Politica

A Torino opera un consolato fasullo del Togo. La Farnesina lo sa e tace

Come gabbare impunemente il Ministero degli Esteri italiano

Siamo davvero sicuri che Luigi Di Maio sia in grado di occuparsi della questione libica o di avere gli strumenti per riportare in Italia i nostri connazionali ancora nelle mani dei jihadisti? La domanda è pertinente, soprattutto alla luce di una vicenda che mette in discussione l’affidabilità e il piglio di respiro internazionale di alcuni nostri dicasteri.

Esiste un sito internet, www.consolatotogo-to.it facilmente consultabile, dove il console onorario del Togo a Torino pubblicizza servizi che vanno dai visti d’ingresso nel Paese africano, al rinnovo del passaporto togolese, fino al visto turistico e diplomatico che consente ai suoi concittadini di soggiornare in Italia, eludendo una lunga serie di pratiche burocratiche. C’è però un problema, tutt’altro che marginale: alla Farnesina sanno perfettamente che in via Sant’Ambrogio, quartiere San Paolo di Torino, l’ufficio diplomatico è abusivo.

Al numero civico 4 il signor Nadjir Yammingue Zougue, cittadino togolese con residenza in Italia, ha deciso nel 2008 di aprire un consolato, appendendo lo stemma della Repubblica del Togo alla porta del suo appartamento ed esponendo una patriottica bandiera alla finestra. E come se non bastasse, ha persino nominato un vice-console, Paolo Giovanni Monformoso, piemontese di professione psicologo, per anni “accreditato” diplomatico del paese africano che è famoso per aver dato i natali all’asso del pallone Emmanuel Adebayor. Ci sono davvero tutti gli estremi per un remake di qualche esilarante pellicola tra quelle interpretate da Franco Franchi e Ciccio Ingrassia, oppure da Totò e Nino Taranto, altrettanto fasulli ambasciatori dell’immaginario stato del Catonga.

Nessun provvedimento da parte della Farnesina

Via Sant’Ambrogio Torino. A destra il palazzo in cui ha sede il falso consolato del Togo

Purtroppo l’aspetto ludico si esaurisce in pochi secondi di fronte a una vicenda che ormai va avanti da quasi una quindicina d’anni. Nel 2012 la Procura di Torino ha persino aperto un fascicolo dopo le segnalazioni di alcuni viaggiatori italiani che erano stati bloccati alla dogana di Lomé (capitale del Togo) per via di un visto apparso ai funzionari piuttosto sospetto e che gli ignari connazionali avevano pagato 30 euro. Il fascicolo giace tra la polvere sulla scrivania dei giudici, mentre Nadjir Yammingue Zougue continua ad apporre timbri e firme impunemente.

Il Togo non ha un’ambasciata a Roma, dove esiste un solo sportello consolare onorario. Tutte le pratiche più importanti in Europa, vengono gestite dall’ambasciata di Parigi, dove il vero diplomatico accreditato dal governo di Lomé, Calixte Batossie Madjoulba, non ha mai sentito parlare del signor Nadjir. “Né di lui e neppure di un ufficio a Torino – ci tiene a precisare – Ho informato il nostro ministero degli Esteri che ha contattato la Farnesina, ma nessun provvedimento è stato preso. Eppure la situazione è ben nota alle autorità italiane. Questo soggetto aveva sollecitato il nostro governo per poter rivestire un incarico diplomatico, ma la sua richiesta era stata respinta dal presidente Gnassingbe”.

Raccolta fondi e gemellaggi internazionali per una NGO fasulla in Togo

L’ambasciata del Togo a Parigi, unica sede diplomatica del minuscolo Paese africano che ha competenza sull’Italia

In poche parole chi promette di affiancare gli alleati nell’assalto frontale al jihadismo in Libia o calmierare la situazione dei viaggi della disperazione, si sta facendo raggirare da un soggetto che fa entrare e uscire dall’Italia un piccolo esercito di persone con documenti falsi. Non solo: il fittizio consolato togolese ha persino dato vita a una Ong, con sede a Lomé, che si chiama “Togo to Togo”, diretta fino a otto anni fa da Monformoso e ora affidata a tale Kossovi Thaddee.

La presunta Ong organizza raccolta fondi in giro per l’Italia, ma anche gemellaggi, adozioni a distanza, e missioni umanitarie, come la costruzione di un santuario mariano e di un ospedale (che non hanno mai visto la luce) a Kabou, località di montagna del Togo. Uno di questi gemellaggi ha coinvolto il comune di Palestro, in provincia di Pavia. Quando gli amministratori si sono resi conto del raggiro, hanno rimosso il pannello che indicava l’amicizia tra la cittadina della celebre battaglia della guerra d’Indipendenza e Glei, villaggio a 100 km a nord della capitale Lomé, dove gli abitanti sono all’oscuro di avere amici e benefattori in Italia.

Vai alla Home Page
“Italietta infetta, la voce di chi non ha voce”, iscriviti sul gruppo facebook cliccando qui

Una risposta

  1. Naturalmente, visto che penso sempre male, e seguendo la massima andreottiana, la domanda che mi sovviene immediatamente e’ la seguente: “ma con chi spartiscono o hanno spartito i signori Zougue e Monformoso”?😡

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *