Inchieste Solidarietà

Le finte onlus di successo – Popi a caccia di investitori da gabbare – Terza parte

Terza e ultima parte

Nella puntata precedente, il fantomatico villaggio globale inventato da Salvatore Fabrizio, noto come Popi Fabrizio, anzi, meglio noto come Papa Popi, veniva praticamente smantellato, anzi distrutto, anzi mai costruito. Elon Musk, arrivato al successo qualche anno dopo Popi, deve aver tratto spunto dall’inventiva di questo personaggio, per pensare ad un qualcosa di simile da costruire su Marte, ma intanto del Karibu Village di Chakama, in Kenya, sulla costa malindina, rimangono due costruzioni, che chiamarle tali è un eufemismo; si tratta infatti di 4 muri con una copertura in lamiera plastificata, delle quali una di due sole camere destinate inizialmente ad orfanotrofio e costruita a suo tempo dalla onlus di Fano, la famosa Africa Milele della rapita Silvia Romano, convertita poi anch’essa in scuolina, perchè degli orfanotrofi in Kenya, come affermano nella stessa comunità di italiani, ce ne sono di più degli stessi orfani.

Nella seconda parte dell’inchiesta, infatti, scrivevamo della truffa ai danni dei “turisti buonisti“, parlando proprio di finti orfanotrofi, non per risvegliare le coscienze ma per per un lavaggio del cervello con centrifuga a 1200 giri al minuto ai buonisti recidivi che rischiano di essere considerati poco accorti, così come Vanna Marchi e figlia dichiarano nella chiusura del capitolo precedente: “In fondo siamo state punite per aver venduto sale a dei deficienti”.

Si perchè, l’Italia dei furbi, dei Totò e Peppino che vendono la Fontana di Trevi, dei Renzi che si inventano la nuova cooperazione internazionale per favorire il business di cognati e affini, si può realizzare solo se ci sono “deficienti” che si lasciano abbindolare.

Quanti sono i turlupinati e i turlupinabili in Italia è impossibile stabilirlo; basti pensare che molti, quando rinsaviscono e comprendono che sono stati raggirati, commettono tutti lo stesso grande errore di non denunciare i truffatori.  

Di fatto le statistiche non trovano conforto nella certezza di dati, ma non è difficile pensare che tutti, almeno una volta nella vita, siano stati presi in giro dai vari Totò e Peppino di turno; pertanto parlare di milioni di persone frodate, forse non sarebbe nemmeno inopportuno.

La maggior parte dei turlupinati poi si vergognano di essere stati presi per i fondelli e piuttosto non denunciano, ingoiano amaro, e si trincerano in un silenzio complice permettendo a loro volta che altri ignari buonisti continuino ad essere turlupinati.

Calcolare i raggirati da Vanna Marchi per esempio è un esercizio improbo, ma quei pochi, che hanno avuto il coraggio di denunciare lei e sua figlia, hanno permesso che il loro gioco si interrompesse scoprendo un business di milioni di euro.

La pena a cui sono state condannate è ingiusta, secondo l’eclettica Vanna, perché in fondo hanno solo regalato speranza e illusioni a centinaia di migliaia di persone,“ne più ne meno ciò che fanno quotidianamente le chiese nei confronti dei loro fedeli”. E come dare loro torto.

POPI L’IMMORTALE

Screenshot dal profilo facebook de “La Karibu onlus”

Dal 2013, dopo 4 anni, durante i quali il Popi avrebbe lavorato e aiutato in silenzio, e dopo il “machegioia.it” lo scaltro ex noto discografico rispolvera il motto “Africa non parole”, citato nel suo profilo facebook, trasformandolo in “non sono parole, questi sono fatti” citato nella pagina di introduzione del sito web de La Karibu. Per un paroliere, o parolaio, di fama mondiale, non citare ripetutamente le “parole” non avrebbe avuto credibilità. E infatti le parole continuano ad essere parole mentre i fatti, quelli veri, li vedremo a breve, con la nuova spinta, trasformazione e rilancio della nuova “Karibu ass. onlus” il cui sito è visibile all’indirizzo www.lakaribu.com salvo cancellazioni e modifiche dell’ultima ora. A quale categoria appartiene Popi Fabrizio lo vedremo nel corso dell’analisi della sua rinascita. Sì perchè i truffatori sono come l’Araba Fenice, risorgono sempre dalle proprie ceneri. E a Malindi le Arabi Fenici non mancano affatto.

Per la serenità di Popi però è doveroso informarlo che tutto il sito è stato salvato con screen shot di tutti i contenuti, quindi le eventuali modifiche al suo sito non modificano affatto il contenuto di quanto qui riportato.

