ed espansivi ; di giovani veneri nere mozzafiato; di bimbi sorridenti presi a prestito per un selfie di cui fare poi sfoggio al rientro in Europa. “Lo vedi quanto sono, belli, innocenti e primitivi?” Il tutto per fornire l’incontestabile prova che si è “davvero” stati in Africa e ci si è immersi nella sua più profonda realtà. “Gente povera – si dice – ma piena di dignità e di orgoglio. Gente che è sempre pronta ad accoglierti con un largo sorriso”.

Il turismo balneare è tutto fuorché Africa

Il disperato squallore di uno slum di Nairobi

Questa rappresentazione dell’Africa non è altro che un proditorio insulto alle sue sofferenze e alla sua insanabile arretratezza. E’ un irridere alle sue sventure; al regime oppressivo in cui è costretta a vivere; alla forzata rinuncia ai più elementari diritti umani, che noi – bianchi facoltosi ed emancipati – diamo per certi. Delle genti africane, bisogna comprendere, gli orrori che spesso ne caratterizzano i comportamenti. Quando non si ha nulla e ci si deve arrabattare per portare un piatto in tavola, non c’è spazio per gli aulici gesti del bon-ton occidentale. La sopravvivenza e i bisogni che essa reclama, valgono qualsiasi compromesso. Si barattano i principi (posto che nell’ambiente in cui si cresce, tali principi siano mai esistiti); si adulano e si compiacciono i potenti, pur di poterne raccogliere le briciole; ci si affida alla magia tribale; alla superstizione; ai sedicenti pastori evangelici; alle opprimenti norme della fede islamica ed è fatale che in un siffatto scenario, la violenza e la morte stessa, si configurino come elementi propedeutici alla possibilità di sopravvivere o – come talora accade – rappresentino quella liberatoria valvola di sfogo alla disperata rabbia vissuta nel quotidiano.

Allora, di cosa parlano i pendolari vacanzieri nel proclamare il celebrato “Mal d’Africa”? A che serve mostraci foto che ne celebrano il lusso nelle amene spiagge di Mahè, Zanzibar, Ambatoloaka, Malindi, Lamu, Watamu, Kilifi, Diani…?  Si prenda il Kenya, per esempio: la sua superfice è una volta e mezzo l’Italia, eppure ha solo 350 km. di costa o poco più, di cui meno della metà agibile per la balneazione, mentre l’Italia ha una fascia costiera di 8.000 km. quasi tutti intensamente sfruttati per l’accoglienza. Davvero si crede che quella manciata di chilometri, lambiti dalla risacca, debbano efficacemente fornire una corretta immagine del Kenya? Non sorge il dubbio che l’Africa sia qualcosa d’altro molto più diversificato e complesso? Questo non significa che non sia legittimo postare foto di luoghi esotici da cui si è rimasti colpiti, ma si abbia il buon senso di farlo all’interno di gruppi con generiche denominazioni turistiche o vacanziere, senza rappresentare un’Africa da cartolina, mistificata nella sua reale essenza e cercando di avvalorarla con pretestuose classificazioni: “Noi che amiamo l’Africa”; “Chi davvero sa cosa sia il mal d’Africa”; “Africa, amore infinito” e altre puerili titolazioni dello stesso tono.

Una terra di soprusi e spietatezze

Quando siccità e fame imperversano in Africa

L’Africa, nella realtà, è la terra in cui regna la più ingorda e sfrenata autocrazia; la corruzione a tutti i livelli; il costante e disinibito meretricio… E’ la terra in cui alcune madri vendono le proprie bambine allo sfruttamento sessuale di adulti; in cui ladri (spesso anche solo presunti) vengono bruciati vivi all’interno di copertoni, sotto gli occhi di folle eterogenee che assistono esaltate (tra cui molti bambini) … E’ la terra in cui la mob-justice (la cosiddetta giustizia popolare) può massacrare un uomo con calci, pugni, colpi di bastone e machete, in pieno giorno, sulla pubblica via, fino a togliergli la vita. Nei grandi e fatiscenti agglomerati urbani, ragazzi appena adolescenti, sniffano colla per stordirsi e accoltellare i passanti per rubargli pochi spiccioli, il cellulare o l’orologio. I meno violenti tengono in mano feci umane raccolte nelle pubbliche latrine, minacciando di sbatterle in faccia al passante che non concede l’obolo.  Nelle remote zone rurali dell’interno, interminabili conflitti tribali insanguinano la rossa terra d’Africa in atavici scontri che durano da secoli con l’unica differenza che lance e frecce, oggi sono rimpiazzate dai Kalashnikov.

Allora, chi crede di averne titolo e vuole parlare dell’Africa, la presenti per quello che è o – se non la conosce – se ne astenga evitando di fornirne un falso quadro idilliaco. Perché c’è ben poco d’idilliaco nelle superstizioni tanzaniane che squartano gli albini per fare amuleti con i loro organi; o nelle pratiche del Mozambico, dove si dà la caccia ai calvi per trarre dai loro corpi le parti ritenute portafortuna; o nelle enclave mvua dell’etnia Mijikenda, in Kenya, che per propiziare il raccolto, ricorrono ai sacrifici umani cibandosi ritualmente di parti del loro corpo; o in Congo dove per acquisire i poteri del nemico, gli si estrae il cuore e lo si mangia crudo; o ancora in Kenya, dove i Samburu evirano gli avversari Turkana uccisi, innalzandone poi i genitali sulle lance come incontestabili trofei (i Samburu sono circoncisi, i Turkana no). Un po’ in tutta l’Africa, bimbe di otto/nove anni vengono vendute per qualche capra a ultrasettantenni cui devono soddisfare i capricci sessuali.

Gli amori che sbocciano sui bagnasciuga…

Improbabili innamoramenti esotici

Spesso, il sublimato amore per l’Africa, germoglia su un’esaltante relazione romantico-sentimentale. Ecco allora che il desiderio di tornare si fa imperioso, ma anche in questi eventi, gli amori sbocciati con beach boy e “studentesse”, sul bagnasciuga, in discoteca o al bar, presentano le loro croniche metastasi. Il concetto di “affetto”, per africani privi di reddito e magari con prole a carico, è alquanto peculiare e più che di affetto si dovrebbe parlare di gratitudine. “I love him/her, because is takign care of me” (lo/la amo perché si prende cura di me). E’ questo il concetto di “amore” per quell’esercito di africani che ricorrono al meretricio pur di migliorare le proprie condizioni, ma spesso, quando i soldi finiscono, finisce anche l’amore Per diciotto anni, come consigliere dell’Ambasciata italiana in Kenya, ho collezionato così tante storie di amori afro-italiani infranti; fortune dilapidate; botte e anche galera, che potrei realizzarne un voluminoso compendio letterario.

Chi dei due ha fatto l’affare?

Si tratta forse di aberrazioni comportamentali che caratterizzano la natura africana? No, sono il frutto di povertà, ignoranza e arretratezza portate a limiti estremi. L’uomo privato di diritti, piegato alla coercizione, costretto a vivere di rinunce e in costante lotta per sopravvivere, è fatale che si abbruttisca. Capiterebbe anche a un biondo scandinavo dagli occhi azzurri o a un sussiegoso suddito di Sua Maestà Britannica in austera bombetta. La scolarizzazione e la definitiva estromissione dei voraci satrapi che attanagliano l’Africa, ne faciliterebbero l’emancipazione, ma questo è un processo che per realizzarsi, richiederà secoli di lotta e (forse) anche di sangue, ma intanto, cerchiamo almeno di risparmiare all’Africa il dileggio del nostro pseudo-buonismo salottiero e teniamo a mente che quell’attonito bambino nero che abbracciamo per il nostro selfie, non avrà mai la ventura di essere ammesso all’interno dello strepitoso resort in cui noi stiamo spendendo la nostra vacanza. Quel resort non è l’Africa. E’ un pezzo di confortevole Europa, lì trapiantato, a nostro esclusivo uso e consumo.

Una risposta

  1. Da africano bianco posso dirw di essere totalmente d’accordo

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