IL SITO WEB DI KARIBU ONLUS

Homepage de “La Karibu ass. onlus”

Ma se il buongiorno si vede dal mattino, la sola homepage de “La Karibu” contiene elementi piuttosto discutibili. In primis la frase di Gesù, che riporta alla mente il Papa Popi, prossimo candidato al pontificato e successore di Papa Bergoglio, che poi però in questo caso sembrerebbe voler ambire direttamente al management ai piani più alti, lasciando intendere che lui, come d’altronde Gesù“ci sarà sempre, accanto a chiunque ne abbia bisogno”

La home page del nuovo sito web di Popi è uno spettacolo. In primo piano appare il viso del solito bimbetto nero con gli occhi lucidi, e poi una frase inquietante: “Io ci sono, io sarò sempre accanto a te. Firmato Gesù”. E poi “Karibu ass. Onlus“, sottotitolo “non sono parole, questi sono fatti”.

A questo punto Mina esce con un remake in stile rap di “Parole, parole, parole”, mentre il suo amico Riccardo Vitanza nel frattempo conduce con successo l’agenzia di marketing del mondo musicale “Parole e dintorni” decidendo di non voler parlare mai più di Popi dopo che il suo amico deve avergli spillato un po’ di linfa vitale.

Ma ci sono un altro paio di cose che lasciano perplessi: la prima è l’indirizzo web: una onlus il cui sito web è in realtà un .com non lascia margine di errori, si tratta di commercio, quindi business. Il secondo punto discordante invece è proprio la definizione della fantomatica onlus: “Karibu ass. Onlus”.

In passato in uno dei miei incarichi di Cooperazione Internazionale, avevo preparato una presentazione in Power Point per una conferenza a cui avrebbero partecipato membri del Governo, dei vertici dell’Università della Liberia e quelli della Facoltà di Medicina di cui mi stavo occupando di riorganizzare. Il Preside della Facoltà entrando nel mio ufficio diede un’occhiata alla stesura della presentazione e mi fece notare che avrei dovuto modificare la definizione di “Association”abbreviata in “ass”, ritenendo che tale abbreviazione non fosse appropriata in un simile evento perchè “ass” in inglese, per chi non lo sappia, si riferisce ai posteriori, in modo volgarmente e comunemente definito “culo”.

Nessun nesso con la “Karibu ass. onlus”, per carità, ma per un’associazione che opera in un paese anglofono, se qualcuno dal Kenya dovesse visitare il sito web, la prima cosa a cui farebbe riferimento è la definizione della onlus, senza per questo rimandare ad analogie rispetto a quanto fatto o alle modalità di quanto dichiarato di voler fare che potrebbero ricondurre a quel termine che mi era stato consigliato di modificare.

POPI IS BACK

Pagina dedicata ai progetti tratta dai contenuti del sito de “La Karibu”

Dall’analisi delle pagine web della onlus del Popi, appaiono diverse incongruenze di carattere formale:

a)  – La sede legale, viene indicata in Stresa, che si trova in provincia di Verbania, e fin qui niente da eccepire se non che, ad un certo punto, nel sito web non appaiono neanche più i contatti e …….

b) – Il Codice Fiscale corrisponde ad una onlus che ha sede a Milano, e che risulta regolarmente registrata all’Anagrafe Onlus dell’Agenzia delle Entrate della Provincia Milano e non di Verbania. Alquanto anomalo che una Associazione abbia due sedi legali in due province diverse.

c) – Stranamente la onlus di Popi è una delle poche che non aderisce al 5 x mille visto che, come pubblicizza la Chiesa cattolica e tutte le altre onlus, in fondo destinare il 5 x mille “non costa niente”.

d) – Di bilanci neanche a parlarne, ma all’interno, in alcune pagine vengono riportati alcuni nomi di donatori con fondi raccolti per comprare questo o quello, ma niente di ufficiale. Diciamo uno specchietto per le allodole per accontentare qualcuno dei generosi donatori che si scioglieranno d’orgoglio leggendo i loro nomi senza sapere di aver finanziato l’aria fresca.

e) – E per completare il quadro, nel rispetto della trasparenza richiesta dall’etica, oltre che dalla normativa, risulta alquanto anomalo che una onlus non pubblichi lo statuto standard, pubblicato da tutte le onlus. La ragione? Non ci sono associati, assemblee, né comitato Direttivo e tanto meno organigramma. Niente che possa attestare il rapporto della associazione del Popi con il mondo non profit.

Ciò che più si evidenzia nel contenuto del sito, rispetto alle attività realizzate e da realizzare, è che tutto sommato il vecchio Villaggio Karibu, e tutte le attività connesse al “money, money, money” di Liza Minnelli, in questo nuovo “format” hanno solo cambiato la forma ma non la sostanza, che è rimasta la stessa: “business“, puro, in tutte le sue forme. Come dire che a volte il lupo non perde neanche il pelo immaginiamoci se possa perdere il vizio.

MINACCE DI DENUNCIA 

Dopo aver pubblicato il nome dell’innominabile nell’articolo del 10 Dicembre scorso, quello in cui si parlava del business dei farmaci scaduti nelle valigie da 23 Kg dei volontari di Africa Milele (in cui era stata coinvolta anche Silvia Romano, la ragazza rapita) e dei compari del Karen Blixen, il 20 Dicembre scorso (2018) il Popi inviava una minacciosa mail con allegato un messaggio che “se non avessi versato € 4.500,00 a titolo di risarcimento solo per aver osato citare il suo nome, avrebbe proseguito con una denuncia formale!”.

Tale somma sarebbe servita, secondo Popi, a comprare 450 paia di scarpe e 2 paia di calzini a “tutti i suoi bambini” della scuola di Kibora, a Chakama.

Scuola di Kibora tratta dal sito web de La Karibu

Nella foto di gruppo degli studenti di Kibora, infatti si nota che quasi tutti i bambini sono privi di scarpe, ma qualcuno le ha, e da notizie che giungono direttamente da Chakama, sembra invece che siano in pochi ad utilizzare le scarpe nella savana, inclusi gli studenti di Kibora.

Queste informazioni, in contrasto con quanto affermato da Popi, avrebbero reso sospettoso chiunque e infatti alla minacciosa richiesta di € 4.500,00 viene preparato un messaggio di replica che in realtà non è mai stato inviato a causa dell’approssimarsi delle festività natalizie.

A quel punto in mancanza di risposte, il 9 Gennaio scorso, 2019, l’aspirante successore di Papa Bergoglio e Gesù deposita un “esposto” al Comando dei Carabinieri di Stresa, con tanto di timbro di ricezione, che definire ridicolo non rende l’idea, alla luce di quanto analizzato del suo operato.

Nella missiva di replica a fronte della “donazione forzata” si chiedeva all’innominabile di indicare:

a) – numero esatto degli studenti da rifornire di scarpe e calzini;
b) – nome e cognome di ognuno, con relativo indirizzo e la classe frequentata;
c)– misura delle scarpe indicando se da femminuccia o maschietto, utile al fine di verificare la rispondenza di età, sesso e misura.

La missiva si concludeva con il dubbio che in tutti i casi non sarebbe stato possibile spedire le scarpe a Chakama in tempo utile per Natale a meno che il Popi non si fosse trasformato anche in Babbo Natale con tanto di container trainato da renne.

Ma vediamo in dettaglio il contenuto, in parte esilarante del sito web, e una parte delle famose attività dell’emulo precursore di Elon Musk e successore del Pontefice e di Gesù.

LE FAMOSE SCARPE

Photo by courtesy of malindikenya.net

Secondo i calcoli la richiesta degli € 10,00 di “donazione forzata” per un paio di scarpe e due paia di calzini erano comprensive del costo di poco meno di € 1,00 di una scatola di cartone di dimensioni medie (cm 15,50 x 34,00 x 13,00) ai quali bisognava aggiungere i costi del trasporto di 3 metri cubi di merce, in aereo o, in alternativa, con un container via mare che forse non sarebbe giunto in tempo neanche per festeggiare la Pasqua 2019. Ora se a questi costi aggiungiamo i costi di trasporto, con camion, dall’aeroporto o dal Porto di Mombasa con tanto di costi di sdoganamento, la domanda nasce spontanea: “Ma che razza di scarpe intendeva regalare il Popi ai suoi 450 bambini?” 

Per effetto degli altri articoli di denuncia su Malindi e dintorni la pagina relativa alle scarpe ad un certo punto viene rimossa. Perchè?  Probabilmente il Popi deve essersi reso conto che si trattava di scarpe confezionate con pelle di“bufala”.Le scarpe in questione, in realtà, non le avrebbe neppure regalate Popi, essendo il frutto di una tentata estorsione, e alla luce dei costi, molti sono i dubbi circa la genuinità della donazione. A meno che le scarpe non fossero monetizzate e gestite per altro”.

Quest’ultima ipotesi viene fatta indirettamente da Federico A. ex volontario di La Karibu versione 2.0, quella che dal 2013 era sparita da Chakama. Per il Popi, che aveva contratto debiti un pò dappertutto, sembra che l’aria fosse diventata irrespirabile, al punto che le solite malelingue dicono che fosse cercato da diverse persone per farne polpette, il piatto preferito dei masai. Lo stesso volontario riferisce di una discussione avuta proprio con il Popi sulla destinazione, all’epoca, delle adozioni di € 50,00 per 14 bambini, mai consegnate né ai bambini e neppure alle loro famiglie, ma utilizzati per fare altro, magari uno stock di salmone e caviale per i bambini di Stresa, come probabilmente sarebbe accaduto anche con la donazione forzata per le scarpe.

Quanti siano stati i frodati della versione Karibu 2.0 in realtà non si saprà mai. Abbiamo visto di  € 30.000,00 ricevuti da “Mediafriends” del Cavaliere che non ha mai preso iniziative nei suoi confronti, di € 27.000,00 ricevuti dai Lions club giovanili che hanno fatto altrettanto, i “Leo Club“; abbiamo visto del “bidone” delle 3 scuole Juventus Calcio Kenya che, secondo informazioni, tra sponsorizzazioni e quote mensili dei ragazzi benestanti kenioti avrebbero dovuto produrre un business di circa € 200.000,00 all’anno, ma che la Nike, che gestiva i contratti esteri per conto della Juventus, aveva reso vano inserendo una clausola di non cedibilità della concessione e altro.

Secondo Popi lui stesso ci avebbe rimesso il costo della concessione delle scuole calcio (€ 10.000,00) ma è difficile immaginare che si tratti di denaro personale se non piuttosto, anche in questo caso, frutto di sponsorizzazioni, donazioni e investimenti di ignari buonisti interessati al business della karibu.machegioia.it.

Oltre questi si parla di una certa Fiamma di Milano, che ci avrebbe rimesso decine di migliaia di euro, così come di un avvocato di nome Chiara A. che avrebbe a sua volta investito diverse decine di migliaia di euro forse con l’illusione di fare business con il non profit, e che una volta compresa la fregatura avrebbe pensato ad un procedimento a cui poi deve aver rinunciato più per stanchezza che per altro. Ma sono centinaia e centinaia le persone frodate, tutte colpevoli di un silenzio complice che ha permesso che le performances de La Karibu 2.0 rinascesse dalle sue ceneri con la Karibu 3.0

SOLIDARIETA’ 3.0

Sembra una presa in giro ma non lo è. Nel 2007 nasceva Karibu 1.0, nel 2011 si trasformava in Karibu 2.0, nel 2017 Karibu 3.0. La differenza tra le tre versioni era tangibile soprattutto con le nuove versioni dei siti web. Il primo www.karibuvillage.com era stato acquisito da una azienda di dildo cinesi; il secondo,  che vedeva eliminato il villaggio, per evitare che i donatori pensassero ad un villaggio turistico, veniva trasformato in www.karibu.machegioia.it dimenticando di aggiungere come sottotitolo “ullallah che cuccagna!!!”, mentre nella versione 3.0 ritorna la versione commerciale semplificata www.lakaribu.com. 

Insomma il ciclone Popi ritornava ad abbattersi nuovamente su Malindi e dintorni, rinato dalle sue stesse ceneri, riapparendo nel 2017, probabilmente dopo aver saldato un pò di conti in sospeso e sulle ali dell’entusiasmo della nuova Karibu 3.0 con il nuovo progetto “Solidarietà 3.0”. Stranamente di recente la pagina sulla SOLIDARIETA’ 3.0 è stata oscurata o cancellata, come quella delle scarpe, ma previdentemente qualcuno aveva già provveduto a farne uno screen-shot di tutto il sito proprio per evitare che una tale opera d’arte venisse smarrita, cancellata per errore o hackerata.

ATTENZIONE che di onlus che richiamano il saluto “Karibu”, “Benvenuto” in lingua Kiswahili ce ne sono in quantità spopositata, ma quella del Popi rimane di sicuro il più originale.

La nuova fase, in parte sicuramente esclusiva, si snoda essenzialmente in due macro settori:

1. – attività a sostegno

2. – attività  imprenditoriali

Gli aspiranti truffatori facciano bene attenzione perché questa di Popi è la Bibbia per chi intendesse usare il non profit di facciata per fare profit di fatto. Evidentemente Popi dev’essere anche amico di Renzi che si è inventato la nuova cooperazione che consente anche al profit di fare non profit.

1.  ATTIVITA’ A SOSTEGNO

Sostanzialmente tutte la attività previste in questa macro-voce ripercorrono le orme della fase 2.0 e sono focalizzate in prevalenza nel reperimento di fondi destinati al sostegno degli studenti. Ma sarà poi tutto vero? Tra queste si rilevano:

a) – PROGETTO ADOZIONE SCOLASTICA

Ideata per sostenere i bambini a scuola. Che poi siano diventati 450, come dichiarato da Popi nella questione delle scarpe, o 432 come dichiarato dal Dipartimento dell’Educazione poco importa. Ma nella creazione del sito si parla di 250, ai quali si sarebbero aggiunti altri 50 a gennaio 2017, che agli inizi del 2018 sarebbero diventati 370 ed infine 450 in occasione dell’acquisto delle scarpe. A parte i numeri da lotteria non si può notare che con un ritmo di crescita così elevato è legittimo immaginare che nel giro di qualche anno la popolazione scolastica di Chakama potrebbe raggiungere la densità abitativa di Città del Messico.

La richiesta di sostegno per l’adozione dei singoli studenti ammonterebbe a:

– € 20,00 quota mensile, € 60,00 trimestrale, € 120,00 semestrale, € 240,00 quota annuale.

Qui le notizie diventano contrastanti perché essendo quella di Kibora diventata una scuola pubblica, le spese sarebbero a carico del Governo keniota, ma da alcune informazioni risulterebbe che in realtà gli insegnanti siano pagati da “La Karibu” e le quote di frequenza siano corrisposte invece direttamente dagli studenti. Il Dipartimento dell’Educazione di Malindi riferisce invece che nelle scuole pubbliche il contributo per la frequenza ammonta a 350-400 scellini al trimestre.

Il cambio di valuta, nella data di pubblicazione del presente articolo è di 1 euro = 113,57 shk (scellini keniani). Il costo di frequenza ammonterebbe quindi a poco più di 1 euro al mese. Se così fosse, e così è, la richiesta di Popi per l’adozione scolastica di € 20,00 mensili per ogni bambino cosa comprenderebbe?  La divisa? Cioè una camicia? Cibo? Pulizie? Insegnanti? Inservienti? Libri?

Sempre secondo il dipartimento dell’Educazione di Malindi, da cui dipendono Chakama e Kibora, il costo per ogni studente ammonterebbe a circa € 7,50 a trimestre includendo il costo di tutto: libri, insegnanti, inservienti, custodi, cibo e perfino manutenzione ordinaria e straordinaria che permette spesso durante la pausa estiva di dare una mano di bianco alle pareti scrostate dal caldo e dalle piogge.

Alcuni riferiscono di ricevute delle tasse scolastiche rilasciate direttamente da “La Karibu”, che lasciano presupporre che sia Popi, o chi per lui, a riceverle dalle famiglie degli studenti e poi eventualmente eseguire il pagamento al Dipartimento. Siamo sicuri che le cose stiano in questi termini? E chi sarebbe il referente in loco quando Popi è assente? Nessuno è stato in grado di dirlo. Quindi 3,00 € al trimestre ricevuti dagli studenti, 20,00 ricevuti dai donatori, e……. sorpresa-sorpresa!!!!!!! Anche Africa Milele affermava di sostenere un centinaio di studenti.

Anche altri donatori privati, ex turisti, onlus e quant’altro dichiarano di sostenere alcuni bambini. La moltiplicazione dei pani e dei pesci si ripete a Chakama, e il fautore sembra proprio sia il successore in carriera di papa Bergoglio ormai proiettato ai piani più alti.

Ma i bambini a Kibora quanti sono? E quante sono le onlus e i privati che li sostengono? E chi controlla le moltiplicazioni dei sostegni? Trasparenza? Non esiste in Italia immaginiamo in Kenya!

b) – PROGETTO

ADOZIONE BAMBINI

Parte delle foto dei bimbi da sostenere

Certo ci si chiede se i bambini siano sempre gli stessi, non 450 perchè le foto ne ritraggono solo 24 (ma c’è una seconda pagina con qualche altra foto) presumendo che gli altri 426, 410 o 400 saranno benestanti! Ma se il sostegno scolastico non include il cibo, forse sarà incluso in questa attività? “EBBENE NO!!”

Chissà se anche Popi, come molte onlus, fa scrivere letterine d’amore dai bambini ai potenziali genitori adottivi. E chissà quanti saranno i bambini fortunati, quelli delle foto segnaletiche, che avranno decine di genitori adottivi. Di fatto non è citato niente al proposito eccetto che le donazioni riportano gli stessi importi del sostegno scolastico.

c) – PROGETTO COLAZIONE E PRANZO SERVITI

Il progetto che ripercorre la storica trasmissione Mediaset “Il pranzo è servito”a cui aveva partecipato anche l’ex premier Renzi, nasce contemporaneamente alla creazione del nuovo sito e alla Solidarietà 3.0. Infatti con un tempismo perfetto vengono già raccolti dal 2017 gli importi per garantire il cibo ad ogni bambino a partire dal Gennaio 2020.

– € 5,00 in unica soluzione
– € 4,00 contributo mensile.

Come afferma lo stesso Popi, meglio essere previdenti e iniziare a raccogliere fondi per tempo per evitare di dare ai bambini il vizio di mangiare regolarmente e poi sottrargli questo brutto vizio. Anche in questo caso dal sito risulta che i privilegiati saranno 50 bambini, gli altri o sono a dieta ferrea o rientrano in quel gruppo di famiglie benestanti di Chakama e dintorni.

d) – PROGETTO POMPA DEL’ACQUA

“Money, money, money”. Certo  pensare ad un’attività non monetizzata del Popi è più utopistico del villaggio di Elon Musk su Marte.

e) – PROGETTO BANCHI DI SCUOLA

Anche per i banchi di scuola, come per la pompa, sono elencati i donatori, e i residui di € 510,00 sarebbero stati utilizzati per comprare 2 computer con tanto di mouse, tastiera e monitor, uno scanner e una stampante (forse Popi non sapeva che già da molto prima del 2017 esistevano le stampanti multifunzione),  e poi libri per la nuova classe e soprattutto galline. Come saranno stati utilizzati quei residui?

Quest’ultima parte sembra ancora più inverosimile considerando l’esiguità dei residui e dei costi indicati per il materiale informatico, omettendo, o dimenticando completamente, l’acquisto delle costose cartucce per la stampante così come almeno una scorta di carta per la stampante. Per stampare cosa non si sa bene! Forse il volantino per la messa della Domenica. Ma si sa Gesù è riuscito a moltiplicare i pani e i pesci, come si può escludere che Popi in realtà non giunga a Malindi non su un aereo ma camminando sulle acque, attraversando il canale di Suez e affrontando le navi dei pirati somali che bazzicano nei paraggi, per portare, direttamente da Stresa sulle spalle, il materiale necessario a far funzionare gli uffici didattici e amministrativi e magari pure la segreteria della scuola di Kibora. Già, proprio così: uffici didattici e amministrativi, e se no a che servirebbero i computer!

VOLONTARIATO

Foto di gruppo dei volontari “azionisti” de La Karibu”, prima di una dura giornata di lavoro da turisti.

“Ma Popi non diceva che non avrebbe più accettato volontari?

Federico A. è stato uno degli ultimi volontari di Karibu presenti a Chakama nel 2013-2014, poi espulso perchè aveva segnalato un uso inappropriato del fondi donati. Per 4 estati consecutive Federico A. si era recato a Chakama come volontario fino al punto di licenziarsi per trasferirsi stabilmente nel “niente”, dove in realtà infatti non c’era niente di ciò che Popi millantava, ma mettendo a disposizione la sua liquidazione di 7.000 € per la piantagione di aloe. Naturalmente denaro morto, sepolto e dimenticato lasciando una buona dose di amaro in bocca ancor più amaro di un puro succo di aloe.

Federico racconta anche della leggerezza delle volontarie che erano presenti con lui a Chakama, le quali uscivano anche di notte con giovanotti locali incuranti del pericolo, e facendo ben poco di volontariato.

“Oltretutto – afferma – nessuno, me compreso, aveva mai ricevuto un’adeguata preparazione, prima di essere inviati in un luogo così isolato. Ed è davvero un miracolo che non sia accaduto mai niente di rischioso, eccetto in un caso dove una volontaria era caduta dalla moto del suo accompagnatore rompendosi un braccio”.

Poi purtroppo, come tristemente tutti sanno, a qualcuno molto tempo più tardi è successo anche di peggio, ed anche in quel caso non sembra che Africa Milele abbia mai provveduto ad alcuna preparazione dei propri volontari per andare a Chakama. A fare cosa?  Un progetto di Cooperazione Internazionale di una Ong come affermano i girotondini del parco Trotter di Milano o come riporta Angelo Ferrari nel suo vergognoso libro: “Silvia. Diario di un rapimento”.

No, Silvia, e forse anche gli altri prima di lei, oltre a fare turismo sono andati a far giocare i bambini in una ludoteca nella giungla con Simba e Pumba.

E dopo una simile esperienza negativa con i volontari infatti, Popi nella nuova gestione decide di non accettare più volontari ma solo sostenitori che vogliano vedere da vicino cosa stanno finanziando, naturalmente a pagamento, con istruzioni dettagliate su alloggio e vitto ed eventuali safari e giri turistici. Niente più volontari, dice, ma poi pubblica una foto post-colazione con un gruppo di persone che lui stesso indica nella didascalia come “volontari”. Sì, Popi è un pò confuso, o forse un pò fuso. Mah!

MA …. SORPRESONA!!!!

Probabilmente a forza di scrivere bufalate Popi ha dimenticato di aver pubblicato che a partire da Aprile 2019 con estrazione notarile mensile, tra i sostenitori più fedeli, sarebbero stati selezionati 4 nominativi tra 50 sostenitori estratti a sorte, a cui sarebbe stato assegnato in premio un soggiorno di 8 giorni in uno dei due resort selezionati, con colazione inclusa presso il Karen Blixen. In caso di rifiuto i 4 premi sarebbero stati aggiunti a quelli mensili successivi, mentre per la colazione si sarebbe provveduto a sacco visto che nel frattempo il Karen Blixen ha iniziato il suo percorso di smantellamento con i proprietari che, come molti si augurano, potrebbero essere inviati a gestire il bar del carcere di Rebibbia. Ipotesi da non prendere in considerazione minimamente perchè la Giustizia in Italia si occupa di ben altro che non punire i colpevoli di qualcosa; “fare giustizia” pare che sia ormai un termine obsoleto, in disuso e completamente fuori moda.

2. – ATTIVITA’ IMPRENDITORIALI

Nella seconda macrovoce della SOLIDARIETA’ 3.0 spicca il micro credito, nato sulla spinta del nuovo business della solidarietà ideato da Renzi. Popi infatti reinterpreta il non profit in versione profit, in una maniera così originale da meritare il nobel per la pace strappandolo di diritto a Yunus, il famoso banchiere dei poveri, ideatore della Grameen Bank in Bangladesh e di cui molto ci sarebbe da dire.

PROGETTO DI MICROCREDITO 1 – ACQUISTO MACCHINA PER IL MAIS

La macchina del mais è un vero e proprio capolavoro d’ingegno. Popi definisce l’acquisto come un progetto di micro-credito nell’ambito del programma Solidarieta 3.0 tanto da proporre la divisione degli utili derivanti dalle entrate del noleggio della macchina, dove di solidale ci sarebbe il micro-credito fatto ad un solo beneficiario, il noleggiatore.

Secondo i calcoli pubblicati da Popi il progetto, che di micro credito non ha niente ma si avvicina molto di più all’operato di una società per azioni, garantirebbe un dividendo annuale pari ad almeno il 200% di quanto donato, (che nel non profit non può essere definito “investito”), così come non si può definire dividendo la ripartizione degli utili ma diventerà un  “premio di riconoscenza”.

Della macchina per il mais, il cui acquisto era previsto nel gennaio 2018, dei dividendi ricevuti dagli “azionisti”, così come del mais e della pompa dell’acqua, nonché delle scarpe, secondo informazioni fornite da fonti locali, bisognerà rivolgersi a“Chi l’ha visto!”.

PROGETTO DI MICROCREDITO 2 – LA PIANTAGIONE DI ALOE VERA

Ed eccoci alla piantagione di aloe, che è “vera” come tipologia, molto meno vera se promossa da Popi. La presunta piantagione è da sempre il fiore all’occhiello de La Karibu, o solo uno specchietto per le allodole; l’aloe è il vero grande business gestito dal fido condottiero Mohammed su terreno di proprietà della comunità di Chakama.

Ancora oggi si cercano investitori, come nel 2011, anche se in realtà non è mai stato venduta una sola foglia, nè un succo, senza che sia mai stato realizzato nessun impianto di irrigazione, come riferito sempre dal solito volontario Federico che ci ha rimesso i 7.000 euro della sua liquidazione prima di essere espulso da Chakama.

Oggi, la stessa comunità locale proprietaria del terreno, pare abbia bandito sia il Popi che Mohammed e di fatto la piantagione non esiste più. .  

PROGETTI DI MICRO CREDITO VARI – L’APOTEOSI  DEL DELIRIO

E per concludere, cancellando tutte le attività previste nel futuristico villaggio della Karibu 2.0, nella nuova versione appare qualcosa di ancora più originale. A partire dal Gennaio 2018, infatti, a Chakama sarebbero stati realizzati, o sarebbero dovuti iniziati i lavori, per una serie di investimenti con conseguente ripartizione dei proventi ai sostenitori “azionisti” su affitti e noleggi di tutte le iniziative della KARIBU-INVESTITORI:

  • TERRENI da semina e da allevamenti;
  • COSTRUZIONI;
  • STRUTTURE COMMERCIALI con negozietti ed officine;
  • ATTREZZATURE E MACCHINARI come macchina per il mais, motoseghe (mentali e non) e chissà cos’altro;
  • RISTORO E CARTOLERIA, incluso un bar-ristorante per offrire ospitalità a tutti i partecipanti ai safari che passassero da Chakama, ormai al centro del mondo; mentre sulle orme delle multilicenze commerciali italiane il bar sarebbe stato fornito di cartoleria e magari anche di profumi, tabacchi, giornali e alimentari. Una specie di autogrill nella savana.
  • TRASPORTI, secondo Popi, unica vera soluzione ai problemi dei trasporti locali sarebbe l’acquisto di un bus-shuttle diretto CHAKAMA-MALINDI senza fermate intermedie, da utilizzare anche come ambulanza, oltre ad un pick up adatto a tutti gli usi.

Ma la grande idea è:

– Strutture pubbliche e private inclusa la realizzazione di un laghetto artificiale dove impiantare un allevamento di pesce (tilapia) e una ventina di bungalows in grado di accogliere anziani e partorienti. In quest’ultima ambiziosa proposta la ricerca è rivolta a 500 finanziatori da € 100,00 mensili caduno in grado di garantire un’entrata mensile di 50.000 € a fronte di una ripartizione di proventi non ancora molto chiara con i dettagli ancora da mettere a punto.

FINANZIAMENTI PUBBLICI

E come citato dalo stesso Popi, l’iniziale Karibu Village cambia forma ma non la sostanza. Anche se appare improbabile vedere anziani e partorienti parcheggiati a Chakama in attesa che lo shuttle si trasformi in eli-ambulanza per portare a Malindi i casi urgenti in cliniche o ospedali locali, le attenzioni rivolte agli enti pubblici in Italia assumono un’importanza vitale per ottenere fondi a pioggia. Per raggiungere tale obiettivo la necessità è aumentare la credibilità con una opportuna strategia, e la creazione di un sito web articolato, seppure pieno di bufale, secondo il genio Popi sarebbe stato il primo step.

A quel punto, compiuta una parte dell’opera, per rafforzare la visibilità ecco che giunge in aiuto un sito web specializzato in Cooperazione Internazionale gestito dalla ONG Mani Tese, grazie al quale è possibile registrarsi e dichiarare tutto ciò che si vuole senza alcuna verifica da parte dei gestori del sito.

E così nasce l’altro step per rafforzare la visibilità de La Karibu.

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Scheda del “La Karibu” pubblicata su Open Cooperazione.

L’apoteosi delle bufale raggiunge quindi il top con la registrazione presso OPEN COOPERAZIONE e con una serie di informazioni che appaiono a dir poco sconcertanti.

Innanzitutto oltre alla “mission” che si propone di scolarizzare l’area di Chakama e paraggi “dove vivono circa 10.000 persone in un’area grande come Piemonte e Lombardia“, Popi si identifica come “rappresentante legale” de La Karibu, e al tempo stesso come “Segretario Generale, Direttore e Coordinatore”. L’organo direttivo è composto dal figlio Martino Fabrizio, Angela Salvo, moglie del figlio, e Mohammed Salim, il fido condottiero del campo di aloe. Associati 5 (l’unico socio mancante nel direttivo potrebbe essere un altro fratello l’ex Presidente nella Karibu 2.0). Non è indicata la data dell’ultima assemblea, ma quella come si sa, per tutte le onlus è una formalità di facciata, tanto fittizia quanto inutile, tanto che ad esempio il Popi risulta in carica dal 2007 e lo sarà probabilmente a vita, come i Presidenti della Repubblica uscenti che saranno senatori a vita.

Ma come si nota, al top della scheda vengono indicati i dati per gli anni a partire dal 2013 al 2017 anno di registrazione al portale.

Cliccando su 2013, 2014 e 2017 non appaiono contenuti, ma nel 2015 sono riportati i dati di un presunto “bilancio certificato” di 250.000 euro, con 75 adozioni, 6 assunzioni di uomini con contratto a tempo determinato locale e 5 donne, con un numero totale di 21 contratti di lavoro con uomini e 1 solo con donne. A occhio i dati sembrano piuttosto incongruenti ma poi per fare cosa che nel 2015 a Chakama Popi & Band neanche c’erano?

Tra i dati spiccano anche € 48.000,00 raccolti da aziende e la differenza di € 202.000 per raggiungere gli € 250.000 dovrebbero essere stati raccolti di conseguenza da 36 donatori privati, i quali peraltro avrebbero comunque donato sempre € 250.000 e non 202.000.

Di questo fantomatico bilancio certificato non c’è traccia, e sorgono anche molti dubbi sulla veridicità di quanto riportato perché a parte le discordanze di dati, con un importo tale e con i costi del materiale e della manodopera in Kenya, Chakama avrebbe potuto essere trasformata in un villaggio sul modello dei Club Mediterranee.

Nel 2016, il bilancio non certificato risulta invece di € 26.850,00 con 35 donatori e 72 adozioni. Nel 2017 non risulta alcun bilancio, mentre quello del 2018 lo vedremo probabilmente entro giugno proprio grazie alla pubblicazione di questo report.

NEL CASO VI SIA ANCORA QUALCHE DUBBIO, SALVATORE FABRIZIO DETTO POPI VA FERMATO SUBITO,  ANZI VA CURATO.

La prova conclusiva è offerta da lui stesso in una frase che non necessita né di repliche né di commenti:

“Per l’esperienza fatta durante questi anni, ho imparato che regalare qualcosa alla gente del posto significa buttarla via. E’ successo con 2 generatori, con gli animali, con l’abbigliamento, le scarpe, qualsiasi cosa che noi abbiamo portato e comprato in questi anni.”

Un appello a tutti i donatori frodati:

“non lasciate correre, abbiate il coraggio di denunciare tutti coloro che utilizzano la generosità e la pietà per fare business e che oltre a frodare voi infangano il lavoro di migliaia di associazioni serie e oneste”. 

Chiedo scusa ai lettori per il testo eccessivamente lungo, ma a volte i dettagli fanno la differenza, ed in questo caso, per la sua gravità, era necessario entrare nei dettagli.

La mia guerra contro le finte onlus continua, Popi sarà denunciato in Procura e alla Guardia di Finanza e lo saranno tutti coloro di cui dovessi occuparmi in futuro che non rispondano a requisiti di onestà e trasparenza.

Abusare dei bambini innocenti e degli adulti in buona fede è reato e chi lo fa deve essere punito.

Mi auguro solo di non essere sempre solo a condurre le battaglie per la verità.

Una risposta

  1. Altra forma sempre sotto il paravento del “no profit”, in questo caso associazioni e club privati finti, solo di facciata e sulla carta per prendersi i relativi vantaggi ma comportandosi in tutto e per tutto come locali analoghi pubblici e profit, sia come attività fatte (divertimento notturno, disco, concerti e concertini ecc., tutto innaffiato ovviamente da alcolici alla modica cifra media di 5 euro l’uno, anche questo come qualsiasi locale commerciale pubblico in pratica) che gestione, pubblicità e tutto quanto:

    https://www.facebook.com/bastatruffaclub

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